Primo
giorno: Stettino (Pomerania) - Camping Marina-
“
…Vicenda che di solito si sv\olge in maniera straordinaria
ed è condotta a buon fine …” questa
è la definizione che nel vocabolario della lingua
italiana corrisponde alla voce: avventura!
Ora
rielaboro questa definizione adattandola alla nostra
situazione: viaggio in un paese così vicino ma
ancora così sconosciuto – la Polonia –
ricco di terra, di colori, di emozioni intense, di sorrisi
e di ospitalità della gente, che a ogni piè
sospinto ha assunto sempre più i connotati dell’…”AVVENTURA”!
Il tutto prende il via dalla città di Stettino:
25 camper, 48 camperisti e 2 cagnolini – Kerry
e Dolly- anch’essi adattati alla vita vagabonda,
riuniti presso una bella sala del campeggio Marina,
ansiosi di conoscere i particolari del viaggio che entro
poche ore, prenderà ufficialmente il via!
I riti che si ripropongono ad ogni inizio tour sono
ormai consolidati: presentazione del percorso, modalità
di comportamento durante il viaggio in colonna con relativo
uso del baracchino o C.B. Queste ultime sono facili
a spiegarsi, ma talvolta l’attuazione durante
lo svolgimento del viaggio si presenta un tantino più
complicata da attuare.
Per completare le operazioni, si estraggono i numeri
corrispondenti alle postazioni nella colonna, che rimarranno
tali durante tutto il tour e ogni equipaggio si fa conoscere
presentandosi a quelli che saranno, per 17giorni, i
compagni di …avventura!
In testa alla colonna con il camper n° 1, guidano
il gruppo che condurranno …per mari e per monti…,
Vitto “il capo” sempre pronto a nuove ed
estemporanee iniziative e Nirvana che si adegua senza
batter ciglio, navigatrice, segretaria ecc… Li
segue a ruota con il n°2 Carlo attento e preciso
al momento di svolgere il suo compito di vice e comunque
valido sostegno, ogni qualvolta se ne presenti la necessità.
Le posizioni n° 3 e n°4 sono destinate rispettivamente
agli “ artisti “ della videocamera –
Ludovica - e della penna –Gianluigi ovvero G.L.B.
- e a seguire della macchina fotografica –Enrico
& Lydia. –
Importanti ed efficienti sono state le “ voci
“.
Quella del n° 13, Anna, collocata a metà
colonna che ha ripetuto, ripetuto e ripetuto, con voce
chiara e nitida qualsivoglia genere di avvisi, raccomandazioni
o istruzioni varie, e quella di Carmen, posta a fine
colonna la “scopa” che ci ha controllati,
contati e raccolti tutti.
Ogni altro equipaggio ha avuto la sua straordinaria
importanza e la sua peculiarità che l’ha
contraddistinto, il tutto ha fatto si che il gruppo,
a poco a poco, sia divenuto un vero gruppo di amici,
con l’intento comune di scoprire qualche cosa
di nuovo e insolito, di vivere in un contesto diverso
dalla routine di tutti i giorni, di assaporare nuove
emozioni e di conoscere località al di fuori
di ogni rotta frequentata dalla massa e … credo
che tutti siano stati accontentati !
ORE
16 DEL GIORNO 15 MAGGIO 2009
Inizia
così, con la visita alla città di Stettino,
il nostro primo approccio con la nazione polacca.
Incontriamo la guida Anna Wilczewska, che ci parlerà
in tedesco con la mia traduzione.
Si percorrono con il bus i vari rioni della città
per un interessante giro panoramico incontrando le vestigia
e la realtà di questo paese posto nel cuore dell’Europa,
dalla storia lungamente travagliata dove i segni della
distruzione e della sofferenza sono ancora ben visibili,
nonostante i rifacimenti nelle diverse epoche.
“
…Là dove il vento scorta una canzone
creata con parole incomprensibili,
dove la Storia sfoggia uno striscione
che rappresenta fatti inconcepibili,
là, sulle strade umide di pioggia
d’una Polonia quieta e affascinante
tra un prato verde e il nero di una roggia
s’avventura il turista itinerante. …”
G.L.B.
Anna
ci propone un’interessante ed esaustiva panoramica
dei principali edifici della città – capitale
storica della Pomerania occidentale che sorge sulle
verdi rive dell’Oder – intrattenendoci sugli
aspetti socio- economici del luogo e su come siano mutati
gli stili di vita nei diversi settori dopo la caduta
del “ regime”.
E’ stato interessante venire a conoscere che la
piazza maggiore di Stettino fu modellata a somiglianza
di Place de Gaule di Parigi e che molti edifici furono
progettati dallo stesso architetto sia in terra Polacca
che in quel di Parigi, per cui questo rione della città
viene chiamato pomposamente: la piccola Parigi !
Abbiamo seguito con piacere e interesse la visita al
castello dei Duchi di Pomerania antica sede dinastica
dei Griffiti. E’ stato seriamente danneggiato
dai bombardamenti alleati del 1944 e nel dopoguerra
è stato ricostruito con lo spirito del “rinascimento
polacco”.
Oggigiorno costituisce il fulcro della vita culturale
della moderna città con le sue molteplici funzioni.
All’interno del castello si tengono concerti di
musica classica, al …lume di candela e opere liriche
in lingua originale. Nella corte maggiore ci siamo attardati
ad ammirare la grande piazza contornata da un porticato,
e sotto alla “ Torre dell’Orologio”
tutti con il naso all’insù per vedere l’orologio
astronomico cinquecentesco, funzionante, che batte tutti
i quarti d’ora con un martello azionato da una
statua rappresentante un clown.
Arriva l’ora di cena al ristorante Chata: l’ambiente
è rustico e sin dal primo impatto è gradevole
e accogliente, ci disponiamo ai vari tavoli senza scelte
particolari di commensali, ma lasciando fare al caso,
così abbiamo l’opportunità di conoscerci
meglio e di familiarizzare.
Bisogna familiarizzare anche con il menù della
cucina polacca che, su nostra espressa richiesta, è
assolutamente tipico del luogo.
Il primo piatto è costituito da un’ottima
zuppa calda, servita all’interno di un gran panino
fragrante e saporito dal colore e dal profumo tipici
della pagnotta appena uscita dal forno, alla quale è
stata ritagliata la calotta superiore che funge da coperchio
adatto a mantenere la temperatura della zuppa con una
gradazione …elevata.
Il suo nome in lingua polacca è “zurek”.
La novità desta in noi approvazione, sia nel
senso del suo squisito sapore che della inconsueta presentazione
scenografica!
Altro incontro culinario importante è quello
con i “pieroghi”, un tipo particolare di
tortello che può essere ripieno di patate, crauti
o carne, lo riproveremo non appena ne avremo la possibilità.
Rientriamo al campeggio, a bordo del bus guidato da
un autista simpatico e dalla guida disinvolta, soddisfatti
e felici della nostra giornata iniziale che ci ha già
regalato il piacere di scoprire qualche cosa di nuovo,
d’interessante e, ripassando le norme più
e più volte ripetute da Vitto per il battesimo
del viaggio in colonna dell’indomani, ci auguriamo
una buona notte!
Secondo giorno :da Stettino a Leba ( Pomerania)
– Camping Rafael
STETTINO –Goleniow - Koszalin –Darlowo –
Slupsk – LEBA
Come
dagli accordi presi, chiave inserita nel cruscotto si
attende il fatidico appello.
La voce di Carmen risuona ai nostri apparecchi e ci
invita a disporci verso l’uscita dal campeggio:
n.1…n.2…n.3 e così via fino al 25,
una volta usciti, eccoci pronti sulla strada a macinare
kilometri l’uno dopo l’altro.
La giornata si presenta di un colore grigiastro con
qualche goccia di pioggia che tende ad infittirsi, la
temperatura si aggira sugli 11° circa, procediamo
con calma per attendere che tutti siano sistemati nelle
rispettive postazioni.
E’ importante che ogni equipaggio riconosca subito
il suo precedente e il suo seguente ai fini di un veloce
riposizionamento dopo le varie soste!
I cartelli con i numeri sono ben chiari e visibili:
quello con applicata la cicogna, simbolo del nostro
viaggio, è posto sul vetro anteriore e l’altro
su quello posteriore.
Inizia da questo momento anche il lavoro del “ripetitore”-
Anna - che ripete con voce calma e sicura i cambiamenti
di percorso, le indicazioni da seguire, gli ostacoli
di vario genere da superare, provenienti direttamente
dalla cabina di pilotaggio del camper n°1 e che
anche la “ scopa” con la sua parlata vivace
e cristallina confermerà per aver così
la certezza che tutti siano al corrente delle comunicazioni.
La sosta per il rifornimento carburante non si fa attendere:
è tutto programmato, si cerca di lasciar entrare
tutti i mezzi nel distributore per non creare ingorghi
o soste pericolose.
Con calma l’autista si avvicina alla pompa erogatrice,
una volta che il motore ha ricevuto la sua giusta razione
di gasolio, chi funge da navigatore si appresta alla
cassa, cosicchè la colonnina rimanga libera per
il successivo rifornimento e … se ci si mette
anche la difficoltà del pagamento in valuta straniera
-zloty- dopo tutta questa fatica, un buon caffè
ristoratore è d’obbligo!
Come si riparte e si riaccendono i C.B. la voce di Vitto
fa risuonare un complimento a tutti gli equipaggi per
l’ottimo lavoro svolto, ma per non apparire troppo
tenero, termina con un laconico…”si potrà
migliorare e si potrà fare di meglio !!!!”
Si viaggia tranquilli lungo un percorso immerso nel
verde dei campi con un fondo stradale più o meno
accidentato. Non incontriamo molto traffico, le carreggiate
consentono a qualche veicolo il sorpasso della colonna,
gli occupanti si sporgono dal finestrino con molto stupore
e con un cenno di mano ci salutano cordiali.
Scorrono accanto alla nostra carovana, che viaggia a
velocità di crociera, piccoli agglomerati che
spesso contano solamente una manciata di case .
Essi portano ancora i segni di un recente passato piuttosto
difficile da scordare, di tanto in tanto sorgono anche
delle costruzioni nuove, semplici, ordinate che sono
il segno del desiderio e dell’impegno per un miglioramento
del tenore di vita degli abitanti.
Essi si affacciano alla soglia della casa e…guardano
con aria smarrita questa strana sfilza di mezzi, rispondendo
sempre al nostro saluto con un sorriso che potremmo
interpretare come “ benvenuti sul suolo della
nostra patria”.
Ogni qual tanto la carreggiata è attraversata
dai binari, i passaggi a livello sono quasi tutti incustoditi
per cui bisogna fare molta attenzione all’arrivo
del treno. Dal camper n.1 - ne arriva la segnalazione,
sempre ripetuta dal n.13 e confermata dal n.25.
Ma…poco prima del passaggio a livello c’è
uno STOP da rispettare e, nei pressi della cittadina
di Darlowo, accanto alle rotaie, sono piazzati i “puffi”-
ovvero la polizia – dall’aspetto severo.
Essi guardano scorrere lentamente tutto il lungo serpentone,
arrivati al 23° camper decidono perentoriamente
di intimare l’alt.
La colonna deve proseguire con maggiore lentezza e i
vicini fanno da spalla al malcapitato. Sembra che l’osservanza
della regola non sia stata ottemperata e, dopo qualche
piccolo contrasto –in quale lingua?– senza
alcuna contravvenzione possono riprendere la marcia
– sarà l’unico incontro ravvicinato
con i puffi polacchi.
Una volta ricongiunti, ci aspetta la sorpresa che la
sosta pranzo prevista nei pressi della zona del porto,
salta per via del mercato che, tra bancarelle e ombrelloni,
occupa tutti gli spazi liberi.
La fortuna è dalla nostra parte: una macchina
del luogo ci affianca per aiutarci in questo momento
di difficoltà, conosciuto il nostro problema
di parcheggio si propone gentilmente come guida per
ritrovare una sistemazione dove poter consumare, seppure
sotto una pioggia battente, il nostro pranzo in …santa
pace!
Infatti…troviamo comodamente posto nel piazzale
del …cimitero !
Riprendiamo la strada verso Leba, la pronuncia è
Ueba, la pioggia non cessa, ci accompagna fino a che
non giungiamo al paese, imperversando anche al momento
in cui siamo impegnati nel raggiungere l’assetto
idoneo dei mezzi nel campeggio: ci attrezziamo con ombrelli
e mantelle per completare le operazioni di sistemazione
attacco luce ecc…! Ci troveremo dopo cena in una
saletta che il proprietario ha messo a nostra disposizione
per la riunione ufficiale e per quattro chiacchiere
tra amici.
Così è stato: chiamerò queste nostre
riunioni serali il “G48” perché in
esse si sono sempre trattati temi di grande importanza
strategica per il nostro tour :
- Riepilogo e analisi della giornata appena conclusa,
considerazioni su tutti i suoi aspetti, compresi quelli
da migliorare o da rifinire.
- Programmazione della giornata successiva, vista in
ogni dettaglio logistico: dal percorso, alle tappe intermedie,
dal cambio di valuta, agli acquisti di vario genere,
all’abbigliamento più consono da tenere
in vista dell’escursione programmata (nulla è
tralasciato!)
