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“I
PENSIERINI DEL VIAGGIO"
di Gian Luigi Bonardi
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Il
clown di Stettino 15.5.2009
Là dove il vento scorta una canzone
creata con parole incomprensibili,
dove la Storia sfoggia uno striscione
che rappresenta fatti inconcepibili,
là, sulle strade umide di pioggia
d’una Polonia quieta e affascinante
tra un prato verde e il nero di una roggia
s’avventura il turista itinerante.
C’è tra i resti ducali del castello
un senso di passato misterioso,
un quarto d’ora e il clown col suo martello
batte un rintocco e torna al suo riposo.
Delle chiese c’è solo la facciata.
L’angelo nero stringe le sue ali.
Nella Stettino ancora addormentata
qualche studente e un paio di portuali.
Cena a Stettino 15.5.2009
A Stettino, la sera, dopo il centro,
è prevista una tipica abbuffata.
Si anticipa l’orario, e..tutti dentro
a scegliere la propria tavolata
La taverna è vestita di una strana
atmosfera di glorie un po’ antiquate,
e ben presto il vociare all’italiana
diventa chiasso alle prime portate.
Sul piatto c’è, tra l’altro, un gran panone
dal contenuto caldo e profumato,
l’ abbiamo definito tettarore,
ma a palparlo non si fa peccato.
Più tardi, l’astrofisico ha il suo turno,
ma un gregge di vapori a pecorelle
coprono i cerchi e il volto di Saturno,
e rimandato è il tempo delle stelle.
In viaggio verso Leba 16.5.2009
Fra Teutonici e Lega Anseatica
fa la cultura passi da gigante,
ma per chi soffre ancora per la sciatica
è meglio un’iniezione rilassante.
Oggi la meta a Leba è assai lontana,
anche la pioggia è iscritta a questa tappa,
la sveglia senza cuore è un po’ spartana
ma siam costretti ancora a dirci “Kappa”.
La visita al castello di Darlowo,
causa mercato, resta un buco nero,
l’alternativa è spostare il ritrovo
nello spazietto accanto al cimitero.
La pioggia ci accompagna fino in fondo
e si ritira solo a tarda sera.
Saturno sta nascosto ancora al mondo
e al sole rivolgiamo una preghiera.
Il giorno delle dune 17.5.2009
Al Camping Raphael c’è un’alba chiara,
e nel vialetto giace la pastiglia
che Dolly, cagna timida ed ignara,
non ha leccato in mezzo alla fanghiglia.
Bus e trenino, un viaggio emozionante,
carrozze basse, battiti di testa
ma anche sui vagoni senza ante,
il freddo non scompiglia quella festa.
Siamo alle dune, e lì ci abbraccia il sole,
mentre nell’orme altrui ciascuno arranca,
adattando il suo passo alla sua mole,
come formiche sulla sabbia bianca.
Ai bordi il lago, scheletri di piante,
vegetazione da sopravvivenza;
tra pozze d’acqua immobile e stagnante,
c’è un cigno che ci fa la riverenza.
Un rapace curioso si avvicina,
vien subito nel video immortalato.
Vediamo gli altri sull’ultima china
prodursi in un ritorno sprofondato.
Penisola di Hell 18.5.2009
La sera è prassi che ci si ritrovi
per gli ultimi dettagli del domani,
bibite e pasticcini sempre nuovi
ringraziamenti e battiti di mani.
Col verde che schiaffeggia i nostri volti
proseguiamo in colonna, un po’ allungati,
fra mucche stanche, case di sepolti,
madonne e crocifissi tutti ornati.
Penisola di Hell, una corsia,
si viaggia con il mare a destra e a manca
paralleli a una vecchia ferrovia,
il panorama è bello, e non ci stanca.
Dobbiamo ora andare in un focario
a veder foche grigie in una vasca,
scopriremo che nuotano al contrario
a pancia in su e con le pinne in tasca.
Il campeggio di Stogi è ancor lontano,
bisogna proseguire oltre la sosta,
e a Danzica, inversione contromano
naturalmente senza farlo apposta.
Visita a Danzica 19.5.2009
Guida polacca brava e sorridente
di Danzica racconta tutto quanto
in italiano, con voce suadente
prolunga le vocali come a un canto.
Carlo si appresta a farle da secondo
con il rispetto che gli è congeniale;
è come se lasciasse il vecchio mondo,
oltre la porta d’oro, in via reale,
per divenir moderno giovanotto.
