| di Lucio Viganò
Chi in questi ultimi tempi ha frequentato qualche centro
commerciale, di quelli, per intenderci, che hanno ampi reparti dedicati
all'elettronica di consumo, avrà senz'altro notato, nel settore
audio-video, la presenza di alcuni televisori a schermo piatto al
plasma o a cristalli liquidi, che mostravano, in bella vista, la
sigla “HD ready” ed erano caratterizzati da un prezzo
sensibilmente più elevato di quelli sprovvisti di quella
sigla ed, almeno all'apparenza, identici. Ma in concreto, che cosa
significa la sigla HD ready?
HD è formato dalle iniziali del termine inglese High Definition,
quindi la sigla significa letteralmente “pronto per l'alta
definizione”, perché di questo infatti si tratta. Dopo
anni di scarse innovazioni tecnologiche nel settore (l'ultima novità
di rilievo è stata, negli anni '70, la TV a colori e, recentemente,
la TV digitale satellitare ed il DVD), nei prossimi mesi inizierà
la diffusione di programmi televisivi in alta risoluzione, secondo
un piano che vedrà affermarsi sempre più questa modalità
di fruizione di spettacoli, che promette grandi emozioni sul piano
della qualità complessiva, della nitidezza delle immagini
e del realismo dei colori.
Per facilitare la comprensione di questa nuova tecnologia, è
necessario però fare una breve retrospettiva sulla TV analogica
e sulle sue caratteristiche. Le attuali trasmissioni televisive
a colori, sono codificate utilizzando tre diversi standard, incompatibili
tra loro: NTSC, PAL e SECAM. Il primo, americano, è utilizzato
principalmente nelle Americhe, in Giappone e nel Sud Corea; il secondo,
inventato in Germania, è diffuso in gran parte del mondo,
tra cui l'Italia; il SECAM, francese, è diffuso principalmente
in Francia, nei paesi dell'est europeo ed in alcuni paesi mediorientali.
Nel sistema di codifica PAL, l'immagine trasmessa è formata
da 625 linee orizzontali, a scansione interlacciata e con il formato
di immagine di 4:3 (quello dei comuni televisori); la scansione
interlacciata indica il modo in cui l'immagine viene riprodotta
sullo schermo. Con questo sistema, ogni fotogramma è costruito
in due passaggi: nel primo, vengono disegnate le linee dispari,
nel secondo quelle pari; l'insieme delle linee dispari o pari è
chiamato semiquadro ed in ogni secondo vengono formati 25 semiquadri
dispari ed altrettanti pari, per un totale di 50 semiquadri al secondo,
corrispondenti alla frequenza della corrente elettrica, che in Europa
è di 50 Hz; a causa del fenomeno della persistenza delle
immagini sulla retina, l'occhio umano non è in grado di percepire
i singoli passaggi ma vede una sola immagine finale. Nella normale
televisione analogica non si può correttamente parlare di
risoluzione, termine che si riferisce esclusivamente alle immagini
digitali, dove non esistono più le linee ma i pixel, che
sono i punti luminosi che assieme formano l'immagine finale. Nella
TV analogica questo termine è usato impropriamente al solo
scopo di fare un confronto esplicativo con la TV digitale; chiarito
il concetto, si può immaginare che in una trasmissione analogica
la risoluzione massima ottenibile non arriverebbe a 400.000 pixel.
Nella televisione digitale ad alta definizione, le risoluzioni verticali
previste dallo standard HDTV sono due: 720p e 1080i in formato 16:9
widescreen, dove “p” sta per progressivo ed “i”
sta per interlacciato. La scansione progressiva, a differenza della
interlacciata vista in precedenza, disegna l'intero fotogramma in
un solo passaggio anziché in due semiquadri, generando un'immagine
più stabile; le risoluzioni ottenibili sono quindi la 1280x720
e la 1920x1080, chiamata anche full HD, in pratica lo stato dell'arte
nel campo della qualità, secondo le attuali conoscenze tecnologiche.
Come possiamo ben vedere, quindi, uno schermo con la massima risoluzione
(1920x1080) avrà ben 2.073.600 pixel contro i circa 350.000
della tv tradizionale; in pratica, una qualità ben sei volte
superiore! Ovviamente, il prezzo di un televisore al plasma o LCD
di tali caratteristiche e di dimensioni adeguate (diciamo 40 o 42
pollici), sarà inizialmente inavvicinabile per la maggior
parte della clientela; la tendenza sarà tuttavia al ribasso,
come è sistematicamente avvenuto sino ad oggi nel campo dell'elettronica
di consumo. Il segnale TV ad alta risoluzione possiede altri vantaggi
in aggiunta a quelli visti sopra: sarà trasmesso solo in
digitale e quindi privo dei disturbi quali ad esempio l'effetto
neve, le immagini sdoppiate e le interferenze tipiche della televisione
analogica ed anche l'audio avrà caratteristiche adeguate;
con il formato panoramico nativo dell'immagine (16:9 wide screen),
si potrà realmente avere il cinema in casa.
I Mondiali di calcio Germania 2006 hanno visto, in Italia ad opera
dell'emittente satellitare Sky, l'inaugurazione delle trasmissioni
in alta definizione; nei prossimi mesi si avrà la progressiva
diffusione di questo standard, il cui completamento avverrà
nel giro di qualche anno, esattamente come è avvenuto negli
anni 70 con le trasmissioni a colori.
Per chi volesse sin d'ora avvicinarsi al mondo dell' HDTV, vista
la complessità della materia e l'inevitabile confusione iniziale,
ricordo per concludere quali caratteristiche di base deve possedere
un apparecchio televisivo per fregiarsi del marchio “HD ready”:
- risoluzione verticale di almeno 720 pixel, con la possibilità
di supportare i segnali HD 1280x720 e 1920x1080;
- almeno una presa analogica YUV (altrimenti nota come video component);
- almeno una presa digitale DVI o HDMI (meglio quest'ultima), protetta
dal sistema HDCP (a causa dell'altissima qualità del segnale
in HD, è stato introdotto un sistema elettronico di protezione
anticopia per tutelare i contenuti protetti dal diritto d'autore,
impedendo la possibilità di eseguire registrazioni digitali
identiche all'originale trasmesso);
- schermo panoramico in formato 16:9 (widescreen).
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