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di Stefania Gabrielli
La consapevolezza di cosa poter e dover fare nel momento in cui
si entra nella delicata fase della menopausa. L’allenamento
può apportare molti benefici: vediamo quali.
Fisiologicamente la menopausa corrisponde alla fine dell’età
mestruale e, quindi,della fertilità. In questa fase termina
l’attività ovarica: le ovaie non producono più
follicoli ed estrogeni, risulta,inoltre, una diminuzione di ormoni
quali inibina e gonadotropina. Nell’uso comune il termine
indica, piuttosto, una notevole diminuzione fluidica, coincidente
con il periodo di climaterio femminile. Normalmente l’età
in cui fisiologicamente si entra in menopausa, risulta quella tra
i 50 e 52 anni. Esistono, però,fattori di rischio che, interferendo
con la normale fisiologia della donna,riducono questa soglia fino
ai 38/40 anni (Tabella1). E’ importante,inoltre,conoscere,e
quindi distinguere, le varie forme di menopausa. Tale stato determina
una serie di mutamenti di origine trofica, metabolica, sessuale
e psicologica, con manifestazioni soggettive più o meno marcate.
E’ da aggiungere che l’impossibilità a produrre
ormoni, steroidi e glicoproteine a sufficienza, da parte delle cellule
della granulosa, accelera l’invecchiamento.
Tabella1
FATTORI DI RISCHIO COMPROVATI
Fumo,sia attivo che passivo
Alimentazione
Scarsa attività fisica
Indice di massa corporea (FM)
Abuso di alcool
Bassa statura
Tabella2
TIPOLOGIE DI MENOPAUSA
Premenopausa, precede l’ultima mestruazione (38 – 47
anni)
Postmenopausa, successiva all’ultima mestruazione
Perimenopausa, depauperazione ad un anno dalla menopausa
Transizione il periodo finale del climaterio menopausale
Menopausa precoce (meno di 40 anni)
Menopausa prematura ( 40-45 anni)
Climaterio atresia follicolare: calo e scomparsa della quantità
di afflussi (45-55 anni)
Menopausa spontanea (50-52 anni)
Menopausa tardiva (più di 52 anni)
Menopausa artificiale post traumatica o post operatoria
I sintomi
Tale stato di cose comporta il possibile insorgere di affezioni
tali da rasentare condizioni fisiopatologiche:
-vampate di calore
-depressione
-disturbo del riposo notturno
-assottigliamento dell’epidermide e del derma, con diminuzione
di collagene (sindrome urologica).
Tardivamente possono inoltre insorgere:
-osteoporosi di tipo l (primaria), riduzione della densità
ossea. Vi è un progressivo impoverimento del contenuto di
calcio e della matrice organica delle ossa, anche se il confine
tra fisiologia e patologia non è ben chiaro, ma è
certo che sedentarietà sia uno dei principali fattori responsabili.
Questa situazione ha maggiore incidenza nelle donne per diversi
profili ormonali ed ha una brusca accelerazione in questo delicato
periodo: a 15 anni dalla menopausa si ha una perdita media del 20-25
% di massa ossea. Tutto questo si traduce in un alto rischio di
fratture, anche per traumi banali, che possono condurre a prematura
perdita dell’autosufficienza.
-ipertriglicemia, diabete, ipertensione, dislipidemia ed obesità.
Dai 50anni, circa, si osserva una ponderale diminuzione della massa
corporea magra ed un aumento della massa corporea grassa, che tende
ad accumularsi selettivamente nelle regioni centrali del tronco,
specialmente nel compartimento intra-addominale. Questa anomala
distribuzione si è dimostrata indice di previsione in numerosi
dismetabolismi e patologie riconducibili a minore efficacia dei
recettori lipolitici del tessuto adiposo, minore secrezione ormonale
(estrogeni), aumento della lipo-proteinlipasi, minore capacità
lipo-ossidativa dei tessuti, talvolta aggravata da limitata attività
fisica.
-sindromi cardio-vascolari. Diminuzione del volume cardiaco, ispessimento
delle pareti cardiache per aumentata resistenza all’efflusso
ventricolare sinistro da maggiore rigidità vascolare,possibili
calcificazioni valvolari, diminuzione del patrimonio enzimatico
con minore resistenza all’ipossia ,aumento delle fasi di contrazione
e rilasciamento da probabile diminuita capacità di captazione
di calcio nel reticolo sarcoplasmatico. Quest’ultimo gruppo
di complicanze risulta più dannoso ma, fortunatamente, anche
in maggior misura condizionabile.
