ROSA INSIEME
"Obiettivo salute - Leggende metropolitane"

di Stefania Gabrielli

“Mi sono preso l’influenza perché l’acqua era troppo fredda”.
“Sono raffreddata perché nello spogliatoio c’era corrente d’aria”.
“Non posso iscrivere mio figlio al turno delle 15, altrimenti mi tocca fargli saltare il pranzo”. Quale gestore di piscine non si è mai sentito rivolgere domande di questo genere, spesso a sostegno di richieste di rimborso per lezioni perse? A dispetto della presunta acculturazione di massa, in materia di salute milioni di italiani si affidano ancora a superstizioni e dicerie immutate nei secoli.
E quel che è peggio, spesso sostenuti nel proprio delirio dal medico di famiglia (“Mio figlio ha il raffreddore” “Lo copra”). Mi pare dunque utile fare chiarezza su alcune questioni sanitarie.
Facendo piazza pulita di tante, da qui il titolo, leggende metropolitane.
Senza impegnarsi in un trattato medico, è sufficiente ricordare che le malattie più comuni hanno origine o virale(es. influenza) o batterica (es. scarlattina): nel primo caso provvede il sistema immunitario, nel secondo caso si può intervenire con antibiotici.
In ogni caso, in entrambi i casi non c’è alcuna relazione fra la temperatura dell’ambiente (e relative variazioni) e l’insorgere o l’aggravarsi della malattia.
La circostanza che in inverno ci si ammali più facilmente non dipende dal freddo, ma è un’ovvia conseguenza del fatto che si passa maggior tempo in locali chiusi (scuola,cinema, pub) a stretto contatto con altre persone, favorendo la trasmissione di virus & c.
Non si spiegherebbero altrimenti i “ritorni” di epidemie influenzali che si registrano ad aprile-maggio, quando il clima è ormai mite.
Non siete conviti? Sappiate allora che le popolazioni più longeve sono le tribù di pastori delle steppe asiatiche, dove in inverno la temperatura scende stabilmente diverse decine di gradi sotto lo zero, con escursioni di oltre quaranta gradi fra giorno e notte: secondo la mamma italiana tipo, dovrebbero essere estinti da un pezzo.
Così come gli eschimesi, che invece sono l’unica etnia che non conosce raffreddori e influenze: merito del freddo glaciale, che inibisce l’azione dei microrganismi patogeni.
Per quanto riguarda poi il rapporto tra cibo e nuoto, l’avvertenza è una sola: evitare sforzi intensi a ridosso dei pasti perché l’organismo, impegnato nella digestione, ha minore disponibilità energetica per l’esercizio muscolare.
Potete quindi tranquillamente nuotare subito dopo mangiato ( anche cibi “pesanti”), mentre se tentate il primato del mondo nei millecinquecento stile libero sarà il caso di fare un po’ più attenzione alla dieta. Le proverbiali tre ore fra il pasto e il bagno hanno lo stesso fondamento scientifico della fustigazione rituale e sono, evidentemente,uno squallido espediente per tenere buoni i bambini in spiaggia dopo pranzo.
Inoltre,i bambini non arrugginiscono: non è quindi indispensabile passarli sotto un compressore dopo la lezione di nuoto e possono tranquillamente uscire dalla piscina senza essere perfettamente asciutti.
C’è poi un’altra convinzione diffusissima fra i frequentatori delle piscine, secondo la quale in piscina “ si prendono le verruche”. In realtà l’ultimo posto in cui potete trovare spore di verruche o miceti patogeni è proprio una piscina. Il trattamento dell’acqua con prodotti a base di cloro e la disinfezione dei locali con antimicotici- stiamo parlando naturalmente di piscine gestite in modo decoroso – rendono estremamente improbabili
“presenze” sgradite.
I bagnanti andrebbero semmai sensibilizzati a fare attenzione fuori dall’impianto: la permanenza in acqua lesiona in maniera impercettibile la cute, rendendola più recettiva nei confronti di microrganismi che è molto più probabile incontrare sul corrimano del tram o sul bancone del bar.
Quindi:
Non è vero che gli sbalzi di temperatura fanno ammalare. Anzi: l’esposizione a frequenti cambi di temperatura “allena” i recettori, migliorando cosi le capacità di termoregolazione dell’individuo.
Da notare che le stesse mamme che vanno in paranoia per uno spiffero spesso lasciano centinaia di euro nelle casse dei centri benessere per per sottoporsi a saune finlandesi, bagni turchi seguiti da docce gelide ecc.
Non è vero che chi suda deve coprirsi. Il metabolismo sa il fatto suo: la produzione di sudore si manifesta per contrastare l’eccesivo riscaldamento cutaneo e prevenire colpi di calore.
Coprire un bambino che suda è un controsenso, come anche altra pratica diffusissima, viaggiare in auto in piena estate con il condizionatore spento per evitare di “ raffreddare il sudore”.
Non è vero che uscire all’aria aperta con i capelli bagnati pone in pericolo di vita. Non c’è paese al mondo con una concentrazione di phon pari all’Italia. Dite la verità: non provate pena quando vedete questi poveri bimbi paonazzi, in pieno giugno, investiti da getti di aria bollente, con la mamma che li tiene stretti cercando forsennatamente l’ultimo
ciuffo umido?
E non vi viene voglia di domandare a queste integraliste dell’asciugacapelli per quale motivo, d’estate, sfidano la morte facendo il bagno in mare e poi stendendosi sensualmente con la chioma fradicia sul telo da spiaggia?
Forse l’acqua salata fa meno male di quella clorata?
Non è vero che entrare in acqua a ridosso dei pasti provochi congestione.
Tra l’altro il termine “congestione” in questi termini, cioè una specie di blocco intestinale seguito da collasso cardiocircolatorio crampi e quant’altro, semplicemente non esiste in letteratura medica.
La vera insidia, d’estate, sono i colpi di sole e di calore, più frequenti dopo pranzo, nel primissimo pomeriggio, semplicemente perché queste sono le ore più calde della giornata.
I bambini alle prime esperienze di scuola nuoto hanno già abbastanza tribolazioni: non è proprio il caso che siano anche affamati!
Non è vero che in piscina è più facile prendere funghi e verruche: sarebbe però opportuno suggerire agli utenti di fare attenzione a dove mettono le mani, specialmente nelle due ore successive al bagno ( anche quello che fanno a casa).

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