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di Greta Pirovano
Essere turisti significa prima di tutto essere consumatori: allo
stesso modo in cui quando siamo consumatori ci rechiamo al supermercato
comprando tra i prodotti offerti una certa quantità di quelli
che meglio incontrano la nostra domanda per poi consumarli traendone
una soddisfazione, quando siamo turisti compiamo esattamente lo
stesso procedimento, solo cambia il tipo prodotto che in questo
caso non è un oggetto o un alimento, ossia non è un
bene, bensì un servizio. La differenza lampante sta nell'immaterialità:
acquistare una vacanza, una notte in una struttura ricettiva, un
volo, un ingresso ad un museo piuttosto che ad un parco tematico
significa pagare un prezzo per ottenere una prestazione. Non possiamo
valutare in anticipo la qualità e le caratteristiche di questa
prestazione; o meglio, ci possiamo fare un'idea di ciò che
ci attende solo perchè magari abbiamo visto la pubblicità
o abbiamo consultato una brochure o una guida con indicate le caratteristiche
(per esempio le stelle per un campeggio), ma non possiamo essere
certi del fatto che le nostre aspettative così formatesi
verranno soddisfatte. Anche perchè, la produzione della prestazione
che compriamo avviene in contemporanea al nostro consumo di quel
servizio: nel momento in cui decido di soggiornare in un campeggio,
il proprietario erogherà il servizio di alloggio; invece
se compriamo un qualsiasi bene tangibile, per esempio un telefono,
dopo averne valutate a priori le caratteristiche visibili (cosa
non possibile per un servizio) lo acquistiamo, ma poi l'utilizzo
avverrà ovviamente dopo l'acquisto.
Come al supermercato facciamo la spesa, così quando siamo
turisti acquistiamo durante la nostra vacanza o viaggio una serie
di beni e servizi turistici: in economia, come in diritto, il turista
è definito turista-consumatore e pertanto si studia il mercato
del turismo (il luogo immaginario in cui domanda dei turisti e offerta
delle imprese turistiche si incontrano) con le medesime regole con
cui si studia qualsiasi altro mercato. Però, con qualche
complicazione, dovuta al fatto che la domanda turistica è
una domanda composita, che esprime la necessità di soddisfare
più bisogni contemporaneamente: il bisogno di un mezzo di
trasporto per raggiungere la destinazione e di un alloggio innanzitutto,
a cui si aggiungono una serie di altri servizi che però dipendono
dal tipo di turismo che si va a praticare (se facciamo turismo culturale
domanderemo della cultura, perciò musei, gallerie, siti archeologici,
monumenti; se siamo turisti balneari domanderemo spiaggia, corso
di vela, escursione in barca; se siamo turisti montani domanderemo
servizi di risalita, guida alpina) e un'altra partita eterogenea
di servizi che sono comuni a tutti i turisti e che inoltre i turisti
condividono con i residenti o con altri soggetti non turisti (negozi
di ogni genere, dai souvenir all'abbigliamento per l'esigenza di
shopping, supermercati, banche, poste, ristoranti, bar, farmacie...).
Per questo motivo in economia si parla di paniere, intendendo con
esso quell'insieme di servizi turistici di ogni genere e fantasia
che un turista acquista durante la sua vacanza. Ma c'è di
più: il turismo è un fenomeno dall'elevato grado di
differenziazione, dato che esistono una gran quantità di
forme di turismo ognuna con caratteri a sè ed esprime una
pletora di bisogni così poco catalogabili, tali da confondersi
anche con i consumi dei non turisti. Il turismo si presenta, paradossalmente,
come un'attività sfuggente a qualsiasi categorizzazione,
nonostante la sua presenza ormai costante e crescente in tutte le
economie di qualsiasi regione del mondo, sia essa di incoming o
di outgoing. L'economia addirittura ha più volte rimarcato
l'impossibilità di inscrivere il turismo in un settore economico
preciso: la produzione di pasta fa capo all'industria alimentare,
la produzione di edifici fa parte dell'industria edile e la produzione
di turismo?? Fa capo all'industria turistica, ovvio! Certo, ma l'industria
turistica non produce mica solo un bene e basta: produce trasporti
aerei, ferroviari, stradali, marittimi; alloggi alberghieri, extralberghieri,
paralberghieri; attrazioni di ogni genere (parchi tematici, musei,
monumenti, ristoranti, folklore, eventi, spettacoli e l'elenco è
lunghissimo). Dunque si è giunti a definire il turismo come
settore industriali sintetico, che appunto non costituisce un unico
mercato ma un insieme di più mercati.
Ogni destinazione deve sapere gestire la domanda dei turisti, sapendo
però che l'entità di questa domanda dal punto di vista
quantitativo e le sue caratteristiche dal punto di vista qualitativo
non sono fisse, bensì seguono l'andamento di quello che in
economia si definisce ciclo di vita della destinazione turistica.