Se lei si sposta per la spiegazione
lui, senza dar nell’occhio, si fa sotto,
mostrando una impeccabile attenzione.
Al negozio dell’ambra, tutti quanti
ascoltiamo la storia dei preziosi,
mentre un distinto ladro si fa avanti
per arraffarne un dei più costosi.
Per fortuna la Granda ha i suoi scagnozzi,
Vitto salva l’anello già intascato
ma prima che qualcuno poi lo strozzi
il lestofante s’è già defilato.
Tutte le mogli intanto fan mambassa
di ciondoli, collane ed anellini,
quindi i mariti vanno a fare cassa
svuotando i loro colmi borsellini.
Pranzo tipico regionale 19.5.2009
Non dire in giro “curva” , che in Polonia
è spregiativo per qualunque “panna”,
Renata ci consiglia parsimonia
nel dir parola che il polacco inganna.
Scherzando si raggiunge il ristorante
con tipico menù della regione;
un pranzo prelibato, e di abbondante
c’è pure un davanzale da emozione.
L’ilarità propaga, e le signore
fingon di interessarsi del salmone
tutte sapendo che dove c’è amore
il fidarsi va oltre l’occasione.
Più grifoni ci fanno compagnia
scene di danza, volti di imperiali,
un dolcetto finale, e tutti via
a fare cicaleccio dentro i viali.
A cena basta solo uno spuntino,
e alla riunione chi è che arriva tardi?
travolto da un insolito intestino
siede in silenzio, ultimo, il Bonardi.
Al castello di Malbork 20.5.2009
Stamane, accompagnati da Renata,
entriamo tra i mattoni della storia:
a Malbork la visita guidata
ci porta ad assaggiare pane e gloria.
Nei tre anelli di mura difensive
si conserva il ricordo medioevale
che, come incanto, tra pareti vive
sembra farci tornare nel reale.
Si parla di crociate e Cavalieri,
di Teutonici scaltri e Gran Maestro
di monaci mutatisi in guerrieri,
forse per non finir sotto capestro.
In una nicchia, in piena sofferenza,
c’è un guerriero seduto e concentrato
che ci ispira un messaggio di prudenza
per l’interpretazione del suo stato.
Giunti poi nel salone del Consiglio
tutti occupiamo i posti di ogni lato,
foto a ciascuno, senza batter ciglio,
e con la ola un urlo di commiato
Sul canale verso Elblag 20/05/2009
Per Elblag, sulle acque del canale
una barca ci attende beccheggiando;
si entra, e mentre l’ultimo ancor sale,
già sistemati , gli altri stan pranzando.
Canale stretto in ampi panorami,
scivoliamo fra insetti raggruppati;
e i marinai dai volti holliwoodiani
le nostre donne tengono occupati.
Finchè il sole ci ha fatto compagnia
abbiam potuto osservare il battello
scendere da una quasi ferrovia
agganciato a uno strano verruchello.
Nel vento che si fa più dispettoso
filmiamo cigni, anatre e rapaci,
il letto del canale è un po’ melmoso,
nel cielo giocano le sule audaci.
Spruzzi di pioggia, tutti giù in coperta,
alcuni, con ombrelli un po’ imperfetti,
resistono, e con l’occhio sempre all’erta,
seguono il breve salto dei tuffetti,
mentre voli di aquile lontano
s’allargano nei nostri canocchiali,
forse puntano i nidi di gabbiano
o altre prede ancora più speciali.
E’ un giorno da ricordo a cinque stelle,
ci son mancati solo i coccodrilli
e una merenda a base di frittelle
con dolce marmellata di mirtilli.
Al paese delle cicogne 21.5.2009
La cicogna è quel tenero animale
che migra senza sosta fra i camini
con un fardello tenero e speciale,
dicon che faccia nascere i bambini.
In realtà è il trampoliere muto
che con l’accattivante battibecco
parla d’amore ad uno sconosciuto
che, conquistato, ci rimane secco.
Monogama per causa di natura
la cicogna ci insegna che l’affetto
non nasce solo da una montatura
fatta di fretta, sopra qualche tetto,
ma si trasforma in tiepida famiglia
quando, col cicognino sotto l’ali,
al viaggiator regala meraviglia
d’immagini a ricordo senza uguali.
Confuso da uno stormo in mezzo al grano
tredici alla colonna compattata:
“Vedo cicogne al pascolo lontano”
ride un cavallo da una steccionata.