- Sensazioni e commenti dei singoli equipaggi
- Varie ed eventuali
Tra le varie ed eventuali sono sempre compresi dolcetti,
biscotti da gustare e qualche buona bottiglia da stappare
tutti assieme in allegria. La temperatura della serata
– scarsi 10°- prevede per ovviare ai rigori
del tempo, un bicchiere di caldo e fumante tè.
“…La
pioggia ci accompagna fino in fondo
e si ritira solo a tarda sera.
Saturno sta nascosto ancora al mondo
E al sole rivolgiamo una preghiera…”
G.L.B.
Ci
ritiriamo nei nostri camper con la segreta speranza
di vedere un po’ di sole all’indomani mattina,
perché ci attende una nuova ed emozionante Avventura!
Buonanotte
Terzo giorno: Leba - Slowinsky Park (Pomerania)
E’
un buon giorno per tutti: il sole che splende, rende
bello il nostro campeggio, finalmente vediamo anche
le aiuole fiorite, il soffice terreno ricoperto dall’erbetta
verde, e tutto ciò che la precedente serata piovosa
ci aveva tenuto nascosto.
L’escursione nello Slowinsky Park, nasce sotto
un ottimo auspicio: cielo terso, neppure una nuvola,
il sole che ci accarezza e grande entusiasmo per l’avventura
che ci apprestiamo a vivere.
Ci attende sulla soglia del campeggio, un colorato trenino
coperto solo da un tettuccio, sui cui vagoni ci sistemiamo
con un gran vociare spensierato ed euforico.
Attraversata la città in un attimo, la locomotiva,
seguita dal suo carico di vagoncini di avventurosi grandisti,
ci introduce subito nel paesaggio della fitta foresta
del Parco tra imponenti alberi e un folto sottobosco,
per un tragitto di km. 8,5. Gli ultimi 5 km li percorriamo
invece a bordo a delle macchine elettriche (melex) che
ci lasciano a Rabka al limitare del…deserto !!!!
Il paesaggio che scorge il nostro sguardo stupefatto,
è surreale e coinvolgente: una landa desertica
nel bel mezzo della Polonia!
Siamo avvolti dalla sabbia, e da alberi rinsecchiti
e scheletrici che svettano sopra di essa. Di primo acchito
è difficile rendersi conto se sia la sabbia ad
aver inghiottito gli alberi o se siano questi ad emergere
magicamente dall’immensità dei suoi minuscoli
ed impalpabili granelli !
Lo spettacolare fenomeno naturale si forma per l’azione
del vento che trasporta la sabbia, dando origine alle
dune che si spostano anche di 10 metri l’anno
soprattutto nella stagione invernale, “mangiando“
la foresta.
La collina bianca, 50 metri di altezza di nome Lacka,
si staglia davanti a noi. Giunti ai suoi piedi, siamo
sopraffatti dalla sua maestosità che ci fa apparire
esseri piccini, proprio piccini, l’affrontiamo
affondando i piedi nel mare di sabbia.
Si arranca fin sulla sommità e dinanzi agli occhi
si schiude all’improvviso un altro straordinario
spettacolo: le dune, ora grandi, ora più piccole,
morbide e lisce per la consistenza della sabbia, si
rincorrono l’una con l’altra, creando uno
scenario che non ha limiti è quasi infinito …
lunare.
Sul terreno, le nostre orme incrociano quelle di qualche
animale che, probabilmente nottetempo, si è spinto
fin sulle rive del lago per dissetarsi !
“…Siamo
alle dune, e lì ci abbraccia il sole,
mentre nell’orme altrui ciascuno arranca,
adattando il suo passo alla sua mole,
come formiche sulla sabbia bianca….”
G.L.B.
Si
passeggia su questa distesa di sabbia – novelli
Laurence d’Arabia – seguiamo il volo di
alcuni rapaci volteggiare sopra le nostre teste; alla
base delle dune in lontananza, il lago Lebsko.
Qua e là scorgiamo qualche cespuglio agitato
e accartocciato dal forte vento, al limitare della parte
sabbiosa una foresta anch’essa incurvata dalle
sue potenti sferzate. Passo dopo passo guardandoci intorno
a 360°, per non perdere nulla dello spettacolo proiettato
nel maxi schermo della natura, arriviamo a lambire le
fredde e mosse acque del mar Baltico, accompagnati dallo
strido dei gabbiani!
Il mare, il lago, la sabbia, la foresta, il vento, le
dune… sono posti lì come in un mosaico
le cui tessere nessun uomo avrebbe mai potuto riunire
così perfettamente. Noi possiamo solo ammirare
e deliziarci di questo spettacolo che muta in continuazione
sotto i nostri occhi in un contrasto di luci e ambienti.
Si ritorna sui nostri passi, siamo nuovamente sulla
cresta della duna più alta, si potrebbe scendere
lungo l’identico percorso della salita, oppure…
avventurarsi giù dal morbido e scosceso crinale
utilizzando il “lato B” o rotolando su noi
stessi per ritornare tutti un po’ bambini!
Ci attende ancora un viaggio con il simpatico treno
per rientrare al campo base, prima però sosta
nella zona del porto al ristorante Chata Rybacka, dove
il “capo“ in combutta con “l’esperto”
guidatore, ha concordato menù e prezzo (sempre
pochi zloty essendo il cambio a noi favorevole).
Ben rifocillati da un gustoso pesce del mare locale,
facciamo ritorno in campeggio sempre a bordo dei vagoncini
e ci godiamo il pomeriggio libero: si può riposare,
passeggiare, chiacchierare…l’importante
è essere pronti per l’indomani mattina!
Quarto giorno: da Leba a Danzica (Pomerania)
– Camping Stogi
LEBA – Choczewo –Karwia – Rozewie
–Hel –Puck –Reda – DANZICA
Siamo al terzo giorno del nostro percorso, la sequenza
delle operazioni mattutine ormai è consolidata,
compresa quella della lettura da parte di Ludovica,
ancora a motori spenti ma C.B. accesi, del quotidiano
pensierino di Gianluigi.
Da Leba dopo un breve tratto che costeggia il mare rientriamo
nell’entroterra. Il percorso ci offre ancora una
volta l’occasione per immergerci nella placida
e serena natura dell’ambiente polacco e “ficcanasare”
bonariamente nella vita della popolazione intenta alle
proprie giornaliere attività, cercando di comprenderne
peculiarità, abitudini e tradizioni senza disturbare,
nel limite del possibile, nonostante la nostra ingombrante
presenza.
Il verde dei campi di frumento ci accompagna lungo tutto
il viaggio, intervallato dal giallo dei campi di colza,
da cui si estrae l’olio molto usato dalla popolazione
polacca nelle più svariate usanze. Il vento che
muove le spighe e i fiori gialli, li fa somigliare a
un’immaginaria bandiera che si agita, sventola,
si arrotola, si spiega nuovamente; i contadini sono
intenti al lavoro, ma alzano gli occhi al nostro passare
e non ci fanno mai mancare un cenno di saluto, unico
e inconsueto intervallo di un giorno impegnativo.
L’accesso a molte delle località incontrate,
solitamente è segnato da un Crocefisso o dalla
statua della Santa Vergine posti su un altarino in un’aiuola
adornata con nastri variopinti e fiori freschi. Attorno
ad essi abbiamo spesso incontrato gli abitanti raccolti
in preghiera davanti a questi simboli di fede, e noi,
silenziosi, sfiliamo al loro fianco.
I paesi: solitamente si accentrano in un territorio
ristretto, le abitazioni si susseguono l’una all’altra,
dando l’immagine di un “ centro”,
che dista svariate centinaia di metri dal successivo,
dove la vita scorre secondo parametri che molti di noi
non hanno mai vissuto!
Davanti ad ogni abitazione sono immancabili un orto
e fiori seminati un po’ alla rinfusa tra cui predominano
siepi di lillà, il tutto crea una gradevole miscellanea
di colori dei quali immaginiamo il profumo!
I panni stesi ad asciugare, i bambini che giocano nell’aia
al sicuro dai pericoli, uomini e donne intenti alle
proprie attività giornaliere sempre uguali ma
sempre diverse a seconda del tempo e della stagione,
gli animali al pascolo incuranti del nostro passaggio,
infondono anche in noi, una sensazione di rilassante
tranquillità.
Al limitare dell’abitato, su una piccola sommità,
o poco prima dei campi coltivati, svetta il campanile
di una Chiesa. Adagiato lì vicino, s’intravede
il minuscolo cimitero, quasi un fazzoletto di terra:
ogni tomba è molto curata, adornata da fiori
freschi. Noi tutti abbiamo chiara la percezione della
devozione di queste popolazioni al culto di chi non
è più.
“…Col
verde che schiaffeggia i nostri volti
proseguiamo in colonna, un po’ allungati,
fra mucche stanche, case di sepolti,
madonne e crocifissi tutti ornati…”
G.L.B.
La
vita della colonna dei “bellissimi 25 “
prosegue, adattandosi ai placidi ritmi imposti dalla
campagna polacca, non abbiamo fretta ci godiamo il paesaggio,
anzi lo commentiamo; chi lo desidera esprime il proprio
pensiero, chi ha notizie o delucidazioni in merito si
fa avanti e lo comunica al gruppo.
Siamo diretti verso la penisola di Hel, prima sosta
al faro di Rozewie, la punta più a settentrione
della Polonia. Trovato il parcheggio, saliamo un po’
ansimanti su per la ripida scala a chiocciola che ci
porta fino alla sommità del faro che anticamente
era una fortezza. Condividiamo la visita con alcune
vocianti scolaresche, felici di non essere sui libri
di scuola, al termine anche noi come bravi studenti,
forse un po’ in là con gli anni, riprendiamo
il cammino, ma sempre dopo la tradizionale e corroborante
pausa caffè.
Ci inoltriamo in questa lingua di terra tra due mari,
durante la stagione estiva è molto popolata dai
surfisti che hanno qui il loro regno dominato dal vento
che li fa volteggiare sulle onde.
Il traffico è scarso, accanto a noi corre una
bella pista ciclabile e la ferrovia, i nostri mezzi
viaggiano come sempre “compatti” ma con
una placida calma, per darci modo di godere il paesaggio
a destra e a sinistra, ricco di spiagge, di alberi,
di fiori, fino ad arrivare al paese, da cui prende nome
l’intera penisola, Hel, estremo lembo di terra,
dirimpettaio della città di Danzica.
Troviamo in men che non si dica un parcheggio capiente,
retto da una signora dalla folta criniera gialla, o
forse rossa, o forse “marroncina” che confabula
con Vitto per trovare un accordo sul prezzo, alla fine
sarà come sempre favorevole a noi!
Sostiamo lì per il pranzo, prendendoci il tempo
per la visita al focario e un velocissimo giro tra le
bancarelle poste sul lungomare, non poteva certo essere
trascurato un simile entusiasmante momento.
“…Penisola
di Hel, una corsia,
si viaggia con il mare a destra e a manca
paralleli a una vecchia ferrovia,
il panorama è bello, e non ci stanca…”
G.L.B.
E’
tempo di riprendere il cammino e rifornire di carburante
i nostri assetati mezzi, per poi avvicinarci a Danzica.
Il sole ha ceduto il passo alla pioggia, entriamo in
città dal nuovissimo viale Paolo Giovanni II
e transitiamo sull’altrettanto nuovo ponte di
ferro dal colore rosso che a tutti noi rimarrà
nella memoria, (…!...) alla fine eccoci arrivati
al camping, non piove più ed alto nel cielo compare
un bel arcobaleno!
Abbiamo seguito anche oggi, come in tutte le altre occasioni,
l’alternanza nell’ingresso al campeggio
– dal n. 1 al n. 12 seguiti dal n. 13 al n. 25
– o viceversa, così i tempi d’attesa
saranno regolarmente suddivisi tra gli equipaggi senza
alcun tipo di privilegio!
Temiamo che l’accesso alla struttura rappresenti
un problema per il camper n.7 dalle dimensioni superiori
alle tradizionali… dovendo passare sotto a un
cavalcavia ma per…un niente o poco più,
entra anche questo mezzo, il suo proprietario ha senza
dubbio trattenuto il fiato in quei pochi ma difficili
metri!
La sistemazione è buona, tutti disposti sull’asfalto,
al “ G48” di questa sera che si terrà
sotto la tettoia del bar, un buon bicchierino di grappa
aiuterà a corroborarci e pianificata la giornata
dell’indomani ci scambiamo come sempre la buona
notte!
Quinto
giorno: Danzica (Pomerania)
“…Guida
polacca brava e sorridente
di Danzica racconta tutto quanto
in italiano, con voce suadente
prolunga le vocali come a un canto…”
G.L.B.
Questa
è l’esatta descrizione di Renata Aleksandrowicz,
la nostra guida autoctona, che ci racconta la difficile
e tormentata storia della sua città, mentre con
il bus, percorriamo strade e piazze per una prima ricognizione
generale del centro e dei quartieri limitrofi.
Danzica è una magnifica città dalla storia
millenaria e ricca di avvenimenti: si hanno sue notizie
già dall’anno 997, fu poi capitale del
ducato di Pomerania -anno 1300- e poi occupata dai cavalieri
Teutonici, fino all’anno 1454, durante la cui
occupazione tutti i cittadini furono brutalmente massacrati.
