TURISTI NON A CASO
"Questione di feeling"

di Greta Pirovano

Qualsiasi pratica turistica agita in una destinazione rappresenta innanzitutto un momento di incontro tra i due poli che racchiudono i due maggiori protagonisti del fenomeno turistico: il polo degli hosts e quello dei guests. Gli hosts, letteralmente gli "ospitanti", sono costituiti dalla comunità locale (singoli individui più o meno direttamente impegnati nell'ambito turistico e imprese turistiche e non), che accoglie e ospita nel proprio spazio i turisti; mentre i guests sono appunto gli "ospiti", ossia i turisti. Quando il turismo di massa comincia a configurarsi sempre più come turismo "culturale", distinguendosi per una sempre maggiore attenzione dei guests verso la componente umana delle località turistiche e favorendo un incontro più approfondito con la popolazione locale, i membri della comunità locale, i cosiddetti "insiders" cominciano a ricorrere a delle strategie per gestire la presenza dei turisti, spesso ingombrante. I locali sono coloro i quali soddisfano i bisogni dei turisti ma, nel contempo, sono anche l'oggetto dell'attenzione di quei turisti. Dunque si ritrovano in qualche modo costretti ad assecondare le esigenze dei turisti perchè è dalla soddisfazione di questi ultimi che deriva la prosperità dell'industria locale; inoltre sono fatti oggetto di curiosità da parte dei visitatori, sempre più interessati alla ricerca di cultura, natura, forme di vita "autentiche". Questo predominio recente del turismo cosiddetto "slow" (lento, nel senso di approfondito e accorto), in contrasto con la cultura del "fast" (veloce, ossia superficiale e poco sensibile), ha spostato la pratica turistica dalle famose "3 S" del turismo balneare di massa della formula "sea, sand, sun" (mare, sabbia, sole) alle "3 L" del turismo culturale e sostenibile "landscape, leisure, learning" (ammirare paesaggi, divertirsi, imparare). Il desiderio dei turisti è in questa fase dettato soprattutto dall'esigenza di una fuga temporanea dalle costrizioni spaziali/temporali e dai comportamenti quotidiani per potersi rigenerare fisicamente e spiritualmente: questo fattore, unito alla circostanza in cui il turista proviene da paesi tecnologicamente più avanzati e più ricchi, induce spesso i turisti ad assumere atteggiamenti sgradevoli, denigratori, invadenti della privacy locale e irrispettosi della popolazione locale la quale, detenendo il monopolio della conoscenza locale e dei servizi, può dal canto suo tentare di "imbrogliare" o in generale sfruttare i turisti. A complicare la situazione intervengono le autorità nazionali o regionali che promuovono lo sviluppo dell'industria turistica che necessariamente porta alla commercializzazione della cultura locale senza tenere conto delle istanze degli abitanti.
Le varie strategie di resistenza messe in atto dalle comunità locali contro lo sviluppo del turismo nelle località di loro residenza sono state studiate dai sociologi e dagli antropologi del turismo che le hanno analizzate basandosi su un preciso modello interpretativo, ossia la teoria nota come "back region/front region" elaborata da Goffman. Questa teoria parte dalla considerazione che la vita quotidiana di ogni individuo si svolge su due piani paralleli: quello pubblico, ossia il "front stage" che in italiano definiamo la "ribalta", in cui il soggetto mette in scena il suo io sociale; quello privato, ovvero il backstage, che definiamo "retroscena", in cui il soggetto torna ad essere se stesso nella propria sfera privata e individuale.
Questa teoria viene applicata al turismo, per studiare le modalità dell'interazione turistica tra i due poli opposti di cui si diceva poche righe fa. In senso turistico, la front region è il luogo di interazione tra ospitanti e ospitati (o tra clienti e persone di servizio), mentre la back region è il luogo dove i membri del gruppo interno (i locali) si ritirano tra una prestazione e l'altra. Per capirci, usando una metafora teatrale, la front region potrebbe rappresentare il palcoscenico e la back region le quinte. Naturalmente, la dimensione nascosta, quella dell'intimità culturale di un gruppo sociale, essendo di norma inaccessibile agli estranei, è quella che desta tra i turisti maggiore interesse perchè percepita più reale ed autentica, e dunque più appetibile. Si genera quindi un'opposizione tra il desiderio dei turisti di penetrare nell'intimità della back region e il desiderio dei locali di tutelare la propria sfera privata, tentando di circoscrivere lo sguardo dei turisti sulla superficie della front region: è su questa opposizione che si innestano le strategie di resistenza dei locali per tutelare la loro privacy contro l'intrusione dei turisti.
La più comune strategia di resistenza è la difesa segreta finalizzata ad evitare lo scontro diretto coi turisti ed a difendere i propri valori: questo implica l'assunzione di un atteggiamento di superiorità dei locali fondato sulla contrapposizione noi/loro. E' una strategia passiva per cui non occorre nemmeno un coordinamento tra gli attori locali: a volte i locali ridicolizzano i turisti e i loro comportamenti anche con l'utilizzo di appellativi che denotano una loro caratteristica fisica o morale. I residenti dell'isola di Kastellorizo hanno dichiarato agli antropologi impegnati in ricerche sul campo che la loro isola è "come un teatro" in cui anche lo straniero è chiamato ad agire un proprio ruolo, che però spesso corrisponde diremmo noi con quello dello "scemo del villaggio". Oppure le turiste donne sono prese di mira da continui commenti da parte di uomini locali che reagiscono così al fatto di sentirsi strutturalmente subordinati ai turisti e questo accade ad esempio a Kastellorizo in luoghi quali i kafeneio, i classici bar che nella mentalità locale sono spazi di esclusiva pertinenza maschile e nei quali gli uomini mettono in atto quello che definiscono kamaki, ovvero tentativi di adescamento di gruppo di donne straniere.
