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di Greta Pirovano
Le sette meraviglie del mondo:
Riprendiamo il nostro tour tra le meraviglie del mondo spostandoci
in direzione Sud-Est dalla città eterna per antonomasia ad
un'altra città eterna... ci dirigiamo in Giordania, a Petra,
la città scolpita interamente nella roccia
Petra è senza ombra di dubbio il tesoro più prezioso
della Giordania e la sua maggiore attrattiva turistica. È
una vasta città dalle caratteristiche uniche: i Nabatei,
industriosa popolazione araba insediatasi in questa zona oltre 2000
anni fa, la crearono dalla nuda roccia e la trasformarono in uno
snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie,
grazie alle quali Cina, India e Arabia del Sud poterono entrare
in contatto con Egitto, Siria, Grecia e Roma.
Un'imponente facciata, larga 30 metri e alta 43, creata dalla nuda
roccia, color rosa pallido fa sembrare insignificante quello che
c'è intorno. È stata scavata all'inizio del I secolo
per essere la tomba di un importante re nabateo e testimonia il
genio architettonico di questo antico popolo.
La Giordania è ricca di siti archeologici, ma la regina dei
tesori nazionali è la sconvolgente “città rosa”
di Petra, oggi dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO
ed eletta recentemente come una delle nuove sette meraviglie del
mondo. Per tutelare il sito tutte le strutture turistiche sono situate
nella città di Wadi Musa, vicino all’entrata di Petra.
Petra è il lascito dei Nabatei, l’operoso popolo arabo
che si stabilì in Giordania oltre 2.000 anni fa. Da una remota
postazione strategica, i nabatei dominavano le rotte commerciali
dell’antica Arabia, imponendo pedaggi e proteggendo le carovane
cariche di spezie e sete indiane, avorio africano e pelli d’animali.
Il Regno nabateo durò per diversi secoli, e Petra divenne
una città ammirata ovunque per la sua cultura raffinata,
l’imponente architettura e l’ingegnoso complesso di
dighe e canali.
A partire dal XVI secolo Petra venne completamente dimenticata dall’Occidente,
e rimase tale per almeno trecento anni. Poi, nel 1812, un viaggiatore
svizzero di nome Johann Ludwig Burckhardt persuase la sua guida
a condurlo sul sito della presunta città perduta. Prendendo
appunti e disegnando schizzi di nascosto, scrisse:
“sembra molto probabile che le rovine a Wadi Musa siano quelle
dell’antica Petra”.
Molto del fascino di Petra deriva dalla sua collocazione spettacolare
nelle profondità di una stretta gola nel deserto. Dall’ingresso
principale potete entrare nella voragine, o siq, che spaccò
in due la roccia in un terremoto preistorico. Camminando fra le
pareti rocciose, che si elevano fino ad 80 metri, si passa davanti
ad iscrizioni in linguaggi antichi e a stanze scavate nelle spirali
d’arenaria. Il monumento più famoso di Petra, il Tesoro,
compare in modo teatrale al termine del siq. Utilizzata per la sequenza
finale del film Indiana Jones e l’Ultima Crociata, questa
gigantesca facciata è soltanto il primo fra i segreti di
Petra.
Molti sentieri e salite rivelano la presenza di centinaia di tombe
scavate nella roccia, facciate di templi, sale funebri e bassorilievi,
abbastanza per giustificare una visita turistica della durata di
più di un giorno. Visitando Petra si scopre anche un teatro
dalla capienza di ben tremila posti risalente all’inizio del
I secolo d.C., un palazzo tombale in stile romano, un gigantesco
Deir (monastero) risalente al periodo di dominazione bizantina,
un piccolo santuario commemorativo della morte di Aronne, fratello
di Mosé. Questi panorami raggiungono il massimo del fascino
la mattina presto e il tardo pomeriggio, quando il sole conferisce
calde sfumature alle pietre multicolori, ed è così
possibile ammirare la bellezza di Petra come la vide Burckhardt
nel 1812. Quando egli compì il suo viaggio la strada era
lunga e difficile, mentre oggi poche ore di guida da Amman vi permettono
di raggiungere questa destinazione indimenticabile.
