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di Lucio Viganò
Nello scorso numero di Insieme abbiamo fatto una veloce panoramica
sulla rivoluzione che ci attende nei prossimi anni nel campo dell'intrattenimento
domestico, con l'avvento dell'HDTV (acronimo di High Definition
TeleVision, TV ad alta definizione).
Fulcro della distribuzione di contenuti sarà ovviamente la
rete televisiva digitale, quella satellitare - che già trasmette
- e quella terrestre, non appena sarà pronta. Ma un'altra
novità riguarderà a breve il principale accessorio,
naturale complemento dell'intrattenimento televisivo: il DVD, il
supporto ottico per la visione di filmati, che rappresenta la naturale
evoluzione della ormai vetusta e superata videocassetta. Già
in moltissime famiglie è presente un lettore di DVD, per
gustare la visione di film senza vincoli di orari e senza l'assillo
delle interruzioni pubblicitarie. Ora, di pari passo con l'introduzione
dell'HDTV, anche il vecchio DVD subirà una revisione per
essere adattato ai nuovi contenuti. In questo articolo spiegherò
il significato di tale evoluzione, partendo da una breve cronistoria.
Erano i primi anni '80, quando venne lanciato sul mercato il compact
disc, nuovissimo supporto per la fruizione dei contenuti musicali,
che in pochissimi anni avrebbe completamente soppiantato il tradizionale
vinile o 33 giri, sino a quel momento gioia e tormento di molti
appassionati. La rivoluzione introdotta dal CD era dovuta al fatto
che per la prima volta nella storia la traccia musicale era incisa
in formato digitale e non analogico come nel vecchio “padellone”.
Ma esattamente cos'è e come si applica la tecnologia digitale?
Digitale significa innanzitutto numerico, dall'inglese digit, numero
per l'appunto, perché attraverso la rappresentazione numerica
viene codificata qualunque informazione destinata ai supporti di
memorizzazione ovvero all'elaborazione informatica. Per restare
nel campo musicale, la digitalizzazione non è altro che l'elaborazione,
in forma numerica, del brano musicale analogico che deve essere
digitalizzato. Questo procedimento avviene attraverso il campionamento
e la quantizzazione del segnale audio originario. Mediante il campionamento
a 44.100 Hz, il brano musicale viene esaminato, “campionato”
ben 44.100 volte al secondo e ad ogni infinitesimale valore di tensione
della forma d'onda originale è attribuito un preciso valore
numerico, mentre attraverso la quantizzazione, a 16 bit per campione
nello standard attuale, si esamina in modo preciso l'escursione
dinamica della sorgente, così da codificare con assoluta
fedeltà e precisione il segnale musicale iniziale. La sequenza
numerica in tal modo ottenuta, è incisa con un raggio laser
sul supporto del compact disc in formato binario. Questo significa
che le suddette grandezze numeriche sono rappresentate come una
lunga sequenza di numeri binari, 0 e 1, che costituiscono la base
di calcolo dei moderni elaboratori elettronici. La riproduzione
dei contenuti digitali avviene esattamente all'opposto, decodificando
con i medesimi criteri la sequenza numerica e ricostruendo fedelmente
il segnale originario.
Tornando ai numeri esaminati in precedenza, abbiamo visto che ogni
minuto di un normale brano musicale è rappresentato con svariati
milioni di informazioni digitalizzate, tanto che il risultato di
una tale potenza elaborativa richiede un supporto adeguato, il CD
appunto, nonché un sistema di scrittura/lettura assai avanzato,
costituito dal raggio laser dei moderni masterizzatori e lettori,
capaci di stipare, o di leggere, tale miriade di informazioni in
una ridottissima traccia larga appena 0,5 micron (un micron= 1 millesimo
di millimetro; si pensi, a titolo di esempio, che un capello umano
ha un diametro che va da 65 a 78 micron). I moderni CD, con una
capacità di 700 Megabytes (Mb), possono contenere fino a
74 minuti di musica.