Nel 1939 Danzica fu occupata dalle truppe tedesche e
i suoi abitanti inviati nei campi di concentramento
(una stima li conta in circa 85.000) e tutti gli ebrei
evacuati.
Nel dopoguerra a seguito della conferenza di Yalta si
chiamò definitivamente Gdansk cioè Danzica
e guidata dall’amministrazione del regime comunista.
Danzica dal 1989 per merito del leader Lech Walesa,
e Solidarnosc è, come tutta la Polonia, una città
libera. La sua movimentata vita è ora documentata
dai vari edifici, dai castelli e dalle Chiese che, in
parte ricostruiti dopo la guerra, sono a testimoniare
una quanto mai difficile esistenza.
Transitiamo accanto ai cantieri dell’industria
pesante, alle ciminiere di mattoni rossi, al quartiere
del porto dal quale prese il via la più recente
rivoluzione per arrivare al centro storico della “
Perla del Baltico”.
Vi si accede attraverso le porte: la Porta Alta, la
Porta dell’Oro, la Porta Verde, la Porta del Pane.
Passeggiamo nella bella e spaziosa “ulica Dluga”,
seguendo sempre tutte le spiegazioni storico-artistiche
di Renata (costantemente tallonata, ma con garbo, dall’amico
Carlo).
Sosta d’obbligo per la foto di rito davanti alla
fontana del Nettuno, sullo sfondo, attraverso la Porta
Verde, s’intravvede il bel lungofiume cioè
il passeggio sulle rive della Vistola. Gli occhi delle
signore stanno già vagando alla ricerca di qualche
cosa di prezioso … Renata conosce perfettamente
l’oggetto dei desideri, invitandoci ad appropinquarci
alla gioielleria più antica della città
che vende monili di autentica ambra: la gioielleria
Bernstein.
Raccolti in uno studio-laboratorio, siamo tutti composti
ad ascoltare con vivo interesse le spiegazioni di un
esperto del settore, per riconoscere la qualità
e l’autenticità della pietra.
L’ambra è una resina fossile organica e
si hanno sue notizie già 50 milioni di anni fa.
E’ tradizione che essa abbia delle proprietà
terapeutiche che portano alla guarigione di alcune malattie.
Superata la fase di conoscenza…tutte noi e tutti
loro (mariti) siamo irresistibilmente attratti dal bancone
sul quale splendono i tableau ricoperti dai gioielli
ambrati. Siamo pronti per ammirare, confrontare, scegliere,
provare, le nostre mani si muovono lentamente alla ricerca
del pezzo particolare per se, per un pensierino a qualche
amica. Terminate tutte queste operazioni, finalmente
scattano anche gli acquisti, quanti pacchetti e pacchettini
e quanti sorrisi soddisfatti!
“
…Tutte le mogli intanto fan manbassa
di ciondoli,collane ed anellini,
quindi i mariti vanno a fare cassa
svuotando i loro colmi borsellini…”
G.L.B.
Il pranzo tipico di oggi è nel centro città
in un bel ristorante di nome Gdanska, arredato in stile
Liberty, molto elegante, accogliente. Alle pareti specchi
decorati che riflettono le immagini di noi seduti ai
tavoli con i candelabri accesi, di noi che brindiamo
alla bella vacanza e di noi che assaporiamo quest’altro
tipo di menù polacco, gradito all’intera
compagnia.
Abbiamo ancora il tempo per addentrarci in qualche altro
vicolo di particolare interesse nella parte della città
vecchia, fino a giungere alla Ulica Mariatscka, la via
delle case tipiche con i terrazzini adornati di fiori,
le insegne di ferro battuto dei negozi e le bancarelle
dei prodotti per lo shopping, a uso e consumo dei turisti!
Alla fine di tutto, pronti e scattanti per il tanto
desiderato supermercato, ci sbizzarriamo negli acquisti
di generi alimentari perché chissà quando
il buon “capo” Vitto ci concederà
il prossimo giretto per la spesa!
Serata tranquilla con il consueto ritrovo dei “48
Grandi” del tour per definire i particolari della
prossima giornata: ci aspettano grandi sorprese e nuove
avventure per cui buonanotte e sogni d’oro…anzi
d’ambra!
Sesto giorno: da Danzica a Frombork (Masuria)
– Camping Copernicus
DANZICA -Malbork / Malbork –Buczyniec con bus
/Buczyniec-Elblag con motonave / Elblag Marlbork con
bus/- FROMBORK
Si
parte alle 6e45 ora di Danzica: in perfetto silenzio
scivoliamo al di fuori del campeggio cercando d’arrecare
poco disturbo al sonno dei vicini, oggi si prospetta
una bella giornata di sole colma di ogni genere d’avventure
adatte a soddisfare i diversi generi di desideri!
Tutti ordinati e compatti - come ci sollecitano con
scrupolo, diligenza e cortese insistenza, le voci che
giungono dal baracchino del mezzo n.1, n.13 e n. 25-
ci addentriamo lungo una strada che si snoda tranquilla
nel silenzio del mattino, tra campi e prati di colza
che si rispecchiano sulle acque del canale che ci scorre
accanto.
C’è silenzio tra la nostra truppa, che
forse qualcuno dorma ancora? No! Siamo immersi, con
lo spirito e con la mente, ma sempre attenti alla segnaletica
stradale, in questa placida natura che ci accompagna.
Ne cogliamo l’armonia dei colori, dei profumi,
dell’impalpabile nebbiolina che ricopre, velandolo,
il nostro orizzonte, dell’aria ancora pungente
del mattino e dei raggi di sole che promettono riscaldarla
entro breve.
Proviamo una gradevole sensazione di familiarità,
nell’incontrare un volto sconosciuto ma sorridente,
che ci porge il suo semplice saluto, o nell’incrociare
uno sguardo curioso che ci accompagna fino a quando
il lucido serpentone non scompaia dietro ad una curva
o al limitare della via.
Affidiamo alla memoria delle nostre macchine fotografiche
e delle videocamere questi momenti unici, senza guastarne
la realtà così viva e vera, per riassaporarli
nel ricordo e condividerli con i familiari, una volta
ritornati a casa.
Sui pali della luce sono posti in bellavista i primi
nidi di cicogne che, puntualmente, gli amici dalla colonna
segnalano: ora a destra ora a sinistra, questi grandi
uccelli, celeberrimi nelle credenze popolari perché
portano i bambini nel fagotto tenuto saldamente tra
il lungo becco, ci scorteranno lungo tutto il nostro
viaggio come un portafortuna!
All’improvviso tra gli alberi, ci appare, in tutta
la sua spettacolare imponenza, il castello di Malbork:
ricordo delle antiche vestigia della storia polacca.
“…Nei
tre anelli di mura difensive
si conserva il ricordo medioevale
che, come incanto, tra pareti vive
sembra farci tornare nel reale “… G.L.B.
Il
castello di Malbork fu costruito dall’ordine Teutonico
con il nome di Marienburg, cioè castello di Maria,
la patrona dell’ordine; esso è un classico
esempio di fortezza medioevale ed è il più
grande castello del mondo costruito in mattoni, uno
dei più imponenti d’Europa, patrimonio
dell’Umanità dell’UNESCO.
Il castello di Malbork è diviso in tre parti:
il castello basso che ospitava le abitazioni dei soldati
e il deposito delle armi. Il castello medio, che ha
subito molte modifiche, che ospita il refettorio, la
stanza più grande del castello, divisa nella
parte invernale e in quella estiva, inoltre la Cappella
di Sant’Anna nella quale sono conservate le tombe
dei Grandi Maestri.
Infine il castello alto nel quale sorge l’imponente
palazzo del proprietario costruito su quattro piani
che spettava al Grande Maestro dell’ordine Teutonico,
il porticato gotico che lo circonda racchiude un bellissimo
cortile interno.
Seguiamo con attenzione le esaurienti spiegazioni di
Renata, passando da una stanza all’altra, dalle
cucine, alle lavanderie, alle sale di rappresentanza
del castello fino ad arrivare nel salone del Consiglio,
grande imponente con lo scranno del Gran Maestro nel
lato più corto circondato lungo gli altri lati
della stanza, da una lunga serie di sedute allineate
a disposizione degli appartenenti all’Ordine.
Non resistiamo alla tentazione di sistemarci, a turno,
sul “ trono” del Gran Maestro e poi, tutti
seduti sugli scranni laterali, ci esibiamo in una performance…da
stadio… con una bella “OLA”.
La visita termina con questa esilarante interpretazione,
ma non la nostra super-giornata. Raggiungiamo con il
bus, Buczyniec una località che dista circa una
cinquantina di km. da Malbork ed alle 13e30 ci imbarchiamo
pronti ad intraprendere questa nuovissima avventura.
Viaggeremo non più con i nostri camper bensì
con una motonave lungo il canale di Elblag- Ostroda,
del quale copriremo una metà del percorso.
Il canale artificiale è lungo 82 km. con un dislivello
di circa 100 metri ed unisce tra di loro 6 laghi che
ora sono zone faunistiche protette.
Dopo il solito conciliabolo, il “capo” ci
formula la sua proposta, accettata all’unanimità,
di un pranzo a bordo, abbondante e appetitoso.
La barca si muove e noi tutti fuori sul ponte, sporti
dal parapetto per comprendere, apprezzare e ammirare
quello che si definisce un capolavoro dell’ingegneria
idraulica.
E’ un sistema di chiuse che è formato da
5 rampe con altrettanti scivoli, che consentono la navigazione
nonostante i dislivelli, trasportando la barca via terra
su una piattaforma speciale montata su dei binari.
Un’esperienza ... anfibia…spettacolare!
Il viaggio è veramente incantevole, tra il sole,
l’acqua del canale che rispecchia gli alberi e
i cespugli delle rive e persino il volo degli uccelli.
Sullo sfondo minuscoli villaggi, li intravvediamo appena,
si riconoscono dall’alto campanile, alcune mucche
placidamente al pascolo, continuano a cercare la loro
erba preferita e non ci degnano di uno sguardo. Sopra
di noi diverse specie di volatili che volteggiano instancabili
emettendo ognuno il proprio particolare canto…
che molti “esperti” sanno riconoscere.
Il comandante scherzosamente mette sul capo di Vitto
il suo cappello della divisa (tra capi ci si intende)
e permette ad alcune di noi, mentre la barca viaggia
sulle rotaie, di mettersi al timone per qualche breve
istante, giusto il tempo di uno scatto fotografico!
Al termine dello spettacolo del funzionamento delle
chiuse, sembrerebbe che la navigazione dovesse procedere
tranquilla fino al termine, invece non appena il canale
di Elblag si allarga nel lago di Druzno, inizia l’incantevole
scenario di questa riserva naturale.
La barca rallenta, scivola frusciando sull’acqua,
siamo tutti sul ponte e scrutiamo attraverso i binocoli:
nidi di uccelli tra i canneti, cigni con i piccoli,
anatre, tuffetti, sule, molte infinite, colorate, ondeggianti
ninfee.
Nel cielo volteggiano, nel classico girotondo, diverse
specie di rapaci pronti a tuffarsi non appena addocchiata
la preda, infine avvistiamo con meravigliato stupore,
l’aquila che pasteggia con delle uova saccheggiate
da un nido, forse avrà cacciato anche chi le
stava amorosamente covando!
Le nostre dita indicano ai compagni dei nuovi spettacoli,
ovunque si giri e si posi il nostro sguardo, come in
un film, è incantato da suggestive immagini;
ci smuove solo un improvviso temporale che ci costringe
a rifugiarci sotto coperta fine a giungere all’approdo
finale.
“…Nel
vento che si fa più dispettoso
filmiamo cigni, anatre e rapaci,
il letto del canale è un po’ melmoso,
nel cielo giocano le sule audaci…”
G.L.B.
Rientriamo
nei camper, rimasti fedelmente ad attenderci al parcheggio
di Malbork, ben custoditi fin dal mattino, ci rimettiamo
in movimento per raggiungere la nuova destinazione per
la sera: Frombork. Il campeggio è completamente
dedicato al nostro gruppo, nel frattempo il tempaccio
ha lasciato il posto a una bella serata.
Tradizionale riunione del “G48” in una sala
che il solerte campeggiatore ci ha adeguatamente allestito.
Ci si prepara all’escursione dell’indomani,
oltre a formulare gli auguri più sentiti e sinceri
per l’anniversario di matrimonio di Carmen e Sergio,
equipaggio n.25, ultimo mezzo della colonna. Li festeggiamo,
alzando i calici ripieni delle bollicine di uno spumante,
brindando alla loro lunga vita futura. Ci lasciamo nella
fresca serata rivivendo tutte le bellezze dell’odierna
fantasmagorica giornata, preludio a una buona notte!
Settimo giorno: da Frombork a Wegorzewo (Masuria)
- Camping Rusalka
FROMBORK –Braniewo –Gorowo –Zywkowo-Bartoszyce
–WEGORZEWO
Il
campeggio riserva ogni tipo di comodità richiesta
dai camperisti: scarico e carico d’acqua comprendendo
anche una sommaria lavatina ai mezzi, il tutto sotto
ad un bel sole che anche oggi pare abbia intenzione
di scortarci con il suo splendore.
Prima della partenza arriva anche il pane fresco, ordinato
al solito solerte campeggiatore, che distribuisco avvolto
in un tovagliolo decorato con il simbolo della cicogna:
e sì oggi è il giorno che ci porterà
a Zywkowo il paese delle cicogne!
