ROSA INSIEME
"Fiabe e intercultura, uno strumento antico per un obiettivo moderno"

di Marzia Pulici

Vi ricordate nel numero precedente lo spazio che avevo riservato a ricordare a tutti, grandi e piccini, l’importanza e l’utilità della fiaba? Mi auguro che qualche nonno abbia seguito il mio consiglio e abbia deliziato i propri nipotini dilettando anche se stesso nel racconto di qualche esilarante avventura fiabesca!! Ora invece intendo porre l’accento su un altro valore molto importante che possiamo, anzi dobbiamo, con i tempi che corrono, rivalutare e considerare, che è il valore della fiaba come strumento per educare le nostre nuove generazioni (e a volte anche quelle “vecchie”) ad accostarsi a culture diverse, a meglio comprendere, apprezzare, condividere stili di vita e di pensiero di persone con le quali conviviamo e che spesso vengono targate come “negativamente diverse” solo perché parlano un’altra lingua o professano un altro credo religioso o portano un colore della pelle differente dal nostro. La fiaba offre contenuti privilegiati che aiutano bambini e ragazzi ad avvicinarsi a culture diverse, ad ascoltare voci nuove, antiche o moderne; è un genere narrativo che nel tempo ha trovato spazio nella tradizione dei popoli in ogni parte del mondo e dal quale quindi è possibile attingere per ricercare e proporre ai nostri bambini insieme a quelli cosiddetti stranieri, punti d’incontro favorevoli alla costruzione di uno stare insieme arricchito dalle diversità e soprattutto vissuto come “antidoto” allo scontro e alla divisione. La fiaba può diventare un grosso contenitore di informazioni, di nozioni e curiosità, di sapere e di immaginazione, di realtà e di magia e permette di avvicinare mondi lontani e diversi attraverso la narrazione di episodi semplici ma significativi collegati dalle rispettive culture di provenienza ma facilmente trasferibili alla realtà da ciascun ascoltatore; permette di spaziare dalla vita quotidiana di uno sperduto villaggio indigeno alla vita frenetica di una grande città, dove il bambino sa rimanere tale con il suo pensiero semplice e autentico e sa riconoscere meglio di chiunque altro il valore dell’amicizia, della condivisione, della cooperazione senza interessi da vivere indistintamente con il proprio compagno di banco o vicino di casa. La fiaba offre a tutti coloro che ruotano intorno all’educazione dei bambini un terreno assai fertile in cui ricercare spunti di riflessione da offrire senza confini, senza barriere di tempo e di spazio, di etnie e di lingua; privilegia e promuove l’acquisizione di pratiche sociali coerenti e corrette nell’ottica di formare i nostri bambini a diventare soggetti positivi in una società che ci grida quotidianamente il bisogno di pace. Mi piace citare, come già ho fatto nell’articolo apparso sul numero precedente, il grande Bettelheim che attribuisce alla fiaba la capacità di “far risuonare, far riemergere il mondo interiore del bambino ed aiutarlo a trovare un significato alla vita”; mi piace altrettanto citare il noto Calvino secondo il quale “la fiaba riesce a realizzare massimi risultati servendosi di pochissimi mezzi”. E allora, se è davvero così, non posso esimermi dal rivolgere a tutti un caloroso invito a rivalorizzare questo prezioso strumento educativo, che così semplicemente, con la spontaneità e la purezza della tradizione, può aiutarci a regalare ai nostri bambini qualcosa di molto più prezioso di ogni altro regalo: una vita di valori costruiti sull’intreccio dei popoli in un’ottica assoluta di pace e di arricchimento reciproco.

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