TURISTI NON A CASO
"Turismo è anche storia (parte seconda)"

di Greta Pirovano

Ci eravamo lasciati la scorsa puntata, parlando del Grand Tour, il viaggio dei giovani nobili attraverso l’Europa, con intento principalmente di formazione, tuttavia anche di svago e divertimento.
In parallelo a questa prassi di mobilità, comincia a diffondersi un’altra pratica che caratterizzerà l’intero ‘800 e i primi decenni del ‘900. Si tratta di quello che oggi gli esperti definiscono turismo climatico marino, praticato dai cosiddetti hivernants, cioè aristocratici abbienti, la maggior parte inglesi, che abbandonano i rigidi climi delle loro dimore, per trascorrere i mesi invernali (il semestre ottobre – maggio) svernando in luoghi marittimi come per esempio la Costa Azzurra e la Liguria, dove possono godere di un clima mite e particolarmente soleggiato nonostante la stagione invernale.
I protagonisti in questione, redditieri, clericali, ufficiali e uomini di legge, sono aristocratici che, nel momento in cui si affaccia alle porte dell’Occidente la rivoluzione industriale e di conseguenza il capitalismo, cominciano a vivere una situazione frustrante, in cui si vedono depauperati del proprio ruolo nella società, pur mantenendo lo status di agio e ricchezza che li aveva da sempre caratterizzati.
Il viaggio diventa quindi un modo ulteriore e molto significativo di continuare a proclamare i valori di queste classi abbienti, anche al di fuori dei propri confini nazionali; il viaggio come una sorta di fuga, il viaggio come pratica eclettica, caratterizzata in primis da folli spese esibizionistiche. E’ questa l’unica arma dei ricchi oziosi per continuare a rimarcare la loro superba diversità rispetto alle classi medie e alla borghesia, intente ad arricchirsi per mezzo del lavoro e del risparmio.
Gli aristocratici, sull’onda anche delle mode lanciate da alcune illustri personalità dell’epoca, formano il “bel mondo”, imparando l’arte del savoir-vivre e del saper viaggiare.
Oltre alle stazioni termali di Spa, Bath, Vichy, Plombières, Karlsbad, Baden, i flussi di hivernants, che rappresentano comunque una ristrettissima elite di viaggiatori, prendono di mira la Costa Azzurra, in particolare Nizza (non a caso la via principale si chiama Promenade des Anglais), Saint Raphaël, Cannes con la Croisette e il quartiere aristocratico Croix des Gardes, Montecarlo, Mentone dove sorge l’Hotel des Anglais (guarda caso!) e la Liguria, dove la riviera dei fiori con la città di Sanremo e il suo casinò e la riviera delle palme con la città di Bordighera, nonché Alassio, Portofino e le Cinque Terre divengono il fulcro di questi stanziamenti invernali, nonché i luoghi dove gli inglesi si costruiscono una sorta di “bolla ambientale”, dotandosi di servizi come biblioteche ed edicole inglesi, golf club tipicamente sassoni, sale da tè, tramite cui mantenere le abitudini quotidiane e di svago tipiche della loro patria.
Va a finire che il soggiorno climatico, che si origina essenzialmente per ragioni mondane, viene legittimato dall’alibi terapeutico, in base a cui gli aristocratici affermano di doversi quasi necessariamente recarsi sulle coste del Sud Europeo per curare, ma soprattutto per prevenire malattie come la tubercolosi, molto diffusa all’epoca, per combattere la quale i medici prescrivono terapie a base di bagni di sole e di mare, testimoniati anche dai vari ospedali elioterapici che sorgono a ridosso delle fasce costiere.
Badate che però, fatto molto curioso, i primi aristocratici turisti non si recano nei luoghi caldi per abbronzarsi, come facciamo noi oggi, anzi, il contrario: le signore aristocratiche si proteggono dal sole con ombrellini e copricapo a falda larga, perché in realtà il colorito scuro, abbronzato non è un modo per esibire il risultato di una settimana di vacanza al mare che fa invidia ai colleghi rimasti in ufficio a lavorare, bensì viene associato ai poveri, ai contadini che passavano le loro giornate a lavorare la terra, sotto il calore del sole, oppure ai malati tisici di cui la pelle portava inevitabilmente i segni.
Nel frattempo, mentre questa pratica continua a perpetuarsi, nasce in Inghilterra la prima organizzazione che può essere definita agenzia di viaggio, su idea di Thomas Cook, che organizza i primi viaggi sulle navi a vapore e sui treni, alla volta di mete come l’Egitto (in particolare le crociere sul Nilo), l’Istria e la Dalmazia, la Crimea con Jalta e Soci, la Grecia, nonché il Sud Italia, con le isole, la Costiera Amalfitana, Taormina.
La vera e propria svolta che darà ufficialmente il via a quella stagione di turismo di massa, che si afferma senza precedenti, senza mai conoscere momenti di arresto (a parte quelli corrispondenti ad eventi come le guerre mondiali, la guerra del Golfo o l’undici settembre) e in continua evoluzione fino ai giorni nostri si ha quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, cominciano ad essere ufficialmente riconosciute nei paesi industrializzati le vacanze retribuite, meglio note come “ferie”.
Il diritto alle ferie si associa alla domenica come giorno libero dal lavoro e al concetto di “ponte”, composto di tre giorni di riposo prima o dopo una domenica, per una serie di festività commemorative, comprese o meno nel calendario liturgico.
Le conquiste sociali dei lavoratori stipendiati sono dovute alla pressione sindacale e i conseguenti accordi tra lavoratori e datori di lavoro, stipulati prima negli USA e solo successivamente, intorno agli anni ’20 e ’30 nei paesi mediterranei. La Francia per esempio ricorda il 1936 come anno I della felicità, quando una legge garantisce a tutti quindici giorni di ferie “pagate”.
