Sicuramente
meno popolare degli altri balli di cui abbiamo parlato fino
ad oggi, ma di un fascino artistico elevato e raffinato: il
ballo di cui voglio raccontarvi qualcosa e che mi piacerebbe
si apprezzasse più di quanto comunemente si fa, è
la RUMBA.
Alcuni studiosi di Storia della danza tendono a dare al termine
“rumba” un significato che non identifica un solo
ballo ma più ampiamente un genere sia musicale che coreico
(riferito cioè più propriamente a una danza);
in spagnolo il verbo “rumbear” definisce un particolare
modo di ballare basato su movimenti seducenti del bacino e dei
fianchi, il “rumbeare” che ricorre anche in altri
balli del genere latino-americano.
Le origini della Rumba si collocano quasi con certezza agli
inizi del ‘900 o poco prima, a Cuba, dopo l’abolizione
della schiavitù sancita dopo la guerra combattuta contro
la Spagna. Le moltitudini di schiavi lasciavano i campi dove
vivevano in assoluto stato di nulla tenenza per trasferirsi
ai margini delle grandi città, dove si aggregavano a
vivere in squallidi quartieri da utilizzare come base e dormitorio
per migrare quotidianamente in centro a svolgere i lavori più
umili. Questa condizione di ulteriore povertà era però
associata alla condizione di libertà che trovava espressione
in manifestazioni spontanee e autentiche di canto, ballo e musica
. La “musica “ era prodotta con oggetti e materiali
di uso comune ( zucche svuotate con sassolini dentro, bastoncini
percossi l’uno contro l’altro, barattoli usati come
tamburi ecc.); il movimento raccoglieva spunti e riproponeva
movimenti derivati da balli africani, i ritmi erano più
o meno vivaci e correlati ai testi delle canzoni che spaziavano
dalle tematiche sociali a quelle amorose con le loro leggi eterne.
Inizialmente la rumba aveva una vera a propria impalcatura che
la vedeva svilupparsi in tre parti ben distinte: lo “yambù”,
parte riservata alla dama che su un ritmo molto lento si esibiva
in movimenti sensuali che ne esaltavano la femminilità,
il “guaguancò”, dove il protagonista era
il cavaliere che muovendosi su un ritmo più veloce si
muoveva per simulare un corteggiamento e il tentativo di toccarla,
il “columbia” dove il ritmo diventava incalzante
e il cavaliere si muoveva con il preciso intento di sprigionare
virilità. Alcuni studiosi tendono a considerare le tre
parti come tre veri e propri balli distinti per le notevoli
differenziazioni che vi intercorrono e proprio questa tesi ricondurrebbe
all’idea già accennata all’inizio, di considerare
la rumba non un ballo ma un genere. In realtà l’anima
romantica iniziale e l’anima aggressiva successiva finiscono
per intersecarsi e completarsi a vicenda dando un risultato
veramente sensazionale; è anche vero che hanno dato origine
col passare del tempo a due filoni musicali e generi di ballo:
dallo yambù sarebbe principalmente derivata la Rumba-Beguine
mentre dal guaguancò e dal columbia avrebbero preso origine
rispettivamente il mambo e la salsa cubana dal primo e la salsa
portoricana dal secondo.
Oggi quella che noi comunemente conosciamo come Rumba, ha le
caratteristiche della prima parte e viene comunemente identificata
come la danza della seduzione; insieme ad altre quattro discipline
fa parte ufficialmente delle Danze Latino americane di classificazione
mondiale e a breve farà parte con esse delle Danze Olimpiche.
Più comunemente nelle sale da ballo la rumba è
stata un po’ “bistrattata”tanto dai musicisti
che dai ballerini; in realtà il suo valore artistico
è notevole anche perché, ancora più di
altri balli,la sua esecuzione richiede una capacità interpretativa
sul piano emotivo molto elevata oltre che un’innata sensualità
che si deve leggere nel movimento durante l’esecuzione.
Un’altra volta quindi lo spettacolo è garantito!