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di Lucio Viganò
Con questo numero di Insieme terminiamo il confronto tra le principali
tipologie di schermi televisivi oggi sul mercato, analizzando pregi
e caratteristiche dei televisori a cristalli liquidi (LCD, Liquid
Crystals Display). Nella 1a parte di questa comparazione (Insieme
numero 6/2008), abbiamo visto che gli schermi al plasma, a fronte
di una eccellente qualità dell’immagine (nitidezza
e profondità, saturazione e resa cromatica nonché
elevato contrasto), soffrono di problemi strettamente connessi alle
caratteristiche tecniche del pannello, sintetizzabili con il fenomeno
della ritenzione di immagine o peggio del burnin (degradazione permanente
dei pixel con la formazione di immagini fantasma); questi problemi,
in parte risolti dalle nuove tecnologie, non sono rilevanti in un
utilizzo normale dell’apparecchio ma, essendo presenti nei
televisori attualmente in commercio, è giusto tenerne conto
in previsione dell'eventuale acquisto.
Vedremo quindi da vicino le principali caratteristiche dello schermo
a cristalli liquidi, questa promettente, moderna tecnologia che
contende al rivale il primato nelle vendite di televisori a grande
schermo e non.
Un po' di storia, innanzitutto, per comprendere appieno gli argomenti
che saranno trattati nel corso dell'articolo. Contrariamente a quello
che si possa pensare, la scoperta dei cristalli liquidi non è
affatto recente, ma risale intorno al 1888 ad opera del botanico
austriaco Friedrich Reinitzer, che scoprì questa fase della
materia maneggiando un composto organico, il benzoato di colesterile,
sostanza che all'innalzamento della temperatura non passava direttamente
dallo stato solido a quello liquido, ma aveva una fase in cui possedeva
caratteristiche intermedie, non era cioè né liquido
né solido. Da qui l'apparente contraddizione del termine
di cristallo liquido, a sintetizzare efficacemente questo particolare
stato fisico della materia. Ovviamente l'argomento è assai
più complesso di quanto queste poche righe lascino intendere,
ma, come si può ben capire, lo scopo di questa rubrica non
è la divulgazione di un trattato di fisica ma persegue il
ben più modesto obiettivo di spaziare nel campo della tecnologia
applicata ai beni di largo consumo, finalizzato al conseguimento
di una migliore qualità della vita.
Nel corso degli anni, con il progresso della scienza, i cristalli
liquidi hanno trovato applicazione in campo scientifico e industriale,
prima di conoscere, nei primi anni 70, grande popolarità
nell'elettronica di consumo, con il primi orologi e le prime calcolatrici
tascabili che montavano schermi a cristalli liquidi.
Ma il settore che ha decretato la fortuna di questa tecnologia e
la sua capillare diffusione è stato quello dell'informatica,
dove gli schermi a cristalli liquidi dei moderni computer hanno
soppiantato definitivamente i vetusti ed ingombranti monitor a tubo
catodico; questo successo è stato decretato dall'eleganza,
dalla versatilità e dal facile inserimento di questi accessori
nell'arredamento moderno, complice anche la produzione su scala
industriale che ne ha abbassato notevolmente i prezzi. Solo negli
ultimi anni abbiamo assistito alla diffusione di questa tecnologia
anche nel campo dell'intrattenimento domestico, dove è sempre
più facile trovare televisori che montano pannelli a cristalli
liquidi, in diretta concorrenza con la tecnologia al plasma.
Come tutte le cose di questo mondo, d'altro canto, anche gli schermi
a cri-stalli liquidi posseggono pregi e difetti e, come il precedente
articolo, anche questo si prefigge lo scopo di elencare gli uni
e gli altri per aiutare il potenziale acquirente nella scelta migliore
possibile, in base alle proprie esigenze.
La principale differenza tra un pannello al plasma ed uno LCD sta
nel fatto che in quest'ultimo i pixel non emettono luce propria,
ma sono retroilluminati da una sorgente di luce bianca non polarizzata;
le qualità e gli inconvenienti di questa tecnologia derivano
tutte da questa caratteristica.
Tutte le sorgenti luminose sono costituite da onde elettromagnetiche,
i cui campi elettrici si diffondono nell'ambiente in ogni direzione,
perpendicolarmente all'asse di propagazione; se poniamo dinanzi
ad una sorgente luminosa un filtro polarizzatore, la luce in uscita
dal filtro sarà orientata su un unico piano di propagazione,
verticale od orizzontale; se applichiamo un secondo polarizzatore
perpendicolare al primo, il transito della luce sarà interrotto.
Questo principio sta alla base del funzionamento dei pannelli LCD.
