GLI SPECIALI DEL CAMPER CLUB
"Mitteleuropa 2005, ........ per non dimenticare"

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NELLA RICORRENZA DEI 60 ANNI DALLA LIBERAZIONE
IN OCCASIONE DEL TOUR IN MITTELEUROPA
VISITA AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ E BIRKENAU

Si compiono nel 2005 sessant’anni dalla liberazione dei prigionieri del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. In questa circostanza non è possibile fare a meno di tornare con la memoria al dramma che lì ebbe luogo, tragico frutto di un odio programmato. In questi giorni occorre ricordare i vari milioni di persone che senza alcuna colpa sopportarono sofferenze disumane e vennero annientati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Difficile trovare le parole per descrivere le sensazioni che abbiamo provato nel vedere, in quegli stessi luoghi, qualcuno che vi è stato davvero rinchiuso e che ha oggi la fortuna, toccata a pochissimi, di poterlo raccontare. Ed altrettanto eloquenti sono le foto, i disegni, le scritte, i cumuli ancora conservati degli oggetti appartenenti ai prigionieri poi sterminati: mucchi di valigie, mucchi di occhiali, mucchi di vestiti, ed ancora di protesi, di capelli; angosciante. Oggi che abbiamo visto con i nostri occhi, ancora più di prima siamo dell’opinione che tutti, in particolare le giovani generazioni dovrebbero per una volta visitare un simile luogo e rendersi conto dove si può arrivare, semplicemente cominciando dall’odio e dall’intolleranza verso chi è diverso da noi per razza, per religione o colore della pelle.

Nel campo di sterminio di Auschwitz, tra il 1942 e il 1945 trovarono la morte circa due milioni di esseri umani, uomini, donne, bambini, per il novanta per cento ebrei (ma non si scordino le migliaia di vittime tra gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici).
Perché l'orrore non si ripeta mai più, torna ogni anno il giorno della memoria, un momento per ripensare alle vittime dell'Olocausto, alla violenza cieca che ha portato allo sterminio di milioni di persone, uomini donne e bambini.
Shoah, in ebraico, significa distruzione.
Ed è un termine preferito a Olocausto (utilizzato per primo, poco dopo la fine della guerra, da Elie Wiesel, altro grande testimone dell'immane tragedia).
Indica il genocidio di un popolo: sei milioni di ebrei (un milione e mezzo i bambini) trucidati dai nazisti solo perché tali. Una catastrofe che oggi l'Europa, il mondo intero, ricordano perché: "non accada mai più".


"Auschwitz non deve diventare un peso della memoria, ma deve costituire un motivo di fratellanza"
di Heinrich Böll

Parole tratte dal messaggio del Papa Karol Woityla in occasione delle celebrazioni del 60° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

«A nessuno è lecito, davanti alla tragedia della Shoà, passare oltre. Quel tentativo di distruggere in modo programmato tutto un popolo si stende come un’ombra sull’Europa e sul mondo intero; è un crimine che macchierà per sempre la storia dell’umanità. Valga questo, almeno oggi e per il futuro, come un monito: non si deve cedere di fronte alle ideologie che giustificano la possibilità di calpestare la dignità umana sulla base della diversità di razza, di colore della pelle, di lingua o di religione. Questo appello è rivolto a tutti, e particolarmente a coloro che nel nome della religione ricorrono alla sopraffazione e al terrorismo»

NB: la musica di sottofondo si intitola "Shoà"


Nella fotografia composita il nostro gruppo in visita ai due campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau durante il tour in Mitteleuropa che abbiamo effettuato a Maggio 2005


AUSCHWITZ E BIRKENAU
di Mirella Sangiorgi Pieri

Io e mio marito abbiamo desiderato fare questo interessantissimo viaggio con la Granda per appagare la nostra curiosità verso i paesi dell’Est così vicini e sconosciuti, ed è stato particolarmente motivato per la visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birchenau.
Per quanto eravamo preparati e consapevoli di quello che avremmo visto, la visita è stata angosciante. Già quel giorno, dopo qualche sprazzo di sole, il cielo era diventato grigio, tuonava ed a tratti pioveva.
Io ho avuto delle impressioni dolorose quando ci spostavamo in gruppo da un blocco all’altro, tutti in silenzio con la guida, solo lo scricchiolio delle nostre scarpe sulla ghiaia dei vialetti, e allora li ho visti, povere anime martoriate.
E poi tra le migliaia di scarpe contorte, infangate, sfondate, ho visto un elegante sandalo da donna col tacco alto, e una scarpetta sfilacciata di bimbo…
E tra le montagne di capelli, una treccina bionda…
Avrei voluto scappare, ho guardato intorno e c’erano tutti gli amici della Granda e mi sono sentita subito serena per essere insieme a loro.
Sì, non bisogna dimenticare, ed ognuno di noi dovrà fare di tutto perché il mondo diventi migliore.


Primo Levi, il grande scrittore torinese morto suicida nel 1986, dopo essere riuscito a uscire vivo proprio ad Auschwitz ci ha lasciato questo significativo testo:

SE QUESTO E' UN UOMO
di Primo Levi


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

A seguire, dopo alcuni secondi compariranno in successione automatica 14 fotografie scattate all'interno dei due campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Sono fotografie vere, crude, ma necessarie per dare, a chi non ha vissuto il periodo, l'idea di che cosa sono stati capaci di fare 60 anni fa esseri umani verso i loro simili.
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