| di Lucio Viganò
Dopo aver conosciuto, nel corso di numerosi interventi
sulle pagine di In-sieme, le principali minacce cui sono sottoposte
sia la nostra tranquillità di navigazione nella rete, sia
la sicurezza e la riservatezza dei dati personali custoditi nel
nostro computer, è giunto il momento di osservare un po’
più da vicino le caratteristiche di quello che a ragione
si può chiamare l’angelo custode del nostro PC: l’antivirus,
questo illustre sconosciuto.
Per la verità la definizione di antivirus è piuttosto
riduttiva e ricorda più i primi anni dell’alfabetizzazione
informatica, quando non c’era ancora internet e tanto meno
la posta elettronica e la possibilità di contagio era piuttosto
remota, affidata quasi esclusivamente all’unico strumento
di scambio tra appassionati: il floppy disk, supporto magnetico
racchiuso in un guscio di plastica di vari colori, che poteva al
massimo contenere 1,44 Megabytes di dati, un’inezia se confrontato
con i moderni supporti ottici quali il compact disk (700 MB), il
DVD (può arrivare, nel tipo a doppio strato, a 8,5 Gigabytes),
oppure il modernissimo BluRay, il supporto per contenuti multimediali
ad alta definizione che nella versione a doppio stra-to arriva alla
strepitosa capacità di 50 GB, ovvero 53.687.091.200 di bytes!
Oggigiorno, vista l’enorme quantità di insidie che
circolano sul web, l’antivirus, nell’accezione letterale
del termine, non è più sufficiente per proteggere
il nostro computer, ma è necessario uno strumento più
versatile e poliedrico, capace di offrire una protezione a 360°
su tutta la nostra atti-vità informatica. Ecco allora che
il software nel tempo si è evoluto, tra-sformandosi in una
vera e propria suite, integrata da tutte quelle caratteri-stiche
che ne fanno un prodotto adatto alle esigenze dell’utente
evoluto.
Si va dall’antivirus vero e proprio, in grado però
di riconoscere anche altro malware quali worm, trojan, dialer e
keylogger, al filtro antispam e anti-phishing, funzioni utili per
arginare il fenomeno delle mail spazzatura e per prevenire il furto
dei dati sensibili memorizzati nel PC. Non viene dimenti-cato poi
un buon firewall (lett. muro di fuoco), in grado di innalzare una
vera e propria barriera tra il nostro computer e la rete, rendendone
più dif-ficile l’individuazione da parte dei cyber-criminali
quando siamo connessi a internet. Per finire, nei prodotti più
completi non manca il parental control, una funzione molto comoda
per i genitori, in grado di impedire la navigazione in siti i cui
contenuti sono inidonei alla visione da parte dei minori.
Occorre tuttavia considerare che la presenza di uno strumento così
com-plesso sul computer si paga in termini di efficienza del sistema,
quindi di utilizzo delle risorse disponibili; un moderno antivirus,
infatti, per mettere efficacemente in pratica tutti i controlli
che abbiamo visto sopra, interferi-sce pesantemente con l’attività
del computer, limitandone sensibilmente le prestazioni, anche se,
a onor del vero, oggigiorno l’inconveniente è stato
notevolmente ridimensionato dalla potenza dei moderni processori.
Ma come funziona un antivirus?
Prima di approfondire l’argomento è tuttavia necessario
fare una piccola digressione circa il funzionamento di un virus;
esso essenzialmente è un piccolo programma, specificatamente
progettato per compiere attività dan-nose per il nostro computer
o per i dati in esso memorizzati, dopo esservi penetrato in maniera
fraudolenta, prevalentemente attraverso la navigazio-ne in internet
o la posta elettronica. L’insieme delle caratteristiche proprie
di ogni virus, vale a dire il blocco di istruzioni che compone il
codice ma-levolo, diverso da virus a virus secondo gli scopi prefissati,
è chiamato in gergo “firma”, proprio perché,
come una firma, permette di identificare il malware in modo univoco.
I laboratori dei produttori di antivirus, sono co-stantemente occupati
a identificare i nuovi virus che appaiono continua-mente sulla scena
mondiale, in modo da isolarne le firme; esse vanno poi a costituire
un particolare elenco chiamato “database delle firme”,
in altre parole l’universo dei virus sino a quel momento conosciuti,
con le loro ca-ratteristiche peculiari. Questi database, aggiornati
quotidianamente, sono inviati agli antivirus installati sui PC,
che se ne servono per la loro attività di controllo; questa
è la ragione per la quale da sempre si raccomanda cal-damente
la costante, sistematica manutenzione del proprio antivirus: se
la firma di un nuovo virus non viene riconosciuta, perché
non presente nel database, il codice maligno potrebbe non essere
individuato, con le conse-guenze che tutti possiamo immaginare.
