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di Lucio Viganò
Agli appassionati di informatica, o a coloro che per diversi motivi
ne seguono l’evoluzione, non è certamente sfuggito,
lo scorso mese di ottobre - il 22 per la precisione - il lancio
di Windows 7, il nuovo sistema operativo per computer e notebook,
ideato da Microsoft (la software house di Redmond, Washington),
il cui compito è quello di raccogliere la pesante eredità
del sistema operativo precedente, ovvero Windows Vista nelle sue
varie versioni.
Come si ricorderà, Vista fu commercializzato all’inizio
del 2007 con l’intento di sostituire Windows XP, il precedente
sistema operativo, presente ormai da cinque anni sul mercato. Se
per qualcuno cinque anni possono sembrare pochi, occorre ricordare
che nel campo della tecnologia pochi anni possono spesso diventare
un’enormità. Molte volte lo sviluppo di un nuovo sistema
operativo ha origine dall’esigenza di introdurre miglioramenti
che ne consentano un funzionamento ottimale sull’hardware
– le macchine – di nuova generazione; computer sempre
più sofisticati e performanti, infatti, per dare il meglio
in termini qualitativi nonché di prestazioni pure, richiedono
la presenza di software sempre aggiornato, il cui sviluppo stimolerà
a sua volta la progettazione di macchine sempre più sofisticate,
in una frenetica corsa senza fine. In questo caso la metafora del
gatto che si morde la coda è perfettamente calzante ed efficacemente
esplicativa.
Un altro motivo che favorisce l’evoluzione di un sistema operativo
è la necessità di correggere i difetti (falle in gergo
tecnico) che via via si presentano durante l’utilizzo quotidiano
da parte di milioni di utenti, che ne divengono perciò gli
involontari ed inconsapevoli tester. Anche se periodicamente le
case produttrici rilasciano gli aggiornamenti, che servono a correggere
gli errori di programmazione, dopo un certo periodo – qualche
anno, mediamente – si rende necessario lo sviluppo di un sistema
operativo nuovo di zecca che, facendo tesoro dell’esperienza
maturata sul campo, sia immune dai problemi che hanno afflitto le
versioni precedenti e che contemporaneamente integri le conoscenze
e le tecnologie sviluppatesi nel frattempo, con una particolare
attenzione nei confronti dei virus informatici, divenuti sempre
più aggressivi e invasivi grazie allo sviluppo di internet;
di questo problema e dei suoi risvolti sociali e d economici si
è trattato ampiamente sulle pagine di questo giornale.
Windows Vista, che nelle premesse avrebbe dovuto essere il miglior
sistema ope-ativo di casa Microsoft, fin dall’esordio non
si è rivelato all’altezza delle aspettative; le innovazioni
introdotte (in particolare Aero, la nuova interfaccia grafica),
se da una parte hanno contribuito a creare uno strumento moderno
e piacevole a vedersi, dall’altra hanno determinato un aumento
consistente del fabbisogno di risorse, in particolar modo per quanto
riguarda la velocità del processore e la memoria installata.
Il risultato finale è stato un sistema operativo complesso,
lento in fase di avvio e bisognoso di computer molto potenti per
venire incontro alle necessità dell’elaboratore. Per
queste ragioni, non potendo essere implementato in macchine magari
non recentissime, è stato snobbato soprattutto dalle aziende,
poco propense a disfarsi di computer perfettamente funzionanti,
solo per accogliere il nuovo sistema operativo, senza ottenere in
cambio alcun beneficio in termini di efficienza e produttività.
Cosicché hanno continuato a preferirgli il vecchio ma affidabile
XP, tant’è vero che la sua uscita di scena, che avrebbe
dovuto avvenire contestualmente al lancio di Vista, è stata
prorogata almeno fino a metà del 2010, grazie anche al successo
ottenuto da questo sistema operativo sui netbook (categoria di computer
ultraportatili, di cui si è parlato sul numero 120 di Insieme).
Nato quindi per rimediare ai problemi di Vista, Windows 7 è
stato progettato partendo proprio dalle osservazioni degli utenti
e, sebbene all’apparenza i due prodotti siano molto simili,
sotto il cofano le differenze sono più marcate. La velocità,
innanzitutto; i test eseguiti dalle riviste specializzate hanno
evidenziato una maggiore velocità nella fase di avvio e nell’esecuzione
di programmi; è stato drasticamente ridotto il fabbisogno
di risorse, a tutto vantaggio dell’efficienza, della silenziosità
e del risparmio energetico, ottenuto anche grazie al minor sviluppo
di calore.
Anche se Windows 7 non è un sistema operativo nuovo, essendo
completamente derivato da Vista, di cui ne rappresenta l’evoluzione,
sono stati introdotti alcuni miglioramenti nell’architettura
del software che, pur non potendo essere definiti come fondamentali,
hanno determinato maggiore usabilità e stabilità del
sistema, rendendolo, come si dice in gergo, più user-friendly,
vale a dire di impatto più amichevole.
L’unica nota negativa, che ha portato parecchia delusione
sul mercato, riguarda il prezzo di vendita al pubblico: ben 129
Euro la versione di aggiornamento dal sistema operativo precedente
e 209 Euro la versione full; una cifra che da tutti è stata
ritenuta eccessiva, considerato che Win 7 in fondo è ciò
che avrebbe dovuto essere Vista se fosse stato progettato con maggiore
attenzione. A titolo di paragone basti pensare che Apple, il noto
marchio concorrente di Microsoft, produttore di iMac e iBook, le
linee di PC e portatili ambitissimi per design, prestazioni ed affidabilità,
ha recentemente lanciato sul mercato Snow Leopard, aggiornamento
del precedente sistema operativo, a soli 29 Euro.
L’elevato costo di aggiornamento del software, ritenuta da
molti una dimostrazione di scarsa sensibilità verso la propria
clientela, determinerà sicuramente un incremento del numero
di utenti che gradualmente migreranno da Microsoft verso la Casa
di Cu-pertino, che già tanto successo ha ottenuto con l’iPod,
il lettore musicale mp3 (Insieme numero 106) e l’Iphone, lo
smartphone che in breve tempo è diventato l’oggetto
del desiderio per migliaia di persone.
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