SCHEDE TECNICHE - VARIE
"Il fenomeno iPod e l'MP3"

di Lucio Viganò

Le recenti festività natalizie, con il loro carico di tradizioni consumistiche, hanno visto, in testa alle preferenze mondiali tra i regali hi-tech, l'affermazione dei lettori musicali MP3 e tra questi la netta prevalenza dell'iPod, il player inventato da Apple Computer Inc. di Cupertino in California.
Lo storico marchio di computers (il cui famosissimo logo è una mela stilizzata e parzialmente addentata), è diventato nel tempo sinonimo di una linea dapprima di PC e oggi anche di notebook e accessori, che si distinguono per un'estetica molto raffinata e per caratteristiche tecniche di assoluto rilievo, tali da far gola ad una schiera di fedelissimi appassionati in tutto il mondo. Basti pensare che, secondo una recente indagine di mercato ripresa dalla stampa di settore, con l'iPod Apple detiene quasi l'83% della quota di mercato dei lettori digital audio venduti nel 2006. Per completezza di informazione è necessario precisare però che per i propri files musicali l'iPod utilizza l'AAC (Advanced Audio Codec), un tipo di codifica più avanzata rispetto all'MP3, risultato dell'evoluzione tecnologica in questo settore.
Ma che cosa sono gli MP3, qual'è il significato di questa sigla tanto in voga tra le giovani generazioni, ma non solo?
Il termine MP3 è la contrazione del termine MPEG 1-2 audio layer 3, il quale identifica un algoritmo di compressione audio in grado di ridurre considerevolmente le dimensioni di un file musicale digitale, applicando alcuni fondamentali principi di psicoacustica. Come precedentemente spiegato sulle pagine di questo giornale (n. 7/2006), sappiamo che la digitalizzazione di contenuti multimediali (audio, video e foto), richiede una notevole quantità di risorse a causa della complessità e della mole di informazioni che devono essere codificate. Restando in campo musicale, basti pensare che un brano musicale della durata di circa 4 minuti, contenuto su un Compact Disc audio in vendita nei negozi, può arrivare ad occupare all'incirca 43 megabytes di spazio (1 Mb=1.048.576 bytes); orbene, applicando l'algoritmo di compressione MP3, lo stesso brano musicale potrà essere ridotto da 1/4 a 1/11 delle dimensioni originarie (rispettivamente da 9,80 Mb a 3,90 Mb), a seconda del livello qualitativo desiderato; per la verità sono possibili anche rapporti di compressione più elevati, ma in questo caso la qualità musicale sarebbe irreparabilmente compromessa.
Un bel risparmio, in termini di spazio, non c'è che dire! Ecco quindi spiegato il crescente successo degli MP3, che consentono di stipare un considerevole numero di brani in uno spazio dove altrimenti ce ne starebbero molti di meno. Per restare al nostro esempio, prendendo come campione il brano musicale sopra menzionato, un supporto ottico tradizionale – il comune CD, “capace” di soli 700 Mb – potrebbe contenere al massimo non più di 16 canzoni; codificandole nel formato MP3 e supponendo di utilizzare il rapporto di compressione più favorevole (11:1), sullo stesso supporto potrebbero essere memorizzati ben 175 brani, per un totale di ore ed ore di ascolto! I puristi della qualità musicale assoluta inorridiscono davanti a questi discorsi, essendo convinti sostenitori dell'inviolabilità di qualsiasi contenuto musicale, pena la perdita di quelle caratteristiche che ne costituiscono l'essenza stessa. Sebbene queste affermazioni corrispondano al vero, è tuttavia necessario considerare che questi files musicali sono destinati ad un utilizzo non impegnativo e ad un ascolto in cuffia, tipico dei dispositivi portatili; possono anche essere riprodotti attraverso i diffusori di un computer o in auto utilizzando i moderni riproduttori di CD, i cui ultimi modelli sono in grado di accettare anche musica in formato MP3. In tutti questi casi le informazioni musicali perse con la codifica non costituiscono il criterio di valutazione fondamentale, essendo la portabilità l'elemento che ne determina la scelta; bisogna ricordare inoltre che nella stragrande maggioranza dei casi, la sensibilità media dell'orecchio umano non è in grado di percepire significativamente la perdita di dettaglio di un brano MP3 rispetto all'originale non compresso, se sono entrambi riprodotti con i mezzi menzionati poc'anzi; solo un impianto Hi-Fi domestico di elevato livello ed un orecchio ben allenato potrebbero riuscirvi.
Come accennato in precedenza, la codifica di un brano musicale nel formato MP3 avviene sfruttando un principio di psicoacustica che tiene conto delle caratteristiche dell'orecchio umano. Un esempio spiegherà meglio il concetto. Tutti noi avremo senz'altro notato che camminando di notte in città, i nostri passi sul selciato rimbombano divenendo udibili anche a diverse decine di metri di distanza; di giorno invece, percorrendo le stesse strade, lo scalpiccìo prodotto dai nostri passi risulta appena percepibile. Questo accade perché il ru¬more di fondo delle città, ovvero il rumore prodotto dalle normali attività umane, è notevolmente superiore al rumore generato dai nostri passi; l'orecchio umano, perfettamente in grado di adattarsi alle circostanze, innalza la propria soglia di percezione in rapporto a tale rumore e pertanto i nostri passi non vengono quasi uditi; al contrario di notte, nel silenzio generale, il nostro orecchio abbassa la soglia di percezione aumentando la propria sensibilità e conseguentemente il rumore prodotto dai nostri passi ci appare enorme.
Un codificatore MP3, sfruttando questa caratteristica, analizza il brano originale, rilevandone l'escursione dinamica e cancellando tutte quelle componenti sonore che, risultando sensibilmente più attenuate rispetto al livello istantaneo di picco rilevato, sarebbero di fatto non udibili; ecco che allora il nostro brano, alleggerito di tutte quelle parti che l'orecchio non è in grado di ascoltare, diviene sensibilmente più snello in termini di dimensione, pur conservando quelle caratteristiche musicali fondamentali che ne consentono l'identificazione e l'ascolto.
È evidente quindi che la codifica MP3 è sostanzialmente una elaborazione distruttiva, perché cancellando parte delle informazioni contenute nel brano originale ne altera le caratteristiche sonore, impedendo di fatto il procedimento inverso, ovvero la fedele ricostruzione del brano originario partendo dal corrispondente MP3.
In questo quindi hanno indubbiamente ragione i musicofili, quando bocciano inesorabilmente questo tipo di riproduzione musicale; ma se, come detto prima, consideriamo le finalità di questo tipo di musica, è inevitabile concludere che i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi, poiché il formato musicale MP3 ci consente di portare ovunque e con il minimo ingom¬bro ore e ore della nostra musica preferita, archiviata su un supporto tanto piccolo da poter alloggiare con discrezione in un taschino o in una borsetta. Occorre anche dire che i codificatori si sono oggi evoluti, consentendo elaborazioni più precise e quindi rapporti di compressione elevati mantenendo tuttavia una perdita di informazioni musicali assolutamente accettabile; il risultato finale è una codifica precisa ed eccellente sotto il profilo qualitativo, elementi che rendono ancor più conveniente usufruire di questo tipo di riproduzione musicale.
Oggigiorno chiunque possieda un computer può sperimentare l'ascolto di musica in questo formato; su internet vi sono numerosi ottimi programmi gratuiti che permettono, partendo da un brano musicale qualsiasi, la conversione in formato MP3 scegliendo anche il rapporto di compressione più congeniale al proprio gradimento, così da sfruttare appieno le potenzialità offerte da questa moderna tecnologia.

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