Ci si domanda “La cicogna allatta?”
c’è chi annuisce, e chi sta a pensare…
forse non v’è ragione che si adatta
ai singoli di un gruppo, nel viaggiare.
Campeggio Rusalka 21.5.2009
Al campeggio Rusalka, per la cena
le zanzare combatton l’astinenza
succhiando braccia, fronti e fondo schiena
e a nulla vale chiedere clemenza.
Sul lago sta una barca a dondolare;
sul prato, presso i bungalow deserti,
se ascolti, odi le rane gracidare,
con ranocchietti timidi e inesperti.
C’è il tempo di allestire anche il bucato,
ma i servizi son posti un cima a un monte,
e il camperista, anche se stremato,
sa che è dover lavar le braghe onte.
Giunge un tedesco e con la sua roulotte
sgommando sparge odore di bruciato,
non c’è da preoccuparsi per la notte,
ma per un po’ si resta senza fiato.
C’è ancora la riunione, i pasticcini,
le camperiste dedite a servire
i camperisti dediti ai grappini
finchè tutti siam pronti per dormire.
Alla tana del lupo 22.5.2009
Oggi: pane, memoria
e disciplina.
Ci guida un uomo alto e affascinante,
“Tu, vieni qui, che sei più piccolina
e tu che sei più alto stai distante!”
Con l’interpretazione di Nirvana,
sotto uno sguardo azzurro che conquista,
la guida narra della oscura Tana
che fu rifugio al demone nazista.
Fra muschio e grosse piante sradicate
i bunker sono meta dei turisti,
dentro pareti in pietra scoperchiate
c’è ancora il buio di quei giorni tristi.
Tra le ombre del bosco, a passo lento
ascoltiamo in silenzio, attentamente,
augurandoci che tale sgomento
non torni a funestare altra gente.
Fuori dal bosco torna il buonumore
e sotto il suo cappello un po’ a pagoda
la guida bacia quante può signore
mostrando di non esser fuori moda.
La
messa in cattedrale 22.5.2009
A Svieta Lipka, previa
lunga attesa
per acquisto di pendole al mercato,
depositata in bus la propria spesa
ci si prepara a un momento incantato.
Stupisce in cattedrale l’attenzione
di giovani studenti proni a messa,
e il loro canto che, con devozione
s’unisce in coro con voce sommessa.
Difficile per noi capire il senso
d’un polacco armonioso e convincente,
più facile è l’odore dell’incenso
che ci profuma in mezzo a tanta gente.
Appena terminata la funzione
ci si accomoda tutti sull’altare
avvolti nella trepida emozione
di udire il grande organo suonare.
Vitto riceve un foglio in italiano
da leggere a noialtri itineranti:
hanno bisogno che si dia una mano
perché l’evento possa andare avanti.
Un
organo speciale 22.5.2009
Il
coinvolgente ritmo musicale
muove angeliche trombe trionfali,
catturati in un video digitale
angeli d’oro in moto con le ali.
Un angioletto con la campanella
fa inchinare l’arcamgelo dorato,
sulla colonna ove una luce a stella
ruota scandendo il tempo ad ogni fiato.
Dietro la balaustra una suorina
suona inno di gioia, Ave Maria,
tributi alla Madonna, che, indovina,
causa lavori l’han tirata via.
Il tutto vale un obolo decente
e il frate che procede alla raccolta
mi abbraccia e da la mano, quando sente
ch’è un Italiano ad averla assolta.
Uscendo faccio il segno della croce
ed in ginocchio noto che un cartello
propone una raccolta senza voce
perché Abruzzo ritorni ad esser bello.
Campeggio Wigry e Monastero Camaldolese 23.5.2009
Al campeggio Wigry si giunge a sera
c’è voglia di relax vicino al lago
ove gli stormi fanno primavera
coi cinguettii del lor rituale svago.
Fiori ed uccelli vengono ripresi
fino al tramonto, e ,quando il sole è andato,
il luogo santo dei Camaldolesi
sull’altra sponda appare illuminato.
L’indomani la sveglia è senza cuore
e tutti in fila andiamo al monastero,
che vanta, con orgoglio e con onore,
le stanze offerte al Principe del clero.
C’è vento, e piove anche a catinelle,
ci rifugiamo in cima al campanile
ove abbiamo le immagini più belle
di celle, prati e viale nel cortile.