L’attività fisica Il miglioramento della funzione cardiaca
e vascolare, indotto dal dinamismo fisico, risulta comprovato da
numerosi studi di genesi medica. L’esercizio fisico riduce
i fattori di rischio: comporta un abbassamento dei livelli ematici
di colesterolo, soprattutto l’LDL, mentre aumenta l’HDL,
riduce i trigliceridi e la pressione arteriosa. Inoltre, tale pratica
consente il controllo del peso corporeo e svolge un’azione
favorevole sulla tolleranza agli zuccheri (riducendo il rischio
di diabete). E’ ulteriormente dimostrato che l’attività
fisica non solo contrasta la perdita di massa ossea, ma ne incrementa
la densità, prevenendo il rischio di osteoporosi. Tale beneficio
risulta direttamente proporzionale alla consistenza ossea di partenza:
minore sarà quest’ultima maggiormente apprezzabili
saranno i risultati. Praticare esercizio fisico all’aperto
o frequentare un centro ove svolgerlo in sodalizio con amici e conoscenti
sotto la supervisione di personale attento e qualificato apporta
ulteriori benefici da considerare come prevenzione da traumi e cadute
accidentali esauribili, spesso, in lesioni ossee su soggetti menopausali
ed osteoporotici (Tabella3).
Tabella3
Incremento di tono e forza muscolare
Maggior stabilità ed equilibrio
Maggior elasticità e minori tempi di reazione
Un bilanciato training fisico determina , in aggiunta, un aumento
dei livelli di catecolamine e di beta-endorfine, limitati la frequenza
di eventi vasomotori quali: vampate e sudorazione. Gli stessi composti
chimico-organici hanno un effetto positivo sull’umore e, di
conseguenza, sullo stato psicologico, minato, spesso, da questa
condizione metabolica.
La pratica L’esercizio aerobico risulta particolarmente indicato.
L’intensità, inizialmente, dovrebbe essere bassa e
la progressione del carico il più possibile personalizzata.
Indicativamente il lavoro iniziale dovrebbe essere del 45-55% della
Frequenza Cardiaca max, per raggiungere gradualmente, ove possibile,
il 70-75% (Tabella4), quest’ultimo range è sicuramente
più efficace, ma cagionante maggiori rischi cardiovascolari
e muscolo-tendini.
Tabella4
Età |
FC massima |
FC ottimale |
FC media |
45 |
175 |
105-140 |
122 |
50 |
170 |
102-136 |
119 |
55 |
165 |
99-132 |
115 |
60 |
160 |
96-128 |
112 |
65 |
155 |
93-124 |
102 |
L’utilizzo di carichi meccanici (pesi), ove non sia controindicato,
ed a seguito di esercizi a corpo libero,genera, nelle donne anziane
in post-menopausa, un incremento della densità ossea, documentabile,
del 5-15%, o comunque, una diminuzione della velocità di
demineralizzazione. L’intensità dovrebbe attenersi
inizialmente intorno al 45% del massimale indicizzato e non superare
mai il 60-65%. E’ fondamentale un avviamento accurato per
consentire la corretta e sicura esecuzione degli esercizi. Il programma
dovrebbe essere globale, con serie da 12-18 ripetizioni, da incrementare
con precedenza al carico somministrato. Quando si teme una certa
fragilità delle ossa è meglio evitare esercizi che
comportano una flessione forzata del rachide, le attività
richiedenti l’ausilio di carichi pesanti, i movimenti bruschi
ed impegnativi che possono portare a lesioni sia muscolari che articolari.
Una seduta standard dovrebbe avere, infine, una durata tra i 30’
ed i 60’ suddivisi in: riscaldamento 15%, lavoro aerobico
35%, condizionamento muscolare 30%,defaticamento 10% e stretching
10%, per una frequenza tri-quadri-settimanali. E’ necessario,
inoltre, coadiuvare il lavoro del trainer con le indicazioni fornite
dal medico curante.
Buon lavoro.
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