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di Lucio Viganò
Molte volte, dalle pagine di questo giornale, rivolgendomi ai possessori
di computer connessi ad internet (cioè la quasi totalità),
ho sottolineato la necessità di programmare una periodica
manutenzione del proprio sistema attraverso poche e semplici operazioni,
che tuttavia rivestono un’importanza fondamentale per prevenire
l’eventualità di subire attacchi da parte dei criminali
informatici.
Ho ribadito l’importanza di installare un buon sistema antivirus,
mantenendolo aggiornato con regolarità. Troppo spesso, infatti,
nel coltivare la mia passione per l’informatica, sono entrato
in contatto con utenti i cui computer erano completamente privi
di difese, oppure con antivirus scaduti e quindi totalmente inefficaci.
Solitamente la ragione principale di questo comportamento risiede
nell’approccio totalmente passivo che questi utilizzatori
hanno con il mondo dell’informatica nei suoi più comuni
aspetti; lo scarso interesse che nutrono nei confronti del web,
limitato a qualche fugace accesso alla rete ed alla semplice gestione
della posta elettronica, li porta a non comprendere esattamente
cosa sia e quale pericolo rappresenti un virus informatico, quali
siano le sue caratteristiche ed infine come e perché possa
penetrare nel computer.
Questa categoria di utenti è quindi portata a sottovalutare
il problema o, peggio, a non prenderlo nemmeno in considerazione.
Le poche decine di euro necessarie per installare un buon antivirus
e per tenerlo aggiornato sono viste perciò come una spesa
superflua, per lo meno fino a quando il computer sembra funzionare
normalmente.
Purtroppo però la realtà è ben diversa e periodicamente
la stampa, sia quella specializzata sia quella generalista, lancia
qualche allarme sulla diffusione dei programmi informatici dannosi
e sulla sempre maggiore aggressività dei cyber criminali;
le cause principali di questo flagello sono dovute, da un lato all’enorme
diffusione dell’informatica domestica, dall’altro al
capillare avanzamento della banda larga nelle connessioni casalinghe,
complice l’offerta di tariffe a forfait sempre più
vantaggiose. Il grande numero di computer connessi alla rete in
modalità “always on”, costituisce infatti per
i criminali informatici una tentazione troppo forte per potervi
resistere.
In questo numero di Insieme esaminiamo allora una minaccia estremamente
attuale, che ha generato un livello di allarme altissimo tra gli
addetti ai lavori, per la sua importanza, la sua estensione a livello
mondiale ed il modo subdolo con cui aggredisce i sistemi informatici
e si diffonde.
Parliamo delle botnet, neologismo formato dalle parole “bot”
e “network” (rete). Il termine bot è l’abbreviazione
di robot e per analogia indica, nel mondo dell’informatica,
un programma automatico per computer, quindi la botnet altro non
è che una rete di computer robot. Ovviamente il programma
in questione è, nel nostro caso, un malware (malicius software
– programma dannoso), quindi un virus capace di creare una
rete di computer infettati. Quando si parla di rete si intende una
ramificazione a diffusione mondiale, con decine o centinaia di migliaia
di computer coinvolti, che sono passati sotto il totale controllo
dei cyber criminali che governano queste attività illecite.
I computer che compongono una botnet sono chiamati in gergo “zombie”,
termine mutuato dal cinema horror, che sta ad indicare, con agghiacciante
similitudine, un’entità che esegue ciecamente gli ordini
che gli sono impartiti da lontano.
Nei precedenti articoli sulle infezioni informatiche, ho più
volte evidenziato come i virus possano creare malfunzionamenti,
errori o addirittura blocchi del sistema e perdita di dati; ciò
avviene perché il virus interferisce pesantemente con le
attività del computer, ne limita l’operatività
e può causare arresti improvvisi; questi inconvenienti possono
essere semplici effetti collaterali, conseguenze cioè dell’attività
principale del virus, oppure possono costituire essi stessi l’obiettivo
dell’infezione; dipende dalle intenzioni del criminale responsabile.
Normalmente nelle botnet questo non avviene; al contrario, poiché
il cyber criminale ha tutto l’interesse a non farsi scoprire
per poter raggiungere agevolmente il proprio scopo, i virus delle
botnet sono molto discreti e tendono ad occultarsi perfettamente
nel sistema ospite; questa è la ragione dell’allarme
accennato all’inizio: molti possessori di computer connessi
ad internet – parliamo di milioni di utenti - non immaginano
nemmeno lontanamente che il proprio PC sia uno zombie, anche perché,
una volta installato, il malware è assai difficile da stanare.
In questo modo il cyber criminale che lo controlla può agire
indisturbato.
Vediamo quindi ora da vicino come funziona una botnet.