Siamo vicini al parco del castoro
che osserviamo dall’alto del convento,
offro tremila sloti e anelli d’oro
a chi trovasse in giro un castargento.
Il vento aumenta, il cielo è minaccioso,
programmiamo un rientro a perdifiato
sperando in uno scroscio rispettoso,
ma presto sono tutto infradiciato.
Verso
il Campo tenda 23.5.2009
Nel gioco del viaggiare
senza traccia
ora occorre trovare il Campo Tenda;
si rende necessaria un’altra caccia
per raggiungere il luogo già in agenda.
Chiedere informazioni ad un polacco
vuol dir comprare tanta ammirazione,
ma restare comunque nello scacco
d’una mal definita conclusione.
Quando sembra che tutto stia nel fiuto,
un volontario con la sua vettura
in testa alla colonna porta aiuto
chiedendo di seguirne l’andatura.
Su quella strada color cioccolata
fra alte piante e prati verdeggianti
c’è quella fattoria un po’ appartata
che attende noi, turisti itineranti.
Veniamo accolti da un alto covone
con occhi azzurri e bocca sorridente.
L’entrata desta preoccupazione:
dal basso tronco un aratro pendente
provoca rischi al Concorde del Bogetti;
Marco si fida, ed entra intraprendente
senza prender misure o far progetti.
Un cavallino osserva spaventato
quei mezzi rumorosi da famiglia,
nitrisce, salta, morde lo steccato
fino all’ultimo fa il suo parapiglia.
Cena
e fuoco da non dimenticare 23.5.2009
Resta nel cuore di
quella serata
anche la bimba dagli occhi di cielo
che fra noi tanti nonni frastornata
ascolta tutti ed osserva con zelo.
Stasera cena tatara imprevista,
c’è tempo per scrutare in mezzo al prato
una cicogna un po’ esibizionista
che batte il vento con il becco alzato.
Alla locanda già s’attizza il fuoco
si riempiono di birra più boccali,
s’attende solo che s’affacci il cuoco
per far sedere tutti i commensali.
Ed ecco: cetrioli ed affettato,
pan caldo, spezzatino con patate,
wodka da buttar giù tutta d’un fiato
frittelle calde appena preparate.
Si sta stretti, ma c’è tanta allegria,
coi gomiti intrecciati col vicino
viene la voglia di non andar via
ed invitare a cena anche il mattino.
Rientrati ai camper ecco la sorpresa
d’un grande fuoco acceso in nostro onore;
non fare un cerchio sarebbe un’offesa,
tutti per mano intorno al gran calore.
Anche l’astrofilia ha il suo momento:
Giulio prende la mira fra i pianeti;
chiunque si avvicini al suo strumento
vede Saturno, anello e suoi segreti.
Moschea, pranzo
e tenda tatara 24.5.2009
E’ il giorno
di una visita in moschea,
e poi andremo tutti al ristorante;
dove si trovi non ne abbiamo idea
è meglio un’intervista ad un passante.
L’intervista diventa una riunione.
Vitto, in mezzo a Polacchi divertiti,
stenta a capire ogni spiegazione
nei disegnini a terra costruiti.
Segni e parole sono assai confusi,
l’inglese vien scambiato per cinese,
se dovessimo stare ai loro usi
saremmo ancora lì per fine mese.
Nel luogo santo, scalzi e incuriositi,
ascoltiamo un fervente mussulmano
parlar di storie tartare e di riti
presso una mezzaluna ed un corano.
All’uscita le scarpe di Silvano
sono oggetto d’un trucco divertente,
l’interessato infatti trova strano
che per i piedi suoi non ci sia niente.
Al ristorante il cibo è prelibato,
si pranza con la solita allegria
ed all’uscita ci hanno preparato
una tenda di insolita maestria.
Tappeti rossi, tende color mare
letti, divani e sedie colorate;
le nostre donne voglion tutte entrare
e nel video saranno immortalate.
Il
camper cross 24.5.2009
Le mucche stanche adagiate sul prato
osservano le ruote coi villini,
si va nel bosco su un nuovo tracciato
per evitare ingorghi cittadini.
Il camper-cross rigonfia l’avventura
di esperienza, di gloria e di emozione;
basta tener più stretta la cintura
e tra un balzo e una buca: più attenzione.
Per far meno chilometri talvolta
conviene profanare siti impervi,
lanciarsi sulla sabbia a briglia sciolta
o sul pavè far traballare i nervi.
