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di Lucio Viganò
Dalle pagine di Insieme mi sono spesso occupato di internet e di
di tutta quella galassia di eventi, situazioni e fenomeni che vi
ruotano attorno; questo perché oggigiorno il web, sinonimo
di internet, è universalmente riconosciuto come un fenomeno
sociale, per i profondi cambiamenti che ha indotto nelle abitudini
di vita delle popolazioni di tutto il mondo.
Consultare una pagina web per trovare le informazioni che interessano,
chattare con amici lontani, scrivere una mail per condividere con
persone distanti documenti, foto ed ogni altro contenuto multimediale,
sono diventate attività talmente consuete che nessuno più
vi fa caso, essendo state assimilate alle normali attività
quotidiane. Se ci soffermiamo un attimo a riflettere, ci rendiamo
conto che prima dell'avvento di internet il campo delle relazioni
umane era relegato al medioevo; attualmente la possibilità
o meno di accedere alla rete è un fattore che entra d'autorità
tra i parametri per la determinazione della qualità della
vita di un paese, al punto che è stato coniato un termine,
digital divide (vedi Insieme n° 111-7/2007), per indicare la
linea di demarcazione tra chi può e chi non può utilizzare
una connessione ad internet, possibilmente a banda larga.
Qualche settimana or sono, mentre aiutavo un amico che commercia
su internet parti di auto d'epoca, mi sono imbattuto in una richiesta
di un cileno che era alla ricerca di un ricambio, ormai quasi introvabile,
per la sua Fiat 1100 degli anni sessanta; dopo un rapido scambio
di mail, chiedevo al mio interlocutore di inviarmi una foto del
componente usurato, al fine di affinare la ricerca. Detto fatto,
in men che non si dica ricevevo un messaggio di posta elettronica
con allegate alcune foto del particolare, che veniva reperito sul
mercato nazionale ed inviato per posta al cliente. Anche il pagamento
della merce avveniva utilizzando uno dei moderni sistemi di pagamento
on-line, disponibili in internet; il tutto in un paio di giorni,
fuso orario compreso. Ho spesso riflettuto su questo episodio, sorprendendomi,
come dicevo poc'anzi, di come io lo considerassi un approccio del
tutto naturale. Ma è sufficiente per un momento immaginare
come sarebbe andata se non ci fosse internet, per comprendere la
differenza: quel cittadino cileno avrebbe trovato il negozio del
mio amico solo dopo lunghe ed estenuanti ricerche, lo scambio di
informazioni via posta ordinaria avrebbe impiegato settimane per
perfezionarsi, così come il pagamento avrebbe impiegato altrettanto,
ma con minore garanzie di sicurezza, per giungere a destinazione.
Mi piace spesso citare questo episodio, per ricordare quanto internet
abbia silenziosamente e profondamente cambiato la nostra vita e
le nostre relazioni interpersonali nel giro di pochi anni.
Il progresso di questa branca della tecnologia ha successivamente
introdotto importanti modificazioni nel modo di approccio a questo
mondo affascinante, che hanno indotto gli studiosi di questo fenomeno
a coniare una definizione per sottolinearne le differenze; abbiamo
così il web 2.0, termine con il quale si distingue l'attuale
fase evolutiva rispetto a quella iniziale, che viene appunto indicata
con il termine di web 1.0. Sebbene non tutti condividano questa
impostazione, è indubbio che vi siano delle importanti differenze
in termini di crescita delle potenzialità. Questo articolo
si prefigge lo scopo di esaminarle, pur nel poco spazio a disposizione
se rapportato alla complessità dell'argomento.
Il termine più rappresentativo per descrivere il web 1.0,
ovvero internet nella sua adolescenza, è “staticità”;
inizialmente infatti il web aveva una struttura esclusivamente passiva,
dato che non era altro che una serie di pagine messe in rete, che
spaziavano su una grande quantità di argomenti o notizie
di pubblico interesse, disponibili tuttavia per la sola consultazione;
il visitatore, cioè, non aveva alcuna possibilità
di intervento attivo. È ovvio che un assetto così
limitato avrebbe penalizzato e mortificato le potenzialità
della rete, relegandola alla stregua di un semplice archivio in
formato elettronico. Piano piano, invece, si è passati dai
contenuti statici a quelli dinamici, che potevano cioè essere
modificati o arricchiti dal fattivo intervento dell'utente; oggigiorno
l'interattività è diventata una caratteristica peculiare
di internet e numerosi sono gli esempi dell'importanza che possono
assumere i contenuti quando possono variare dinamicamente le proprie
connotazioni sotto l'impulso del contributo dell'internauta.
