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di Lucio Viganò
Quando questo numero di Insieme giungerà nelle case di soci
e simpatizzanti del Camper Club La Granda, l’estate 2008 sarà
ormai un ricordo – si spera bello – e l’autunno
si starà avvicinando a grandi passi. Con l’arrivo della
stagione fredda tornerà ad essere piacevole trascorrere le
serate in famiglia, magari davanti alla tv, guardando un film oppure
uno spettacolo di varietà. La televisione fa oggi la parte
del leone nel campo delle attività ludiche della famiglia
nel dopo-cena, superando di gran lunga altre forme di intrattenimento
domestico, quali ad esempio la lettura, la conversazione fra amici
o il gioco delle carte.
Complice di questa rapida evoluzione è senza dubbio la grande
offerta di contenuti provenienti dalle reti nazionali, pubbliche
o private, nonché dai canali satellitari a pagamento e dai
complementi dell’home entertainment quali il videoregistratore
o il più recente lettore DVD, di cui almeno un esemplare
non manca nelle famiglie italiane. Basta recarsi in qualsiasi centro
commerciale per verificare come l’offerta di prodotti dell’elettronica
di consumo sia ormai la più ricca e diversificata possibile.
Nel campo degli apparecchi televisivi poi, si è assistito
da qualche anno ad una vera e propria invasione di componenti a
grande schermo dotati di pannelli al plasma o a cristalli liquidi.
L’acquisto di un televisore di ultima generazione, di generose
dimensioni, rappresenta ormai il sogno nel cassetto per molte famiglie
e l’arrivo dell’inverno prossimo sarà per tanti
l’occasione di veder realizzato questo desiderio. Il motivo
è presto detto: il livello di coinvolgimento del grande schermo
è insuperabile; la visione di un film o di una partita di
calcio su uno schermo di dimensioni adeguate è in grado di
regalare emozioni inarrivabili con il televisore tradizionale. Come
accennato in precedenza, l’interesse verso questi nuovi oggetti
del desiderio è verificabile quotidianamente recandosi in
uno qualunque dei centri di vendita, dove è possibile vedere
aggirarsi tra gli scaffali persone con aria smarrita, confuse tra
pollici, diagonali, risoluzione, pixel, HD Re-ady, Full HD, plasma,
LCD e via discorrendo, in una miriade di termini tecnici sconosciuti
ai più. Spesso i commessi ci mettono del loro, con spiegazioni
sommarie o imprecise, o peggio ancora indirizzando il potenziale
cliente a scegliere non in base alle proprie esigenze bensì
a quelle del negozio.
Questo articolo si rivolge quindi a questo bistrattato signor nessuno,
con l’ambizioso intento di aiutarlo a fare un po’ di
chiarezza, forzando l’impenetrabile barriera tecnologica che
circonda questo mercato.
L’acquisto di un televisore a grande schermo costituisce sempre
un passo importante ed anche se i costi sono oggi abbordabili senza
particolari problemi, rimane comunque un investimento economico
significativo, che è bene sia fatto con cognizione di causa.
Sapere con esattezza ciò che si compra dà la sensazione
di aver ben speso i propri soldi ed evita delusioni e rammarichi
in futuro.
Iniziamo allora dalle dimensioni: le più grandi possibili,
compatibilmente con le proprie risorse economiche e con la volumetria
del soggiorno dove andrà collocato; la definizione dei moderni
schermi televisivi, abbinata ad una diagonale di 42” o più,
può regalare le stesse emozioni che si provano al cinema,
dove la spettacolarità dello schermo panoramico assicura
un livello di coinvolgimento che non è minimamente confrontabile
con gli schermi televisivi cui siamo da anni abituati.
Un altro importante criterio di scelta è la definizione:
oggi sul mercato esistono pannelli HD-ready e full HD, che si differenziano
per il livello di risoluzione massima supportata; si va dai 921.600
pixel (1280×720) per l’HD-ready (letteralmente “pronto
per l’alta definizione”), ai 2.073.600 pixel (1920×1080p)
a scansione progressiva per il Full HD (letteralmente “Alta
definizione piena”), che rappresenta al momento lo stato dell’arte
nel settore. È evidente quindi che, volendo fare un acquisto
intelligente, la scelta dovrebbe cadere esclusivamente sul full
HD, quantomeno per essere certi di avere un apparecchio televisivo
di ultima generazione che mantenga almeno per qualche anno il proprio
valore di mercato, vista la velocità con la quale invecchiano
i prodotti ad elevato contenuto tecnologico. È necessario
tuttavia chiarire che un televisore ad alta definizione non può
assolutamente migliorare la qualità di una trasmissione televisiva
trasmessa con gli standard attuali: solo i programmi originariamente
diffusi in alta definizione potranno essere riprodotti appropriatamente
dal nostro apparecchio di ultima generazione. Questo è purtroppo
un dettaglio che spesso i rivenditori distratti “dimenticano”
di chiarire con i clienti più confusi e disinformati; cosicché
può capitare che un acquirente sprovveduto porti a casa un
televisore ad alta definizione, convinto di migliorare la qualità
dei programmi trasmessi in definizione standard. È chiaro
che il nostro ipotetico personaggio andrà incontro ad una
cocente delusione, oltre ad aver speso inutilmente una discreta
sommetta. A questo proposito, è opportuno ricordare che attualmente
soltanto l’emittente satellitare Sky trasmette alcuni canali
in alta definizione, in grado di valorizzare un pannello HD-ready
o full HD. Se nel prossimo futuro non si ha l’intenzione di
abbonarsi a Sky e non si vuole acquistare nemmeno un lettore Blu-ray
(vedi Insieme 116-5/2008), forse sarebbe più saggio attendere.