Posizionando infatti tra i due polarizzatori un cristallo liquido
cui è stata applicata una tensione elettrica, esso ruoterà
il piano di polarizzazione della sorgente luminosa allineandolo
con il secondo polarizzatore, consentendo il passaggio della luce.
In questo modo è possibile variare i piani di polarizzazione
per regolare il passaggio della luce in base all'immagine che si
vuole ricostruire, semplicemente agendo sulla tensione applicata
al cristallo liquido; l'inserimento di filtri colorati nei sotto-pixel,
analogamente a quanto avviene con i pannelli al plasma, completa
l'opera restituendo un immagine con le tonalità ed i colori
originari.
Poiché, come abbiamo visto, la lampada che illumina i pixel
non si spegne mai, i colori scuri ed il nero in particolare sono
ottenuti attraverso l'intervento sui cristalli liquidi, impedendo
come abbiamo visto sopra il passaggio della luce; l'interruzione
tuttavia non è mai totale, perché una minima parte
di luce riesce comunque a passare; per questo motivo la resa del
nero non è paragonabile a quella dello schermo al plasma,
dove esso viene ge-nerato spegnendo il pixel corrispondente, creando
così il nero assoluto. Qui sta il principale difetto dello
schermo LCD. Anche l'altro difetto di questa tecnologia è
da ricondurre alla retroilluminazione sempre presente ed è
comunemente noto come effetto scia; a differenza del plasma, dove
la scena successiva viene generata “ex novo” spegnendo
ed accendendo i pixel interessati, nel pannello LCD, dove la lampada
di retroilluminazione è sempre accesa, le parti chiare o
scure di un'immagine sono ottenute con l'intervento sul cristallo
liquido; il tempo impiegato per passare da “tutto aperto”
a “tutto chiuso” o viceversa, è chiamato tempo
di latenza ed è nell'ordine di alcuni millisecondi, a volte
poco adatto alla riproduzione di immagini in rapido movimento, quali
sono ad esempio quelle dei film d'azione. Infine il terzo difetto
degli schermi a cristalli liquidi è il ridotto angolo di
visione, diretta conseguenza della luce polarizzata che attraversa
lo schermo; tutti noi ci saremo certamente accorti, osservando un'immagine
sul monitor LCD di un computer, che cambiando l'angolo di osservazione
dell'immagine, il contrasto e la luminosità della scena vengono
progressi-vamente degradati sino a divenire inaccettabili agli estremi
del campo.
Anche in questo come in altri settori, tuttavia, la tecnologia sta
facendo passi da gigante ed i problemi sopra accennati sono stati
parzialmente risolti con l'adozione di tecniche costruttive innovative
ed oggigiorno non costituiscono più un limite all'acquisto,
se la scelta viene fatta consapevolmente.
Per contro però il pannello LCD possiede pregi che lo rendono
spesso preferibile ai concorrenti; in primo luogo, poiché
come abbiamo visto, i pixel non generano luce propria, essi sono
immuni dal temuto fenomeno del burnin caratteristico degli schermi
al plasma. Su un pannello LCD possono essere visualizzate quante
si vuole scene statiche senza che si possa mai verificare il fenomeno
dell'immagine fantasma. Un altro vantaggio è la grande stabilità
dell'immagine riprodotta attraverso un pannello LCD, totalmente
priva di sfarfallio; anche vista da vicino, essa non affaticherà
mai la vista. Infine l'adozione di tecniche costruttive come la
litografia, ha consentito di produrre schermi a cristalli liquidi
di ridotte dimensioni, aumentandone la versatilità.
Notizie dell'ultim'ora dal mondo dell'industria indicano che due
colossi giapponesi, Pioneer e Hitachi, grossi produttori di pannelli
al plasma, ne cesseranno a breve la produzione, a tutto vantaggio
degli schermi LCD; un grosso passo in avanti verso la diffusione
di questa tecnologia, che sembra destinata a vincere la battaglia.
Un segnale forse non definitivo, ma sicuramente importante per tutti
coloro che si accingono a fare il grande passo dell'acquisto.
Ma, come ripetuto spesso in questa rubrica, la tecnologia invecchia
assai rapidamente e già si annuncia all'orizzonte un concorrente
temibile per gli schermi a cristalli liquidi: la tecnologia oled,
di cui si parla già e che sembra promettere prestazioni di
assoluta eccellenza; per ora ancora penalizzata da costi elevati,
essa è attualmente implementata negli schermi di alcuni telefoni
cellulari di fascia alta mentre nel campo dell'intrattenimento dome-stico
non sembra essere attesa prima di cinque o sei anni, ma non si sa
mai...
Nel prossimo numero di Insieme esamineremo le caratteristiche e
le applicazioni di questa nuova branca della tecnologia, giusto
per conoscere con anticipo ciò che si profila all'orizzonte.
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