Un'altra strategia è l'occultamento di alcuni aspetti della cultura, in modo da renderli inaccessibili e ignoti ai turisti. Nel villaggio andaluso di Almonte, la Romerìa, il tradizionale pellegrinaggio pentecostale al santuario della Vergine di El rocìo, con l'avvento del turismo è stato trasformato da rituale locale ad evento mediatico aperto agli stranieri: per reagire a questa apertura che ha generato il malcontento dei locali, questi ultimi hanno creato una sorta di controrituale da cui i turisti sono naturalmente esclusi, un pellegrinaggio alternativo che ha preso il nome di Traslado che, svolgendosi in piena estate e durando ben quattordici ore, disincentiva la partecipazione dei turisti (anche perchè si è deciso di coprire con un mantello la statua della Vergine, come a proteggerla da sguardi inconsulti).
Vi è poi la strategia della recinzione, reale o simbolica, di spazi o eventi: si erigono steccati per difendere l'intimità locale, oppure si sceglie di spostare in luoghi riparati dallo sguardo del turista delle attività prima svolte in luoghi pubblici. A Kastellorizo ad esempio i locali si allontanano dai turisti rifugiandosi in luoghi poco attrattivi turisticamente e quindi non battuti dagli stranieri e resi loro inaccessibili: il porto di Mandraki, il secondo porto kastelloriziano che però non è destinato all'attracco di navi che trasportano turisti o il quartiere di Horafia, collocato in posizione sopraelevata e sconosciuto alla maggior parte dei turisti.
C'è poi la strategia di incremento dei rituali pubblici, soprattutto eventi interni che celebrano l'identità delle singole comunità, al fine di rinforzala di fronte al rischio di disgregazione prodotto dalla presenza di flussi di stranieri. Nel villaggio andaluso di Zahara de Los Atunes è stata istituita la Castaña, una celebrazione del tutto inventata che si svolge il giorno di Ognissanti, istituita come nuova celebrazione comunitaria esclusivamente per i locali, come occasione di incontro e rafforzamento dei legami reciproci. Per i turisti invece è stata modificata la Feria, un festival locale a celebrazione del santo patrono, che però non si effettua più nel giorno del santo in questione, ma ad agosto, perdendo così il significato per cui è stata creata e divenendo un evento commerciale di puro intrattenimento.
Abbiamo poi la strategia della protesta organizzata dei locali contro istituzioni pubbliche o soggetti privati ritenuti colpevoli di aver commercializzato spazi ed eventi significativi per la comunità locale: è il caso degli abitanti di Abbasanta in Sardegna, dove il nuraghe di Losa costituisce una importante attrazione turistica, anche grazie al recente interesse culturale verso la civiltà nuragica. Il nuraghe rappresentava un luogo di ritrovo per i locali, fino a quando le autorità ne hanno predisposto il restauro, incontrando il diniego della comunità locale che è giunta ad ingaggiare conflitti con le forze dell'ordine: la conseguenza è stata il divieto d'accesso per i locali al nuraghe e la recinzione dell'area archeologica, ora sito prettamente turistico.
Infine la resistenza può esprimersi in atti di aggressione a danno dei turisti, dovuti spesso al fatto che gli stranieri trasgrediscono i codici etici locali, probabilmente in modo involontario, in quanto disinformati sul contesto socio-culturale che visitano. In Alaska sono stati messi in commercio degli adesivi recanti la scritta "è la stagione dei turisti, non possiamo impallinarli?", iniziativa chiaramente ironica che però è spia di un'insofferenza locale verso i turisti; lo stesso è accaduto in Corsica, con la presenza di scritte sui muri dei villaggi vacanze, del tipo "turisti fuori" o "turisti tornate a casa". L'aggressione può anche assumere forme di degenerazione che si esprimono negli attentati a punti focali dell'industria turistica come ad esempio un hotel in Indonesia nel 2003, una discoteca di Bali nel 2002 o l'attentato a Mombasa del 2002 contro i turisti israeliani.
Può accadere comunque che dal canto loro le comunità tendano a mostrare ai turisti solo gli aspetti migliori, mentre altri che potrebbero inficiare l'impressione positiva del turista sulla località vengono volutamente occultati: in questo caso si parla di autenticità rappresentata, ossia non una vera autenticità, ma l'autenticità che i locali vogliono creare di se stessi e dei loro luoghi, tenendo in considerazione solo alcuni degli aspetti autentici, ma escludendone altri che, pur essendo autentici, non è conveniente esprimere per svariati motivi di ordine sociale, politico, culturale. La stessa mercificazione della cultura, fenomeno che se poco controllato può avere effetti deleteri quali addirittura la totale perdita da parte di un popolo della propria identità, talvolta è promossa dagli stessi residenti locali, perchè costituiscono un espediente grazie a cui si cerca di far concentrare l'attenzione dei turisti sulla front region commercializzata, in modo che distolgano il loro interesse dalla volontà di penetrare la back region.
E' pur vero considerare comunque, solo a titolo di nota perchè il discorso andrebbe di gran lunga approfondito che, se è certo che la mercificazione della cultura conduce al degrado delle tradizioni, è pur vero che attraverso lo sguardo dei turisti, ovvero tramite la loro presenza ed il loro interesse per il luogo che visitano, i locali possono realizzare una riscoperta di queste tradizioni, che altrimenti cadrebbero nel dimenticatoio dell'avvicendamento delle generazioni.
Insomma, bisogna convenire con quello che una volta ha affermato Alberto Moravia:

"Viaggiare non è veramente piacevole,
si va incontro all'ignoto
e l'ignoto è qualche volta sgradevole e sempre traumatico.
però, fa bene."

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