Già si sente il rombo dei motori, inserita la
marcia si parte entusiasti per la sorpresa che questa
nuova giornata avrà in serbo per noi.
Il verde è il colore predominante di tutti i
paesaggi che incontriamo strada facendo, quella di oggi
ci delizia con un bel panorama bucolico, ma il fondo
stradale è in condizioni disastrate.
Si passa dalle buche, ora al centro della carreggiata
ora qua ora là rattoppate in maniera artigianale,
fino a giungere al rumoroso e saltellante pavé,
tanto che le voci degli equipaggi al baracchino si ricevono
singhiozzanti e tremule.
Siamo nel cuore dell’Avventura, e l’Avventura
prosegue anche senza precise segnalazioni sull’itinerario,
perché dallo schermo del navigatore del nostro
camper, il n.1, è scomparsa qualsiasi indicazione
stradale, è rimasta sola una freccia che vaga
nel mare del nulla!
Allora, là dove la tecnologia fallisce, interviene
l’uomo alla vecchia maniera: si ferma un passante,
si chiede l’informazione e questi molto gentilmente
si sbraccia per indicarci la via giusta, e così
è stato!
Arriviamo in questa località, il cui nome non
compare sulle carte geografiche, lo aggiungeremo noi
con il variopinto pennarello dell’entusiasmo,
perché è valsa veramente la pena di inerpicarci
fino quassù.
La via per raggiungere il…”centro”
è molto stretta, alcuni trattori cercano di ampliarla
per renderci più facile l’accesso, troviamo
parcheggio per tutti i mezzi “vicini- vicini”ai
lati della strada, il traffico non ne risentirà
di certo!
Zywkowo: il paese dove vivono più cicogne -circa
50 coppie- che abitanti, non più di 20 famiglie!
Un’oasi di pace, di calma immersa nel verde della
campagna, in sottofondo una particolare e unica colonna
sonora: il ritmico “battibecco“ cioè
il muto, incomprensibile linguaggio ottenuto con lo
sbattere del becco, di questo migratore che arriva fino
a qui nel mese di aprile per costruirsi il suo nido
e far nascere i piccoli.
Qualche numero per conoscere meglio la cicogna bianca:
Misura 80 cm di altezza e può pesare anche 4.400gr.
Il suo becco raggiunge la lunghezza di 20 cm. e oltre.
Depone da due a sei uova che cova per circa un mese,
vive per più di vent’anni.
Il suo bel nido, ricco di rami intrecciati, che noi
abbiamo fotografato a iosa sui pali della luce, sui
tetti, tra gli alberi può arrivare a pesare anche…una
tonnellata, ogni anno ospita la medesima coppia, che
lo…ristruttura a ogni primavera.
“…La
cicogna è quel tenero animale
che migra senza sosta fra i camini
con un fardello tenero e speciale,
dicon che faccia nascere i bambini…”
G.L.B.
Ci
accoglie, felice della visita – in precedenza
ne avevamo concordato le modalità - la famiglia
Andrejew: il Signor Wladyslaw e la dolce Signora Anna;
ospitano nel loro campo 24 nidi.
Ci mostrano con fierezza i giornali e le riviste che
riportano gli incontri con delegazioni di vari enti
o anche di privati provenienti da tutta Europa, compresa
naturalmente l’Italia, per vedere questo microscopico
ma eccezionale paese fuori dal mondo e dal tempo.
Nell’ampio giardino della loro casa hanno apparecchiato
diversi tavoli sui quali, per la delizia, ma non solo
dei nostri occhi, si lasciano ammirare svariati tipi
di dolci: del gustoso paté da spalmare sul pane
appena cotto, della deliziosa marmellata di ciliegie,
il tutto preparato per noi da tutta la comunità
paesana: un’accoglienza da 10 e lode.
Dopo una simile abbondante merenda, si brinda con tè
alla menta, succo di frutta, latte o caffè, il
sole ci guarda benevolo e noi ricambiamo l’occhiata
con una strizzatina d’occhio al bel cielo turchino.
Passeggiando, vaghiamo da un cortile all’altro
di Zywkowo, gli abitanti ci invitano a entrare nelle
loro case, nei loro giardini e con orgoglio ci indicano
le postazioni delle cicogne; il giusto orgoglio di questa
popolazione così laboriosa, intraprendente e…fortunata!
Ci allontaniamo con un ultimo sguardo a questa ridente
e piacevole località, mentre alcune bociany -
cicogna in polacco - spiegano le loro grandi ali nel
cielo.
Il pomeriggio è pieno di sole, il viaggio prosegue
tra campi, alberi di acero e di tiglio, mucche al pascolo
e persino un bianco allevamento di oche starnazzanti
al nostro passaggio.
Al C.B. risuonano ancora diverse segnalazioni di cicogne
sui nidi, in volo e nei campi a …pascolare…,
come ci comunica il n.13, ma nonostante il verbo non
sia quello appropriato, ha reso benissimo l’immagine
che in quell’istante le scorreva accanto: un prato
verde appena mosso dal vento sul quale..?!?!.?.diverse
cicogne bianche !
La meta serale è Wegorzewo, nella regione dei
grandi laghi della Masuria, al campeggio Rusalka proprio
sulla riva del lago Mamry, posteggiamo senza economia
di spazi nel verde del prato.
“…Sul
lago sta una barca a dondolare;
sul prato, presso i bungalow deserti,
se ascolti, odi le rane gracidare,
con ranocchietti timidi e inesperti…”.
G.L.B.
La
fatidica riunione del“G48” è in una
bella sala con porte e finestre rigorosamente chiuse
…per non permettere l’ingresso alle zanzare
affamate, e c’è sempre qualche cosa di
nuovo o inaspettato da comunicare agli amici per la
giornata successiva !
“…C’è
ancora la riunione, i pasticcini,
le camperiste dedite a servire
i camperisti dediti ai grappini
finché tutti siam pronti per dormire…”
di G.L.B.
Il
giorno ormai volge al termine anzi, ormai è concluso,
augurando a tutti la buonanotte, mi frulla per la mente
uno strano pensiero: ma quelle cicogne dove mai avranno
lasciato il loro roseo fagottino?
Ottavo
giorno: da Wegorzewo a Stary Folwark (Masuria) –
Camping Stary Folwark
WEGORZEWO – Grabowo –Suwalki –STARY
FOLWARK
Questa
mattina i camper rimangono a riposo sulla riva del lago
attendendo pazientemente il nostro ritorno da Gierloz,
dove siamo diretti con il bus.
A Gierloz, faremo visita alla “Wolfsschanze “
ovvero la “Tana del lupo”: è stato
il quartier generale di Adolf Hitler, sul fronte orientale,
durante la seconda guerra mondiale, dal giugno 1941
al 20 novembre 1944.
La scelta di questo luogo come rifugio, fu decisa per
la sua facile mimetizzazione e accessibilità,
oltre che per la relativa vicinanza ai confini sovietici.
Il quartier generale era in realtà un sistema
di 80 bunker messi in comunicazione tra loro da gallerie
e protetti da campi minati, filo spinato e postazioni
di artiglieria contraerea. Inoltre erano dotati di una
stazione ferroviaria, un aeroporto per permettere i
collegamenti con la madrepatria e soprattutto un collegamento
telefonico diretto con Berlino.
Il famoso attentato, da cui è stato anche tratto
il recente film “operazione Walchiria” è
stato perpetrato dal colonnello Klaus von Stauffenberg
il 20 luglio 1944. Come ritorsione, Hitler ordinò
uccisioni di massa.
Oggigiorno è una tetra attrazione turistica per
gli infausti avvenimenti che ricorda, ma storicamente
rilevante.
L’abbiamo visitata sotto l’attenta e competente
guida del Signor Jerzy Szymkowski. Egli parla solo tedesco
ed io mi adopero per tradurre al meglio.
Si presenta a noi con un fare da signore d’altri
tempi… i libri sottobraccio e chiarendo subito
le sue “istruzioni” per la visita: disporsi
a semicerchio davanti a lui, guardarlo negli occhi,
e seguirlo lungo il percorso senza sorpassarlo in modo
tale che sia lui stesso a trovare man mano gli spazi
idonei alle spiegazioni…il silenzio assoluto è
sottointeso!
Queste rigide regole ci hanno consentito di seguire
con vivo interesse l’importante vicenda storica
contemporanea e apprezzare la reale e concreta competenza
del nostro interlocutore, autore tra l’altro di
numerosi testi storici.
“…Con
l’interpretazione di Nirvana,
sotto uno sguardo azzurro che conquista,
la guida narra della oscura Tana
che fu rifugio al demone nazista….”
“…Tra
le ombre del bosco, a passo lento,
ascoltiamo in silenzio, attentamente,
augurandoci che tale sgomento
non torni a funestare altra gente…”
G.L.B.
Il
giro lungo i bunker, lesionati e in parte fatti crollare,
nonostante l’imponente struttura in cemento armato,
dall’armata tedesca in ritirata, volge al termine.
Ci ritempriamo con un buon caffè e il Signor
Jerzy accetta, con un simpatico sorriso che spunta dai
suoi baffetti, di unirsi a noi prediligendo però
una più energica vodka…doppia!
“
…Fuori dal bosco torna il buonumore
e sotto il suo cappello un po’ a pagoda
la guida bacia quante può signore
mostrando di non esser fuori moda…”
G.L.B.
Il
bus è pronto per condurci ancora sulle strade
della Masuria esattamente al Santuario di Swieta Lipka.
E’ un Santuario barocco immerso nel verde, legato
a una leggenda medioevale: un condannato a morte si
pente dei suoi crimini e prega la Madonna, Ella lo perdona
e gli fa dono di un tronco di tiglio sul quale lui scolpisce
l’immagine della Santa Vergine, i suoi carcerieri
riconoscono l’intervento della Madonna e lo liberano.
Nel XVII secolo si stabilirono nel Santuario i Gesuiti
che ne completarono la costruzione, come noi lo vediamo
oggi. Al suo interno il meraviglioso e imponente organo,
composto da 5.000 canne, opera di Josuè Koenigsberg.
Durante il giorno, solitamente dopo le funzioni, le
abili mani di una suora, scorrono sui suoi tasti, mentre,
seguendo la musica, le figurine di Angeli e Santi si
muovono, presentando la scena dell’Annunciazione.
Abbiamo assistito anche noi al concerto, una volta conclusa
la Santa Messa.
Le note suonate erano dolcissime e coinvolgenti, abbiamo
ascoltato concentrati seguendo la musica in ogni sua
divagazione, raccolti attorno all’altare e gli
occhi fissi alle statue che danzavano e si muovevano
seguendo le note; immancabile, a conclusione del concerto
l’Ave Maria di Schubert.
“…Il
coinvolgente ritmo musicale
muove angeliche trombe trionfali,
catturati in un video digitale
angeli d’oro in moto con le ali…”
G.L.B.
Ritornato
il silenzio, un monaco dà alcune comunicazioni
in diverse lingue quindi chiama all’altare Vitto
per leggere in lingua italiana le spiegazioni riguardanti
la storia e le vicissitudini della Chiesa stessa e a
invitarci nel collaborare alla sua ristrutturazione,
invito che abbiamo accolto volentieri senza alcun tentennamento.
Si attende, prima di ripartire da Wegorzewo, che il
nostro amico dottore, Silvano -camper n. 19- dia un
parere professionale, con relativa prescrizione di medicine
da rintracciare nella vicina cittadina, al Prof. Gino
-camper n.18- alle prese con un problema di salute.
Il tutto si risolverà nel giro di alcuni giorni,
senza altri problemi né complicazioni, contando
anche sulla collaborazione dell’infermiera, l’amica
Enrica, membro dell’equipaggio n°15. E’
stato curato bene!
La ricerca del campeggio tra laghi azzurri con lunghi
pontili, paludi, canneti ondeggianti, e paesaggi dal
gusto naif, si è protratta quasi fino a sera,
permettendoci di gustare il magico momento del tramonto,
quando finalmente giungiamo al suo ingresso: il camping
è posto in una posizione panoramica sulla riva
del lago, e sullo sfondo il Monastero dei monaci Camaldolesi
che s’intravede tra gli alberi.
Parrebbe completamente deserto, se non fosse per una
tendina a igloo di due ciclisti che, come un fungo,
spunta sul prato.
Essi pregustavano, senza dubbio, una serata in completa
solitudine sotto le stelle a due passi dal lago, avvolti
dal silenzio della notte.
In un attimo, i poveretti, sono stati circondati da
25 camper e da un’insieme di individui vocianti
alla ricerca dell’attacco luce, dei servizi…e
per finire anche dalla riunione serale del “G48”.
Anche noi abbiamo cercato di vedere le stelle attraverso
il telescopio di Giulio, ma la solita nuvoletta dispettosa
l’ha impedito, pazienza ci riproveremo. Sogneremo
le stelle nel corso della notte che auguro buona per
tutti, compresi i due amici ciclisti.
Nono giorno: da Stary Follwark a Kundzicze (Podlachia)-
“Campo tende”
STARY FOLLWARK -Wigry -Augustow-Lipsk-Sokolka-Krynki
–Kruszyniany- KUNDZICZE
La
prima tappa dell’odierna giornata è a circa
7 km. che si snodano lungo una pittoresca strada che
corre tra un laghetto e l’altro di questa bella
terra di Masuria.