L’ultimo criterio di scelta riguarda le caratteristiche del
pannello; chi si avvicina all’acquisto, spesso è assillato
dal dubbio: è meglio un tv al plasma o a cristalli liquidi?
Apparentemente sono identici… ma qual è la differenza?
In effetti, giusto per fugare ogni perplessità, costituiscono
entrambi un’ottima scelta; vi sono però delle differenze
che è bene conoscere a priori.
Contrariamente a quanto si possa pensare, la tecnologia al plasma
non è affatto recente, essendo nata intorno agli anni 60,
anche se occorre arrivare ai primi anni novanta per vederne le prime
applicazioni in campo industriale e commerciale. Il principio di
funzionamento è per la verità piuttosto semplice:
ogni pixel dello schermo è composto da tre sotto-pixel, ognuno
dei quali è in grado di emettere una luce monocromatica in
uno dei tre colori primari (rosso, verde e blu); l’appropriato
abbinamento di questi colori è in grado di visualizzare un’infinità
di tonalità. Ogni sotto-pixel è di fatto una microscopica
lampada fluorescente, contenente un gas rarefatto che quando viene
eccitato da un campo elettrico si trasforma in plasma ed emette
un fotone ultravioletto, invisibile però all’occhio
umano; ricoprendo l’interno della microcella con uno scintillatore,
un fosforo colorato sensibile ai raggi UV, il segnale diviene visibile
e va a formare l’immagine finale che noi vediamo sullo schermo.
Questo principio di funzionamento, come vedremo più avanti,
costituisce il principale difetto degli schermi al plasma.
Per le peculiarità viste sopra, la tecnologia attuale non
è in grado di produrre pixel più piccoli di 0,5/0,6
mm; questo è il motivo per cui non sono in commercio schermi
al plasma al di sotto di 32”. Il problema principale cui va
incontro uno schermo al plasma è però un altro ed
è conosciuto con il termine di ritenzione d’immagine;
la prolungata eccitazione dei fosfori, che avviene tipicamente attraverso
la riproduzione di un’immagine statica, specie se molto luminosa,
quale ad esempio il logo del canale televisivo che stiamo vedendo,
è in grado di creare un’immagine fantasma che persiste
temporaneamente anche dopo aver cambiato canale o inquadratura.
Questo problema, di cui soffrono in misura minore anche i comuni
televisori a tubo catodico, scompare dopo qualche decina di minuti
oppure spegnendo il televisore.
Ma se l’immagine statica viene visualizzata per molto tempo
(pensiamo ad esempio al caso in cui lo schermo sia utilizzato in
un sistema di video sorveglianza, in cui viene monitorato il tratto
di una strada per ventiquattr’ore al giorno), l’immagine
fantasma diviene permanente e non può più essere rimossa,
causando il fenomeno chiamato burnin, in pratica la bruciatura irreversibile
dei fosfori interessati. I progressi raggiunti dalla tecnica in
questo ultimi anni, se non sono ancora riusciti ad eliminare il
fenomeno, ne hanno tuttavia minimizzato la portata, tanto da poter
tranquillamente affermare che l’uso “normale”
di uno schermo al plasma è in grado di assicurare per anni
un funzionamento senza problemi. Con il tempo inoltre anche i gas
di xeno e neon con i quali sono riempite le cellette, tendono naturalmente
ad esaurirsi, perdendo quindi le caratteristiche originarie. I televisori
al plasma di ultima generazione hanno però una vita media
parecchio elevata, stimabile in circa 100.000 ore, sicuramente molto
superiore al suo invecchiamento tecnologico, che ci spingerà
a sostituirlo con un modello più evoluto in tempi più
rapidi!
Per contro, invece, uno schermo al plasma offrirà allo spettatore
una gamma infinita di colori saturi, brillanti ed estremamente realistici,
con tonalità di “nero assoluto” profonde e suggestive,
ideali per la visione dei film, nonché un’immagine
con un elevato contrasto ed un angolo di visione molto ampio, tale
da essere fruita senza perdita di qualità anche agli estremi
del campo.
Nel prossimo numero di Insieme termineremo questa rapida carrellata
esaminando da vicino le caratteristiche del concorrente più
agguerrito dello schermo al plasma: il pannello a cristalli liquidi
o LCD.
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