SCHEDE TECNICHE - VARIE
"La tecnologia Wimax"

di Lucio Viganò

Con questo numero di Insieme, concludiamo la serie di articoli che hanno avuto come argomento il campo delle connessioni senza fili, nelle sue più diverse tipologie (Insieme 4–5/2007) . Oggi esaminiamo quindi la più im-portante delle promettenti tecnologie che stanno per affacciarsi sul merca-to: il WiMax.
Il termine WiMax è l’acronimo di Worldwide Interoperability for Micro-wave Access e si riferisce alla tecnologia di accesso a reti di telecomunica-zioni senza fili a banda larga. Caratteristica fondamentale del WiMax è la possibilità di avere, nelle zone coperte dal servizio, connessioni a basso co-sto e ad elevata velocità, con un’ampiezza di banda di circa 74 Mbit/s. Per la diffusione del segnale sono utilizzate stazioni base collocate in punti strategici del territorio, analogamente a quanto avviene ormai da decenni nel campo della telefonia mobile; ognuna di esse sarà in grado di irradiare il proprio segnale in un raggio di cinquanta chilometri senza necessità di collegamento “a vista” con l’utente finale, che disporrà pertanto di una connessione ad internet veloce, a basso costo e senza la necessità di ap-poggiarsi al cosiddetto ultimo miglio (il doppino di rame che collega la po-stazione domestica alla centrale telefonica), che tante polemiche ha scate-nato negli ultimi anni.
Sarà tuttavia necessario verificare se, con l’avviamento a regime del Wi-Max e l’uso intensivo che ne conseguirà, le specifiche appena menzionate saranno confermate o se dovranno essere riviste, essendo questa una tecno-logia recentissima ed ancora in fase di avvio, i cui valori assoluti sono con-seguentemente validi a livelli teorici, ossia esprimono unicamente le po-tenzialità che il sistema è in grado di sviluppare; è risaputo che, quasi sem-pre, nel passaggio dalla teoria all’applicazione pratica “sul campo”, spesso intervengono fattori esterni a ridimensionare le aspettative.
Va però detto che la comunità scientifica si aspetta molto da questa nuova tecnologia, che allo stato è la più avanzata possibile ed a livello teorico an-che la più promettente; nei Paesi in cui essa è già una realtà, peraltro, non risulta siano sinora emersi problemi significativi.
Per quanto detto, si evidenzia chiaramente che questa nuova tecnologia è in grado di portare la connessione internet a banda larga in quelle zone finora non coperte dal servizio perché economicamente non conveniente; questo riguarda in particolar modo l’Italia, dove secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), si stima che la percentuale di penetrazione sul territorio della banda larga sia intorno all’11,9%, collo-cando il nostro paese al diciannovesimo posto, dietro alla Germania e pri-ma di Spagna, Portogallo e paesi dell’Est (dati del 2005).
Con queste premesse, è lecito sperare che una rapida evoluzione del Wi-Max possa consentire, nel giro di pochi anni dall’entrata a pieno regime, di abbattere lo scoglio del digital divide (divario digitale).
Occorre però a questo punto chiarire che cosa si intende per digital divide. Questo termine è stato coniato per distinguere chi può avere accesso alle tecnologie digitali da chi invece ne è escluso. La nascita e la rapida evolu-zione del web hanno consentito di avvicinare i popoli e di promuovere, at-traverso la rete, la conoscenza universale; oggigiorno internet è un impor-tante fenomeno culturale mondiale e costituisce una finestra sull’umanità intera, oltre a rendere più agevole l’accesso all’informazione e ad una e-norme quantità di servizi; ciò ha indubbiamente prodotto un consistente miglioramento della qualità della vita per milioni di persone.
Non per tutti, però.
Ancora oggi una grossa fetta della popolazione mondiale non ha questo privilegio e questo avviene non solo nel sud del mondo, ma anche nella co-siddetta società civile e progredita. Il perché è presto detto. La connessione a banda larga, sia attraverso la fibra ottica sia attraverso il normale doppino telefonico, presuppone una cablatura delle zone interessate e l’adeguamento delle infrastrutture alla nuova tecnologia, da cui deriva in-discutibilmente un rilevante impegno economico, che diventa conveniente laddove la densità della popolazione è tale da lasciar verosimilmente pre-vedere un significativo ritorno economico. È evidente quindi che nelle zo-ne rurali, scarsamente popolate e/o abitate da persone anziane non interes-sate all’innovazione, oppure nelle impervie zone montane difficili da rag-giungere, portare la banda larga non è redditizio perché non garantisce alle società di telecomunicazioni un adeguato profitto rispetto all’investimento iniziale. Ecco quindi che migliaia di famiglie, aziende e pubbliche ammini-strazioni soffrono le conseguenze dell’arretratezza tecnologica, solo perché private dell’accesso alla banda larga. In Italia, ben 5800 degli oltre 8100 Comuni hanno una popolazione sotto i 5000 abitanti e di essi solo l’8% è servito dall’ADSL; si stima quindi che, solo per restare nella nostra realtà, almeno 10.000.000 di persone subiscano oggigiorno le conseguenze del digital divide.
L’avvento del WiMax, proprio grazie alla sua economicità, dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi), finalmente abbattere que-sta discriminazione, per lo meno nella stragrande maggioranza dei casi. In Italia, come del resto anche in Europa, la sperimentazione è già iniziata da qualche tempo sulla frequenza di 3,5 GHz, utilizzata in precedenza dalle Forze Armate per scopi mi¬litari; in previsione dell’avvio del WiMax, già nel corso del 2006 questa banda di frequenze è stata liberata ed assegnata ad usi civili previo accordo tra il Ministero della Difesa e quello delle Co-municazioni. È notizia di questi giorni (11 ottobre 2007), che il Ministro Paolo Gentiloni ha presentato la procedura di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze WiMax; essa fa seguito alla delibera dell’AGCOM (Autori-tà per le Garanzie nelle Comunicazioni), pubblicata sulla Gazzetta Ufficia-le n. 135 del 13 giugno 2007, che segna finalmente l’avvio ufficiale e defi-nitivo della nuova tecnologia. Se non sopravverranno problemi o difficoltà dell’ultim’ora, è lecito attendersi che il 2008 vedrà finalmente realizzata la possibilità di portare la banda larga nelle case di tutti gli italiani.

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