Altri fattori che rendono possibile l’affermazione del turismo di massa sono innanzitutto il diffuso benessere economico che raggiunge poi il culmine negli anni ’50 e ’60, gli anni del boom economico, la motorizzazione di massa, che permette alle famiglie il possesso di un’auto privata con la quale effettuare spostamenti autonomi, lo sviluppo di trasporti intercontinentali prima su rotaie, poi per mare e poi solcando i cieli, tutti elementi che permettono ad ogni famiglia di trascorrere le proprie vacanze lontano da casa.
Fatto fondamentale risalente al periodo interbellico è la progressiva inversione della stagionalità: mentre nell’era del turismo d’elite il soggiorno marittimo è contemplato solo per la stagione invernale come moda degli hivernants, ora questo tipo di turismo diviene esclusivamente estivo, grazie all’affermarsi della moda dell’abbronzatura e dei bagni di mare estivi.
La trasformazione autentica da turismo d’elite a turismo di massa avviene in America negli anni Venti e Trenta e in Europa negli anni Cinquanta e Sessanta, fino a diventare negli anni Settanta prima turismo di dimensione internazionale e poi addirittura intercontinentale.
Si assiste ad una proliferazione dei centri di vacanza, i primi dei quali sorgono per iniziativa di sindacati, cooperative di lavoratori e circoli interni alle aziende come i Cral (circolo ricreativo aziendale per lavoratori), grazie a cui si possono realizzare soggiorni estivi a poco prezzo in strutture gestite da amministrazioni pubbliche, grandi aziende e associazioni di ispirazione popolar-democratica. Questa prassi prende il nome di turismo sociale, un turismo che si fa portavoce del progetto di allargare la possibilità di praticare turismo, intenso come vacanza estiva, alle classi medie e lavoratrici, nel momento in cui si riconosce al turismo la capacità rigeneratrice del benessere fisico e psicologico di ogni individuo e la possibilità accordata al turismo di divenire mezzo di diffusione della cultura.
Non a caso, nascono nello stesso periodo centri di vacanze per giovani e bambini (le colonie per esempio), iniziative ricreative come lo scoutismo e strutture ricettive come gli ostelli della gioventù.
Fondamentale è anche l’attività di diffusione degli ideali del viaggio e della ricreazione praticata dal Touring Club Italiano, fondato nel 1894 da un gruppo di membri della borghesia milanese.
Sorgono poi i primi alberghi, basti pensare alla grande quantità di essi a tutt’oggi presenti sulla costa adriatica italiana e i primi villaggi-vacanza per famiglie, dunque più genericamente per una clientela popolare, che alloggia anche nei cosiddetti bungalow a ridosso delle spiagge, confortevoli e a prezzi modici.
La folla dei villeggianti si riversa sulle spiagge di centri balneari come Rimini, Riccione, Rapallo per esempio che diventano località alla moda dove trascorrere le proprie vacanze all’insegna della formula che gli esperti definiscono “turismo delle 3 s”: sun, sea, sand, ovvero “sole, mare, sabbia”, a cui poi si aggiungono altre 3 s, vale a dire “spirit, sex, sport”, cioè alcol, sesso e sport.
Una formula che dal momento della sua affermazione non è mai più tramontata e, tutt’ora in voga, costituisce uno dei principali segmenti di turismo odierno e dunque la formula su cui si basa una cospicua fetta dell’offerta turistica attuale.
Così come al tradizionale viaggio in treno si associa il movimento automobilistico su strada, anche alle forme tradizionali di ospitalità alberghiera si associano modelli alternativi come bed&breakfast, “Zimmer frei”, il già citato camping e, venendo a noi camperisti, il caravaning, un’invenzione puramente inglese che dà origine a quello che potremmo definire un movimento che si porta la casa appresso, dove per casa prima si intendono le roulotte e poi anche e soprattutto i camper.
Ovviamente il turismo balneare non rimane entro i confini dello stivale, anzi muove folle di turisti anche verso le coste estere mediterranee e in seguito extraeuropee, fino ad arrivare alle prassi molto di moda oggi di partire alla volta di località tropicali, isole esotiche e atolli sperduti dall’altra parte del mondo rispetto al luogo di partenza dei turisti, località i cui nomi si leggono quotidianamente nelle vetrine delle agenzie di viaggio e nei cataloghi dei tour operator.
Se il turismo di massa alle sue origini è esclusivamente marittimo, con il passare del tempo ad esso si affiancano altri modi di praticare turismo: per esempio il turismo montano, prima essenzialmente estivo, che diviene invernale, grazie alla diffusione degli sport invernali, primo tra tutti lo sci e l’alpinismo. A mano a mano la società diviene più complessa e nel contempo i suoi membri divengono più benestanti o comunque a loro divengono accessibili una sempre più ampia gamma di possibilità di vivere il proprio tempo libero e di svago, anche il turismo diviene sempre più diversificato e raffinato, nelle modalità, nelle mete e nei periodi in cui viene praticato, prediligendo non più solo la stagione estiva, ma qualsiasi periodo dell’anno, in relazione ovviamente alle mete.
Comunque sia, se volessimo affibbiare un motto a questo passaggio dal turismo d’elite al turismo di massa, punto di partenza di ogni riflessione e analisi attuale sul turismo e sulla sua evoluzione, considerati dai più svariati punti di vista, potremmo prendere in prestito un motivetto noto a tutti, figlio esso stesso della moda del turismo balneare di cui tanto vi ho parlato oggi:

“Sapore di sale,
sapore di mare,
un gusto un po’ amaro di cose perdute,
di cose lasciate lontano da noi
dove il mondo è diverso,
diverso da qui”…

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