ROSA INSIEME
TURISTI NON A CASO
"In principio furono…la Geografia ed il Turismo"

di Greta Pirovano

Turismo e geografia: due nomi comunemente utilizzati che spesso indicano però, come già accennavo nell’introduzione a questa rubrica, contenitori generici e poco precisi, entro cui si collocano aspetti che a ben vedere risultano del tutto diversi tra loro. Vorrei per questo cominciare sfatando un luogo comune che perdura da quando esiste il turismo (non solo il turismo di massa, di cui si può parlare solo a partire dagli anni ’60, ma anche tutte quelle forme di viaggio praticate a partire dai viaggiatori per mare dell’antica Grecia, i pellegrini medievali, gli esploratori dell’epoca rinascimentale e illuminista, i giovani aristocratici inglesi e tedeschi e via discorrendo).
Spesso si parla infatti indifferentemente di turismo e di geografia, come se l’uno fosse sinonimo dell’altra e viceversa, secondo la convinzione dell’esistenza di un binomio inseparabile tra i due concetti. Insomma, come se si trattasse di due ambiti che, muovendosi di pari passo, debbano essere sempre e necessariamente collegati.
In realtà questo può essere vero, ma solo in parte. Scienze geografiche e scienze turistiche sono legate tra loro dal fatto che, nella maggior parte dei casi, studiare geografia implica tenere conto anche del fenomeno turistico e, nel contempo, praticare il turismo significa necessariamente basarsi su fondamenti geografici. Tuttavia, è errato affermare che le discipline turistiche siano in qualsiasi caso un sottoinsieme della geografia in generale perché, se ci pensate, esistono scienze geografiche non turistiche, come per esempio la geografia fisica o la geografia astronomica che col turismo non hanno nulla a che fare, e scienze turistiche non geografiche, come la legislazione turistica, la sociologia del turismo, il marketing delle imprese turistiche, che con la geografia non hanno niente a che vedere.
In questa nuova rubrica, “Turisti… non a caso”, non parleremo di scienze turistiche in generale, bensì più propriamente di geografia del turismo, ovvero tenteremo di cogliere le numerose e variegate sfaccettature geografiche del turismo. Ci occuperemo infatti di turismo, riferendo questo fenomeno che ormai non è solo di massa, bensì di portata internazionale e definito attualmente l’attività più diffusa a livello mondiale, tramite cinque approcci. Mi riferisco alle diverse branche della geografia che si sono occupate e si occupano di turismo: la geografia economica e politica, la geografia umana, la geografia ambientale e, infine, la geografia percettiva.
In Italia, il padre della geografia del turismo è riconosciuto nella figura di Umberto Toschi, il primo geografo che, a partire dagli anni ’40 del ‘900 ha cominciato a studiare dal punto di vista geografico il turismo, fenomeno ancora elitario ma già avviato verso rosee prospettive future di ampliamento. Dopo il secondo conflitto mondiale prende il sopravvento tra i geografi il cosiddetto metodo di indagine nomotetico, tramite cui, grazie all’osservazione dei comportamenti umani e sociali, si cerca di trarre tendenze geografico-turistiche generali. Per esempio, l’apporto principale di Toschi riguarda le sue analisi sui flussi di denaro che intercorrono tra le località dette di “outgoing” dove i turisti risiedono abitualmente e il denaro viene percepito, sottoforma di stipendio o onorario derivato da attività lavorative, e località definite di “incoming” dove il turista trascorre le sue vacanze e dove il denaro guadagnato “a casa” viene speso. Il tributo maggiore che gli esperti di turismo devono alla geografia del turismo risiede nel fatto che questa disciplina, relativamente nuova, attua le sue analisi e interpretazioni del turismo basandosi su un concetto fondamentale: il “dialogo” tra le suddette regioni di outgoing o di turismo attivo e le regioni di incoming o di turismo passivo. Per semplificare, facciamo un esempio. Supponiamo che un camperista parta dalla sua abitazione (fissa) situata a Segrate e, usufruendo della rete autostradale italiana, si rechi a Jesolo, dove trascorrerà una settimana di vacanza. Da questi dati si deduce che: Segrate è la località di outgoing o di turismo attivo o di partenza (fuga); Jesolo è la località di incoming o di turismo passivo o di arrivo (destinazione); il tratto autostradale che il camperista percorre per raggiungere la metà è invece la regione di transito. Tra queste località (o regioni) esiste una sorta di dialogo geografico che riguarda i flussi non solo di persone (turisti e figure professionali ad essi collegati, come operatori turistici, manager della destinazione, agenti di viaggio etc…), ma anche di denaro, di informazioni e soprattutto di immagine: l’immagine che una località diffonde di se stessa tramite la pubblicità (depliant, brochure, siti web) e l’immagine che il turista si crea nella sua mente e sulla base di cui forma il proprio gusto turistico, scegliendo certe mete e scartandone certe altre.
Per fare maggiore chiarezza sul significato dei termini geografia e turismo, proviamo a dare una definizione traendo spunto dalle definizioni ufficiali degli esperti.
Per geografia si intende lo studio di quei fenomeni che in qualche modo modificano la superficie terrestre e i suoi caratteri fisionomici e influenzano in modo positivo o negativo la vita operosa dell’uomo ed il suo comportamento. A questo proposito, precisiamo che l’uomo e l’ambiente sono legati da processi di azione reciproca, cioè di interazione, perché l’uomo modifica l’ambiente e quest’ultimo a sua volta condiziona l’uomo. C’è da precisare inoltre che la geografia non studia i fenomeni in sé e per sé ma si occupa di come essi si combinano e si distribuiscono sul pianeta, perché è proprio tramite queste combinazioni che si originano per esempio i “paesaggi”, ovvero manifestazioni dell’interazione di uomo e ambiente, e le “regioni”, cioè territori dotati di caratteristiche uniche che li contraddistinguono rispetto ad altri spazi.
