|
di Marzia Pulici
Agosto 2008, vacanze estive in Grecia: sole e mare, storia e leggenda,
un mix ideale e il modo più usuale per dipingere questa terra
così ricca di cultura, storia e tradizione.
Il ricordo di quei giorni vissuti ci accompagna poi anche nei mesi
successivi, scanditi dalle abitudini di usi e costumi della nostra
terra, della nostra ormai normale vita quotidiana, delle nostre
tradizioni e, come ogni anno, questo è anche il periodo in
cui si comincia a respirare una sempre rinnovata aria di gioia e
di festa che contraddistingue il fervido periodo natalizio e del
Capodanno.
Fra il nostalgico ricordo del calore di quell’estate greca
e le prime pungenti temperature novembrine, un pensiero curioso
si fa strada con l’inizio di tutti i rituali che caratterizzano
le nostre festività natalizie: chissà se anche in
Grecia festeggeranno il Natale come da noi, quali saranno le loro
tradizioni, il loro modo di festeggiare?!?
Ebbene sì, essendo il popolo greco in gran parte di religione
ortodossa, si celebra, proprio come da noi, il grande evento della
nascita di Gesù, esattamente il 25 dicembre ; i festeggiamenti
hanno già inizio dalla mattina della vigilia, quando i bambini,
al risveglio, trovano accanto al loro letto un sacco e un bastone
con i quali cominciano a peregrinare di casa in casa recitando brevi
storielle a tema, chiamate Calandras, accompagnate dal suono di
un piccolo strumento musicale molto simile al triangolo. I bambini
ricevono in cambio, come dono delle famiglie visitate, frutta e
dolci confezionati o preparati appositamente per l’occasione,
i cosiddetti Kourabiédes, espressione curiosa e affettuosa
delle mani abili di mamme e nonne greche nell’intento di rendere
felici i piccoli propri ed altrui.
La sera della vigilia poi trascorre in modo tranquillo, in famiglia,
senza grossi festeggiamenti: in ogni casa si cuoce il Christopsomo
(letteralmente: pane di Cristo), una pagnotta dolce di varie forme
che dovrà essere spezzato rigorosamente dal capofamiglia
nel successivo giorno di Natale. E il 25 dicembre, per il popolo
ellenico, comincia davvero presto, dato che è buona usanza
per le famiglie, alzarsi di buon’ora e recarsi in chiesa,
per festeggiare il grande evento, la nascita del Bambin Gesù,
avvenuto proprio nella notte. Le funzioni religiose si svolgono
in un clima di emozione e devozione che suggeriscono a tutti raccoglimento
e intima preghiera per cedere poi il passo, appena qualche ora più
tardi, ad un lauto e tradizionale pranzo di Natale, in cui vengono
generalmente preparate e servite tutte le pietanze più tipiche.
Non può mai mancare il tacchino, detto Galopoula, farcito
con castagne, uva di Corinto e noci o mandorle, il tutto contornato
da croccanti patate al forno; in alternativa - o in aggiunta –
si servono altri piatti a base di carne, solitamente di maiale,
il Gourounopoulo psito, un piccolo porcellino arrostito con olio
d’oliva e succo di limone. Il dolce natalizio per eccellenza
è preparato con noci e pistacchi, solo al pensiero fa venire
l’acquolina in bocca e si chiama con il curioso nome di Melomacarona
che, se a noi potrebbe evocare un bel piatto di pastasciutta, in
realtà non ne ha nulla a che fare!
E cosa dire del nostro grande e amato da tutti albero di Natale?
La tradizione greca a dire il vero non lo contempla: anche se in
tempi moderni il costume tipicamente nord-europeo ha contagiato
un po’ anche i Greci, facendo comparire qualche sfavillante
albero anche in terra ellenica, rimane sempre diffusa la tradizione
di preparare delle piccole barchette a vela di legno, che i Greci
si sbizzarriscono a decorare con palline sfavillanti: seppur ricordano
quelle degli alberi di Natale, in realtà evocano i riflessi
del mare, come elemento tipicamente greco.
