|
di Gianfranco Destefanis
I costruttori d'auto per la lubrificazione dei loro veicoli da
turismo, commerciali o da trasporto chiedono sempre più garanzie
di qualità. L'elaborazione di un olio motore richiede sforzi
tecnici lunghi e costosi ed una lunga durata d'investigazioni tecniche
ed economiche. Più prestazioni corrispondono a più
qualità e maggior costo che è contenuto da percorrenze
ed intervalli di cambio olio sempre più lunghi.
La certezza di qualità risulta irrinunciabile per cui è
necessaria l'omologazione degli oli motore presso laboratori tecnici
indipendenti per certificarne le prestazioni tecniche.
Gli stessi costruttori d'auto omologano i lubrificanti prescritti
per i loro veicoli con loro prove motore e di laboratorio in aggiunta
ed a completamento di quelle API-CCMC-ACEA.
L'olio lubrificante trova innumerevoli applicazioni in un'economia
tecnologicamente avanzata come la nostra. In particolare, secondo
stime ufficiali, il 55% è utilizzato per l'autotrazione,
il 35% è assorbito da industria, artigianato e agricoltura,
mentre solo il 10% viene utilizzato per i trasporti aerei e marittimi.
Con l'uso, l'olio lubrificante subisce trasformazioni chimico fisiche
che lo rendono inadatto a svolgere le funzioni cui era inizialmente
destinato, rendendone indispensabile la sostituzione.
Gli oli motore devono essere adeguati alle diverse esigenze di lubrificazione
derivanti dalle condizioni di funzionamento e pertanto si differenziano,
anche notevolmente, come caratteristiche e prestazioni.
Per distinguere questi oli è quindi necessario ricorrere
ad opportuni sistemi di classificazione.
I sistemi di classificazione più usati sono quelli basati
sulla viscosità, sulle condizioni di esercizio e sulle prestazioni.
Cerchiamo di chiarire un poco di termini e le sigle che leggiamo
sulle confezioni di olio in commercio.
La prima sigla presa in esame identifica la viscosità. Nelle
etichette leggiamo ad esempio la sigla "SAE 10W60", la
sigla SAE corrisponde a Society of Automotive Engineers.
Essa stabilisce che gli oli vengano raggruppati in diverse classi
o gradazioni, ciascuna delle quali, contraddistinta da un numero
convenzionale, raggruppa oli che rientrano in determinati limiti
di viscosità. Le numerazioni non sono messe a caso, ma indicano
le caratteristiche dell'olio.
La prima cifra "10" indica la viscosità a freddo.
Questo valore deve restare il più basso possibile, infatti
un olio con questi valori lubrificherà, restando più
viscoso, il motore e il cambio a temperature esterne più
basse. In pratica un valore più basso dalla prima cifra andrà
cercato in un olio da usarsi nel periodo invernale.
La lettera W divide sempre le due cifre e sta per Winter, indicando
la viscosità a freddo.
La seconda cifra "60" indica la densità a caldo.
Questo valore più è alto e più l'olio resterà
viscoso alle alte temperature, lubrificando al meglio il motore
e gli organi del cambio. In pratica un valore più alto dalla
seconda cifra andrà cercato in un olio da usarsi prevalentemente
nel periodo estivo.
Per assurdo il miglior olio di produzione dovrebbe essere siglato
SAE 0W100, ma così non è, per buona pace degli utilizzatori
indaffarati a scegliere il miglior compromesso possibile.
La classificazione SAE fondata sulla viscosità, non risponde
alla esigenza di definire il livello qualitativo e la idoneità
dei singoli prodotti ad essere impiegati in condizioni di esercizio
diverse. Si è resa quindi necessaria l'introduzione di altri
sistemi di classificazione.
La prima classificazione API fu presentata ne! 1947 dall'American
Petroleum Institute (API), che definì tre tipi di olio motore
in base alla loro additivazione. Essi erano: Regular, Premium, Heavy
Duty (HD).
