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di Cinzia Porata
La tradizione dell'uovo pasquale ha origini molto antiche, quando
non erano ancora disponibili versioni dolci, di zucchero e cioccolata,
per secoli i nostri antenati hanno regalato uova provenienti dai
pollai anzichè dalle pasticcerie.
Ad un certo punto si cominciò a decorarle con tinte vivaci.
In molti paesi, poi, la colorazione assumeva significati precisi:
le uova di un solo colore erano riservate ai plebei, mentre quelle
destinate agli aristocratici erano policrome e con elaborati disegni.
Nelle famiglie di modeste condizioni “l’operazione pittura"
veniva spesso affidata ai bambini, mentre le persone più
facoltose ricorrevano magari a grandi artisti.
È in Russia, comunque, che la tradizione dell'uovo decorato
ha raggiunto l’apice, grazie alla fantasia dell'orafo Peter
Carl Fabergé, nato a San Pietroburgo nel 1846 da famiglia
di origine francese e diventato gioielliere alla corte degli zar
nel 1885.
Quando Fabergé prese in mano il negozio paterno, questo era
una piccola ed avviata impresa che molti sarebbero stati contenti
di limitarsi a dirigere, compiacendosi del crescente successo presso
l’agiata clientela pietroburghese. Invece Fabergé decise
di operare un coraggioso cambiamento di stile, passando dalla costosa
gioielleria a qualcosa di più leggero con la creazione di
oggetti nei quali la fantasia del disegno è di gran lunga
più importante del valore intrinseco del materiale usato
: una svolta sorprendente, profondamente innovativa rispetto al
suo tempo.
Senza dubbio l’avvenimento centrale della sua carriera fu
la nomina a “gioiellerie di corte”, conferitagli da
Alessandro III.
Tale nomina fu l’origine di una delle più belle creazioni
di arte orafa di tutti i tempi, “le celebri uova pasquali
per la famiglia imperiale”, che Fabergé produsse per
oltre trent’anni.
Il primo uovo realizzato era un guscio d'oro e smalto bianco con
tuorlo d'oro asportabile che, aprendosi, scopriva una chioccia d’oro
contenente a sua volta una miniatura in diamante della corona imperiale,
il quale celava un rubino tagliato a forma d'uovo... Il principio
delle matrioske russe, applicato ad un'autentica opera d'arte che
avrà senza dubbio meravigliato la zarina Maria Federovna.
Il successo fu tale che lo Zar nominò Fabergé “Orafo
della Corte Imperiale” e nel contempo nacque la tradizione
delle “Uova di Pasqua Imperiali”,
Per arricchire la Pasqua di Alessandro III e dei suoi familiari,
creò anno dopo anno uova cerimoniali tempestate di diamanti,
incise in oro, argento e platino, impreziosite da lacche pregiate,
ispirate alle vicende della casa imperiale. La tradizione andò
avanti con Nicola II, che richiese a Fabergè due uova all'anno,
uno per la regina madre, Maria Fiorodovna, e uno per la moglie,
la zarina Alessandra Fiodorovna
Si calcola che siano state create da Fabergé 56 uova imperiali,
ammirate in tutta Europa. E a poco a poco il laboratorio originario
divenne un piccolo impero, travolto solo dalla rivoluzione bolscevica
e dalla fine dei Romanov, alla quale fece seguito quella di Fabergé.
E’ chiaro che nella nuova Russia i suoi oggetti preziosi non
potevano avere mercato, perché non esisteva più la
società privilegiata che aveva rappresentato la sua clientela.
Peter Carl Fabergé morì il 24 settembre 1920.
Delle uova di Fabergé, una decina appartengono al Cremlino,
due sono nella collezione di Elisabetta II e dodici sono state acquistate
dall'editore e scrittore americano Malcolm Forbes.
Ho pensato di raccontarvi questa storia non molto conosciuta, ma
della quale ho sentito parlare dalle guide che avevamo in Russia
nell’estate scorsa durante il viaggio realizzato da quelle
parti, anche se non sono di cioccolato, possono definirsi a tutti
gli effetti Uova Pasquali, essendo state pensate e realizzate per
la più bella festa della primavera.
Auguri “Imperiali” a tutti i lettori e navigatori del
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