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di Cinzia Porata
Terminate le ferie si ritorna all’immancabile routine di tutti
i giorni, ma non per questo ci dobbiamo rattristare. Se non ci lasciamo
prendere dal frenetico ritmo della vita lavorativa e ci soffermiamo
a guardare la natura che ci circonda possiamo constatare che l’autunno
ci regala spettacoli bellissimi con i suoi innumerevoli colori dalle
tonalità calde ed i suoi profumi penetranti di uva matura.
Ed è proprio questo profumo penetrante che mi fa pensare
alla vendemmia ed alla mia prima esperienza in merito avvenuta molti
anni or sono; mi aveva particolarmente colpito l’atmosfera
allegra e scherzosa che si instaura tra i partecipanti e l’odore
asprigno dell’uva matura.
Bisognerebbe, almeno una volta nella vita, assistere a una vendemmia
perché il ricordo di questo profumo particolarissimo si stampi
indelebilmente nella nostra testa, reparto "odori da ricordare".
Sarà forse dovuto al fatto che il giorno della vendemmia
è il più atteso dell'anno da parte degli amanti delle
enoteche, che vogliono vedere di persona se l’uva produrrà
un buon vino oppure no... forse perché è il vino stesso
che mette allegria, e in questi giorni di ottobre, con la prospettiva
di un rigido inverno, un po' di allegria non guasta certo. Fatto
sta che per la gente di città andare ad assistere alla vendemmia
è sempre qualcosa di eccitante.
Si può dire che la vendemmia si divide in due momenti: il
primo è dove si pigia l'uva per ricavarne il mosto. Il secondo
è quello delle cantine.
Dovete inoltre sapere che il giorno della vendemmia è anche
il giorno ufficiale nel quale si assaggia il vino dell'anno appena
passato. Il vino ancora giovane, ma che già ha riposato abbastanza
per dire al palato degli intenditori se l'annata è buona,
che corposità acquisterà col tempo, se avrà
forza di raggiungere la gradazione voluta, in quale mese si potrà
imbottigliare e via dicendo. Non c’è da meravigliarsi
se, giunte sul posto con il marito o con il fidanzato, lo vedrete
sparire a braccetto di qualche vecchietto del posto. Ricomparirà
molto più tardi, con il naso un po' rosso, l'occhio vivo,
e l'aria giuliva. Avrà passato deliziose ore nel fresco della
cantina, contornato dalle enormi botti dove su ognuna è riportato
il nome del vino che contiene. Un assaggino qui, uno là...
bisogna assolutamente che provi questo vinello... un bicchierino
di questo rosé... due dita di questo frizzantino... ah, che
bontà, questo! Ne prenderei un altro sorsetto... E sopra,
intanto, il mosto si riversa allegro nei tini da fermentazione.
Il mosto, questa spremuta d'uva che gode di vita propria, che si
adagia, si riposa, ribolle, brontola, borbotta come un bambino viziato!
I contadini gli attribuiscono poteri sovrannaturali, ne parlano
come di un nuovo nato da coccolare e vezzeggiare, nutrire e riparare,
sorvegliare e tenere riguardato.
Con l'abitudine invalsa ormai in tutte le nostre zone vinicole di
"tagliare" i vari vini con vini di produzioni diverse,
anche lontanissime da quelle originali, la fase "mosto"
del vino è rimasta la più veritiera. Sarà più
tardi che questo prodotto della viva terra verrà miscelato,
vi verranno aggiunte varie sostanze e via dicendo. Per ora, alla
vendemmia, si parla solo di grappoli d'uva spremuti con mezzi più
o meno moderni per ricavarne sano, autentico, inimitabile impertinente
mosto. Le grandi case coloniche, di solito tranquille sparse fra
le loro viti, nel giorno della vendemmia si animano di un’attività
riservata alle grandi occasioni. Trattori che vanno e vengono trascinandosi
appresso carretti carichi di uve, canti allegri si intrecciano a
battute scherzose.
È l'uva la reginetta della festa, è lei la grande
protagonista. La troviamo nei cesti di vendemmia stracolmi, nei
trattori carichi, e soprattutto la troviamo nella bocca di tutti,
che se la gustano ammiccando gli uni con gli altri dicendo: “quest’anno
è proprio buona!”
La vendemmia è il premio di tutto un anno di amorose cure
alle viti.
C'è chi va in campagna ad assistere alla vendemmia col solo
scopo di passare una giornata diversa dalle altre, c'è chi
ci va perché innamorato della straordinaria atmosfera che
si crea in questo giorno, e c'è chi va ad assistere alla
vendemmia col preciso scopo di raccogliere preziose informazioni
sui vini dell'anno precedente, o anche per accaparrarsi una botte
del vino che si ricaverà dalla vendemmia alla quale sta assistendo,
qualora riesca a capire dai professionali discorsi dei viticultori
che ci si aspetta, dal mosto che scorre oggi a fiumi, un vino particolarmente
buono.
Macchine fotografiche e telecamere lavorano molto in questo giorno,
e tutti gli appassionati cineamatori hanno la possibilità
di raccogliere ottimo materiale. I colori dell'autunno sono molto
indicati a essere fissati su pellicola, e chi possiede "il
tocco magico dello scatto artistico" riuscirà a filtrare
attraverso il proprio obiettivo l'eccitazione e la gioia di questa
festa della campagna, che chiude la stagione estiva.
La vendemmia si conclude sempre e inevitabilmente con una festa
sull'aia. Grandi tavolate, riassumono con i loro molteplici piatti,
i risultati dell'anno campagnolo. Tutti i prodotti della campagna
sono presenti, dalle insalatine di campo, ai fichi settembrini,
alle salsicce, dai salami ai funghi sotto olio, e ricoprono di colori,
profumi e sapori la tavola nella quale battute, canti, risate e
vino scorrono turbinosamente.
Una chitarra si trova sempre, e per accompagnare il canto ci sono
bicchieri, forchette, cucchiai, pentole e scodelle da percuotere
come si vuole. Si intonano canzoni in coro e le prime coppie cominciano
a ballare.
Anche chi non balla batte il tempo col piede, anche chi è
stonato segue la melodia che ricorda da sempre. Tutti possono alzarsi
a cantare, tutti possono improvvisare il loro stornello, o un versetto
...
E perché non chiudere questo articolo che parla di vendemmia,
di folklore e cose sane con una strofa di una famosa poesia?, eccola
"Ma per le vie del borgo dal ribollir de' tini va l'aspro odor
de i vini l'anime a rallegrar."
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