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di Stefania Gabrielli
L’attività fisica in età avanzata rappresenta
in questo momento la sintesi di due tendenze che stanno fortemente
affermandosi sul mercato: l’individuazione della popolazione
anziana come segmento in forte crescita numerica e di bisogni,
e la ridefinizione dell’esercizio fisico come strumento di
prevenzione e terapia delle patologie caratteristiche della nostra
società. In questo contesto la piscina sta
progressivamente guadagnando spazi sempre più significativi.
Cerchiamo, quindi, di analizzare brevemente vantaggi, potenzialità
e limiti dell’esercizio in acqua per i nostri “vecchi”
differenziando successivamente il nuoto
da tutte le attività che si svolgono in verticale.
I vantaggi più significativi offerti dal mezzo acqua sono:
- l’assenza della forza di gravità, totale o parziale
in rapporto all’altezza dell’acqua in cui operiamo,
che consente di ridurre in modo significativo il sovraccarico a
livello articolare , in particolare del ginocchio e dell’anca,
nonché della colonna
vertebrale.
-la possibilità di applicare in tutti i movimenti livelli
di forza mediamente elevati per vincere la resistenza opposta dall’acqua
all’avanzamento del corpo o degli arti, rafforzando in modo
rapido ed armonico l’apparato muscolare.
-la necessità di elaborare i movimenti in un ambiente diverso
ampliando le capacità coordinative e motorie ed ottimizzandone
l’utilizzo.
I limiti più importanti legati all’attività
in acqua sono:
-lo stress determinato a livello dell’apparato cardiovascolare
dall’immersione del corpo in un mezzo fluido che può
rappresentare un fattore di rischio da non sottovalutare nei soggetti
la cui funzionalità cardiaca non sia
ottimale.
-la difficoltà di modulare in modo preciso lo sforzo individualizzando
in funzione
delle caratteristiche specifiche di ciascuno, come possiamo invece
fare camminando o
correndo a secco, oppure andando in bicicletta.
-il numero relativamente limitato di esercizi proponibili in un
ambiente in cui il controllo dei movimenti risulta più complesso
e difficile.
-la necessità per l’anziano di esporre il proprio corpo
in una fase della vita in cui l’inevitabile decadenza fisica
comporta il desiderio di nasconderlo. In rapporto a queste diverse
considerazioni risultano più chiare le differenze fra il
nuoto e le attività in verticale (aquawalking, aquagym….).
Il nuoto difficilmente potrà essere insegnato rapidamente
e correttamente ad un
principiante adulto e quindi dovrebbe essere privilegiato dai soggetti
già in possesso di una tecnica adeguata.
Esso, inoltre, risulta particolarmente efficace come mezzo di allenamento
e condizionamento cardiovascolare favorendo il mantenimento dell’efficienza
di questi apparati.
Nuotare, infine, consente una tonificazione ed un rafforzamento
globale della nostra muscolatura e quando viene praticato con regolarità
e con una durata degli allenamenti superiore ai 30 minuti favorisce
il dimagramento od il mantenimento di un peso ottimale.
Globalmente risulta, dunque, particolarmente indicato nella prevenzione
delle patologie cardiovascolari e dismetaboliche.
Le attività in verticale hanno consentito di scoprire il
“mondo acqua” a tutte quelle persone che non sapendo
nuotare correttamente lo osservavano da lontano con diffidenza o
curiosità.
L’aquawalking,l’aquagym o semplicemente le diverse riabilitazioni
in acqua risultano, per altro, particolarmente indicate per tutti
i soggetti che presentano problemi cronici o acuti a livello dell’apparato
osteomuscolare ed in particolare a livello della caviglia, del ginocchio,
dell’anca e della colonna lombare.
Ciò premesso, risulta per altro necessario differenziare
con attenzione proposte ed
interventi in funzione delle caratteristiche individuali e dell’importanza
di un eventuale quadro clinico o subclinico.
Un’attività scorretta o generica rischia infatti di
generare false illusioni o di determinare danni anziché benefici.
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