Non ci sono difficoltà di parcheggio per la breve
escursione, troviamo posto, ben allineati, proprio sotto
le mura del Monastero Camaldolese.
Nel 1667 Jan Casimiro donò all’ordine religioso
il padiglione di caccia sull’isola di Wigry, impegnandosi
a costruire un chiostro per 12 monaci.
Oggi ospita un albergo per convegni, ma non ha perso
nulla del suo fascino, in una delle stanze del chiostro
è stato anche ospite Papa Giovanni Paolo II,
durante il suo viaggio in Polonia del 1991, l’avvenimento
è ricordato da una targa posta davanti all’appartamento
che Egli occupò.
All’ingresso siamo accolti dalle sommesse note
di un canto gregoriano antico, che ci accompagnano fin
dentro la Chiesa addobbata per la cerimonia della prima
Comunione dei bambini.
Saliamo sull’alto campanile dal quale si domina
non solo il sottostante chiostro, con le celle dei monaci,
ma anche gran parte del parco nazionale “Wigierski”
con i suoi numerosi laghi e canneti, quando un violento
acquazzone si abbatte su di noi!
“…C’è
vento, e piove anche a catinelle,
ci rifugiamo in cima al campanile
ove abbiamo le immagini più belle
di celle, prati e viale del cortile…”
G.L.B.
Una
contadina, sistemata con il suo banchetto di poche cose
al limitare del lago Wigry, attende con speranza e fiducia
il nostro passaggio per possibili affari, purtroppo
rimane delusa, la pioggia ha compromesso il suo introito.
Vitto ed io, nonostante i goccioloni, acquistiamo qualche
vasetto di marmellata di ciliegie e di mirtilli che
lei stessa ha preparato, ci sarà prima o poi
l’occasione di assaggiarla!
Il viaggio riprende, sempre in ordine l’uno dietro
all’altro, (con una libera interpretazione della
distanza di sicurezza) attraversiamo minuscole località
dai nomi impronunciabili, le nostre ripetitrici della
colonna fanno del loro meglio per riportarli con esattezza,
ma le troppe consonanti ravvicinate tra di esse, complicano
il tutto.
Anna, n.13, prova sillabando con calma e chiarezza ogni
lettera impegnandosi nella pronuncia, Carmen, n.15,
si lancia nella libera e scherzosa interpretazione di
questi termini, oppure desiste con un “io non
lo so dire quel nome lì”.
Lasciamo il territorio del parco nazionale di Wigry,
dopo aver superato la città di Augustow, transitando
sul ponte che attraversa l’omonimo canale, entriamo
in un altro parco nazionale quello del Biebrza, un territorio
sufficientemente ampio, paradiso di svariate specie
di animali e piante.
Anche oggi l’aspetto naturalistico ci conquista:
laghi, campi, prati, distese di frumento, cielo azzurro
sono i nostri compagni di viaggio, fino al momento in
cui l’azzurro cede il passo a dei nuvoloni neri
che in un attimo si traducono in pioggia a dirotto.
Arriva provvidenziale l’ampio spazio di un campo
di calcio - in disuso da parecchio tempo - per la nostra
sosta pranzo prima della partenza per …l’Ignoto!
L’Ignoto e l’Avventura da questo momento
s’intersecheranno e si completeranno a vicenda:
il primo ci incuriosisce, la seconda ci affascina, entrambi
contribuiranno a rendere indimenticabile ogni minuto
delle ore che stiamo per vivere.
Il percorso in programma si snoda su strade strette,
con il manto stradale obsoleto, ogni tanto qualche minuscolo
villaggio ci impone un rallentamento, la strada corre
a ridosso delle case, passiamo quasi tra i loro cortili,
gli animali dell’aia volgono pigramente la testa
al nostro passaggio;se fosse possibile, vorremmo transitare
a motori spenti per non invadere la “privacy”
delle persone.
Zigzaghiamo lungo la direzione stabilita, inghiottiti
dalla distesa della pianura polacca.
Il paesaggio potrebbe apparire piatto e prevedibile,
invece a ogni metro o poco più, c’è
una nuova immagine della vita di questa gente semplice,
gentile e sorridente, nella diversità delle loro
occupazioni, delle loro semine e dello stile della loro
quotidianità.
Arriva così anche il momento di una breve, ma
oltremodo indispensabile, sosta e dell’utilizzo
della famosa marmellata che spalmata sul pane e a disposizione
di tutti, ci infonde grinta e determinazione, indispensabili
per condurre a termine il percorso odierno con uno sprint
finale.
“…Nel
gioco del viaggiare senza traccia
ora occorre trovare il Campo Tenda;
si rende necessaria un’altra caccia
per raggiungere il luogo già in agenda…”
G.L.B.
Vista
la mancanza assoluta di segnalazioni in loco, e che
all’orizzonte non appare alcun genere di costruzione
o di segno di una qualche postazione adatta a noi, ancora
una volta l’intervento provvidenziale di un volenteroso
autista locale, ci torna utile.
Ci guida in direzione di una traversa laterale su uno
sterrato con buche piene d’acqua piovana, qualche
pietra da evitare, alberi e cespugli che lambiscono
i camper su entrambi i lati, e dopo circa 4 o 5 km.
di queste asperità, arriviamo al “campo
tende“ attesi con ansia dai proprietari.
Ci si guarda intorno sbigottiti: “…ma dove
siamo arrivati ?…fuori dal mondo ?”
…“Bravissimi ragazzi, siamo giunti al traguardo
di questa rocambolesca giornata… è una
sistemazione inconsueta e particolare, con tanto…
a nostra disposizione!“ con questa frase di capitan
Vitto, pian pianino ci avventuriamo in avanscoperta,
facendo strada alla colonna, in un primo momento un
po’ titubante, fino a raggiungere il luogo appositamente
allestito per il nostro atteso arrivo.
Ci sistemiamo senza alcun problema, anche gli scettici
si stanno repentinamente ricredendo, qui ci siamo solo
noi,… tutto è per noi.
L’ampio spazio del campo è nostro, e nostro
è anche tutto ciò che ci circonda: l’atmosfera,
l’aria, il vento, le nuvole, il sole, il cielo
ed è in questo preciso istante che ci rendiamo
realmente conto di essere arrivati nel “ Cuore”,
vero, palpitante del nostro avventuroso viaggio!
La cena, concordata e trattata su due piedi, (con il
solito linguaggio fatto di cenni e gesti eloquenti e
con la solita valuta favorevole al cambio contrattata
dal solito Vitto il bancario) ci cala nella realtà
del magico luogo, con cibi tipici, preparati, cotti
al momento come quelle deliziose frittelle di patate
con la panna, anche queste solo per noi!
“…Si
sta stretti, ma c’è tanta allegria,
i gomiti intrecciati col vicino
vien la voglia di non andare via
ed invitare a cena anche il mattino…”
G.L.B.
Cala
la sera e con essa il Buio, è un Buio amico,
totale, assoluto: i premurosi proprietari hanno allestito
un enorme falò all’estremità del
campo, al momento più opportuno accendono il
fuoco !
Lo spettacolo è incantevole da mille e una notte:
intorno ad esso ci teniamo per mano in girotondo, con
gli occhi fissi sulle alte fiamme, che illuminano, arrossano
i nostri volti felici, e sulle faville che si sprigionano…
irradiando solo gradevoli sensazioni di armonia, unione
e serenità, con il sottofondo musicale del crepitio
della legna che arde!
Questo è stato il nostro più sentito e
indimenticabile “G48”!
Non è ancora finita la favola di questa serata:
il telescopio di Giulio, puntato verso l’infinito
della volta celeste, ha l’imbarazzo della scelta.
Le stelle del cielo, infinite e luminose sembrano siano
disposte in parata sopra di noi, si possono quasi sfiorare,
siamo pronti per assaporare un altro momento incantato:
attraverso la lente dell’apparecchiatura siamo
a stretto contatto con splendenti pianeti e costellazioni!
Forse è nato da simili momenti il famoso detto:
toccare il cielo con un dito!
Come atto finale di una grandiosa giornata, augurandoci
una altrettanto splendida notte in questo luogo incantato,
ascoltiamo in silenzio …il Silenzio!
Decimo
giorno: da Kundzicze a Bialowieza (Podlakia) –
Camping Michala
KUNDZICZE –Kruszyniany-Bobrovniki-Michalowo-Hajnowka
(strada del lupo) BIALOWIEZA
Ci
svegliamo con un sole che splende nel cielo terso, l’aria
che ci accarezza è fresca e stuzzicante, ci piacerebbe
poter sostare qualche momento in più, ma gli
impegni si fanno pressanti: siamo nella terra delle
ultime popolazioni tartare, quindi andiamo a conoscerne
usi e costumi.
Non spostiamo tutti i camper ma ci suddividiamo tra
otto mezzi per arrivare alla moschea nel centro del
paese di Kruszyniany, ben nascosta ai nostri occhi da
grandi alberi, sui quali una delle “ solite”
cicogne va a posarsi.
Ci troviamo a qualche km. dalla frontiera con la Bielorussia.
I Tartari una popolazione nomade di origine mongola,
ricevettero in dono dalla Polonia la terra in cui si
stabilirono, in seguito all’aiuto dato durante
la guerra contro l’Ordine Teutonico nel XIII secolo.
Accediamo alla moschea costruita interamente in legno
e dipinta di verde, dopo esserci levati le scarpe, come
prevede la religione mussulmana, camminando su dei morbidi
tappeti dai molti vivaci colori.
Un ragazzo“ tartaro” di nome Mustafà
– in italiano si tradurrebbe Stefano - che vive
nel villaggio con la famiglia, ci ragguaglia sulla storia
e sulle vicissitudini di questa moschea nel corso degli
anni.
In essa si radunano le famiglie tartare della Polonia,
per un totale di circa 4.000 persone, in occasione delle
otto festività annuali mussulmane.
“…Nel
luogo santo, scalzi e incuriositi,
ascoltiamo un fervente mussulmano
parlar di storie tartare e di riti
presso una mezzaluna ed un corano…”
G.L.B.
Con
una breve passeggiata nel verde arriviamo a visitare
il vecchio e poi il nuovo camposanto dei Tartari, nel
quale sono sepolti gli abitanti polacchi appartenenti
a questa etnia, fin dal 1774, alcune scritte, ormai
illeggibili, fanno ritenere che ci siano state delle
sepolture in date antecedenti.
Una curiosità: nel nuovo cimitero le lapidi portano,
come di consueto, il nome e le date del defunto, ma
in molte è già pronta anche l’iscrizione
del marito o della moglie o di un parente… ancora
in vita!
A poca distanza dalla moschea, c’è anche
il ristorante tartaro “Tatarska Jurta”,
all’esterno campeggia una colorata tenda arredata
con mobilio, arredi in stile…tartaro…, al
suo interno invece è stato prenotato il pranzo,
rigorosamente secondo le tradizioni indigene.
Oggi non si brinderà con nulla di alcolico per
rispetto alla religione di chi ci ospita, ma con una
bibita a base di acqua, miele, limone, molto gustosa
e dissetante o del tè alla menta o alla frutta.
Il pranzo è così composto: involtini di
patate, lasagne con verdure, infine un dolce con ricotta.
Questa è una semplicistica traduzione dell’aspetto
e del gusto dei piatti tradizionali che la cucina ci
ha servito: molti hanno apprezzato e gradito i sapori
nuovi, inconsueti e curiosi che hanno stuzzicato il
palato. Vivendo questa insolita esperienza terra straniera,
ci siamo completamente immersi nel suo folclore culinario.
Ripresa la normale formazione di marcia, usciamo dal
paese, ultimo baluardo della comunità tartara
in Europa, inoltrandoci lungo una strada bianca, sterrata,
ma sufficientemente larga, tale da consentirci una marcia
lenta, attenta e tranquilla.
Incontriamo dei “paesini” rurali composti
di due o forse tre izbe di legno –siamo procedendo
sempre nei pressi del confine Bielorusso- man mano che
avanziamo, sparisce dalla nostra vista ogni genere di
costruzione, la strada si rimpicciolisce sempre più
divenendo uno stretto passaggio, le buche e gli avvallamenti
ci costringono ad una continua gimcana.
Ci troviamo nel fitto del bosco tra piante slanciate,
i cui rami sfiorano i nostri tetti, sembra che il loro
lungo intreccio non abbia mai fine.
Riesce a insinuarsi qualche raggio di sole che filtra
oltre la verde cortina, infondendo bagliori di luce
al nostro intricato percorso.
Saliamo e scendiamo da dossi, cunette, affossamenti,
sterziamo tutto a destra o a sinistra, ponendo attenzione
alle chiome degli alberi che vorrebbero insinuarsi dai
finestrini. Un ruscello scorre al nostro fianco, ne
sentiamo il gorgoglio, ascoltiamo il fruscio delle fronde
e degli arbusti, il fremito delle ali degli uccelli
del bosco che non interrompono il loro cinguettio, nonostante
l’insolito rumore sprigionato dai motori.
Noi facciamo parte di questa natura, che ci avviluppa
completamente nel suo habitat; c’è molto
da guardare, da osservare, da contemplare, ma gli autisti
sono troppo intenti alla guida al fine di evitare gli
ostacoli.