Anche senza segnali il camperista
deve saper trovare la sua strada,
e se talvolta perde la sua pista,
che torni indietro, e vada come vada.
Spesso succede che questo sistema
non sia di gradimento a tutti quanti,
al Camper Club La Granda questo è un tema
da trattar con prudenza e con i guanti.
Per fortuna, e con gran soddisfazione
s’è constatato che a Polonia Uno
mai è mancata collaborazione:
non si è lasciato solo mai nessuno!
Infatti, quando il venti s’è insabbiato
la solidarietà ha fatto centro
tra una battuta e l’altra l’han sterrato
da dove prima era caduto dentro.
Si va in carrette 25.6.2009
Trascorso il ridanciano inconveniente
al campeggio Michala traslochiamo,
dove un rosso tramonto è già imminente
a pezzetti fra i rami di un ontano.
La pastasciutta quasi pronta al salto
nella padella giace cotta al dente
quando per rivoltarla vola in alto,
Cuccoli fa un applauso dirompente.
L’indomani, in carrozza e cavallina,
la bella guida è accanto al sottoscritto,
parla italiano, è abile e carina,
in carretta l’ascolto e non sto zitto.
Garretti, froge, zoccoli e criniera
ci fanno compagnia nella foresta
ove pare che solo a tarda sera
l’alce, talvolta, fa veder la testa.
Gli spazi dedicati agli animali
contengono famiglie di bisonte,
lupi, gazzelle, gruppi di cinghiali,
una bismucca, o forse una mucconte,
i cavalli tarpan, e un alce qieta:
le dico “forza, alciati e cammina!”;
forse sarà per via della sua dieta
ma resta lì tranquilla, a testa china.
Bosco di querce e Luì piccolo 25.5.2009
La storia di Polonia è complicata,
fatta di troppi avvenimenti tristi,
ma c’è una realtà quasi incantata
che conserva sorprese ai suoi turisti.
Questo è il caso del bosco di querceti
ove osservi dei tronchi secolari
salvati fra cartelli di divieti
che fanno d’essi monumenti rari.
Sembrano la potenza degli zar
incastonata dentro le cortecce
e sei pregato: “prima di guardar,
leggine il nome sulle lignee frecce.”
Alla mercè del turista educato
c’è poi tutta una zona da osservare,
il ponte sul laghetto, un grande prato,
un fungo giallorosso da mangiare.
E’ un luogo dove cento e più richiami
son musica d’amore di un’orchestra
che nasce fra le fronde, in mezzo ai rami,
sull’orchidea o presso una ginestra.
E’ difficile in quella confusione
catalogare il canto più ridicolo
la guida dice d‘essere un campione
riconosce chi pigola: “il Luì piccolo”.
Noi, ignoranti d’ornitologia,
ritenenendo quel nome un’invenzione
lo inseriamo in un’antologia
di battute un po’ sciocche, e un po’ sornione.
La foresta vergine 25.5.2009
Se vuoi scoprire il volto del passato
apri il cancello e vai nella foresta
ove i secoli hanno conservato
della natura tutto ciò che resta.
Fanno impressione i tronchi consumati
dai quali nuova vita trae ragione,
i fiori d’aglio, i funghi colorati,
l’acqua stagnante è un fatto di stagione.
Tutto ci appare carico di età
pressato nel silenzio del mistero
tra un dove, un quando, un forse ed un chissà,
e tutto è terribilmente vero.
In quel corpo che cresce senza sosta
s’insinua un sentierino impertinente,
per noi turisti l’han creato apposta,
perché a passare non sia troppa gente.
Dentro quella porzione di creato
ci sono anche tracce di animali,
ma per quanto ciascuno abbia cercato
ne abbiam visti soltanto con le ali.
Uscendo si ha la strana sensazione
d’essere stati dentro il nostro io
e aver provato spesso l’emozione
di avere contemplato un po’ di Dio.
Memoria di sterminio 26.5.2009
A Treblinka, nel campo di sterminio,
centomila e più pietre fan memoria
che in quel tragico e muto condominio
dormono i resti di una triste storia.
Gli Ebrei, dentro i vagoni della morte,
giungevano da tutta la Polonia
a ciascuno toccava stessa sorte
a Gioele, Mosè, Daniele e Sonia.