In linea generale gli oli del tipo Regular erano minerali puri,
quelli tipo Premium contenevano inibitori di ossidazione e quelli
Heavy Duty (HD) contenevano inibitori di ossidazione e limitate
quantità di additivi detergenti-disperdenti.
Le denominazioni Premium ed HD sono ancora impiegate, ma con significato
diverso da quello che avevano in origine: Premium indica genericamente
un prodotto di buona qualità mentre HD contraddistingue gli
oli con alte proprietà detergenti-disperdenti. Questa classificazione
non teneva conto delle differenti esigenze di lubrificazione dei
motori a benzina e di quelli Diesel; inoltre non prendeva in considerazione
le diverse condizioni di funzionamento dei motori. Per tali ragioni
sia i costruttori di motori che i produttori di olio riconobbero
che essa era del tutto inadeguata.
Di conseguenza l'API, con la cooperazione dell'American Society
for Testing and Materiais (ASTM) sviluppò nel 1952 un nuovo
sistema di classificazione; detto sistema fu revisionato nel 1955
ed ancora nel 1960.
La seconda classificazione API descriveva le condizioni di servizio
dei motori. Essa prevedeva tre servizi diversi per i motori a benzina
(ML, MM, MS) e tre per i motori Diesel (DG, DM, DS).
Significato delle sigle per i motori benzina:
"ML" Funzionamento a velocità, potenze e temperature
moderate. Motori non severi verso la formazione di depositi, corrosione,
usure.
"MM" Funzionamento a velocità, potenze e temperature
relativamente elevate. Motori non severi per quanto riguarda formazione
di depositi e corrosione.
"MS" Servizio molto severo corrispondente ad una marcia
stop and go ed a marcia autostradale
Per i motori diesel
"DG" Condizioni di esercizio poco gravose, limitate velocità,
percorsi pianeggianti. Motori con scarsa tendenza alla formazione
di depositi ed alla corrosione.
"DM" Condizioni di esercizio relativamente severe sia
per la velocità, i carichi e le temperature, sia per il contenuto
di zolfo del combustibile.
"DS" Condizioni di esercizio molto severe: impiego di
carburanti ad elevato tenore di zolfo; motori molto severi, in particolare
se sovralimentati.
Per quanto riguarda i lubrificanti per motori Diesel, non essendosi
raggiunto l'accordo sui metodi di prova da adottare, invalse l'uso
di considerare idonei ai servizi DG, DM e DS gli oli che rispondevano
alle seguenti specifiche:
- Servizio DG: Specifica MIL-L-2104 A dell'USA Departement of the
Army o specifica Militare Britannica DEF-2101-C.
- Servizio DM; Specifica U.S. Army 2-104B Supplement 1, o MIL-L-2104
B, o DEF-2101-D.
- Servizio DS: Specifica MIL-L-45199 B, o Caterpillar Superior Lubricant
Series 3.
La seconda classificazione API era già un grande passo in
avanti rispetto alla precedente, ma, come abbiamo visto non stabiliva
quali dovessero essere le prestazioni dell'olio per essere idoneo
ai diversi servizi. Si era creata inoltre la necessità di
un sistema più flessibile, aperto cioè ai prodotti
più avanzati che, come era prevedibile, sarebbero stati formulati
successivamente alla sua definizione.
Per tali ragioni, nel biennio 1969-1970 l'API, l'ASTM e la SAE cooperarono
per mettere a punto una classificazione completamente nuova.
La SAE stabilì che dovevano essere considerate otto categorie
di oli motore di interesse commerciale. Da parte sua l'ASTM stabilì
i metodi di prova e le prestazioni per ciascuna delle otto categorie.
L'API invece preparò un linguaggio d'impiego, introducendo
nuove sigle per ciascuna delle diverse condizioni di esercizio.
Il nuovo sistema di classificazione ha permesso di definire o distinguere
con migliore precisione gli oli motore in base alle loro prestazioni
e di correlare più facilmente ciascun, olio al tipo di servizio
per il quale è stato studiato.