Petra, in epoca romana, fu una sorta di roccaforte per l'impero:
attorno a Petra era sorta una decapoli, cioè una confederazione
di dieci città-stato che Roma non riuscì a conquistare
fino al 106 quando, dopo la morte del re nabateo Rabbel II, il regno
fu direttamente annesso all'impero da Cornelio Palma, governatore
di Siria, per ordine di Traiano. Questi porrà a Bosra, divenuta
la seconda città nabatea e rinominata Nova Traiana Bostra,
la capitale della nuova provincia di Arabia, che ebbe appunto il
nome di Arabia Petraea, mentre Petra ricevette il titolo onorifico
di metropoli. Qualche anno dopo, nel 114, Petra divenne una delle
basi per gli attacchi dei Romani contro i Parti, popolo stanziato
nell'attuale Iran nord-orientale.
Il fatto che i Romani prendessero possesso delle vie commerciali
diede un colpo fatale a Petra ed ai Nabatei, in quanto l'asse commerciale
si spostò dalla: dopo l'occupazione romana ci furono ancora
carovane che sostavano a Petra, ma divennero sempre più rare,
malgrado la costruzione di una strada di 400 chilometri che collegava
Bosra, Petra e il Golfo di Aqaba.
L'imperatore Adriano visitò Petra nel 131, e la città
fu rinominata, in suo onore, Petra Hadriana.
Lo sviluppo urbanistico della città rivela che la Pax Romana
le portò un periodo prospero. Con la riorganizzazione dell'impero
voluta da Diocleziano Petra divenne capitale di una delle tre parti
in cui era divisa la Provincia di Palestina, che fu detta Palaestina
salutaris e in seguito denominata Palaestina taertia.
Petra fu rivelata al mondo moderno nel 1812 da Johann Ludwig Burckhardt,
un viaggiatore svizzero che, in abiti arabi, si faceva chiamare
Cheikh Ibrahim e seguiva la strada che collegava Damasco all'Egitto
passando per la Giordania. Egli aveva sentito dire che nei pressi
del villaggio di Wadi Musa si trovavano, in una sorta di fortezza
naturale, delle vestigia straordinarie. La regione apparteneva allora
all'Impero ottomano e gli stranieri curiosi di antichità
- che erano ritenute "opera degli infedeli" - erano considerati
con grande diffidenza, anche per le tensioni politiche e religiose
dell'epoca.
Burckhardt si presentò allora come un pellegrino che desiderava
sacrificare una capra al profeta Aronne, la cui tomba, costruita
nel XIII secolo, si riteneva collocata al di là delle rovine,
in cima al gebel Haroun, la montagna sacra. Accompagnato dalla sua
guida, l'esploratore attraversò la città antica senza
potersi fermare un attimo a prendere una nota o a fare uno schizzo,
e tuttavia consapevole dell'importanza di quelle vestigia, e che
le rovine presso Wadi Musa fossero quelle di Petra. Entusiasta,
diffuse la notizia tra gli occidentali residenti in Medio Oriente
e in Egitto, e la ripeté nel suo libro Travels in Syria and
the Holy Land, che fu pubblicato solo cinque anni dopo la sua morte,
nel 1823.
Le prime vere missioni archeologiche cominciarono dal 1828 e da
quel momento Petra divenne un luogo di visita, tappa di pellegrinaggi
religiosi nonchè fonte di guadagni per i capi delle tribù
dei dintorni.
La prima missione archeologica inglese risale nel 1929 e tuttora
sono in corso importanti scavi.
Petra è stata anche utilizzata come set nelle scene di numerosi
film, tra cui Indiana Jones e l'ultima crociata e Transformers -
La vendetta del caduto.
Ancora oggi si suole raggiungere Petra a piedi o a cavallo e vale
la pena prendersi un po' di tempo per visitare con calma Petra e
godersi la bellezza del luogo e l'atmosfera che lì si respira.
Tra i più celebri visitatori del passato del sito archeologico
figura anche Lawrence d'Arabia, il quale così parlava di
Petra:
“Petra è il luogo più bello della Terra...
non per le rovine, ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse
e nere, con strisce verdi ed azzurre.
Non saprai mai cos'è Petra in realtà, a meno che tu
non ci venga di persona...”
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