| di Lucio Viganò
Sul finire del 2006, attraverso le pagine di Insieme (numeri 103
e 104), annunciavo l’importante rivoluzione tecnologica che
entro breve tempo avrebbe trasformato il mondo dell’intrattenimento
domestico: l’avvento dell’alta definizione nelle trasmissioni
televisive. Questo settore della tecnologia è sempre stato
avaro di novità rivoluzionarie, forse a causa dei colossali
investimenti economici che ogni innovazione di questo genere comporta
per adeguare gli impianti ai nuovi standard. Se ripercorriamo la
storia dell’home-entertainment dalla sua nascita ai nostri
giorni, scopriamo che le tappe evolutive sono state veramente poche
e distribuite in un ampio arco di tempo.
A partire dal 3 gennaio 1954, giorno in cui sono iniziate le regolari
trasmissioni televisive a cura della RAI, bisogna arrivare a metà
degli anni 70 per vedere qualche novità degna di rilievo,
con l’avvento delle prime televisioni libere, che una sentenza
della Corte Costituzionale ha legittimato nel 1974, infrangendo
de facto il monopolio sino ad allora detenuto dalla TV di Stato.
Il 1977 ha visto in Italia l’inizio delle trasmissioni a colori,
peraltro in ritardo di diversi anni rispetto al resto dell’Europa.
Bisogna attendere però i primi anni 80 per vedere la successiva
innovazione, che con la nascita della videoregistrazione domestica
ha assegnato per la prima volta un ruolo attivo all’utente
finale, che poteva in questo modo registrare su un supporto magnetico
(la videocassetta), il proprio programma preferito, per guardarselo
con comodo in un altro momento oppure per conservarlo e costruirsi
così una piccola videoteca personale. La diffusione dei videoregistratori
in ambito domestico ha contribuito alla rapida affermazione dei
negozi specializzati nel noleggio di film in videocassetta (oggi
in DVD), per la visione casalinga.
La nascita della videoregistrazione amatoriale ha vissuto però
un periodo di estrema incertezza, causata dal fatto che nel volgere
di pochi anni si sono affacciati sul panorama mondiale ben tre formati
diversi, incompatibili tra loro, che hanno generato enorme confusione
tra i potenziali acquirenti. In situazioni come queste, infatti,
la frammentazione del mercato non giova mai al consumatore che,
dopo aver acquistato un bene costoso, rischia di trovarsi tra le
mani un apparecchio obsoleto prima del tempo, se la lotta tra i
diversi formati dovesse volgere a favore dello standard concorrente;
alla beffa si aggiungerebbe in tal caso un rilevante danno economico.
Ha iniziato infatti la Sony nel 1975 con lo standard Betamax, seguita
a ruota da JVC, altro colosso nipponico, che nel 1976 ha lanciato
il VHS (Video Home System), standard che si è imposto rapidamente
per le azzeccate politiche commerciali del fabbricante, nonostante
gli esperti concordassero sulla sua inferiorità tecnica rispetto
al concorrente. Anche Philips si è gettata nella mischia
nel 1979 con il suo Video 2000, che tuttavia non è mai riuscito
a insidiare seriamente le posizioni degli altri concorrenti.
Nel campo home-video bisogna attendere la fine degli anni 90 per
registrare un’altra innovazione rispetto al passato: più
precisamente il 1997, anno in cui è nato il DVD (Digital
Versatile Disc), supporto ottico delle stesse dimensioni di un compact
disc (12 centimetri), ma in grado di memorizzare fino a 8,5 Gb di
dati, idoneo quindi a contenere un film con una risoluzione leggermente
superiore alle tradizionali trasmissioni televisive. Questo formato,
nel giro di pochi anni avrebbe soppiantato la vecchia videocassetta
nel gradimento degli utenti, esattamente come è avvenuto
a metà degli anni 80 con il CD nei confronti del vetusto
disco in vinile. Tale stupefacente risultato è stato ottenuto
grazie all’affinamento ed ai progressi della tecnologia laser,
che ha permesso di utilizzare un raggio di lunghezza d’onda
più corta in modo da avvicinare ulteriormente le tracce,
così da aumentare la capienza a parità di dimensione
del supporto ottico.
Nel frattempo, però, la tecnologia non stava a guardare;
si stava infatti affacciando sul mercato il nuovo standard di trasmissioni
televisive, l’alta definizione (HDTV), che consente di fruire
di programmi di intrattenimento con caratteristiche di nitidezza
di immagine, di ricchezza di dettaglio e di profondità di
colore sino a quel momento impossibili da immaginare; iniziata alcuni
anni fa nel lontano Giappone e negli Stati Uniti, la TV ad alta
definizione è arrivata anche in Italia, inaugurata dall’emittente
televisiva satellitare Sky durante il mese di luglio 2006, in occasione
del campionato mondiale di calcio. A tutt’oggi l’emittente
diffonde regolarmente programmi in HD su cinque canali tematici,
due dedicati allo sport, uno al cinema, uno ai programmi documentaristici
ed uno all’intrattenimento. Ma anche sul digitale terrestre
c’è fermento, con le reti a diffusione nazionale che
stanno portando gli ultimi ritocchi prima del lancio in grande stile.