Si pensa infatti che la destinazione abbia una "vita"
che inizia con la fase di esplorazione, quando un piccolo gruppo
di turisti pionieri si dirige verso un luogo ancora non interessato
da presenze turistiche, ma che presenta una vocazione turistica
in ragione dell'esistenza di bellezze naturali o di una particolare
cultura, degne da generare attrazione per i turisti. In seguito
si verifica una fase di avviamento in cui l'area comincia a mettere
in campo iniziative locali di promozione per attirare dei clienti
potenziali. Le presenze turistiche cominciano a crescere, nascono
così una stagione un mercato turistici e si intravedono investimenti
del settore pubblico in infrastrutture. La fase centrale, la più
importante e la più studiata, è quella dello sviluppo
in cui i flussi turistici sono incrementati al punto magari da superare
di numero i residenti. A questo punto spesso gli operatori locali
non sono più in grado di gestire l'organizzazione turistica,
dunque si installano imprese turistiche di proprietà estera
(questo accade soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma non
necessariamente): a questo proposito, bisogna specificare che il
turismo risulta un'attività redditizia e dalle ricadute positive
sulle comunità locali, quanto più le rendite derivate
dal turismo rimangono all'interno della destinazione; invece, nel
caso il turismo venga totalmente gestito da imprese di proprietà
di altre nazioni, le rendite del turismo andranno ad aumentare i
fatturati di quelle imprese e i guadagni dei loro dipendenti, piuttosto
che i redditi della comunità locale. Comunque, nel corso
del suo sviluppo, le presenze turistiche della destinazione toccano
l'apice della capienza della località: si parla infatti di
capacità di carico, con cui si intende la massima quantità
di turisti che una destinazione può supportare, senza che
le risorse vengano eccessivamente deteriorate, pena la riduzione
di qualità della destinazione stessa. Per ridurre al massimo
questo rischio si rendono necessari la pianificazione e il controllo
dei flussi turistici, che limitano lo sfruttamento intensivo della
località. Questa fase che è presumibilmente la più
duratura è seguita dalla fase della maturità: la località
è diventata una delle destinazioni più quotate dei
flussi turistici, è un'area ormai consolidata di business
turistico, nonostante le presenze continuino sì a crescere,
ma a tassi sempre inferiori. Si giunge così alla stagnazione,
quando le presenze turistiche sono giunte a saturare la capacità
ricettrice di una località e da questo momento, in ragione
del fatto che lo sfruttamento fa venire meno la sostenibilità
della destinazione dal punto di vista ambientale, ma anche economico
e sociale, la destinazione sarà sempre meno appetibile turisticamente.
Progressivamente i turisti la abbandoneranno e sarà interessata
solo dalle presenze dei turisti abituali, ormai "fidelizzati"
alla destinazione (anche se la tendenza alla ripetizione delle esperienze
turistiche nel medesimo luogo è sempre meno frequente, data
l'immensa diversificazione di mete turistiche ora raggiungibili).
Si giunge quindi alla fase del declino, in cui la località
perde definitivamente la sua quota di mercato, a vantaggio di destinazioni
nuove; rimane meta di turismo di breve durata o di escursionismo
e dunque gran parte delle imprese turistiche che erano state avviate
nella destinazione si spostano in altri luoghi o vengono riconvertite.
Ovviamente a questa fase può fare seguito un progetto di
rilancio dell'area basato sulla rivitalizzazione della località
o su una sua reinvenzione magari più mirata ad attirare solo
determinati target di pubblico turistico.
Questo processo naturalmente non è fissato a priori: ogni
destinazione ha la propria storia turistica e inoltre le fasi di
ogni località possono essere di durata più o meno
lunga: esistono destinazioni che raggiungono presto la maturità
e dunque la saturazione perchè conoscono uno sviluppo tumultuoso
che consuma in poco tempo le risorse e la qualità dell'area;
altre località invece hanno un lungo periodo di avviamento
in quanto sono pochi gli investimenti sia pubblici che privati per
creare strutture turistiche e infrastrutture o questi tardano a
generare rendite tali da spingere la destinazione verso il suo massimo
sviluppo.
L'aspetto interessante sta anche nel fatto che ad ognuna di queste
fasi corrisponde normalmente l'arrivo nella località di tipi
di turisti differenti. La letteratura si è sbizzarrita negli
anni nel tentare qualche classificazione dei turisti a seconda della
motivazione al viaggio, del tipo di viaggio, della distanza percorsa...
ma l'economia ha assunto per le sue analisi del turismo una classificazione
basata su due estremi, quello dei turisti psicocentrici e quello
dei turisti allocentrici. Immaginando una linea che collega i due
poli, ogni turista si pone in un punto di questa linea a seconda
che si avvicini maggiormente al primo o al secondo estremo. Si definiscono
psicocentrici i turisti poco inclini all'avventura e avversi al
rischio, che prediligono destinazioni conosciute, facilmente raggiungibili,
con livelli di sicurezza garantiti, dove il soggiorno prevede livelli
di comfort simili o superiori a quelli abituali e forme di turismo
non eccessivamente movimentate, spesso sono anche turisti abituali
di una stessa località. Gli allocentrici invece sono quei
turisti che sfuggono ai circuiti turistici "battuti" per
cercare l'avventura, destinazioni più o meno vicine ma comunque
poco conosciute, non interessate dal turismo di massa e dove si
praticano forme di turismo particolari, le cosiddette forme "slow",
fino alle esperienze di turismo estreme, tipicamente post-moderne.
E' facile intuire come una destinazione nella sua fase di scoperta
e avviamento sia interessata da un turismo che più corrisponde
agli allocentrici, che solitamente comprendono per la maggioranza
turisti indipendenti. Mentre i turisti psicocentrici giungono nella
destinazione a partire dalla fase di sviluppo e permangono nella
fase di maturità, fino alla stagnazione, considerando che
gli psicocentrici solitamente sono i cosiddetti turisti da pacchetto.
Questa è l'analisi che i soggetti commerciali (le imprese
turistiche) e i soggetti istituzionali (enti pubblici locali) conducono,
o meglio dovrebbero condurre, per pianificare l'attività
turistica in una località, un'analisi di cui il turista è
protagonista attivo: pur non sapendolo, il turista è un soggetto
complesso da studiare e multisfaccettato, un soggetto di cui la
letteratura turistica economica, antropologica, sociologica e psicologica
da pochi anni si occupa.
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