Nel caso dei moderni DVD il problema è ancora più
complicato, se si pensa che oltre ai contenuti musicali ci sono
le sequenze video, che per la loro complessità richiedono
molte più risorse. Per risolvere il problema è stata
necessaria la notevole esperienza acquisita nei quasi cinque lustri
di vita del CD, oltre al livello di perfezione raggiunto dall'attuale
tecnologia; in questo caso, per mantenere lo stesso formato del
compact disc (12 cm), che è divenuto ormai uno standard di
riferimento, si è ricorso, da una parte, a ridurre ancor
più le dimensioni del raggio laser, in modo da poter ulteriormente
ravvicinare e rimpicciolire le tracce e dall'altra a realizzare
dischi multistrato, consentendo al raggio laser di poter focalizzare
su due piani sovrapposti, raddoppiando così la capienza effettiva
di ogni singola facciata. Con questi artifici, è stato possibile
aumentare la capacità del supporto dai 700 Mb del CD (1 Mb=
1.048.576 bytes, quindi 1 Mb x 700= 734.003.200 bytes), agli 8,5
gigabytes (Gb) del DVD (1 Gb= 1.073.741.824 bytes, quindi 1 Gb x
8,5= 9.126.805.504 bytes), che rappresenta allo stato la massima
capacità ottenibile dai supporti ottici di archiviazione.
Ma con l'avvento della tecnologia HDTV, queste cifre non basteranno
più; i valori in gioco, per consentire la memorizzazione
di un film in alta definizione, sono infatti notevolmente superiori,
dato che in questo caso si parla di contenuti che possono richiedere
sino a 50 Gb di spazio su disco. Come spiegato nel precedente articolo,
pubblicato sul n. 6 di Insieme, una trasmissione in alta definizione
può arrivare ad una risoluzione nativa di 2.073.600 pixel,
circa 6 volte superiore allo standard attuale; ecco perché
un film in HD non può essere contenuto in un normale DVD
che, come abbiamo visto, può arrivare al massimo a 8,5 Gb.
Anche in questo caso la tecnologia è venuta in aiuto dei
progettisti, consentendo di aumentare ulteriormente la capienza
del singolo DVD in modo analogo al passaggio da CD a DVD. In questo
caso però, per poter aumentare di quasi 6 volte la capienza
del DVD, non si è potuto ridurre ulteriormente il raggio
laser, ma si è reso necessario utilizzare un raggio di colore
blu anziché rosso; questo poiché nello spettro visibile
delle frequenze elettromagnetiche il rosso ha una lunghezza d'onda
di 650 nanometri (un nanometro (nm)= un milionesimo di millimetro),
contro i 405 nm del blu-viola; si è provveduto inoltre a
diminuire i substrati protettivi di cui è costituito un DVD,
cosicché dovendo attraversare meno spazi, il laser diviene
più preciso; in questo modo è stato possibile aumentare
la densità e conseguentemente la capacità del supporto.
Anche un migliorato algoritmo di codifica video ha consentito di
diminuire le dimensioni del filmato finale a parità di qualità.
Oggi sul mercato si stanno affacciando due formati, purtroppo incompatibili
tra loro, il Blu-ray di Sony ed l'HD-DVD, proposto da un consorzio
formato da Toshiba, NEC e Sanyo. I due formati si differenziano
per alcuni dettagli costruttivi che allo stato rendono il Blu-ray
più capiente dell'HD-DVD, mentre quest'ultimo promette costi
di produzione inferiori ed una maggiore compatibilità con
i supporti DVD oggi sul mercato. Tale situazione, purtroppo, ancora
una volta ripercorre esattamente ciò che è avvenuto
alcuni decenni fa con l'avvento delle prime videocassette, quando
furono presentati tre formati, il Betamax, il Video 2000 ed il VHS.
Come tutti sappiamo vinse quest'ultimo, per logiche di mercato che
nulla avevano a che vedere con la qualità; infatti il VHS
notoriamente era il peggiore dei tre.
Nell'attesa che il mercato decida il vincitore, l'attendismo rimane
per ora l'unica scelta, anche perché si sta parlando di una
tecnologia non ancora disponibile a costi popolari e suscettibile
perciò di ulteriori affinamenti che, si spera, siano nel
segno di una maggiore attenzione verso il consumatore.
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