SCHEDE TECNICHE - FOTOGRAFIA, FILM, TELEFONIA
"Analogica o digitale?"

di Achille Romice

Ovvero : è ora di abbandonare le nostre macchine fotografiche tradizionali e passare ad una fiammante digitale? Queste righe non vogliono rispondere alla domanda, al cuore non si comanda; piuttosto vorrebbero essere un piccolo aiuto per decidere in modo più consapevole .
Un matematico ci direbbe che, analogico e digitale, sono sinonimi di Continuo e Discreto. Un insieme si dice continuo se tra due suoi elementi ne esistono sempre infiniti altri ; è invece discreto se è sempre possibile trovare coppie di elementi dell'insieme tra i quali non ne esistono altri . I matematici, è risaputo, sono personaggi che tendono a complicare ciò che è semplice ma, almeno in questo caso, forse ci sono utili per capire meglio . Un negativo fotografico, ciò che la macchina tradizionale ( analogica) produce, è un insieme di informazioni ; se si procede ad ingrandimenti progressivi del suddetto negativo appaiono ulteriori informazioni che prima l'occhio umano, con i suoi limiti di risoluzione, non apprezzava . Secondo i matematici, teorici per eccellenza, il giochino potrebbe continuare e continuare poiché il negativo è un insieme di informazioni continuo e quindi da un negativo si dovrebbero poter ottenere stampe di dimensioni anche infinite . Quello che ai matematici non interessa è che, purtroppo, sul negativo, oltre alle informazioni che costituiscono la nostra fotografia, è sovrapposto almeno un altro insieme di informazioni circa la "grana" della pellicola . Continuando ad ingrandire il negativo succede che il nostro occhio comincia ad apprezzare anche le "informazioni disturbo" della grana stessa e sovrapposte a quelle dell'immagine . Il risultato di una eventuale stampa comincerebbe ad essere scadente .
Tutto ciò per chiarire che anche i negativi analogici hanno dei limiti di ingrandimento . E le fotografie digitali come sono realizzate ? Le immagini digitali si formano, invece che su una pellicola continua, su di un sensore o rivelatore della luce incidente (CCD o CMOS); tale sensore è praticamente una matrice discreta di elementi disposti quindi su righe e colonne; ogni singolo elemento, colpito dalla luce sarà in grado di fornire informazioni sui tre colori fondamentali (Red, Green, Blue) . Queste informazioni, in forma di tensioni continue, vengono convertite da analogiche a digitali e codificate con 8 bit ( un byte) per colore; il componente che effettua questa conversione e codifica è il convertitore analogico-digitale . Con un byte ( 8 bit ognuno dei quali può assumere solo due valori che per semplicità possiamo definire 0 ed 1) si possono ottenere 256 differenti combinazioni (dalla 00000000 alla 11111111) ; 256 combinazioni per ogni colore combinate insieme forniscono un totale di 16777216 combinazioni di colore differente ( circa 16 milioni) che sono i colori ottenibili nelle immagini digitali .
Da quanto sopra è evidente come la struttura del sensore ( numero di pixel che contiene) decide a priori quella che sarà la massima quantità di informazione che potrà fornire e che non potrà essere aumentata se non sostituendo il sensore stesso .
Le informazioni del sensore possono essere utilizzate per formare, su differenti supporti, una immagine osservabile ; indipendente dal supporto è però sempre lo stesso il principio di base con cui si formano le immagini per l'occhio umano .
Le informazioni sui tre colori fondamentali per ogni punto (pixel), vengono utilizzate per colorare altrettanti punti sul supporto di visualizzazione; così facendo l'immagine che si forma avrà ancora quindi la struttura di una matrice di punti (pixel) disposti su righe e colonne . E' qui che nasce il problema fondamentale delle immagini digitali : a quale distanza tra loro devono essere collocati questi punti e che dimensione debbono avere ? . Per quanto riguarda la distanza, la risposta appare ovvia, ad una distanza tale da non essere apprezzata dall'occhio umano per ingannarlo e far sì che non si accorga della natura discreta dell'immagine ma la veda come una distruzione continua di colori Un simile risultato lo si ottiene disponendo almeno 300 punti per ogni pollice (circa 118 per cm) , sia per le righe che per le colonne, di una immagine digitale.
Il discorso è più complesso per la dimensione dei singoli pixel poiché essa dipende dalla natura, e quindi dalla tecnologia, dei supporti di visualizzazione . Il monitor di un PC, ad esempio, per limiti della sua tecnologia, consente di collocare un numero massimo di 72 pixel per pollice; densità (risoluzioni) maggiori non potrebbero essere realizzate e quindi immagini a risoluzione maggiore, sul monitor, vengono visualizzate sempre a 72 pixel per pollice aumentandone però le dimensioni. Utile può essere il seguente esempio : una immagine di 4 per 3 pollici con risoluzione di 300 pixel per pollice, che dimensione avrà su di un monitor ? Semplice basta impostare la seguente proporzione dove x è la lunghezza del lato maggiore che l'immagine avrà sul monitor