Detto questo risaliamo dunque alla definizione di turismo, un’attività che oggi caratterizza in modo ordinario la nostra vita e ne è diventata parte integrante per non dire indispensabile. E’ bene che noi camperisti, che del turismo e in particolare del turismo itinerante ne facciamo non semplicemente un hobby, ma quasi oserei dire un credo, uno stile di vita e di movimento, dovremmo infatti sapere che ufficialmente possiamo definirci turisti a tutti gli effetti solo se si verificano determinate condizioni. Per farla breve, la geografia riconosce che un individuo sta praticando il turismo quando, in qualità di consumatore di beni e servizi turistici, si reca in uno o più luoghi, fermo restando che farà di nuovo ritorno nel luogo della sua residenza abituale e fissa, dopo un certo periodo di tempo. Questo periodo deve essere abbastanza breve da non costringere il turista a dotarsi di una casa, ma nel contempo abbastanza lungo da far sì che il turista richieda i servizi fondamentali che richiederebbe normalmente a casa propria.
Possiamo quindi dedurre innanzitutto che il turismo è sì uno spostamento, ma non permanente (altrimenti si chiamerebbe nomadismo); tuttavia la ricorrenza particolarmente frequente con cui questo spostamento ha luogo attribuisce al turismo la medesima importanza attribuita ai flussi di popolazione permanenti. Questo, che può apparentemente sembrare scorretto o eccessivamente presuntuoso da parte delle Scienze del Turismo, dipende da due fattori ben precisi: il turismo richiede la presenza di strutture fisiche e non solo (strade, stazioni, aeroporti, strutture ricettive quali alberghi e campeggi, negozi, supermercati) negli spazi da esso interessati, ossia la regione di fuga, la regione di transito e la regione di arrivo. In secondo luogo, l’uomo modifica con la sua stessa presenza e le sue attività gli spazi che visita e di cui usufruisce in qualità di turista.
Il cosiddetto “homo turisticus”, secondo la definizione fornita dall’Organizzazione Mondiale del Turismo che fa capo alle Nazioni Unite (WTO: World Tourism Organization) è quindi colui che si sposta per scopi non di lucro (svago, cultura, religione, ricreazione, relax, salute, ricongiungimento temporaneo con parenti ed amici) e il suo spostamento, per poter essere considerato turismo, deve durare per un arco di tempo superiore almeno alle 24 ore. In questo modo il significato di turismo viene circoscritto e differenziato per esempio dal concetto, più generale, di “tempo libero”, con cui si intende semplicemente il tempo non occupato da attività di lavoro e perciò riempito con tante diverse pratiche: tra queste ultime sicuramente figura il turismo (internazionale o interno che sia), ma ad esso si affiancano una miriade di altre attività che poco o nulla hanno a che fare con il turismo.
Per concludere, dopo aver dato la definizione di geografia e quella di turismo, l’una indipendente dall’altra, tiriamo le somme di tutto questo discorso, facendo scaturire dalle definizioni di geografia e di turismo, la definizione finale di “geografia del turismo”.
Quest’ultima considera il turismo come espressione di come e in che misura gli uomini siano in grado, nell’ambito di una determinata regione turistica, di organizzare lo spazio a disposizione, dotato di risorse turistiche che possono essere naturali (spiaggia, lago, monte, foresta, grotta…), culturali (monumenti, cattedrali, palazzi…), umane (danze folcloristiche, riti popolari tradizionali, spettacoli…) oppure artificialmente create dall’uomo (parchi divertimento, parchi a tema…). Il turismo viene inoltre considerato come fattore di sviluppo regionale, dal punto di vista economico, culturale e sociale, naturalmente con tutti i pro e i contro che ne derivano.
Tra i benefici che il turismo, se ben organizzato, regolato e praticato, apporta alla regione interessata dal fenomeno, nonché agli operatori turistici, ma soprattutto alla comunità locale che abita quella regione, possiamo annoverare: l’incremento del reddito e dell’impiego in termini di possibilità di lavoro nel settore turistico, il miglioramento delle capacità imprenditoriali e delle strutture economiche locali, l’apporto positivo al commercio locale, nonché all’artigianato e alla gastronomia locali e una migliore conoscenza da parte dei turisti ma anche dei locali, della storia, della cultura e delle tradizioni della regione dove si pratica il turismo.
Ma questa, che per gli esperti si chiama “analisi costi-benefici” non rientra negli argomenti di cui vorrei parlarvi, in quanto costituisce una disciplina molto tecnica, con la quale finirei sicuramente per annoiare i lettori.
Termino quindi così questi primi passi del nostro percorso per diventare “Turisti… non a caso”, anticipandovi il nostro prossimo appuntamento con una frase breve, quanto importante, di Giacomo Corna-Pellegrini, una personalità fondamentale per quella disciplina recente, ma densa di nuovi e innovativi significati e prospettive, quale la geografia del turismo.

“Viaggiare serve a guardare il mondo esterno, presente e passato:
ma anche a guardare se stessi,
ad interrogarsi sul mondo, sugli uomini, sul destino di ognuno.
Viaggiare per il gusto del sapere e del capire,
che, insieme all’amare, sono parte essenziale della vita”.

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