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di Marzia Pulici
Come in ogni festa “comandata” che si rispetti, ecco
che in occasione del Natale, in ogni parte d’Italia la fantasia
dei maestri fornai e pasticceri, nonché delle più
attente cuoce domestiche, pullula di ricette più o meno antiche
che, soprattutto in fatto di dolci, arricchiscono e completano le
nostre tavole per altro già imbandite di molteplici prelibate
portate. Non sto ad elencare le innumerevoli squisitezze che con
un viaggio immaginario fra le regioni italiane potremmo assaporare
durante questi giorni ( basterebbe il pensiero a farci aggiungere
…peso!!) ma , da buona milanese nata e vissuta, mi è
doveroso dedicare un piccolo ma importante “trattato”
a quello che è conosciuto, e non esagero, in tutto il mondo,
come il dolce natalizio per eccellenza : il mitico PANETTONE.
“Senza il panettone, Milano non sarebbe Milano” e c’è
chi sostiene che “senza i fornai di Milano, il panettone non
sarebbe il panettone”; esso è fondamentalmente una
pasta lievitata e, come tale, va classificato fra i prodotti della
panificazione e non della pasticceria. Non me ne vogliano i pasticceri,
ma questa è la realtà proclamata proprio di recente
anche in una mostra tenutasi a Milano l’anno passato intitolata
“Il pane grande di Milano: storia e storie del panettone”
che ha raccontato e illustrato storie e leggende sulle sue origini
dimostrando il legame autentico e antico fra il panettone e la città
di Milano. Varie sono le storie e le leggende che si sono articolate
intorno alla sua origine ma la più accreditata pare essere
quella che lo riconduce al quattrocento, alla corte di Ludovico
Sforza. Pare che,durante uno dei sontuosi banchetti natalizi, dietro
le quinte, ossia nelle cucine, il fervore della preparazione delle
molteplici portate avesse ahimè fatto sì che il cuoco
si scordasse del dolce che aveva messo in forno …ormai ridotto
ad un ammasso di pasta bruciacchiata. La disperazione lo colse in
pieno pensando alla condanna che Ludovico gli avrebbe riservato,
ma la provvidenza arrivò da un povero sguattero di nome Toni
che gli si avvicinò timoroso e gli confessò di aver
messo da parte un po’ di quell’impasto con l’intenzione
di cuocerlo alla fine del lavoro per aver qualcosa da mangiare;
gli disse anche di aver aggiunto un po’ di frutta candita,
zucchero, uova e uvetta nel tentativo di renderlo un po’ più
nutriente. Il cuoco ovviamente decise di mettere subito in forno
quella sorta di pane dolce e una volta cotto non esitò a
farlo servire in tavola con il nome di “Pan de’ Toni”
( da cui deriverebbe il termine panettone): ebbene, il successo
fu strepitoso e da allora quel nuovo strano miscuglio fu preparato,
dietro pressante richiesta dei nobili commensali, in tutti i successivi
banchetti natalizi. La ricetta cominciò poi a diffondersi
anche a livello popolare e in poco tempo divenne una golosa tradizione
preparata in ogni forno casalingo dalle sapienti mani di ogni cuoca,
sotto l ‘egida del capofamiglia al quale spettava, al termine
della preparazione, il compito di incidervi con il coltello una
croce, come benedizione delle feste e del nuovo anno.
La preparazione era, ed è tutt’ora, lunga e laboriosa;
oggi ormai non fa quasi più parte delle preparazioni casalinghe
ma è entrata a far parte della produzione artigianale e industriale
che comunque ne garantiscono la freschezza, la fragranza e il gusto
di un tempo; la Milano degli anni ’50 ha visto nascere e fiorire
le due più grandi e note industrie del panettone, Motta e
Alemagna, alle quali va il doveroso riconoscimento di aver dato
il via alla produzione “in serie” di questo nobile prodotto
, abbattendo i costi e rendendolo accessibile a tutte le tasche
pur mantenendo un elevato livello qualitativo nonché il merito
di aver di conseguenza creato una rete di distribuzione tale da
portarlo fuori dai confini regionali e nazionali.
I suoi valori nutrizionali sono molto elevati: c’è
chi lo considera una “mina vagante” dei pranzi di fine
anno per cui è sicuramente da annoverare fra i dolci più
calorici che è opportuno consumare con gusto ma con parsimonia;
il modo migliore per assaporare al meglio le sue caratteristiche
è, a detta di molti, intiepidirlo leggermente nel forno,
magari accompagnato da una fumante tazza di the che lo rende ancora
più apprezzabile nei pomeriggi d’inverno, ma poi ciascuno
è naturalmente libero di scegliere come e quando preferisce
mangiarlo a seconda del proprio personale gradimento.
Non mi resta ora che concludere augurando a tutti i lettori anche
quest’anno e con grande, grandissimo affetto ,i più
sinceri auguri di Buone Feste e, se avremo occasione di incontraci,
mi auguro di poter condividere con tutti una bella, dolce, gustosa
fetta di PANETTONE!!
Buon Natale e Buon Anno.
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