4 : x = 72 : 300 (rapporto inverso)

Con semplici passaggi matematici ( ma allora i matematici servono!) si ottiene

X = 4 * 300/72= circa 16,7 pollici

Per il lato minore la proporzione sarà :

3 : y = 72 : 300

con y = 12,5 pollici

Le stampanti, pur se di tipo diverso, realizzano punti colorati (detti in questo caso dot) di dimensione molto minore e tali quindi da farne stare molti di più per ogni pollice; tipici valori sono 300, 600, 720 e ancora di più valori d.p.i ( dot per inch = punti per pollice ) .
Quanto sopra è meglio averlo chiaro, non fosse altro che per sfuggire alle sirene di molta pubblicità; leggiamo spesso infatti, purtroppo anche nei manuali di istruzione, la possibilità di effettuare stampe in formato A4 ( 20 X 28 cm) con qualità fotografica . Proviamo a farci due calcoli e poi vediamo .
Ora siamo in grado di collocare il limite della qualità fotografica a 118 dot per cm (alterno i valori in cm ed in pollice per abituare ad entrambe le risoluzioni) e quindi per l'immagine in questione servirebbero 118 * 20 = 2360 dot per il lato minore e 118 * 28 = 3304 su quello maggiore . Il numero totale di dot è quindi dato dal prodotto dei due valori 2360 * 3304 = 7797440 un valore molto prossimo a circa 8 milioni dot . Poiché ogni dot deve corrispondere ad un pixel sul sensore della macchina fotografica, come la mettiamo se questa ha ad esempio solo 5 milioni di pixel ? . L'esempio è stato fatto ad arte poiché, per ora, solo alcune macchine professionali, dal costo stratosferico, vantano sensori con un numero di pixel superiore agli 8 milioni (siamo a 11 ed anche 14 milioni) ma provate a spulciare sulla pubblicità e vedrete quante vantano formati A4 con sensori da 5 milioni di pixel ( Mega pixel) ed anche meno .
Il discorso del numero di pixel utili per formare l'immagine è importante anche per conoscere quanta memoria è necessaria per memorizzarla . Rimanendo nel caso precedente di un sensore da 8 Megapixel che consenta un formato A4, poiché per ogni pixel si devono associare le informazioni sui tre colori RGB, occorre una quantità di memoria pari a 8000000 * 3 = 24 Mega byte per conservare questa immagine . E qui vanno in tilt anche tutte le nostre previsioni sulla possibilità di memorizzare chissà quante immagini digitali su una scheda di memorizzazione . Ad esempio occorrerebbe una scheda almeno di 32 Mega byte (abbreviato Mb) per memorizzarne una sola ! Fortunatamente l'informatica consente di comprimere tali dimensioni con l'impiego di particolari processi di calcolo matematico (algoritmi), con una perdita di informazione controllabile e, se contenuta entro certi limiti, non percettibile dall'occhio umano . Una scheda da 32 Mb è ad esempio in grado di memorizzare circa 25 immagini con fattore di compressione medio e questo comincia ad essere un valore accettabile . Per curiosità proviamo a vedere qual'è la logica che produce immagini compresse in formato .jpg che è il più diffuso sulle macchine digitali . La logica è semplice e sfrutta il fatto che in una immagine esistono aree abbastanza estese colorate in modo identico o quasi, ed allora perché per ognuno dei punti di tali aree dover ripetere le tre informazioni RGB che occuperanno 3 byte; meglio specificare una volta sola il colore con i famosi 3 byte e farlo seguire dal numero di punti consecutivi che dovranno essere colorati nello stesso modo, si ottiene un risparmio di memoria tanto maggiore quanto più numerose ed estese sono queste aree . E' importante sapere anche che le informazioni sul colore dei punti vengono memorizzate come se questi formassero, non una matrice, ma una solo lunga linea ottenuta mettendo una dopo l'altra le righe della matrice . Formati non compressi, quindi di dimensioni maggiori, sono tipicamente il Tiff ed il Raw; Questo ultimo poi si differisce da tutti gli altri, Tiff, jpg ecc per il fatto che non aggiunge nessun altra informazione e rappresenta quindi una perfetta rappresentazione delle informazioni uscite dal sensore . Gli altri invece aggiungono, in testa o in coda, tutta una serie di informazioni per una lettura corretta del file immagine e anche sulle modalità con cui è stata scattata l'immagine stessa ; informazioni che possono risultare utili come corredo.
Non vorrei aver generato una atmosfera di panico in chi pensava che, acquistando una digitale, avrebbe potuto disfarsi di tutte le complicazioni tecniche che sorgono in ripresa; il sogno di ogni appassionato di fotografia è proprio quello di potersi concentrare solo sul soggetto, scattare e via . In effetti non è proprio così, le digitali offrono infinite possibilità, tutto ciò che serve per realizzare immagini bellissime ma ….. per farlo e bene leggersi attentamente i libretti di istruzioni e navigare tra byte, risoluzioni, formati, tarature, regolazioni e così via .
La fotografia digitale acquista più significato se affiancata dall'elaborazione delle immagini su computer ed anche in questo caso è bene evitare qualche sorpresa . Se con la macchina fotografica siamo portati alla ricerca di risoluzioni sempre maggiori per avere immagini confrontabili con quelle analogiche, stiamo attenti che poi, quando le si elabora, è buona norma avere disponibile una quantità di memoria RAM almeno 5 volte più grande di quella dell'immagine stessa. Se ciò non fosse vero, il programma che stiamo usando, con l'aiuto del Sistema Operativo, va ad utilizzare porzioni del disco fisso con un notevolissimo allungamento dei tempi di elaborazione ed una notevole sollecitazione dei dischi stessi .
Per continuare l'esempio della nostra immagine da 24 Mb, occorrerebbe avere una porzione di RAM libera pari a 120 Mb con tempi di elaborazione comunque non istantanei .
Fotografia analogica e fotografia digitale sono due mondi incompatibili tra loro ma che possono facilmente interagire, come ? lo schema sottostante dovrebbe chiarirlo .


