SCHEDE TECNICHE - VARIE
"Il software Open Source"

di Lucio Viganò

Chi, per motivi professionali o puramente ludici, ha acquistato almeno un personal computer nel corso di questi ultimi decenni, ha dovuto ben presto scontrarsi con una necessità che tutti gli appassionati di informatica a vario titolo conoscono: l'acquisto di programmi, che permettano al PC di svolgere tutte quelle attività alle quali è stato destinato. È cosa ormai risaputa, infatti, che i computers, anche quelli più sofisticati e performanti, da soli non sono in grado di svolgere alcunché ma necessitano di appositi programmi, - in gergo informatico il software - che compiano nel miglior modo le azioni richieste.
Tutti i programmi, dal sistema operativo che svolge le funzioni di base del PC (Microsoft Windows, ad esempio, nelle sue varie versioni), al videogio¬co che tanto appassiona nostro figlio, per finire al programma di videoscrittura o a quello per controllare la finanza familiare, altro non sono che una sequenza di istruzioni estremamente complessa, scritta in un formato comprensibile al computer (il linguaggio di programmazione). Il programma quindi ha il compito di interfacciare l'essere umano alla macchina attraverso strumenti quali il mouse, la tastiera ed altro ancora, con i quali l'utente impartisce al computer i propri ordini. Chi utilizza il PC in ambito lavorativo sa perfettamente quanto gli applicativi per uso professionale possano arrivare a costare diverse centinaia, a volte anche migliaia di euro.
Dietro ad ogni programma commercializzato, anche il più semplice, vi è una mole di gravoso lavoro, svolto da analisti, programmatori, sviluppatori e tester che si occupano della perfetta messa a punto del software, in modo da garantirne il perfetto funzionamento ed il costante aggiornamento negli anni. Il risultato finale è un programma che prima della vendita viene integrato da apposite protezioni per impedirne (a volte senza successo, peraltro), la copia e la distribuzione fraudolenta. Tutto il software è tutelato a livello internazionale dalle leggi sul diritto d'autore e sulla proprietà intellettuale e la copia o la manipolazione di tutto o parte di esso costituiscono pertanto violazioni penali punite severamente. Il codice sorgente, ovvero l'insieme di istruzioni che costituiscono il programma, è custodito gelosamente da chi ne detiene i diritti e non viene mai rivelato né ceduto; quando comperiamo un programma, infatti, quello che noi acquistiamo realmente è soltanto la licenza d'uso, che oltretutto deve essere esercitata nei modi e nei tempi indicati sul contratto dall'ideatore, che ne rimane pertanto il solo e legittimo proprietario.
Parallelamente a questa filosofia, però, nel corso degli anni e proporzionalmente all'evoluzione ed alla diffusione dell'informatica, si è sviluppata una scuola di pensiero che ritiene invece che il codice sorgente sia patrimonio dell'umanità e strumento della conoscenza universale e per questo non dovrebbe essere soggetto a vincoli di qualsiasi natura, ma, al contrario, accessibile a chiunque e da chiunque migliorabile e perfezionabile.
Precursore e sostenitore di queste teorie è Richard Stallman, un tecnico informatico newyorchese che nel lontano 1985 ha fondato la Free Software Foundation (www.fsf.org), un'organizzazione senza fine di lucro, nata per favorire lo sviluppo e la diffusione di software libero. Oggi la comunità internazionale comprende centinaia se non migliaia di informatici di tutto il mondo che si riconoscono nello spirito del progetto Open Source e collaborano, a titolo gratuito e spesso nel più totale anonimato, alla stesura ed alla diffusione di software libero, alternativo a quello proprietario in commercio.
Attenzione, però, perché open source non significa necessariamente gratuito ma, come dice la parola stessa, aperto, nel senso che il codice sorgente è liberamente distribuito e chiunque vi può accedere per apportare migliorie o correzioni, purché nel rispetto della filosofia del progetto, che vuole che anche le integrazioni ed i miglioramenti siano resi di pubblico dominio; questo è l'unico vincolo perentorio che deve essere accettato pale¬semente. Non è perciò possibile acquisire un codice sorgente aperto, migliorarlo e poi rivendicarne la proprietà intellettuale.
Chi appartiene alla comunità e si identifica nel progetto Open source rispetta un codice deontologico perché crede fermamente nei principi che sono alla base del software libero ed opera perché il proprio bagaglio di conoscenze sia messo a disposizione di chiunque abbia necessità o desiderio di ampliare i propri orizzonti culturali.
I risultati ci sono e si vedono; oggi su internet è possibile prelevare, in forma assolutamente trasparente, una gran quantità di software open source per le più svariate esigenze, il tutto gratuitamente e grazie alla buona volontà e all'impegno altrui. In un mondo dominato dall'avidità e dall'egoismo, è estremamente confortante sapere che esistono ancora molte persone che operano esclusivamente per il bene e l'interesse della collettività. La migliore gratificazione per questa comunità è il successo delle sue iniziative ed il contributo che noi possiamo dare è quello di utilizzare e diffondere il software che essa produce. Questo documento è stato totalmente scritto utilizzando OpenOffice 2.1, una suite per ufficio che comprende un elaboratore di testi, un foglio elettronico, un database ed altro ancora; è integralmente tradotta in italiano e liberamente scaricabile dalla rete ed installabile senza alcuna limitazione. Anche in questo caso esiste una schiera di volontari che si occupano della stesura del codice, della localizzazione (la traduzione dell'interfaccia in moltissime lingue), del collaudo e del continuo aggiornamento. Sul sito internet (www.openoffice.org), oltre a scaricare la versione più aggiornata del programma nella propria lingua, è possibile rendersi conto personalmente di quanto sia complesso ed articolato il progetto.
Questa suite, assolutamente gratuita, sostituisce egregiamente analoghi blasonati programmi dal costo di diverse centinaia di euro, offrendo le stesse funzioni senza spendere un centesimo e senza rendersi colpevoli di pirateria informatica, per aver installato sul PC programmi di cui non si è legittimamente licenziatari.
Qualche tempo fa sulla stampa di settore è stata evidenziata la notizia che la Pubblica Amministrazione francese ha annunciato l'intenzione di installare la suite per l'ufficio OpenOffice su diverse migliaia di PC; è stato stimato che l'adozione della suite open source permetterà di risparmiare inizialmente quasi 30 milioni di euro, a tutto vantaggio delle tasche dei contribuenti. Queste notizie sono la conferma che il progetto che è alla base del software libero è veramente importante e merita di essere seguito e coltivato, affinché il suo sviluppo sia sempre più condiviso e la lungimiranza e l'impegno di un gruppo di pionieri non vadano dispersi. Sarebbe la peggiore offesa.

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