Con l’avvento dell’alta definizione nelle trasmissioni
televisive, occorreva adeguare a questo nuovo standard anche tutto
ciò che ruota intorno all’intrattenimento domestico:
alla luce del progresso incalzante anche il DVD, infatti, cominciava
a mostrare i primi segnali di arretratezza; la sua qualità,
sebbene superiore alle trasmissioni televisive in risoluzione standard,
non era in grado di reggere il confronto con le trasmissioni in
alta definizione. In pratica, un invecchiamento precoce, giunto
pochissimi anni dopo il lancio: correva infatti l’anno 2002
quando un consorzio formato da Sony, Matsushita, Pioneer, Philips,
Thomson, LG Electronics, Hitachi, Sharp e Samsung, annunciava la
nascita del Blu-ray come formato per la riproduzione di contenuti
in HD, diffusi sul medesimo supporto di 12 centimetri, comune a
CD e DVD. Un progresso enorme, ottenuto grazie allo sviluppo della
tecnologia in questi decenni e frutto dell’esperienza maturata
dall’introduzione del primo CD. È stato però
necessario attendere il 2006 per vedere il primo lettore Blu-ray
per uso domestico, commercializ-zato al prezzo di circa 1200,00
euro!
Spesso però la storia si ripete: l’anno successivo
all’annuncio della nascita del Blu-ray, un altro consorzio
formato principalmente da Toshiba, Nec e Sanyo comunicava di aver
messo a punto uno standard alternativo per l’alta definizione
su supporto ottico, in concorrenza con il Blu-ray: l’HD-DVD,
acronimo di High Definition Digital Versatile Disc, che utilizza
lo stesso disco servendosi però di una tecnologia differente
rispetto al concor-rente, tale da rendere i due formati incompatibili
tra loro.
Questo episodio, riproponendo le battaglie viste ai tempi della
videocassetta, prometteva di introdurre ancora una volta la confusione
che ha contraddistinto il mercato dell’intrattenimento domestico
in quegli anni. Queste considerazioni hanno tuttavia una valenza
puramente teorica; sebbene gli scaffali di tutti i centri commerciali
trabocchino ormai di televisori al plasma o a cristalli liquidi
in alta definizione, offerti in ogni fascia di costo, in realtà
il mercato è piuttosto stagnante, nonostante i prezzi siano
in costante e vertiginosa discesa ed ormai bastino poche centinaia
di euro per accaparrarsi un buon TV HD ready di adeguate dimensioni.
La causa va ricercata nel fatto che, ad esclusione di alcuni canali
satellitari a pagamento, che costituiscono però un mercato
di dimensioni limitate, la tv ad alta definizione non è ancora
decollata; manca quindi il principale incentivo al passaggio a questo
formato in ambito domestico. Molti potenziali acquirenti, che nell’immediato
futuro non intendono avvicinarsi alle trasmissioni satellitari,
pensano sia inutile dotarsi di un televisore ad alta definizione,
vista la qualità delle attuali programmazioni televisive;
in questo caso, è meglio aspettare e fare l’acquisto
al momento giusto scegliendo un apparecchio di ultima generazione.
Ragionamento ineccepibile, improntato a sani principi di economia
domestica. Ma il progresso incombe: entro il 2012 la tv analogica,
che ha allietato le nostre serate in famiglia durante questi ultimi
cinquant’anni, per disposizione della Comunità Europea
chiuderà definitivamente i battenti, lasciando il posto al
digitale terrestre. Già ora è vietato porre in vendita
apparecchi televisivi privi di decoder DVB-T (Digital Video Broadcasting
– Terrestrial), senza avvertire a chiare lettere l’acquirente
della impossibilità di ricezione autonoma dei segnali digitali.
È prevedibile che la disponibilità a breve di trasmissioni
in alta definizione sulle reti nazionali pubbliche e private, fruibile
attraverso gli attuali impianti d’antenna, senza dover installare
parabole satellitari aggiuntive e sottoscrivere abbonamenti a pagamento,
costituirà la spinta verso una definitiva migrazione verso
il nuovo standard, un po’ come è avvenuto per il colore
negli anni 70, come accennato precedentemente.
Riprendendo il discorso sul conflitto tra Blu-ray e HD-DVD, un’importante
notizia dell’ultim’ora ha fatto il giro del mondo tra
gli addetti ai lavori e tra gli appassionati del settore, ridimensionando
le premesse negative sopra menzionate: dopo due anni di battaglie,
il 19 febbraio 2008 il consorzio per l’HD-DVD ha annunciato
l’abbandono dello standard e la rinuncia al mercato in favore
del Blu-ray, che rimane quindi l’unico ed in-contrastato formato
per l’alta definizione nei lettori per uso domestico. La notizia
circolava da qualche tempo nel mondo dell’home-entertainment
e la principale causa di questa débâcle sembra sia
dovuta al progressivo, inesorabile abbandono di questo formato da
parte delle principali Major cinematografiche.
Tranne che per quegli sfortunati acquirenti – pochi, per la
verità – che in questi anni si sono dotati di lettore
HD-DVD, che si trovano tra le mani un apparecchio pagato profumatamente
ma uscito dal mercato e quindi privo di valore commerciale, questa
notizia rappresenta un sicuro passo in avanti verso la chiarezza,
in un mercato i cui protagonisti, i consumatori, sono oggi molto
più orientati a gestire con oculatezza le proprie risorse
economiche.
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