La più recente versione (1980) della nuova classificazione
API comprende dieci tipi di servizio, sei per motori a benzina e
quattro per motori Diesel.
Le sigle dei diversi servizi sono formate da due lettere, delle
quali la prima indica se l'olio è destinato a motori a benzina
(lettera S) o a motori Diesel (lettera C) mentre la seconda è
ottenuta dalla successione delle lettere dell'alfabeto. Si hanno
quindi rispettivamente le due serie di sigle SA, SB, SC, SD, SE,
SF e CA, CB, CC, CD. Il significato della seconda lettera è
il seguente:
"A" Servizio tipico dei motori operanti in condizioni
così leggere che non è richiesta la protezione fornita
da oli additivati
"B" Servizio tipico dei motori operanti in condizioni
così leggere tali da richiedere una protezione molto limitata
quale quella ottenibile con una minima additivazione. Questo tipo
di olio fornisce unicamente protezione all'usura, potere antiossidante,
anticorrosione.
"C" Gli oli previsti per questo servizio sono in grado
di controllare e limitare la formazione dei depositi ad alta temperatura,
l'usura, la ruggine e la corrosione.
"D" Gli oli previsti per questo servizio impartiscono
una miglior protezione contro la formazione di depositi ad alta
e bassa temperatura contro l'usura, la ruggine e la corrosione rispetto
a quelli relativi al servizio C
"E" Gli oli previsti per questo servizio impartiscono
una migliore protezione contro l'ossidazione, la formazione dei
depositi ad alta temperatura, la ruggine e la corrosione rispetto
a quelli relativi al servizio C e D
"F" Gli oli sviluppati per questo servizio presentano
una maggiore stabilità all'ossidazione e migliori proprietà
anti usura in confronto agli oli designati per il servizio "E".
Questi oli inoltre, forniscono protezione contro la formazione di
depositi, ruggine e contro la corrosione. Oli rispondenti alla classifica
"F" possono essere raccomandati in luogo di quelli "E"
"D" o "C".
I dati appena visti fanno riferimento alla classificazione API
generata dai costruttori americani. Abbiamo anche un comitato di
costruttori del mercato europeo con sigla CCMC che ha redatto una
ulteriore classificazione degli oli.
Abbiamo in questo caso degli indici di comportamento dell'olio costituiti
da un numero preceduto da una lettera ad esempio G2 per un lubrificante
destinato per un motore a benzina e PD2 per un lubrificante destinato
per un motore diesel.
Oggi si usa anche la classificazione ACEA (Associazione Costruttori
Europei di Automobili) che raggruppa gli oli in tre grandi categorie
A (benzina) B (diesel) E (diesel per veicoli industriali). Il numero
che segue la lettera (1, 2 , 3 ecc.) non denotano la qualità
crescente degli oli, ma la loro predisposizione per per impieghi
specifici: "1" se economizzatori di energia, "2"
se per usi normali, "3" se per usi gravosi. Qualitativamente
si può dire solo che quelli col numero 3 sono migliori di
quelli col numero 2. Uno stesso olio può avere una classificazione
in ambito benzina e diesel.
Attualmente, per ridurre gli attriti, raffreddare i pezzi in movimento,
limitare l'usura, mantenere puliti i meccanismi, proteggere contro
la corrosione e contribuire alla tenuta, si utilizzano due tipi
di oli: oli minerali (ricavati dal petrolio grezzo) e oli sintetici
(ricavati da processi chimico-fisici) o semi-sintetici, cioè
misti con un minimo del 25% di sintetico. Le principali caratteristiche
degli oli sintetici sono: viscosità (resistenza interna),
punto di infiammabilità, punto di congelamento, grado di
acidità e loro variazioni con l'uso e la temperatura e possono
quindi essere impiegati in condizioni più gravose rispetto
agli oli minerali.
Le sigle che compaiono sui contenitori dei lubrificanti ne illustrano
le caratteristiche con riferimento a test eseguiti secondo determinati
standard, sia delle Case automobilistiche che di Associazioni o
Organismi statali.
|