Giorno dopo giorno, le vacanze natalizie proseguono per gli scolari
greci esattamente come per i nostri, e si giunge all’appuntamento
successivo, il Capodanno; nell’ultimo giorno dell’anno
si ripete il rito dei bambini che, di casa in casa, bastone in mano
e sacco sulle spalle, recitano storielle a tema, ricevendo in cambio
dolci e frutta. La serata poi viene festeggiata più o meno
fastosamente, in casa o in fuori, nell’intimo della famiglia
o in compagnia, con un ricco cenone o con una normale cenetta….ma
non senza qualche botto che rimbomba, e tutto sommato rallegra,
anche i cieli greci.
Non meno interessante è il primo gennaio, il primo giorno
del nuovo anno, giornata in cui ricorre la festa di San Basilio
(Agio Vassilius) e finalmente…anche per i piccoli greci arrivano
i… doni!! E’ proprio lui, infatti, la versione greca
del nostro amato Babbo Natale, colui che porta i regali ai bambini
ed è proprio lui che li deposita di casa in casa, accontentando
più o meno i sogni di tanti piccoli che lo hanno aspettato
con ansia per un anno intero!! Anche in questa occasione un bel
pranzo allieta la festa: il pasto di ogni famiglia che si rispetti
termina questa volta con un dolce chiamato Vassilopita, una semplice
ciambella a base di ingredienti tradizionali quali farina, zucchero,
burro, lievito di birra, latte, uova e buccia di limone, dotato
però di una piccola particolarità: all’interno
di questo dolce, nell’impasto, si nasconde una monetina, detta
Nomisma (quando è cominciato questo rito si usava nascondere
una lira d’oro o d’argento) e…. per il fortunato
che troverà la monetina si preannuncia un anno di serenità
e prosperità!
Passa ancora qualche giorno e anche in Grecia il periodo di festività
culmina con il il giorno 6 gennaio in cui si celebra il Battesimo
di Gesù: è proprio in occasione di tale ricorrenza
che si assiste ad una delle più belle feste ortodosse, simbolo
dello sgorgare della luce. Innanzitutto, è usanza che il
giorno della vigilia dell’epifania il sacerdote passi di casa
in casa per benedire villaggi e quartieri, servendosi di ramoscelli
di basilico e acqua benedetta; poi il giorno successivo, durante
la liturgia, il prete officiante purifica l’acqua, scacciando
le fate immaginarie che portano la maledizione e benedicendo anche
l’acqua del mare e anche quella del fiume se nelle vicinanze
sono presenti dei corsi d’acqua. Viene inoltre gettato un
crocifisso nell’acqua e dei giovani coraggiosi cercano di
riprescarlo tuffandosi nell’acqua fredda : il ragazzo che
riuscirà nella sfida riceverà la benedizione del prete
e di tutta l’assemblea.
Le vacanze, ahimè, finiscono e come in Italia, anche la Grecia
conclude proprio con l’epifania il periodo di festività
natalizie; magari a qualche lettore sarà balenata in testa
l’idea di organizzarsi una vacanza greca per arricchire le
proprie conoscenze in merito alle tradizioni di questo popolo!
A qualcuno magari sarà invece venuta voglia di cimentarsi
nella preparazione di qualche golosità greca, per cui qui
di seguito, la ricetta di quei tipici biscottini che risulteranno
anche a tutti noi sicuramente golosi!
Ricetta dei dolci Kourabiedes
Ingredienti per 25 biscotti:
100 gr. di burro
30 gr. di zucchero a velo
15 gr. di ouzo
3 gr. di lievito in polvere
1 tuorlo d’uovo
200 gr. di farina
40 gr. di mandorle
Lasciare ammorbidire il burro a temperatura ambiente, sbatterlo
con la frusta fino a renderlo cremoso; aggiungere zucchero a velo,
ouzo e tuorlo d’uovo. Continuando a sbattere, aggiungere poco
alla volta la farina, precedentemente mescolata con il lievito e
le mandorle tritate. Con questo composto formare delle palline e
riporle su una teglia. Cuocere a 200° fino a quando sono dorate.
Toglierle dal forno e spruzzarle con l’acqua di rose mentre
sono ancora calde, cospargerle poi con zucchero a velo e vaniglia
ed infine servire.
E se capiterete in terra ellenica durante le feste natalizie, non
dimenticate di augurare ai Greci un buon Natale, dicendo loro: “Kala
Christouyenna!”
|