Tutto sparito, eccetto i loro nomi,
rozzamente scolpiti dall’amore
accanto a incomprensibili cognomi.
Tutto il mondo un “mai più” pose ad onore.
Anche “La Granda” in segno solidale,
ha interrato un “mai più” scolpito a mano,
un gesto che non sembrerà banale
a chi vedrà, venendo da lontano.
Con la chitarra Maria Ludovica
propone nel silenzio due canzoni,
e il loro ascolto, in men che non si dica,
trasforma in pianto tutte le emozioni.
Quando la cerimonia è terminata,
prima che il dopo pranzo mi addormenti
la preghiera già letta in mattinata
vien scritta sul quaderno dei presenti:
Treblinka preghiera breve 26.5.2009
A chi ha rubato i nostri desideri,
e ha deturpato la nostra fede,
a chi ha prosciugato le nostre gole
arse dal vento dell’odio,
a chi ha soppresso gli occhi di cielo
del cucciolo d’uomo
e la speranza disillusa delle madri,
a chi ha calpestato l’amore,
voi, portatori itineranti del ricordo,
offrite con noi tutti
folla di luce
il bene della pace.
Varsavia la capitale 27.5.2009
Il
palazzo di scienze e di cultura
in mezzo ai grattacieli, proprio in centro,
dalla Vistola fa grande figura,
così a Varsavia noi andiamo dentro.
Varsavia, già famosa per il Ghetto,
ora è una capitale ritrovata,
dove da tutti trovi gran rispetto
dopo che Solidarnosh l’ha mutata.
Comincia da un castello del seicento
la visita nel parco del pavone;
intanto, dal laghetto contro vento,
la tartaruga al passo si dispone.
Oltre all’anfiteatro fan figura
statue nude di veneri e leoni,
scoiattolini presso una radura,
disturbati da passeri e piccioni.
Poiché il pavone non apre la coda
qualcuno ahimè lo stimola coi sassi,
speriamo che non sia troppo di moda
e chi l’ha fatto torni sui suoi passi.
Varsavia in pullman offre l’occasione
di veder monumenti e cattedrali,
quartieri nuovi e vecchi in costruzione,
giardini, tram e cartelli stradali.
A piedi trovi gruppi di studenti,
di elementari e d’università,
per strada è meglio essere prudenti,
cosa può capitare non si sa.
Sul pavè della piazza principale
cavalli con carrozze per turista,
ora minaccia proprio un temporale,
tanto Varsavia già l’abbiamo vista.
La casa di Chopin 28.5.2009
La casa di Chopin non è prevista,
ma una sosta ci pare obbligatoria
per vedere del grande musicista
il luogo che gli diede tanta gloria.
E’ una casetta in stile, tutta bianca
e all’interno mantiene l’atmosfera
d’una sobria armonia, nulla le manca:
uno spartito appeso, il piano a coda,
volti di famigliari alle pareti,
tavoli e sedie allora assai di moda,
vasi con fiori, cassetti segreti,
i lampadari con le gocce ardenti,
il pendolo di mogano laccato,
gli angeli con le alucce evanescenti,
e tutto quanto lucido e ordinato.
Sulle panche disposte per l’ascolto
una musica si accompagna al vento,
tendo l’orecchio ed avvicino il volto
ma l’armonia mi giunge solo a stento.
Foto di gruppo attorno al volto fiero
di quel talento morto prematuro:
corpo a Parigi, cuore in battistero
posto a Varsavia, dietro un sacro muro.
La sosta programmata per un ora
ci costa come tutta la giornata,
i camper, per ripicca, stan lì ancora,
fra tè, biscotti, panna e cioccolata.
Torun la nuit 28.5.2009
Al camping Tramp nel verde rigoglioso
Lidia mostra il Chopin sulla maglietta,
e Carlo salta il bramato riposo:
ha un chiodo nella gomma, che disdetta!
La calda sera offre l’occasione,
dopo mezza giornata di scrosciate,
d’un imbrunire a piedi d’eccezione,
in città, fra le mura illuminate.
Già Torun nella Vistola si specchia,
dal lungo ponte ha un volto surreale;
si raggiunge così la parte vecchia,
tra le mura imponenti si risale.
La fortuna ci assiste, nella piazza
c’è musica con spruzzi di fontana,
dietro ai mille colori una ragazza
danza per uno spot, poco lontana.
Si scherza sul “lui picclo zampillo”
che s’alza poco meno di una spanna,
di tutti gli altri certo è il più tranquillo,
anche se a volte l’apparenza inganna.
