ROSA INSIEME
"S.O.S. Fiaba"

di Marzia Pulici

“C’era una volta un magnifico castello, dove viveva un principessa bellissima…!”
Quante volte da bambini abbiamo ascoltato a orecchie tese una frase dolce come questa, una voce affettuosa che la pronunciava magari per farci addormentare oppure solo per farci sognare; un’esperienza deliziosa che poi, una volta cresciuti, abbiamo sicuramente provato a regalare ai nostri bambini, seppur dopo una giornata di lavoro e con la stanchezza che pesava sulle palpebre ma che non ci impediva di continuare a narrare quelle meravigliose avventure: una gioia che ogni mamma dovrebbe regalarsi e regalare al proprio bambino, nell’intento di sognare insieme a lui, magari solo per un momento, un mondo fatto di maghi e streghe, dame e cavalieri, principi e principesse, re e regine!!
Oggi però, e consentitemi di dire purtroppo, non è più sempre così. I nostri bambini, nascono, crescono e vivono quotidianamente circondati da un mondo tecnologico, multimediale, che li “bombarda” di messaggi visivi e audiovisivi di fronte ai quali è molto difficile per loro interferire con atteggiamento critico e attivo, mentre è molto più facile ricadere in una situazione di apatia e passività, decisamente pericolosa e chiaramente diseducativa. In apparenza si forniscono ai bambini una ricca molteplicità di stimoli visivi e audiovisivi, ma è molto più probabile che questi costringano i bambini ad assistere allo scorrere delle immagini, a vederle senza poterle rielaborare autonomamente, senza pensare, senza riflettere, senza parlare. Il rischio è grosso: i nostri bambini, per i quali oggi tanto ci preoccupiamo, a volte in modo anche eccessivo od ossessivo, in realtà vedono compromesso un loro fondamentale diritto a comunicare, a mettersi in relazione con la realtà che li circonda e nella quale vivono, il diritto di capire, chiedere, indagare, soddisfare una naturale curiosità che contribuisce a costruirsi una propria identità e a conquistarsi, crescendo, una propria autonomia. Il problema è decisamente molto complesso e le molte sfaccettature che lo caratterizzano, offrirebbero molteplici spunti di riflessione che non ho certo la pretesa di esaurire con questa breve trattazione ma che mi auguro stimoli un pochino la riflessione della generazione di chi oggi è genitore, nonché dei nonni e di tutte le persone che ruotano intorno al problema educativo delle nostre “giovani marmotte”. Mi permetto però, a tal proposito, di suggerire proprio l’utilizzo e la rivalutazione di uno strumento che ha un valore pedagogico-educativo inestimabile, qualcosa di antico, tramandato per generazioni e che abbiamo il dovere di continuare a tramandare alle generazioni future: il racconto delle fiabe. Riconquistiamo noi il piacere ed il gusto della lettura e della narrazione, troviamo il tempo per farlo ed educhiamo i nostri bambini ad ascoltare e a decodificare i messaggi e i loro significati; la realtà raffigurata con la magia e con il simbolismo propri delle fiabe, stimola la creatività, la sensibilità, la fantasia e la possibilità di giostrare nell’immenso spazio oscillante fra la ragione e l’immaginazione, la realtà e il sogno.
La mia tesi è supportata da quella ben più autorevole dello psichiatra e psicanalista Bruno Bettelheim che, dopo essersi dedicato durante la prigionia nei campi di concentramento, alla trascrizione di pensieri e comportamenti umani relativi in particolare alla personalità, si è trasferito negli Stati Uniti dove si è occupato di psicologia dell’età evolutiva e in particolare di autismo infantile. Il suo arduo obiettivo era quello di offrire al bambino autistico un ambiente e delle esperienze di vita in grado di ridurne l’isolamento emotivo e aiutarlo a sviluppare la propria personalità. Cosa può giovargli più che una fiaba, che ne cattura l’attenzione, lo diverte, suscita il suo interesse e stimola la sua attenzione? La fiaba aiuta il bambino a conoscersi e a rapportarsi agli altri nel migliore dei modi, stimola l’immaginazione, sviluppa l’intelletto, chiarisce le emozioni, armonizza ansie e disperazioni, fa riconoscere le proprie difficoltà, suggerisce soluzioni ai problemi che originano turbamenti, porta al predominio della ragione sulle emozioni. Inoltre dà ottimismo, grazie all’identificazione con gli eroi, senza nascondere le innumerevoli difficoltà che si incontrano nella vita, il piccolo e il debole possono affermarsi anche contro il gigante (che spesso simboleggia il mondo adulto). La fiaba parla attraverso il linguaggio dei simboli, trasfigura la realtà ma non la esclude né la elude, descrive in forma immaginaria e simbolica le tappe fondamentali del processo di sviluppo, teso all’acquisizione di un’esistenza indipendente, si adegua perfettamente alla mentalità infantile, al suo tumultuoso contenuto di aspirazioni, angosce, frustrazioni, e parla lo stesso linguaggio non realistico dei bambini. Tratta di problemi umani universali, offrendo esempi di soluzione alle difficoltà; le situazioni fiabesche, rispettando la visione magica infantile delle cose, esorcizzando incubi inconsci, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita.
Ora concludo questa trattazione, sperando di essere riuscita nell’intento di far capire quanto la fiaba sia uno strumento educativo prezioso da rivalutare a tutti i costi; mi auguro vivamente che l’invito possa essere raccolto dagli illustri lettori di questo giornale il cui nome “Insieme” già da sé evoca un sano modo di unire le generazioni e di tramandare le più autentiche emozioni, proprio come quelle che ci può semplicemente regalare la lettura di una fiaba.

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