Il futuro cosa riserva ? Fare previsioni a lungo termine risulta arduo in un campo come l'elettronica digitale che ogni 18 mesi circa raddoppia le sue potenzialità ; in altre parole una fotocamera che, nuova di zecca, oggi offre quanto di meglio ci sia sul mercato, fra un anno e mezzo, non sarà proprio un pezzo da museo ma poco ci manca . I prezzi stanno continuamente scendendo e fra non molto saranno disponibili, anche per i non professionisti e quindi a prezzi accessibili, modelli ad obiettivi intercambiabili che consentiranno di utilizzare corredi già in possesso degli appassionati di fotografia . Altra grossa novità tecnologica riguarda i sensori alla base della fotografia digitale ; Canon e Kodak hanno sviluppato nuovi modelli con tecnologia CMOS rivisitata e corretta con risultati eccellenti. I nuovi sensori sono più piccoli a parità di prestazioni, consumano molto meno energia, sono molto più potenti sia in termini di velocità (avranno hardware incluso per la conversione analogica digitale) sia in termini di risoluzione, come detto in altro punto si è già arrivati a 14 Mega pixel . Non ultimo il loro prezzo è destinato a scendere drasticamente, per ora sono a livello poco più che sperimentale mentre i prezzi dell'hardware sono destinati a scendere velocemente con l'aumentare delle quantità prodotte .
Per chi è riuscito a leggersi tutto questo articolo ed ora ha le idee più chiare sul cosa fare, vuol dire che la lettura è stata utile, se poi si dovesse sentire più incerto di prima, forse lo è stata ancora di più !

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