Che dire della guida, che asserisce
che a Torun c’è una vergine soltanto?
sta sopra il campanile, e si capisce
nessuno può salire così tanto!
Torun le jour 29.5.2009
Torun anche di giorno è affascinante,
si torna alla fontana addormentata,
la statua d’un Wojtyla accattivante
sembra volerci dir “Buona giornata”.
Prono, presso il cagnetto col cappello,
lo sfido con in bocca il mio berretto
certo che intanto l’uomo con l’ombrello
interesse non abbia al mio dispetto.
Al mulo suggerisco nell’orecchio
di evitare di farsi cavalcare,
la sua groppa nasconde un trucco vecchio,
salirgli sopra è cosa da evitare,
Copernico, col mondo nella mano,
forse ha un astrofisico pensiero,
sembra che ci ricordi il dramma umano
nel dimostrar “L’eliocentrismo è vero!”
Sul muro storto nonni volontari
lottano contro il proprio disonore,
e si constata che son proprio rari
quelli che son fedeli al proprio amore.
Il pifferaio suona il suo violino
sui lanci d’acqua di ranocchie grasse,
tappare il getto è gioco da bambino,
infatti lì ce n’è un’intera classe.
Al ristorante l’amico toscano
ci ha procurato un pranzo da signori,
è l’unico che parla in italiano
e sa spiegarci il nesso dei sapori.
Dopo il caffè rimedio un angioletto
per creare un ricordo un po’ speciale
e quella statuetta dà un bacetto
sulla guancia di ogni commensale.
Sito archeologico di Biskupin 30.5.2009
In era lusaziana sono nate
casette con i tetti tutti in paglia,
con le pareti in tronco, allineate,
protette da una lignea muraglia,
Dietro ogni porta di pali inchiodati
viene rappresentata la realtà
di momenti di vita incominciati
duemilasettecento anni fa.
Bassorilievi intagliati nel legno
vesti di lana sfilata col fuso,
vasi di creta frutto dell’ingegno
sugli scaffali, già pronti per l’uso.
C’è poi la scolaresca di bambini
il cui compito è quello di formare
con la creta dei piccoli cretini
da porre su un vassoio a rassodare.
Presso quel principale insediamento
le capanne eran forse le dimore
più semplici per contrastare il vento
anche vivendo con il batticuore.
Tronchi incavati per i pescatori,
rami affilati e in arco per cacciare,
volti in pietra di antichi esploratori
e una pianta coi seni da ammirare.
Dopo shopping di statue e di cestini,
tante lumache creano fermento,
c’è chi già pensa a pasti sopraffini
e chi le salva dal caldo cemento.
Nel pomeriggio avremo altra avventura,
intanto in mezzo a pollini vaganti
prendo una milanese con verdura
ottimo pranzo, e gli euro non son tanti.
Wenecja con le sue locomotive 30.5.2009
Voglia di divertirci non ci manca,
sul trenino ci sono pochi posti,
e mentre sui binari piano arranca,
alle risate siamo ben disposti.
Sui vagoni che viaggiano all’aperto
ci protegge un ombrello sgangherato
da una pioggia continua, a cui, di certo,
avremmo volentieri rinunciato.
D’improvviso due strani cavalieri,
con bavaglio, cappello e rivoltella,
assaltando i tapini passeggeri,
pretendon sloti dentro una padella.
Un fischio, un soffio, un cigolio sfrenato,
siamo giunti a Wenecja, tra i lampioni
d’un mondo ferroviario colorato:
possiamo anche salire sui vagoni.
Così si fa, e in due gruppi un po’ matti
facciam “Giovan Giuseppe” con “Filippo”
un dondolar cantando esterefatti
d’essere parte dello stesso inghippo.
In stazione una gatta fa le fusa,
vicino al naso ha una macchia nera,
rivolgo a Gino Paoli la mia scusa
canticchiando la sua canzone intera.
Al camping Malta 30-31.5.2009
Siamo arrivati a Poznan nel villaggio
presso l’enorme lago artificiale
costruito per fare canottaggio
a livello di titolo mondiale.
Intorno v’è una pista per ciclisti
pattinatori, joggers e pedoni,
facile ai cittadini ed ai turisti
incontrarsi creando aggregazioni.
