SCHEDE TECNICHE - VARIE
"Il cloud computing"

di Lucio Viganò

Negli ultimi numeri di Insieme ho spesso accennato alla grande evoluzione di internet, che con ciò che dagli addetti ai lavori viene comunemente chiamato web 2.0, ha visto il comune fruitore della rete passare da un ruolo puramente passivo, ovvero di mera consultazione, ad un ruolo sempre più attivo e dinamico, con la possibilità di intervenire sui contenuti.
Una delle prime espressioni di questo nuovo modo di intendere la rete è stata sicuramente Wikipedia, la famosissima enciclopedia online, la cui struttura aperta e collaborativa consente all’utente la creazione di nuove voci o la modifica e l’integrazione di quelle già esistenti, favorendone in tal modo l’arricchimento e la crescita. Un altro esempio del livello di inte-rattività cui è giunto il web è il blog, una sorta di diario online ove il suo creatore pubblica i propri pensieri e le proprie considerazioni su fatti della vita o su qualunque altro argomento, consentendo agli utenti di intervenire a loro volta con scritti o messaggi all’autore. Sono molto noti a questo proposito i blog creati e curati da personaggi della politica o dello spettacolo, che con questi strumenti mantengono i contatti con i propri seguaci o simpatizzanti.
Nel precedente numero del giornale (n. 122 – 4/2009), ho illustrato il più interessante evento di internet di questi ultimi anni: il social network; emblema di questa nuova tendenza è Facebook, immenso strumento di aggregazione che, con i suoi 200 milioni di utenti iscritti, è diventato in breve tempo un vero e proprio fenomeno sociale, oggetto di studi e analisi da parte di estimatori e detrattori, che hanno versato fiumi di inchiostro per evidenziarne virtù e difetti.
Da qualche tempo è apparsa sulle scene una nuova realtà che sta già provocando accese discussioni tra gli addetti ai lavori, divisi tra chi sostiene senza mezzi termini che sarà una importante rivoluzione dell’attuale modo di intendere l’informatica e chi invece ritiene che sia l’ennesima bufala, destinata a sgonfiarsi entro breve tempo.
È ciò che nel gergo informatico moderno è chiamato “Cloud computing”, locuzione che in senso figurato sta a significare un insieme di risorse e strumenti localizzati sul web come un’identità eterea ed indefinita, esattamente come una nuvola - cloud in inglese -, caratterizzato da un’accessibilità completa ed universale.
Il ragionamento che sta alla base di questa concezione dell’evoluzione informatica, si basa sulla convinzione che il futuro del mondo del lavoro e delle relazioni umane sarà contraddistinto da un’elevata mobilità delle persone, la cui prima conseguenza sarà la necessità di disporre ovunque di tutti gli strumenti che abitualmente si utilizzano a casa o sul posto di lavoro; poiché internet è già una piattaforma universale, ecco la soluzione ideale al problema: se le applicazioni e i documenti che ci servono per lavoro (ma anche per il tempo libero), sono localizzati da qualche parte sul web, è sufficiente una connessione alla rete ovunque nel mondo - un internet point - per avere a disposizione tutto ciò che ci serve. Addirittura, si potrebbe pensare che il computer del futuro, privato di programmi e files, potrebbe essere uno strumento leggero, maneggevole e poco bisognoso di risorse, l’ideale per l’uomo in movimento. L’evoluzione dell’e-book reader, ad esempio, il giornale elettronico che sta già diventando una realtà e che a detta degli esperti sostituirà entro pochi anni la carta stampata, così come la fotografia digitale ha soppiantato in breve tempo la tradizionale pellicola.
Per meglio chiarire il concetto, il cloud computing è qualcosa di simile a quanto sta avvenendo già oggi con la web mail: è sufficiente un computer connesso alla rete in qualunque parte del mondo per accedere alla propria casella di posta elettronica; basta digitare il nome utente e la password per leggere i nuovi messaggi, rispondere e scriverne di nuovi.
Il cloud computing è già una realtà: diversi providers offrono gratuitamente spazi sui propri servers per memorizzarvi documenti, foto, filmati o altro. Google, il colosso dei motori di ricerca, è diventato un distributore di servizi via web: oltre alla casella di posta elettronica, offre la possibilità di memorizzare i propri eventi, impegni o appuntamenti in un calendario virtuale, consultabile ovunque in internet; recentemente, dalla pagina personale dell’utente è possibile creare, memorizzare e stampare un documento di testo, un foglio elettronico o una presentazione senza la necessità di aver installato sul proprio computer i relativi applicativi, che sono disponibili sul sito stesso. Microsoft, il gigante dell’informatica di Redmond (Washington, Stati Uniti), ha creato una serie di servizi, denominati Windows Live, attraverso cui consente all’utente, tra le altre opportunità, di disporre di uno spazio personale per memorizzarvi i propri documenti.
Tra gli addetti ai lavori si dice addirittura che la prossima versione di Office, la popolare suite software di produttività personale, disporrà di una variante online in forma gratuita, senza la necessità di averne una copia installata sul proprio computer, similmente a quanto avviene con Google.
Il vantaggio per l’utente finale, almeno in teoria, esiste: non più computer ingombranti, sempre più avidi di risorse per memorizzare i dati; non più licenze di software a pagamento, che invecchia rapidamente e che è superato da nuove versioni e da aggiornamenti, che richiedono continui esborsi di denaro e perdite di tempo per restare aggiornati. Il computer del futuro, leggero e discreto, si connetterà al web e diverranno immediatamente disponibili, ovunque ci si trovi, software e documenti.
L’ipotesi è indubbiamente affascinante, ma è il rovescio della medaglia a suscitare non poche perplessità: la perdita totale di controllo sui propri dati ed una seria minaccia alla privacy che, di fatto, verrebbe a cessare. I pro-motori di questa evoluzione si affannano a rassicurare, ma i dubbi restano e sono tanti.
Chi gestirà l’impressionante mole di dati sensibili diffusi da qualche parte sulla rete? Chi e come ci garantirà che saranno sempre disponibili, in qualunque momento? Chi ci assicura che a nessuno verrà mai in mente di approfittare delle informazioni riservate che si troverà a portata di mano?
Affidare ciecamente i propri files a qualcuno, senza alcuna possibilità di controllo, ci farà presto diventare tutti molto vulnerabili…
In un mondo in cui la criminalità informatica diventa sempre più pericolosa ed agguerrita (basti ricordare i colossali furti di dati sensibili da siti internet ritenuti a torto inattaccabili), il pensare di affidare questo genere di informazioni ad un server web potrebbe rivelarsi un errore fatale, nonostante tutte le garanzie di questo mondo.
Per finire, tutti questi servizi sono attualmente erogati in forma gratuita, allo scopo evidente di favorirne la diffusione, ma è impensabile che possa esserlo anche in futuro, perché gestire milioni di utenti avrà un costo non indifferente che qualcuno dovrà pur pagare, senza trascurare il legittimo tornaconto economico che dovrà derivarne.
Può darsi che in futuro, dissipati i dubbi e perfezionata la tecnologia, il cloud computing si rivelerà una buona idea, ma allo stato qualche diffidenza è più che lecita; meglio allora un vecchio, tradizionale computer casalingo oppure un buon notebook, su cui installare del software libero – ce n’è parecchio, anche molto valido – e memorizzare tutto ciò che ci serve, per essere sicuri di trovarlo ogni volta che vogliamo.

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