I criminali che stanno dietro a queste attività, creano e
diffondono un virus, un worm o un trojan che, sfruttando le falle
di un sistema informatico non protetto, riescono ad installarvisi
in profondità; le modalità di infezione sono sempre
le stesse: posta elettronica o siti web costruiti ad hoc. Una volta
insediato e dopo aver comunicato al criminale che lo controlla i
dati del sistema che ha appena infettato, il malware resta in attesa
di essere attivato. Quando il virus ha preso possesso di un numero
sufficiente di computer (da alcune centinaia a diverse decine o
centinaia di migliaia, secondo il disegno criminoso che ne è
all’origine), la botnet è creata e pronta per essere
utilizzata. È importante sapere che il cyber criminale ha
la possibilità di conoscere in ogni momento, l’entità,
la distribuzione e la consistenza della rete che ha costruito. Ma
per farne che cosa?
Le attività – tutte illegali, ovviamente – che
possono essere intraprese con una rete di zombie sono innumerevoli;
chi legge queste righe resterà sorpreso nel sapere che uno
degli scopi della creazione di una botnet è la cessione in
affitto. Sembra di leggere un romanzo di fantascienza, ma non è
così e mai come in questo caso si può dire che la
realtà ha superato la più fervida delle fantasie.
Una volta formata la rete, la si mette sul mercato pronta per essere
affittata – un tot a zombie – a chi se ne vuole servire;
siate pur certi che se è vero che né io né
voi sapremmo come fare e a chi rivolgerci per stipulare un contratto
del genere, nel giro della criminalità informatica lo si
sa benissimo!
Uno degli utilizzi di una botnet, ad esempio, è quello di
inondare i PC di tutto il mondo con milioni di e-mail spazzatura,
la cosiddetta spam, ovvero tutta quella posta elettronica non richiesta
che ognuno di noi si trova quotidianamente nella propria casella.
In questi messaggi truffaldini si offre di tutto: orologi di marca
e software delle migliori marche a prezzi stracciati, ad esempio;
ma nemmeno il famoso Viagra e prodotti simili sono riusciti ad evitare
di essere oggetto di spam; chiunque possieda una connessione ad
internet lo ha certamente verificato di persona. Qualche tempo fa
– Insieme n° 99 – ho parlato a lungo del phishing,
una tecnica studiata ad arte per carpire, sempre a fini illegali,
i dati riservati degli internauti attraverso la creazione di messaggi
di posta elettronica appositamente creati; anche questo è
un tipico campo di impiego delle botnet.
Il perché è presto detto: maggiore è il numero
di messaggi inviati, maggiori sono le probabilità che qualche
sprovveduto abbocchi, senza contare che, particolare fondamentale,
attraverso gli zombie, i cui possessori sono assolutamente ignari
di quanto sta accadendo, non è possibile risalire all’artefice
della truffa, ben nascosto dietro alla sua botnet, in qualche remota
parte del mondo.
Ma il più spettacolare e imponente utilizzo delle botnet
è quello conosciuto con il nome di “attacco DoS”,
acronimo di Denial of Service ovvero, tradotto letteralmente “Negazione
del Servizio”; meglio ancora, la variante più aggressiva
e devastante chiamata “attacco DDoS”, (Distributed Denial
of Service – attacco DDoS distribuito).
Con questo termine si definisce la capacità della botnet
di ingolfare ripetutamente un determinato servizio web paralizzandone
l’attività. Se il bersaglio dell’attacco è,
poniamo, un Ente Istituzionale o un’azienda che pratica il
commercio on-line, si otterrà la totale impossibilità
di accedere al sito da parte dei normali utenti, con conseguente
perdita di credibilità ed immagine nel primo caso e di un
notevole danno economico nel secondo.
Per scatenare questo attacco, il cyber criminale che controlla la
botnet impartisce ai PC zombie l’ordine di inviare, verso
l’indirizzo web del sito preso di mira, milioni di pacchetti
di dati contemporaneamente; poiché i server del sito sotto
attacco, per motivi strutturali, non sono in grado di gestire una
così imponente mole di traffico, si bloccano paralizzando
completamente tutta l’attività on-line dell’ente
o della società colpita. Dal momento che un attacco DDoS
avviene in totale automatismo, esso può durare anche mesi,
con un danno incalcolabile per le vittime designate.
Si può ben capire, quindi, perché le botnet generino
tanto allarme tra i responsabili della sicurezza informatica e non
solo. recentemente l’FBI, in collaborazione con la polizia
neozelandese, ha individuato un diciottenne, dal nome in codice
Akill, sospettato di essere a capo di una botnet composta da oltre
un milione di computer infettati.
Purtroppo, contro le botnet non c’è nulla da fare;
le insidie si celano dappertutto e non è possibile prevedere
in anticipo se il sito sul quale stiamo navigando o la mail che
abbiamo ricevuto possano condurre un’infezione; l’unico
rimedio, se si è certi che il proprio computer è diventato
uno zombie, è la formattazione dell’hard disk ed il
ripristino del sistema.
L’unica difesa rimane la prevenzione: tanto buonsenso durante
la navigazione ed un buon antivirus che ci protegga dalle insidie
più comuni.
E un po’ di fatalismo: il Male è sempre esistito ed
esisterà sempre; quella che abbiamo visto ne è soltanto
l’ultima manifestazione.
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