Nel canocchiale spunta all’improvviso
una ragazza in short molto attillato,
vedendoci regala un bel sorriso
a noi che rimaniamo senza fiato.
Con la terra avanzata dagli scavi
han predisposto anche una collina
per sciatori esperti e meno bravi.
Skilift e seggiovia su quella china
al mattino son spesso già in funzione,
c’è una pista di bob per slitte a ruota,
e per la notte c’è illuminazione
finchè ogni pista non rimanga vuota.
Propongo per domani una regata
con Carlo, il nostro skipper d’eccezione,
ma so che questa è l’ultima giornata
e il sogno avrà ben altra conclusione.
In giro per Poznan 31.5.2009
Se si escluon: la piazza principale,
pochi palazzi, qualche monumento,
i musei, e la grande cattedrale,
Poznan non è città da gran commento.
Oggi, giorno di festa cittadina,
tutti fanno baldoria nelle strade;
a noi compete la passeggiatina
a piedi e in pulman dentro le contrade.
Sosta alla cattedrale, e un acquazzone
fa rifugiar la gente nell’interno,
facciamo gruppo, e, sotto spiegazione,
guardiamo il paradiso e un po’ d’inferno.
Sul piazzale dell’università,
ci sono i laureati con berretta.
La birra ha un suo palazzo novità,
costruito da un’abile architetta:
l’arte di mescolare il ferro e il cotto
l’hanno reso gradevole e perfetto,
guardando il suo soffitto, da qui sotto,
mi sorprende, lì appeso, un gran cornetto.
La piazza coi palazzi colorati
è un ricordo che vale cinque stelle;
i dehors sono quasi abbandonati
per l’acqua che vi scroscia a catinelle.
Nei negozietti chiusi dell’interno
si cerca ancora una cicogna in legno;
al riparo dal vento dell’esterno
si tocca tutto quanto, senza impegno.
Per ricordare quel trentun di maggio
col pomeriggio a disposizione
doniamo ai nostri piedi quel coraggio
che serve per portare a conclusione
il nostro impegno preso con la guida
di far visita a tutta la città;
accettiamo comunque quella sfida
dandogli retta con caparbietà.
Ultima cena ed ultima riunione 31.5.2009
Dietro una donna in pietra con due pinte
si entra presso un club di bucanieri,
anche se le lor vite sono estinte
tutto ricorda il tempo dei velieri.
In un interno sobrio e raffinato
con l’applauso di tutti, dopo cena,
Vitto ci fa il discorso di commiato.
Nirvana offre una rosa alle signore,
riservandone una anche al Vitali,
e a quel punto cresce il buon umore
tra battimani e alzata di boccali.
La sera, al camping Malta, c’è riunione,
tra le parole di ringraziamento
vincono quelle della commozione
ed alla sbarra resta ogni lamento.
Si scambiano battute impressionanti,
il “lui piccolo” è il tema preferito,
peccato non si possa andare avanti
perché il tempo concessoci è finito.
Fuori, la brezza timida di giugno
rende la notte limpida e stellata,
Giulio la situazione prende in pugno
punta la luna, ed offre una guardata.
Mar di tranuillità in luna bianca,
Saturno con i cerchi luminosi,
solo il monte di Venere ci manca
nei nostri sguardi fattisi curiosi.
Il coctail finale 1.6.2009
Il coctail finale è preparato
sui tavoli da camper imbanditi;
è tempo di lasciar quel seminato,
che quasi per un mese ci ha riuniti.
Polonia uno chiude i suoi battenti
con risultati molto confortanti,
pare che siamo tutti assai contenti
e i complimenti son davvero tanti.
In testa abbiamo ancora dune e foche,
rapaci, cigni, sule, ranocchiette,
Treblinka ed il mai più, le mille oche,
Tana del Lupo, le alzate alle sette,
le soste perché scappa la pipì,
il baracchino, voce di istruzioni,
Carmen che dice “quella roba lì”
il pranzo con squisiti tettaroni,
il viaggio sui binari del battello,
i cimiteri, i laghi di Masuria,
l’organo in festa, e tanto di cappello
per le abbondanti cene da goduria;
il “lui piccolo”, l”alciati e cammina”,
le mucche stanche e il dolce battibecco
della cicogna che se ne sta china
ad infilar nel nido un ramo secco.
E a tutti voi, compagni, anche se è sciocca,
con il saluto della nostalgia,
è dedicata questa filastrocca
ricolma di ricordi e di poesia.