I miei occhi vagabondano tra tutte le sequenze di questa
sceneggiatura nella quale sono proiettata e, memorizzando
ogni immagine con i suoi colori, profumi e rumori, racconto
a Vitto ciò che egli non può vedere tutto
preso dal volante e dal cambio delle marce, e mi chiedo:
“ lungo questo sentiero si sarà avventurata
Cappuccetto Rosso e qui avrà incontrato il lupo!...”
C’è mancato poco che incontrassimo anche
noi il lupo della fiaba dei fratelli Grimm, forse si
è appostato dietro ad un masso intento a osservare
i movimenti incerti di questi strani rappresentanti
di chissà quale mondo a lui sconosciuto.
Il percorso lungo il quale stiamo peregrinando, si chiama
proprio “la strada del lupo” ed è
un percorso turistico di rara intensità emozionale,
che… pochi altri impavidi… prima della nostra
splendente colonna di 25 ardimentosi camper, hanno avuto
il piacere di percorrere!
“…Il
camper- cross rigonfia l’avventura
di esperienza, di gloria e di emozione,
basta tener più stretta la cintura
e tra un balzo e una buca; più attenzione…”
G.L.B.
Come in ogni “Avventura” che si rispetti,
c’è bisogno di una dose d’imprevisto,
oltre al già inconsueto e particolare previsto,
per far scorrere più velocemente l’adrenalina
nelle nostre vene!!!
Ci pensa l’equipaggio n.20 Gianni e Luisa: al
momento di superare una curva sul dosso di uno sterrato
con i solchi profondi creatisi dal passaggio dei precedenti
19 mezzi, il camper affonda il suo bel candido muso
nella sabbia.
Al C.B. scatta l’allarme, e con esso scattano
in soccorso i volontari.
I vicini di posizione al veicolo in panne, si danno
un gran daffare, escogitando ogni genere d’intervento
per rimetterlo in strada.
Da una postazione della colonna parte un mezzo maneggevole,
con svariati attrezzi per il salvataggio: pale, funi,
martinetti e tutto ciò che sia possibile mettere
a disposizione.
I volontari, “le donne in prima fila” senza
esitazioni o tentennamenti, raccolgono pesanti rami
d’albero, portati a forza di braccia per riuscire
a risollevare il mezzo.
Visti gli inutili sforzi di uscire dalla laboriosa impresa,
si risolve con un altrettanto difficile traino, da parte
del camper n.21- Floriana - con la cagnetta Dolly sistemata
sul sedile anteriore a controllare le operazioni!
Le urla di gioia sono l’indizio che rincuorandoci
ci fa comprendere che il recupero è stato portato
a buon fine, quindi l’applauso sgorga spontaneo,
e come dissero i moschettieri:
” Tutti per uno…uno per tutti !”
Questa massima calza a pennello al nostro formidabile
gruppo!
Se non si chiama questa “ AVVENTURA!”
Rientriamo nella civiltà, i km a seguire ci serviranno
a ritemprare gli animi, e a convenire che l’attraversamento
del bosco - per un totale di circa 20 km.- sia stato
sì difficile, ma esaltante ed emozionate…
una prova da camperisti indomiti e provetti!
La pace del campeggio di Bialowieza, immerso nel verde
di un morbidissimo prato sul quale corre a caccia della
sua pallina Kerry, con un tramonto che intenerisce,
è una meritata ricompensa all’odierna giornata
densa di avvenimenti, batticuori e soddisfazioni.
Il ”G48” sorseggiando una tazza di cioccolata
calda è fumante, segna la conclusione di 12 ore
avventurose e il preludio ad una buona notte.
Undicesimo giorno: Bialowieza –Bialowieski
Park .(Podlachia)
“…Garretti,
froge, zoccoli e criniera
ci fanno compagnia nella foresta
ove pare che solo a tarda sera
l’alce, talvolta, fa veder la testa…”
G.L.B.
14
carrozze trainate ciascuna da un cavallo, ci attendono
alle porte del campeggio.
Come i bambini, quando vedono la giostra del Luna Park,
anche noi ci lanciamo colmi di euforia, su questo insolito
mezzo di trasporto!
Occupiamo i 4 posti a sedere per ogni carrozza, il sedile
anteriore è riservato al cocchiere pronto con
le briglie in mano, ci seguono le nostre due guide,
Agata ed Adam, moglie e marito.
L’aria fresca del primo mattino, il sole, il cielo
azzurro, il ritmico trotto dei cavalli, e la nostra
gioia per questa passeggiata “diversa” ci
consentono di percepire una piacevole sensazione di
benessere.
La colonna, benché formata da carrette e non
dai…soliti camper, si muove nel bosco ordinata
e compatta, molto compatta: i musi dei cavalli lambiscono
il mezzo precedente e la coda sventaglia molto spesso
quello che segue, per la …gioia…degli occupanti
!
La Puszca di Bialowieza,( tradotto significa Torre bianca)
è divisa tra Polonia e Bielorussia, e si estende
per circa 1200 kmq divisi tra le due nazioni.
L’animale più importante che vive in questa
foresta è il bisonte europeo, che si trova anche
in Ucraina, Slovacchia e Ungheria.
Ne vediamo un certo numero di esemplari nel loro immenso
recinto al momento della muta del pelo, per cui sul
corpo si notano le chiazze di diverso colore, essi sonotalmente
intenti a mangiare che non alzano neppure la testa per
permetterci qualche scatto ravvicinato.
Dell’erba di cui si nutre il bisonte, è
intrisa la famosa wodka “Zubrowka”, che
è stata inflazionata durante gli acquisti del
gruppo, andando a ruba.
Ecco alcuni numeri che riguardano il bisonte per capirne
l’imponenza: é alto circa 2 metri e può
raggiungere la ragguardevole misura di 3,40 metri di
lunghezza e la sua testa piccola sembra sproporzionata
rispetto al massiccio corpo.
Durante l’inverno i bisonti del Parco di Bialowieza
si raccolgono in gruppi di circa 40 unità e trovano
il cibo nei sei centri di smistamento sparsi per il
parco, mangiando una quantità di fieno pari a
60 kg al giorno.
Nonostante la stazza, può correre anche a 50
km orari, è in grado di superare un ostacolo
di due metri.
La femmina partorisce un solo piccolo ogni due anni
(40 kg alla nascita !), che tiene lontano dal maschio
per difenderlo. La sua durata di vita è intorno
ai 23 – 25 anni.
E’ un animale pacifico, che vive in gruppo, non
attacca se non è molestato; solo la femmina con
il piccolo può essere pericolosa per l’uomo.
Oltre al bisonte, vivono all’interno del parco
numerosi altri animali che abbiamo visto: lupi (ci sono
ancora 3 branchi in libertà ed ogni branco conta
5 o 6 animali), cinghiali, caprioli, linci ( 250 in
tutto il territorio polacco) alci e cavallini tarpan
– piccoli e tozzi di colore grigiastro –
che con una particolare attenzione agli incroci, mantengono
le proprie peculiari caratteristiche, affinché
non si estingua la specie.
Altro interessante e quanto mai strano animale è
lo “zubròn” unico nel suo genere
ottenuto dall’incrocio tra un bisonte e una mucca.
Proseguiamo l’escursione con le carrozze lungo
i percorsi all’interno del parco, sempre coccolati
dal sole e da una bella arietta fresca, e affascinati
dalla intensità dei colori dei fiori, del verde
degli alberi, e…clop- clop- clop arriviamo fino
al giardino delle Querce Reali, mastodontiche piante
intitolate ai regnanti dell’epoca.
Sono alberi secolari, che vantano centinaia di anni
di vita.
Posta davanti ad ogni albero, una targa ci informa sulle
sue dimensioni, sulla sua età e sul nome del
monarca polacco al quale è stato dedicato.
La quercia più imponente ha 450 anni, è
alta 40 metri, con una circonferenza del tronco superiore
ai 5 m. per abbracciarla dovremmo essere in molti!
“…Questo
è il caso del bosco di querceti
ove osservi dei tronchi secolari
salvati fra cartelli di divieti
che fanno d’essi monumenti rari…”
G.L.B.
Il
tempo, in questa nostra cavalcata mattutina, è
trascorso fin troppo veloce, è già l’ora
del ritorno, la colonna di carrozze si ricompone trotterellando
allegramente.
Vitto, abituato alla postazione n.1, si trova al quinto
posto….così non gli piace.
Ingolosendo il cocchiere con una mancia (in zloty) lo
invita a superare il gruppo, dopo un primo diniego,
l’uomo acconsente, così il cavallo a briglie
sciolte …innesta…il galoppo e via via sorpassa
tutti con slancio e fragore di zoccoli sul selciato,
lasciandoli sbigottiti. Riconquistata la prima posizione,
il cavallo riprende il normale trotto, quasi stremato
dallo scatto!
Sosta pranzo nel ristorante dal tetto di paglia Soplicowo,
in un ambiente ampio, accogliente nel pittoresco e singolare
arredamento country, con il tipico menù polacco
che inizia sempre con una deliziosa e calda zuppa.
Al momento della visita facoltativa alla Foresta Vergine
del parco ci separiamo dagli amici che per diversi motivi
non partecipano all’escursione, gli altri, accompagnati
da Agata, che ne conosce ogni centimetro amandola profondamente,
di buon passo s’incamminano.
Ci apprestiamo a vivere questa nuova avventura in un
discreto gruppo: si accede alla Foresta -che è
riserva naturale - dopo aver superato un portone costruito
con legno autoctono, e con travi incastrate tra di loro
senza l’aiuto di alcun chiodo metallico.
La sobria spettacolarità della natura, merita
tutta la nostra rispettosa ammirazione: un amico, compagno
di viaggio, usa una metafora per descrivere il tutto,
che io, condividendola, riporto volentieri: ”…
è una cattedrale del creato ”.
Fiori, piante, arbusti, tronchi, stagni, animali dal
più piccolo al più grande, dall’uccellino
“lui piccolo” al picchio…tutto è
un coro di suoni, taluni appena percettibili, altri
più acuti, altri inconsueti: ” sono gli
alberi che parlano tra loro” ci rivela, con il
suo delicato timbro di voce Agata, e noi ci poniamo
in ascolto per decifrarne il segreto linguaggio.
La vita del bosco in ogni sua forma, si presenta viva
e mai conclusa: un albero abbattuto dalla tempesta non
va spostato, sarà fonte di un nuovo momento di
nascita e crescita di altre piante, di cibo o rifugio
per altri esseri.
“…Uscendo
si ha la strana sensazione
d’essere stati dentro il nostro io
e aver provato spesso l’emozione
di aver contemplato un po’ Dio…”
G.L.B.
Un
po’ stanchi, ma sereni e appagati dall’esperienza
appena conclusa, raggiungiamo gli amici al nostro riposante
e placido campeggio.
I “rimasti” hanno preparato una gradevole
e stuzzicante sorpresa.
Un maxi pentolone ricolmo di esuberanti, profumati,
colorati e appetitosi spaghetti, fa la sua comparsa
sui tavoli attesi da affamati commensali già
in posizione strategica con il tovagliolo al collo,
impugnando le forchette!
Se la tradizione vuole che il peperoncino faccia bene
alla salute, ebbene tutti noi staremo bene a lungo,
perché gli spaghetti erano conditi con una dose
abbondante, molto abbondante di peperoncino,…
una sferzata di energia !!!
Ormai il buio è sceso sul “G48” e
molti s’interrogano: domani chissà cosa
ci aspetterà?
Una nuova Avventura naturalmente, e quindi tutti a nanna
augurando la buonanotte anche agli animali del parco
e della foresta che oggi non solo ci hanno tenuto compagnia,
ma ci hanno insegnato molto.
Dodicesimo giorno: da Bialowieza a Warsavia
(Masovia) - Camping Wok
BIALOWIEZA –Bielsk Podlaski-Treblinka-Sokolow-
WARSAVIA
“…A
chi ha rubato i nostri desideri,
e ha deturpato la nostra fede,
a chi ha prosciugato le nostre gole
arse dal vento dell’odio,
a chi ha soppresso gli occhi di cielo
del cucciolo d’uomo
e la speranza disillusa delle madri,
a chi ha calpestato l’amore,
voi, portatori itineranti del ricordo,
offrite con noi tutti
folla di luce
il bene della Pace..” G.L.B.
Poeta:
Gianluigi - voce: Ludovica - palcoscenico: i camper
nei quali risuonano queste parole - spettatori: noi!
Inizia così questa giornata, motori accesi marcia
innestata e poi il via fino a raggiungere Treblinka.
Treblinka è un villaggio a circa 50 km. da Warsavia,
dove nel 1941 i tedeschi vi crearono un campo di lavoro
per polacchi ed ebrei. Nel 1942 fu costruito il campo
di sterminio di massa delle dimensioni di circa 400
m x 600 m.
Una doppia linea di reticolato elettrificato impediva
i tentativi di fuga ed era costantemente controllato
da guardie armate.
La… tecnica… di… eliminazione…!!!
… non mi sento di scrivere alcuna parola al riguardo!
Il campo fu chiuso nell’ottobre 1943, l’area
camuffata da podere, fu affidata a un contadino che
avrebbe dovuto mantenere il segreto!
Treblinka oggi è un immenso cimitero simbolico:17.000
mila pietre grezze sono conficcate nel terreno a ricordo
delle città e dei villaggi dai quali provenivano
gli sterminati del campo. Solo una pietra ha il nome
di una persona: un medico che rimase fino alla fine
nel ghetto di Warsavia per salvare i bambini.