Per poter efficacemente intervenire, l’antivirus è
automaticamente avviato all’accensione del computer e rimane
attivo in una porzione della memoria durante tutta la sessione di
lavoro; esso esamina ogni singola operazione, analizza ogni file
che è elaborato o immesso nel computer e controlla tutta
la posta elettronica scaricata, passando al setaccio ogni messaggio
con gli allegati eventualmente presenti. Quando rileva una sequenza
di istruzioni sospetta, la confronta immediatamente con il database
delle firme e, se l’esito è positivo, interviene immediatamente
in due modi: se possibile, impedisce al virus di penetrare nel computer,
bloccando e distruggendo il file che lo contiene o l’allegato
di posta infetto. Spesso però l’infezione è
scoperta quando ormai l’agente infettante ha già contaminato
il sistema ed allora l’unica via d’uscita è quella
di mettere il virus “in quarantena”, te-nendolo in un’area
controllata e protetta dall’antivirus, che gli impedisce di
agire in attesa che ne sia possibile l’eliminazione.
Gli argomenti fin qui trattati suggeriscono una considerazione importante:
esiste uno spazio temporale tra l’arrivo di un nuovo virus
e la sua scoperta, durante il quale il sistema diviene particolarmente
vulnerabile e vi è la concreta probabilità di essere
infettati, senza che l’antivirus installato sul PC intervenga;
questa eventualità è indipendente dall’aggiornamento
del database delle firme, semplicemente perché la firma non
esiste ancora. La domanda allora è: in che modo proteggere
il computer dalle nuove insidie in circolazione, non ancora scoperte
e isolate dai laboratori incaricati?
La risposta ci è fornita dall’analisi euristica, efficace
tecnica messa a punto dagli esperti.
Durante tutti gli anni passati a studiare il fenomeno delle infezioni
infor-matiche, si è scoperto che tutti i tipi di malware
posseggono una base com-portamentale comune, indipendente dagli
scopi finali di ognuno di essi, che possono essere profondamente
differenti. In presenza di un comporta-mento sospetto da parte di
qualsiasi applicazione, che secondo i criteri classificati possa
essere assimilato ad attività virale, l’antivirus interviene
a prescindere dall’origine dell’attività medesima,
sia essa identificata o no come malware. Si tende cioè a
sospettare la presenza di un virus non tanto dalla sua firma quanto
dal suo comportamento. Questo metodo di analisi si affianca alla
scansione normale, integrandola e potenziandola, ma in taluni casi
può creare qualche problema con applicazioni perfettamente
legittime, generando dei falsi positivi; il rischio che ciò
possa accadere è tuttavia mi-nimizzato con l’aiuto
di altre tecniche, quali ad esempio il controllo d’integrità
sui files di sistema presenti nel computer, attraverso la verifica
di alcuni parametri come le dimensioni e la data di creazione, per
stabilire se sia in corso un eventuale attacco.
In caso di allarme attivato dall’analisi euristica, molti
antivirus demandano all’utente l’onere di decidere se
l’applicazione o la circostanza che ha cau-sato l’intervento
della protezione siano coerenti con l’attività svolta
al computer. È evidente che dare una risposta congrua a un
simile quesito può essere piuttosto difficile e presuppone
sempre un minimo di competenza informatica, per evitare di bloccare
un programma utile o peggio di conce-dere via libera ad un virus
con il proprio consenso!
L’analisi euristica è utilissima per contrastare una
tipologia di infezioni subdola e pericolosa, conseguenza del progresso
inarrestabile della crimi-nalità informatica nello specifico
settore: i virus mutanti, categoria che comprende principalmente
i virus polimorfici e i virus metamorfici.
Questi virus, estremamente evoluti, si caratterizzano perché
tentano di sfuggire all’individuazione da parte degli antivirus
cambiando ripetuta-mente il proprio aspetto mediante la tecnica
della crittografia (polimorfici), o addirittura modificando sé
stessi per trasformarsi in qualcos’altro (meta-morfici), così
da non essere intercettabili dall’antivirus. Fortunatamente,
però, in entrambi i casi il nocciolo del virus, ovverossia
il codice malevolo che sferra l’attacco, deve prima o poi
venire allo scoperto per agire; questa, alla resa dei conti è
la sua vulnerabilità, il tallone d’Achille del malware
che gli attuali antivirus, divenuti anch’essi molto sofisticati,
nella maggior parte dei casi sono fortunatamente in grado di sconfiggere.
Il messaggio che si può ricavare dalla lettura di queste
righe è fondamenta-le per la comprensione delle complesse
fenomenologie che sono alla base delle infezioni informatiche: nessun
antivirus è infallibile al cento per cen-to; esiste sempre
un margine di errore, di fatalità e di imprevedibilità
che, per quanto esiguo possa essere, è sufficientemente ampio
perché il nemico vi si possa infilare.
È l’eterna lotta tra il Bene e il Male, la rincorsa
tra il veleno e il suo antido-to, tra il proiettile e la corazza,
una lunga sequenza di sconfitte e di vittorie dei cui significati
simbolici è piena la storia dell’Umanità, riproposta
oggi in chiave moderna e informatica.
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