ROSA INSIEME
GUSTARE E SAPERE
"LA POLENTA - prima parte"

di Marzia Pulici

Sarà capitato sicuramente a tutti in una fredda giornata invernale di sedere ad una tavola con parenti o amici per gustare qualche deliziosa pietanza accompagnata da quella che mi piace osare definire la “regina della tavola” : una fumante polenta !
Non tutti sanno però che questo tanto umile quanto sontuoso alimento ha una storia molto molto antica in quanto le sue origini possono essere ricercate addirittura nei lontanissimi tempi dell’uomo primitivo. Pare infatti che quest’ultimo per alimentarsi avesse a disposizione dei cereali che macinava grossolanamente utilizzando due pietre e poi cuoceva sul fuoco in acqua bollente; più o meno la stessa cosa succedeva nella civiltà assiro-babilonese e così pure in quella egizia mentre i romani utilizzavano un cereale simile al grano ma più duro, il farro, per realizzare una sorta di polentina molle che chiamavano “pultem” e che servivano accompagnata da carni o formaggi.
Fu solo con la scoperta dell’America che si arrivò a conoscere l’ingrediente che da quel momento e fino ai giorni nostri ha rappresentato l’ingrediente più nobile per la polenta : il mais; Cristoforo Colombo infatti, sbarcando nelle attuali isole caraibiche oggi Repubblica Dominicana e Haiti, scoprì quei “grani d’oro” che gli indigeni chiamavano “mahiz”. Nell’America centrale pare che il mais fosse coltivato già tremila anni fa e che nella civiltà Maya il ritmo stesso della vita fosse scandito dal ciclo del mais; in Europa invece fu introdotto agli inizi del 500, epoca a cui risalgono le prime coltivazioni in Spagna e in Portogallo.. In Italia si hanno notizie della polenta di farina gialla intorno al 1550 e pare siano stati i friulani a precedere le altre popolazioni italiche sia nella coltivazione del mais che nella preparazione della polenta,ma su questa notizia nasce una sorta di dilemma. Il mais infatti veniva comunemente chiamato “granoturco”: ma perché “turco”? Due sono le ipotesi.
La prima ci spiega che nel primo 500 tutto ciò che era per così dire straniero, nel linguaggio comune veniva chiamato “turco” e così anche a quel grano che veniva da lontano fu appioppato questo nomignolo; la seconda invece ci racconta che il mais a quell’epoca fosse già arrivato dall’Oriente proprio col nome di granturco e avrebbe raggiunto i territori friulani passando da Venezia. Ciascuno è libero di credere più o meno all’una o all’altra delle ipotesi; certo è che nei secoli successivi in Europa ed in particolare in Italia avvenne la grande diffusione del mais che si trovò sempre più ampiamente utilizzato nella preparazione della polenta. Per molteplici popolazioni divenne l’elemento fondamentale dell’alimentazione quotidiana e in tempi difficili ha rappresentato l’elemento risolutivo del problema alimentare che attanagliava le famiglie, tanto che un eccessivo ed esclusivo consumo, ha generato il diffondersi di una malattia detta pellagra. In realtà la polenta è tutt’altro che un alimento povero in quanto fornisce un buon apporto di sostanze nutritive ed è sufficiente accompagnarla con semplici condimenti (legumi, carni o formaggi) per trasformarla in un alimento completo, gradevole, autentico e genuino.

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