Dal parcheggio accediamo al campo attraverso la linea
ferroviaria simbolica, che rappresenta quella dove viaggiavano,
in vagoni piombati, gli ebrei provenienti prevalentemente
dal ghetto di Varsavia.
Al centro del campo spicca una stele nel punto esatto
in cui si trovavano le camere a gas.
Ci riuniamo a lato della stele, tra le pietre aguzze
simboli di morte, che forse l’umanità saprà
far divenire simboli di pace.
Con questo spirito posiamo anche noi la “nostra
pietra” che un amico del gruppo ha gentilmente
preparato e sulla quale ha inciso il grido che aleggia
in tutto il campo:
” MAI PIU’…”
Ludovica accompagnata dal suono delle corde della chitarra,
assieme ad Anna e Giulio, intona due canzoni molto intense
ed espressive che ascoltiamo in silenzio, con gli occhi
bassi e con la mente che si ribella, non una ma centomila
volte e più, a quanto è accaduto.
Un
capretto di Herbert Pagani:
“…un bambino su un vagone va al macello
del giovedì;
non si è ancora rassegnato di morire proprio
così.
Chiede ad un soldato” salvami se vuoi!”
Ma il soldato sa che ormai la vita fugge e va.
Siete in tanti sulla terra, io non c’entro credi
a me,
c’è chi paga ad ogni guerra
questa volta tocca a te!….
Auschwitz
di Francesco Guccini:
“…Son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
ed ora sono nel vento.
………….
Ma, io credo
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
e che il vento si poserà!“
Con
la voce che stenta a uscire per l’emozione, e
dopo la testimonianza di un compagno di avventura che
ha avuto un proprio caro rinchiuso in questo campo,
ci congediamo da Treblinka, intonando all’unisono,
l’inno d’Italia.
Si riprende il viaggio sotto il sole che ci accompagna
nell’avvicinamento a Warsavia, la capitale della
Polonia.
Come per tutte le altre tappe giornaliere, anche oggi
evitiamo di avventurarci su strade troppo trafficate,
deviando su percorsi secondari più adatti alla
nostra tranquilla marcia.
Lungo il cammino dei bellissimi 25, siamo incappati
in qualche inconveniente, così da renderlo ancora
più movimentato e con un ulteriore pizzico di
suspance.
Un ponte in costruzione ci costringe a deviare su sentieri
che terminano nel nulla, la segnaletica di un incrocio
da prendere ci sfugge o ci passa inosservata…
e, non ultimo, s’insabbia il camper di Carlo che,
abile pilota, con la spinta di 4 o 6 braccia amiche,
è fuori dai guai!
Non ci spaventano contrattempi o vari ostacoli: al momento
opportuno si esegue, con tutte le precauzioni possibili,
un’inversione di marcia, così abbiamo l’occasione
per fotografarci a vicenda mentre i camper defluiscono
passando l’uno accanto all’altro…e
si riprende con lo stesso spirito ed entusiasmo di sempre!
La marcia ha una successiva sosta forzata, conclusa
anch’essa bene: l’ormai famoso camper n.20,
di Luisa e Gianni è costretto all’alt da
una foratura!
L’intervento di soccorso avviene con la procedura
collaudata pochi giorni prima: si fermano a dare una
mano i solerti e disponibili equipaggi vicini, muniti
di attrezzatura varia e tanta buona volontà,
gli altri devono proseguire, perché siamo nel
bel mezzo di un’arteria non sufficientemente spaziosa
e con un certo via vai di mezzi pesanti.
Troviamo in una stradina laterale una valida sosta,
il gentilissimo proprietario di un’officina situata
su quella via, ci spalanca le porte del suo cortile,
ci mette a disposizione gli ampi spazi per tutto il
tempo di cui abbiamo necessità, e se ne avessimo
bisogno, anche per tutta la notte!
Ringraziamo con una bottiglia di vino e appena possibile
ripartiamo, contando di essere alla meta entro breve.
Warsavia è una metropoli e come tale piuttosto
caotica e intasata dal traffico, in queste situazioni
le funzioni dei C.B. sono disturbate per cui i comandi
che impartisce il n.1 sulla direzione da seguire, non
sempre vengono chiaramente recepiti nonostante gli sforzi
delle nostre ripetitrici.
Ne sanno qualcosa gli appartenenti all’equipaggio
n.22 – gli amici Gianni e Carmen- che in un attimo
si sono trovati staccati dalla colonna.
Dopo alcuni frenetici momenti di disorientamento, seguendo
un provvidenziale taxi, ci raggiungono al campeggio,
che anche oggi ci offre tutti gli spazi disponibili
per la sistemazione serale.
Questa sera al “G48” grandi festeggiamenti
con torte e candeline e musichetta augurale: è
il compleanno di Ludovica, un compleanno importante
tondo tondo, ma l’età delle signore non
si svela mai!
Inutile ricordare che quelle odierne sono state delle
ore dense di avvenimenti, dalla poliedrica gamma di
situazioni, ma il tutto si è risolto per il meglio,
e siamo ancora riuniti assieme nel consueto “G48”.
Alziamo i calici in onore di Ludovica, all’avventuroso
ingresso in città di Gianni e Carmen, e alla
salute di tutto il solidale e sempre più coeso
gruppo, congratulandoci più volte per la solerzia
e tempestività negli interventi.
Domani sarà ancora una giornata da vivere intensamente,
perciò pian pianino ci ritiriamo in silenzio
e …buonanotte a tutti!
Tredicesimo
giorno: Warsavia
La
capitale ci attende e con essa la nostra guida che di
prima mattina è già sulla soglia del campeggio:
è la signorina Bogusia Gomulka.
Warsavia, città distrutta dalle bombe dell’esercito
tedesco nel corso della seconda guerra mondiale e poi
ricostruita dal regime sovietico, ha cambiato il suo
volto cercando di nascondere le ferite sempre visibili
in diversi punti del centro.
Dal bus, in un primo assaggio della città partendo
dai sobborghi, ci rendiamo conto che il quotidiano,
per molti lavoratori, rappresenta ancora un ostacolo
da superare con difficoltà.
Le abitazioni per gli operai dell’industria pesante,
fatti arrivare dalla campagna nella città rimasta
vuota per le deportazioni e le uccisioni di massa, sono
state costruite nell’immediato dopo guerra -anni
50- in quello che si definisce stile socialista-realista.
Hanno vissuto, e molte famiglie vi vivono tutt’ora,
in appartamenti con pochissime comodità, bagni
in comune, nessuna cura né per la qualità
dei materiali usati, né tantomeno per l’estetica.
Nel centro “ moderno” di Warsavia, precisamente
nel quartiere finanziario, è riconoscibile per
la sua altezza -115 m.- il Palazzo della cultura e della
scienza, costruito in un decennio a partire dal 1950,
come dono dell’allora Unione Sovietica alla popolazione
polacca. Tutt’intorno sono sorti altri grattacieli,
costruiti in periodi più recenti, ma sempre retaggio
delle idee del vecchio regime.
Del ghetto di Warsavia non è rimasto nulla se
non il monumento alla deportazione, nel punto in cui
partivano gli ebrei col treno diretto a Treblinka !
E’ formato da 4 lastre di marmo che simboleggiano
i vagoni nei quali venivano stipati i prigionieri, più
di 300.000 furono mandati dal Ghetto alle camere a gas.
“…Warsavia,
già famosa per il Ghetto,
ora è una capitale rinnovata,
dove da tutti trovi gran rispetto
dopo che Solidarnosh l’ha mutata…”
G.L.B.
La
passeggiata all’interno del Parco Lazienkowski,
una delle residenze estive del Re Augusto Poniatowski,
è molto gradevole.
Il parco, oggi fruito dalla popolazione nelle più
diverse occasioni, è un giardino con aiuole ricche
di fiori di ogni specie, prati verdi e viali per il
passeggio.
Il Palazzo sull’acqua è l’edificio
più grande e interessante, situato al centro
di uno stagno, su un isolotto artificiale. In esso si
tengono concerti, soprattutto di Chopin, nato a 50 km
dalla capitale, e nella bella stagione i musicanti arrivano,
nel silenzioso buio della sera, su delle barche in una
scenografia illuminata solo dal pallido chiarore delle
candele.
Il pranzo è nel centro storico al ristorante
Senator, situato a due passi dalla piazza vecchia del
mercato ricca di variopinte case d’epoca e al
centro la sirena simbolo della città.
Lì abbiamo anche l’occasione di incontrare
l’operatore dell’Agenzia che ci ha spianato
la strada tra le fitte maglie della burocrazia polacca,
il signor Marek.
Egli si è complimentato con questo gruppo di
coraggiosi camperisti italiani per la determinazione
avuta nel conoscere la Polonia del Nord, attraverso
paesaggi e strade davvero inconsuete e ci invita a fruire
di tutte le possibilità turistiche che il paese,
nuovo in questo settore, ci possa offrire!
Ci aspetta ancora la visita alla cattedrale della città,
l’edificio di culto più antico, raso al
suolo durante i bombardamenti e ricostruito in stile
neogotico. In essa si trovano i sepolcri del premio
Nobel, lo scrittore Sienkiewicz, e del cardinale Wiscinsky,
meta di continui pellegrinaggi da parte della popolazione
polacca.
Uno degli appuntamenti più importanti, al termine
della lunga giornata nella capitale, è la “spesa”
al supermercato.
Individuato quello che fa al caso nostro, con i tempi
ristrettissimi a causa della sosta poco ortodossa del
nostro bus parcheggiato in terza fila, ha inizio battaglia
tra orologio e necessità di approvvigionamento
viveri!
Pronti e via: a passo svelto ci avviciniamo al nostro…
Eldorado… come le api al miele: tralasciamo anche
la traduzione dei nomi dal polacco all’italiano,
l’importante è riempire i nostri sacchetti.
Anche questa volta la cambusa del camper sarà
rimpinguata.
Il “G48”, come al solito, serve per ripassare
il programma che ci aspetta l’indomani e trovarci
tra vecchi amici, quali in realtà siamo, scambiando
quattro chiacchiere tra un bicchierino di wodka, di
nocino o limoncello per poi augurarci la consueta, ma
sempre gradita “…buonanotte ragazzi”…e
per ragazzi intendo tutti noi!
Quattordicesimo
giorno: da Warsavia Torun (Pomerania) - Camping Tramp
WARSAVIA- Zelazova Wola-Zacroczym-Plock-Wloclawek -TORUN
L’uscita
da Warsavia, si è rivelata difficoltosa per il
considerevole traffico mattutino, nonostante avessimo
anticipata la partenza. Il lavoro nell’impartire
gli avvisi dal n.1 e ribaditi dalle ripetitrici - n.13
e 25- è stato alquanto impegnativo.
Tutti e tre, contando anche sull’aiuto di qualche
altro amico del gruppo che si è prestato a fare
da ulteriore ponte- radio, si sono adoperati per far
si che a ogni equipaggio siano chiare le strade e le
deviazioni da prendere, cercando di rimanere sempre
a vista per facilitare...l’inseguimento…
tra un camper e l’altro della colonna!
Nonostante i lavori sulla strada e numerosi mezzi ingombranti
che pareva volessero spingerci … i nostri eroi
sono stati attenti, scrupolosi e, inutile dirlo, bravissimi.
Raggiungiamo, compatti, Zelazowa Wola per visitare la
casa natale di Fryderyc Chopin.
Il compositore nacque qui nel 1810, la sua casa è
meta di molti appassionati di musica classica, essa
è arredata con mobili e strumenti d’epoca,
alle pareti sono appesi ritratti di famiglia, il tutto
ovattato in un’atmosfera tranquilla e serena.
Una bella sorpresa ci attende una volta arrivati nel
giardino: tra fiori, alberi e profumati cespugli, sono
sistemate delle panche ove sedersi ad ascoltare con
calma per la gioia di noi tutti, le musiche suonate
al pianoforte- naturalmente registrate – di un
concerto del celebre autore!
“…Foto
di gruppo attorno al volto fiero
di quel talento morto prematuro:
corpo a Parigi, cuore in battistero
posto a Warsavia, dietro un sacro muro…”
G.L.B.
Sono
stati momenti di assoluta pace e relax, l’atmosfera
che troveremo, rientrando al parcheggio dei camper,
muterà in un battibaleno.
Sorge una diatriba sui costi del parcheggio, tra Vitto
e un posteggiatore “ furbetto”, la contesa
si appiana dopo qualche discussione e così la
sosta si prolunga fino al dopopranzo e si riparte sotto
a un bell’acquazzone.
Proseguiamo tutto in un fiato fino a raggiungere Torun,
dove Anna, la guida, ci attende per un primo approccio
al centro … in notturna!
Qualche amico, per causa di forza maggiore, non partecipa,
con sincero dispiacere, alla passeggiata nella notte.
“…Già
Torun nella Vistola si specchia,
dal lungo ponte ha un volto surreale;
si raggiunge così la parte vecchia,
tra le mura imponenti si risale…” G.L.B
Attraversiamo
il ponte sulla Vistola -900 m.- e già ci si presenta
l’immagine della città nel buio della notte,
illuminata da una luce gialla che ne tratteggia ed esalta
i contorni fino a farli rispecchiare sulle acque del
placido fiume.
