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di Luigi Grazia
Pasqua è festa di Resurrezione! Tutti o quasi parleranno
dei vari significati di questa solennità religiosa così
importante che per molti, anzi moltissimi, è superiore al
Natale. Infatti se la nascita è un evento naturale non lo
è certamente la “Resurrezione”.
Come non dargli torto quando un corpo ormai morto “rinasce”?
Certamente qualche accenno devo farlo. La Pasqua ebraica ( dal latino
Pascha) ricorda la salvezza dalla morte dei primogeniti israeliti
mentre venivano uccisi quelli egiziani alla ricerca del “Bambino
Gesù”, salvatore del mondo.
In pratica la Pasqua viene identificata con la liberazione degli
ebrei dall’Egitto. Abbiamo poi la Pasqua cristiana la quale
cambiò completamente il significato originario nella resurrezione
di Gesù.
Da questo preambolo partirà il mio articolo che descrive
in modo sommario quanto i popoli, oppure semplicemente gli abitanti
di piccoli paesi e città ricordano con manifestazioni che
oggi, nel linguaggio moderno, definiamo “folklore” non
senza un appiattimento del valore intrinseco degli eventi ed usanze
che si svolgono nella settimana precedente la Pasqua , in particolare
nel “venerdì Santo”.
A Trapani la processione dei misteri del venerdì Santo ,
istituita nel secolo XII°, è formata da diciotto gruppi
in legno scolpiti a grandezza naturale che rappresentano i principali
episodi della passione di Gesù. Ornati di fiori vengono portati
a spalla dal pomeriggio del venerdì ininterrottamente sino
alla mattina seguente da rappresentanti delle antiche corporazioni
che attraversano le stradine del centro storico illuminate dalle
suggestive fiaccole le quali evocano un’ atmosfera irreale.
Nella processione del “giovedì Santo” a Caltanissetta
i “misteri” che il popolo chiama le vare designa il
ceto sociale al quale appartengono i “de li sulfatara-zolfatari,
di livucceri-i macellai, di li vinaroli-vinai”, eccetera.
Sono ben quindici gruppi modellati in cartapesta esposti nelle vie
della cittadina. Invece a Grasssina, in Toscana, si svolge una bella
processione con figuranti vestiti da personaggi dell’epoca;
romani, legionari, animali, popolane.
Un particolare significato di espiazione acquista anche quella sacra
di Bari dove i confratelli chiamati perdune procedono a due a due
a piedi nudi indossando un’ampia tunica bianca, viso coperto,
portando sul capo una corona di spine ed in mano un lungo vincastro
(bastone). A Siviglia i gruppi chiamati pasos sono formati in parte
da statue , in parte da personaggi viventi.
Vengono scortati durante la processione da uomini in uniformi di
legionari romani. In numerosi paesi del nostro mezzogiorno durante
la funzione la folla procede lentamente a passo cadenzato recitando
litanie accompagnate dallo strepitio di rudimentali strumenti in
legno con piccole piastrine di metallo dette tròccole, raganelle,
scarabattole, baciòccole. Numerosi sono i canti popolari
ispirati alla passione di Gesù. In Italia se ne conoscono
più di 500, diversi uno dall’altro , alcuni tipicamente
narrativi,altri lirici oppure preghiere in versi che il popolo recita
per lo più in chiesa durante la “settimana Santa”
accompagnati da varie pratiche di devozione popolare, molte volte
strisciando le ginocchia in terra durante la funzione.Varie e proprie
rappresentazioni teatrali della passione hanno luogo in numerosi
paesi siciliani e calabresi.
La più celebre manifestazione la troviamo ad Oberammergau,
piccolo comune della Baviera, celebre dell’oberammergauer
passionspiel.
Questa rappresentazione vivente in cui tutti prendono parte attiva,
risale al 1634 in scioglimento di un voto per scongiurare il flagello
della peste che colpì questo villaggio. Gli abitanti-attori
rievocano episodi del vecchio testamento e della passione di fronte
ad una folla enorme proveniente da tutta Europa. Nel periodo pasquale
si acquistano e si regalano uova, oppure semplicemente si decorano
quelle delle galline.
E’ un’abitudine prettamente alsaziana del XV° secolo
se non addirittura medievale come alcuni documenti sembrano farne
cenno. Il valore simbolico che si attribuisce alle uova pasquali
è confermato dall’usanza della questua da parte dei
giovani che si recavano nelle fattorie dando in cambio di qualche
monetina uova decorate.
Elementi propiziatori sono presenti in alcune città ambientati
nella tradizione locale come lo scoppio del carro che ha luogo la
mattina del sabato a Firenze.
E’ facile riconoscere in questa spettacolare usanza il fuoco
quale elemento primordiale più antico al quale si è
sovrapposto il motivo leggendario che ricollega in tutta la sua
suggestione popolare l’origine del Santo Sepolcro.
La tradizione fiorentina vuole infatti che la prima favilla del
sacro fuoco venisse un tempo provocata da tre pezzetti di pietra
tolti al Sepolcro di Cristo e portati a Firenze da Messer Pazzino
de’ Pazzi. Il rito diventa spettacolo con l’invenzione
del carro e l’accensione della colombina la quale, simbolo
dello Spirito Santo, si muove sul filo teso dall’altare maggiore
della chiesa al carro posto in mezzo alla piazza facendo scoppiare
più o meno bene la pira di legno. Dal modo in cui avviene
lo scoppio i contadini toscani che affluiscono in piazza del Duomo
traggono presagi per il futuro raccolto.
Da questo episodio risale l’abitudine di fare od acquistare
le colombe pasquali. Come non menzionare l’acqua! Gli ammalati
siciliani e non solo al momento che si slegano le campane se possono
s’immergono nel mare, i contadini romagnoli si bagnano gli
occhi, altrove in Slesia e Sassonia si crede che l’acqua renda
belle le donne.
I giovani danubiani si nascondevano nei pressi di una fonte per
“spuzzare” le ragazze affinché si accorgessero
di loro.
L’acqua sino dalla notte dei tempi fu un elemento propiziatorio
importante, da qui nasce l’uso di quella benedetta nelle chiese,
nel cerimoniale della messa per i cristiani e l’immersione
dei nascituri nel fonte battesimale.
L’articolo potrebbe continuare probabilmente all’infinito,
mi interrompo qui per non annoiare alcuno. Grazie di averlo letto.
Note tratte da:
Spettacoli e feste di G.Pitrenna.
La settimana santa,miti e realtà, di Carlo Canobino.
Pascha, Passio, Transitus di Ch.Mohrmann.
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