L'esempio forse più calzante è il forum, termine con
il quale si indicano le discussioni sviluppate in internet su uno
specifico argomento, dove ogni utente può intervenire per
esprimere la propria opinione o mettere a disposizione della comunità
la propria competenza sull'argomento trattato. I forum sono diventati
una fonte inesauribile di soluzioni ai più disparati problemi
e uno strumento di consultazione aggiornatissimo. Simile al forum
è il blog, con la differenza che la “traccia”
è tenuta dal curatore ed ideatore del blog, chiamato blogger,
che aggiorna questa sorta di diario in rete con le proprie riflessioni,
idee, appunti ma anche con storie e opinioni. Parimenti, il visitatore
del blog può intervenire per lasciare commenti e messaggi
all'autore. Questo strumento è in voga soprattutto tra personaggi
pubblici, politici o gente dello spettacolo e sta riscuotendo molto
successo in tutto il mondo, con migliaia di blog visitati quotidianamente.
Ma l'evento più sorprendente, conseguente alla potente interattività
del web 2.0, è quello che viene comunemente chiamato “social
network” ovvero rete sociale, che è diventato un vero
e proprio fenomeno di costume, coinvolgendo centinaia di milioni
di persone in tutto il mondo. Una social network è un'aggregazione
di persone, unite da legami sociali, che possono essere di natura
culturale, professionale, ma anche casuale. Spesso le reti sociali
sono oggetto di studi da parte di sociologi e antropologi e sicuramente
la diffusione di internet ed in particolare del web 2.0, ha favorito
lo sviluppo e la crescita di questo mezzo di aggregazione.
Uno dei più noti strumenti di social network, conosciutissimo
e diffusissimo soprattutto tra le giovani generazioni, è
senz'altro Facebook, il sito che ha sbaragliato tutti i concorrenti
al mondo, raggiungendo lo strepitoso traguardo di 160 milioni di
iscritti in tutto il mondo. Questo fenomeno moderno è nato
nel 2004 da un'ispirazione di uno studente dell'università
di Harward e, almeno nelle originarie intenzioni del suo creatore,
doveva essere una sorta di bacheca virtuale, dove ogni studente
avrebbe potuto lasciare le proprie annotazioni o i propri messaggi
da condividere con gli altri studenti registrati. Successivamente,
visto il successo crescente, l'accesso è stato esteso alle
scuole superiori e poi anche alle aziende; dalla fine di settembre
2006 è stata abolita ogni limitazione e da allora chiunque,
purché maggiore di 13 anni, può iscriversi. Scopo
di questo importante social network è la nascita e lo sviluppo
di nuove amicizie in rete, oppure la ricerca di vecchi compagni
di scuola, di lavoro o di infanzia che il tempo ha fatto perdere
di vista; l'aggregazione può anche avvenire attraverso la
condivisione di interessi o ideali comuni ed i promotori del sito
favoriscono la creazione di nuovi gruppi che perseguono i più
disparati scopi, dove chiunque ne condivida le linee guida può
iscriversi, fare nuove conoscenze e partecipare ai progetti.
Secondo alcune fonti di informazione, Facebook sarebbe attualmente
valutato circa 16 miliardi di dollari; questo è uno degli
aspetti più emblematici e più controversi del web:
come un progetto nato per tutt'altri scopi, possa divenire in breve
tempo una fonte di ricchezza insperata e, diciamo pure, esagerata;
restando nel caso in esame, è ragionevole pensare che il
motivo principale sia dovuto all'elevato numero di utenti registrati:
poiché ognuno di essi iscrivendosi mette in rete una grande
quantità di informazioni personali utili per trovare, come
abbiamo visto, amicizie che si basino anche sulla condivisione di
interessi comuni, il sito è diventato un immenso database
di preziose informazioni che fanno gola alle grandi società
di marketing, oltre che importante veicolo per le inserzioni pubblicitarie.
Ancora una volta, quindi, è di fondamentale importanza l'invito,
più volte espresso dalle pagine di questo giornale, ad usare
molta prudenza, buonsenso e moderazione nel diffondere i propri
dati personali, limitando la divulgazione a quelli strettamente
necessari al raggiungimento degli obbiettivi preposti; solo in questo
modo sarà possibile beneficiare di un altro utile strumento
di progresso e civiltà, evitando però le brutte sorprese
che, occorre ricordarlo, sono sempre dietro l'angolo. |