Ci distoglie da questa poetica immagine la voce di Anna,
la nostra esuberante, esilarante guida, che ci accompagna
di gran passo per i luoghi caratteristici e più
romantici del centro della piccola città. Dal
castello dell’Ordine Teutonico, alle antiche mura,
dalla piazza con la statua di Copernico, all’orologio
che segna le ore al rovescio; ogni angolo, ogni piazzetta,
ogni campanile, ci riserva una sorpresa e un simpatico
aneddoto di Anna. Attratti da una musica di campanelli,
ci avviciniamo alla grande fontana circolare che, al
ritmo delle note, emette degli spruzzi fluttuanti ora
alti e slanciati con uno scroscio dispettoso, ora brevi
zampilli che bisbigliano. Assumono colorazioni diverse
in una sinfonia di tinte che si susseguo nei toni dei
colori pastello, per terminare nel gran finale, con
un trionfo di suoni, luci e colori.
Al nostro rientro nel campeggio regna il silenzio, qualcuno
è rimasto sveglio per sapere, e per sentire il
racconto della serata, per terminare, sottovoce, con
una tradizionale buonanotte!
Quindicesimo
giorno: Torun
Piccola,
semplice, affascinante, un gioiello racchiuso in uno
scrigno…così ci si presenta Torun di giorno,
nonostante l’insistente pioggia.
Le statue di Torun: quella di Papa Wojtyla sorridente,
all’ingresso della città, poi il cagnetto
e l’uomo con l’ombrello, poi l’asinello
che castigava i fedifraghi che osavano cavalcarlo, poi
il carretto con la mercanzia di chi sta emigrando, poi
il ragazzo con il violino che incanta le rane, infine
la statua di Mikolaj Kopernik.
Copernico, grande astronomo nato a Torun, alla base
del suo monumento si legge l’iscrizione “Colui
che mise in moto la Terra e arrestò il sole e
il cielo”
Il centro della città dal pavimento lastricato,
i palazzi che sono in fase di restauro, le chiese, i
ponti sono tutto un fervore di lavori perché
Torun è in lizza con altre città d’Europa
per divenire nel 2016 capitale europea della cultura!
Anna, sempre in testa al gruppo, ci porta a destra e
a manca dalla Chiesa dei benedettini al vecchio granaio
dalla torre pendente, proponendoci un giochetto per
stabilire “ l’onestà” dei nostri
mariti…
E’ sempre molto infervorata nel decantarci le
bellezze e le peculiarità in ogni settore di
questa cittadina, ci indica anche i suoi prodotti tipici
tra i quali i biscotti Pierniki che le pasticcerie sfornano
giornalmente dai primi del 1800.
Ci avviciniamo al ristorante Staromiejska, dove ci serviranno
il tipico pranzo polacco, che ormai abbiamo imparato
a riconoscere. Il padrone, un signore grossetano, nostra
vecchia conoscenza, ci racconta delle tradizioni polacche
e della cucina che conta un numero ristretto di pietanze,
preparate sempre con le materie prime ottenute dai prodotti
della terra, come le saporite zuppe che abbiamo gustato
in svariati tipi di cottura.
“…Al
ristorante l’amico toscano
ci ha procurato un pranzo da signori,
è l’unico che parla in italiano
e sa spiegarci il nesso dei sapori…”
G.L.B.
Il
pomeriggio è a nostra disposizione per il gradevolissimo
passeggio per le vie di Torun, per le ultime visite
e per i consueti acquisti da portare a casa a ricordo
del viaggio.
Un pensiero è già rivolto all’offerta
dell’amico ristoratore italiano, è un’idea
per la serata che prendiamo in considerazione: un’autentica
pizza secondo la tradizione italiana.
La nostalgia dei sapori conosciuti, prende il sopravvento
sulla cucina locale e in parecchi ci troviamo all’assaggio
della più classica specialità di casa
nostra mangiata in terra polacca, con buoni risultati!
Si cammina di buon passo per il vento pungente, sul
ponte sulla Vistola per dare un ultimo sguardo con un
saluto alla incantevole e romantica Torun.
Questa sera l’appuntamento con il “G48”
è andato deserto, ci siamo lasciati tutti incantare
dal fascino della città che ci ha ospitati, dove
contiamo di poter ritornare quanto prima e la notte
che ormai è scesa, sarà senza dubbio una
buona notte!
Sedicesimo giorno: da Torun a Poznan (Grande
Polonia) - Camping Malta
TORUN –Barcin -Biskupin-Gniezno-POZNAN
Oggi
è il nostro ultimo giorno di viaggio in colonna:
ultimo appello mattutino, ultimo rifornimento, ultima
pausa caffè, tutto farebbe credere di essere
al capolinea, ma l’Avventura non è ancora
giunta al termine!
Incontriamo, ma solo per circa 30 km, una bella autostrada
liscia dove le ruote dei camper girano senza incontrare
alcun genere di ostacolo, è quasi un miraggio!
Viaggiamo tra campi colorati dai papaveri e dai fiordalisi,
fiori, che incorniciano i kilometri che stiamo percorrendo.
Siamo diretti a Biskupin, ricostruzione perfetta di
una città preistorica della civiltà lusaziana.
Ottimo parcheggio, tutti perfettamente schierati e pronti
per la visita.
E’ una fortificazione posta su un lago risalente
a circa 2.700 anni fa, circondata da mura di legno spesse
fino a 8 m.
Al suo interno vivevano quasi 1.000 persone in case
identiche a quelle ricostruite meticolosamente e che
noi ora possiamo visitare. In esse vi sono rappresentati
tutti i mestieri dell’epoca con i figuranti nel
costume tradizionale, che usano attrezzi e materiali
simili a quelli che gli archeologi hanno ritrovato negli
scavi.
In una breve passeggiata per il piccolo centro incontriamo
anche le stalle per gli animali, il forno del pane,
le barche e infine, al termine del percorso, un museo
che riporta l’intera storia della popolazione
lusaziana.
“…bassorilievi
intagliati nel legno
vesti di lana sfilata col fuso,
vasi di creta frutto dell’ingegno
sugli scaffali, già pronti per l’uso….”
G.L.B.
La
giornata sta trascorrendo con ritmi calmi e si sta pregustando
la famosa pennichella….ma l’Avventura odierna
dov’è finita?
Eccola: tutti sul trenino sboffonchiante che, dopo il
fischio del capostazione, ciuf – ciuf- ciuf, si
mette lentamente in moto in direzione Wenecja !
Piove e dai finestrini che non ci sono, l’acqua
entra senza problemi, allora fuori tutti i cappucci
e ombrelli, all’improvviso… sentiamo degli
spari e delle urla.
Ci affacciamo al parapetto, vediamo dei banditi a cavallo
che con il volto coperto, assaltano il mezzo, uno di
loro entra e si fa riempire il cappello di zloty, sparendo
poi nella brughiera…!
Il viaggio prosegue, qualcuno tra i nostri amici avrà
qualche monetina in meno, ma si sarà sicuramente
divertito! Attraversiamo campi, passaggi a livello,
corsi d’acqua, fino ad arrivare alla stazione
di Wenecja.
“…Un
fischio,un soffio,un cigolio sfrenato,
siamo giunti a Wenecja, tra i lampioni
d’un mondo ferroviario colorato:
possiamo anche salire sui vagoni…”
G.L.B.
Siamo
giunti in questo museo all’aria aperta, nel frattempo
continua a piovere, camminiamo tra locomotive e vagoni
che viaggiavano su binari a scartamento ridotto, alcuni
tra loro hanno prestato il loro onorato servizio fino
a cinquant’anni fa!
Giuseppe, ex ferroviere, ci spiega con provata competenza,
il funzionamento delle macchine, dei binari, degli scambi
e di tutta l’attrezzatura necessaria a far funzionare
i convogli.
Ci ripariamo dagli scrosci di pioggia all’interno
di uno tra i vagoni d’epoca, e su suggerimento
di Ludovica, goliardicamente intoniamo una filastrocca
che imiti il rumore del treno.
A turno si pronunciano cadenzate a ritmi prima lenti
a poi più veloci, le parole Giu-sep-pe, un gruppo
e Gio-van-ni l’altro, continuando così
fino a giungere ad un buon ritmo di marcia.
Il fischio del treno è imitato dal suono acuto
della parola Fiiiliiiippo pronunciata a voce chiara
e acuta da chi se non… dall’amico Giuseppe
il ferroviere ?
Riprese le vesti di camperisti in viaggio ci rimettiamo
in cammino fino ad arrivare a Poznan nel bellissimo
campeggio Malta.
Le piazzole sono ampie e ci possiamo sistemare comodamente.
Abbiamo a nostra disposizione una bella sala per il
“G48”, questa sera non ci sono molti programmi
da stabilire, percorsi da concordare, avventure da inventare!
Ci ascoltiamo a vicenda, sentiamo le battute, i pareri,
i commenti degli amici, insomma è una bella e
simpatica chiacchierata tra di noi, con gli immancabili
dolcetti.
Ci salutiamo così, ci si rivedrà all’indomani
mattina, il buio della sera ormai ci avvolge, la notte
è vicina, vicina, auguriamoci che sia buona e
tranquilla.
Diciasettesimo
giorno: Poznan
Mattinata
libera, forse per dormire un’oretta in più
del solito, o forse per andare, con calma, a far compere
in centro.
La visita alla città è prevista nel pomeriggio
con l’aiuto di Pawel Sowa, un ragazzo che ci condurrà
lungo il percorso cittadino.
Anche Poznan è uno dei luoghi rasi al suolo dai
bombardamenti del 1945, pochi sono gli edifici che hanno
resistito al furore bellico.
Come per gli altri centri polacchi, il dopoguerra fu
sinonimo di ricostruzione e industrializzazione, ma
anche di duri scontri della popolazione, soprattutto
operaia, con le forze dell’ordine nel 1956. A
questa triste storia è stato dedicato un monumento,
costituito da due croci alte 20 m. legate tra loro da
funi, eretto nella piazza dell’Università.
Oggi è una giornata di festa, gli abitanti sono
tutti o quasi a festeggiare per le strade; diverse strutture,
sono dedicate in maniera particolare ai giochi dei bambini.
La pioggia non ci lascia tregua, ma noi impavidi scendiamo
e saliamo dal bus per vedere quanto Pawel ci propone.
Prima sosta all’università nel giorno delle
lauree, gli studenti escono dall’imponente portone
lanciando al cielo i loro caratteristici cappelli sotto
lo sguardo soddisfatto e dal sorriso complice della
statua del fondatore dell’università Adam
Mickiewicz.
Le successive fermate si susseguono veloci l’una
all’altra: dall’antica birreria divenuta
centro commerciale con la strategica e originale idea
di una donna architetto, oggi chiusa per la festività
con grande gioia dei nostri mariti, fino ad arrivare
alla bella piazza del centro storico. E’ un gradevole
insieme di antiche case colorate, si vede il vecchio
municipio, i ristoranti presenti nella piazza da sempre,
e in fondo alla via la Chiesa barocca di San Giovanni.
Pawel è un ragazzo che ama profondamente la sua
città e vorrebbe darci la possibilità
di vedere molto altro ancora, di raccontarci con maggiori
particolari la sua crescita, il suo sviluppo ma il tempo
ormai è concluso e il ristorante Oberza ci aspetta.
“…Dietro
una donna in pietra con due pinte
si entra presso un club di bucanieri,
anche se le lor vite sono estinte
tutto ricorda il tempo dei velieri…”
G.L.B.
L’ambiente
è gradevole, decorato con suppellettili d’ogni
genere, che spaziano dall’ambientazione marinaresca,
all’utensileria contadina, alle tovaglie e pizzi
originali dei primi decenni del 1900.
La cena è come sempre improntata sui piatti tipici
del luogo, la serata è animata dai discorsi di
commiato, dai saluti e dai fiori che ho avuto il piacere
donare alle signore mie care amiche, e tra loro comprendo
anche l’amico fidato Carlo, come saluto dopo tanti
giorni di …vita… INSIEME!
La sorpresa conclusiva della serata è il regalo
che la luna ci dona a grandi mani: lascia osservare
i suoi mari, crateri e monti, attraverso la lente e
lo specchio del telescopio di Giulio, sarà lei
nella diciassettesima notte trascorsa sull’ospitale
suolo polacco a darci la buonanotte!
Diciottesimo
giorno: da Poznan a…casa…o...verso la meta
che più desiderate!
Il
caffè caldo, i biscotti, i cioccolatini sono
pronti sul tavolo per il “G48” della partenza.
Saluti, baci, abbracci sono rivolti a tutti gli amici.
Vitto ed io, ricorderemo ognuno di voi ringraziandovi
singolarmente e con affetto per la collaborazione e
la disponibilità che sempre avete dimostrato.
Fatti e …misfatti del viaggio sono tutti raccontati
in questa cronaca, che ho redatto sperando di non aver
scordato nulla!
“…E
a tutti voi, compagni, anche se è sciocca,
con il saluto della nostalgia,
è dedicata questa filastrocca
ricolma di ricordi e di poesia…” G.L.B.
Ogni qualvolta vi apprestate a compiere un nuovo viaggio
ricordatevi che l’AVVENTURA vi aspetta sempre…dietro
l’angolo!
A presto, anzi a…prestissimo!