| di Marzia Pulici
Vi è mai capitato in un momento di tempo libero, o da piccoli
mentre a scuola la maestra spiegava, o semplicemente in un momento
di relax di prendere un foglio o un ritaglio di carta, anche magari
solo una carta di caramella o di cioccolatino appena gustati e cominciare
a piegarlo e spiegazzarlo in mille modi, cercando di comporre qualche
figura o qualche soggetto??
Ebbene, inconsapevolmente o comunque senza essere degli esperti
o degli abili artisti, abbiamo almeno una volta nella vita praticato
l’arte dell’ “origami”.
Con la parola origami si indica infatti proprio l’arte di
piegare la carta, dato che la parola stessa deriva dal giapponese
ori (piegare) e kami (carta).
L'origine dell'origami giapponese è strettamente legata alla
religione shintoista e la valenza sacrale della carta è anche
testimoniata dal fatto che in giapponese le parole carta e dei si
pronunciano entrambe “kami”.
Le prime forme di origami erano costituite da semplici strisce di
carta piegate in forme geometriche e, unite ad un filo o ad una
bacchetta di legno, utilizzate per delimitare gli spazi sacri. Oppure
questa arte si fa risalire alle cerimonie del dono augurale dei
samurai: in questa occasione veniva mangiato un mollusco, simbolo
dell'immortalità, offerto all'interno di un astuccio di carta
che con il passare del tempo diveniva piegato in modo sempre più
complesso fino ad acquistare dignità di dono in sé.
La tecnica moderna dell'origami usa pochi tipi di piegature combinate
in una infinita varietà di modi per creare modelli anche
estremamente complicati. In genere, questi modelli cominciano da
un foglio quadrato, i cui lati possono essere di colore differente
e continua senza fare tagli alla carta.
Alla base dei principi che regolano l'origami, vi sono come dicevo
i principi shintoisti del ciclo vitale e dell'accettazione della
morte come parte di un tutto: la forma di carta, nella sua complessità
e fragilità, è simbolo del tempio shintoista che viene
ricostruito sempre uguale ogni vent'anni e la sua bellezza non risiede
nel foglio di carta. Alla morte del supporto, la forma viene ricreata
e così rinasce, in un eterno ciclo vitale che il rispetto
delle tradizioni mantiene vivo.
Il periodo di affermazione degli origami nella religione shintoista
e nella cultura giapponese è riconducibile al periodo Heian,
durante il quale la corte imperiale raggiunge l'apice della propria
raffinatezza. È in questo periodo che si afferma la “festa
delle bambine”, collegata alla tradizione della bambola fluttuante:
una bambola di carta viene posta su una barca, anch'essa realizzata
ad origami, e lasciata trasportare dalla corrente di un fiume fino
al mare. Successivamente quest'usanza è sostituita da quella,
più complessa, di ricostruire ritualmente con l'origami la
corte imperiale, con i suoi personaggi negli abiti rituali: per
questo tale festa, detta festa delle bambine, viene anche indicata
con il termine festa delle bambole.
Anche la rana è una tradizionale forma origami, che trova
senso nel doppio significato della parola “kaeru”, la
quale significa sia "rana" che "ritorno a casa"
e indicava quindi l'animale come un buon augurio per coloro che
stanno per intraprendere un lungo viaggio.
L’arte dell’origami serve inoltre per la realizzazione
di decorazioni urbane, decorazioni di carta e fiori, tra cui il
fiore di loto è quello più frequentemente creato.
Un'altra figura tradizionale dell’origami giapponesi è
la gru, animale simbolo di immortalità. Leggenda vuole che
chiunque pieghi mille gru vedrà i desideri del proprio cuore
esauditi. Realizzare per sé o regalare i tradizionali "grappoli"
di mille gru è considerata una pratica simile agli ex-voto
della cultura cattolica.
L’aneddoto più noto legato a questa tradizione ha come
protagonista una bambina di nome Sadako Sasaki che, per via delle
radiazioni derivanti dallo scoppio della bomba atomica su Hiroshima,
giaceva nel proprio letto a causa della leucemia. La bambina iniziò
allora a piegare le mille gru, ma morì prima di riuscire
a portare a compimento la propria opera: venne eretta in suo onore
una statua nel Parco della Pace di Hiroshima, raffigurante una ragazza
in piedi con le mani aperte ed una gru che spicca il volo dalla
punta delle sue dita. Ogni anno peraltro questo monumento è
adornato con migliaia di corone di mille gru.
La storia di Sadako è diventata oggetto di molti libri e
film ed ha portato la gru a mutare da simbolo di immortalità
a simbolo di pace.
In una versione della storia, Sadako scrive un haiku che tradotto
in italiano suona cosí:
“Scriverò pace sulle tue ali
intorno al mondo volerai
perché i bambini non muoiano più così”
L'origami conserva inoltre un ruolo preponderante in numerose altre
festività giapponesi. Durante il capodanno, ad esempio, è
usanza realizzare a origami le cartoline augurali. Oppure nella
festa di S.Valentino le donne porgono agli amati il dono rituale
dei cioccolatini contenuti in confezioni realizzate ad origami.
Il più grande artista giapponese di origami, nonché
prolifico creatore di forme ed opere variegate e fantasiose si chiama
Akira Yoshizawa.
Per realizzare un origami l'unico materiale che serve è la
carta. Per gli origami di livello semplice o intermedio può
essere utilizzato quasi qualunque tipo di carta, per esempio carta
da fotocopie, bianca o colorata, indicata per i principianti, carta
da legatoria, decorata con disegni colorati e fantasie floreali,
indicata per la realizzazione di scatole e contenitori, carta metallizzata,
carta velina, sottile ma resistente, adatta per i modelli complessi
anche se molto difficile da maneggiare, carta sandwich, realizzata
incollando uno o più strati di carta velina su sottili fogli
di alluminio, carta washi fabbricata a mano, molto costosa e di
produzione esclusivamente giapponese, decorata con disegni che richiamano
la stoffa dei kimono, oppure infine la carta detta finta pergamena.
Insomma, un’arte complicata, che richiede doti di pazienza
e precisione, ma nel contempo un’arte di tutti, perché
è icona rappresentativa di un popolo e della sua cultura
e un’arte per tutti, dato che richiede materiali facilmente
reperibili e per nulla costosi.
Chissà se a qualcuno, armato di carta e buona volontà,
non venga voglia di cimentare la propria creatività in questa
arte semplice quanto singolare.
Buon lavoro!
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