TURISTI NON A CASO
"La distanza non è sempre chilometrica"

di Greta Pirovano

Avevo terminato lo scorso appuntamento parlando di come il turismo balneare sia stato la prima forma di turismo di massa ad essere praticata dai nostri connazionali, a partire dagli anni ‘50/’60 del ‘900. L’Italia, paese lambito dal mare per la gran parte del suo territorio, si configura così in questo modo: le regioni di turismo attivo, cioè le zone dove i turisti risiedono abitualmente e da cui partono per le vacanze sono soprattutto le regioni non costiere e soprattutto dunque le regioni settentrionali, in particolare dell’Ovest, guarda caso le regioni interessate dal famoso triangolo industriale ai cui vertici si trovano le tre città di Milano, Torino e Genova.
Le regioni di turismo passivo invece, ossia quelle dove i turisti trascorrono le vacanze, sono ovviamente quelle che si affacciano sul mare: in particolare diventano bacino di ricezione della maggior parte dei turisti due zone, la Riviera (dove con il termine Riviera si intende, in italiano, non una qualsiasi fascia costiera in modo generico, ma solo ed esclusivamente la costa ligure in tutta la sua estensione da Levante a Ponente!) e la Romagna.
Tra tutti i fattori che determinano la sorte di una località turistica, oltre ai fenomeni esogeni, cioè che non dipendono dalla regione stessa ma da fattori esterni (tempo libero, ferie, situazione geopolitica, capacità di spesa…), il fattore più importante che determina il successo o meno di un luogo turistico o aspirante tale è la distanza che separa tale località dalle regioni di turismo attivo da cui proviene il target di turisti verso cui si orienta.
Un esempio per comprendere meglio questo concetto: pensate all’Australia e al cosiddetto Nuovissimo Mondo. Sono territori percepiti come molto distanti (ed effettivamente tali) dai luoghi da cui provengono la maggior parte dei turisti in termini internazionali, ossia il Nord-America e l’Europa occidentale, le principali regioni di fuga al mondo, a cui ultimamente si è aggiunto anche il Giappone.
Ora proviamo a fare un quiz: immaginate di dover rispondere alla domanda, semplice ma, come vedremo, non del tutto banale “cos’è la distanza”. Fatto? …
Posso scommettere senza dubbio che molti di voi, quasi tutti, non hanno esitato a collegare il concetto di distanza con quello di chilometri, presupponendo giustamente che i Km sono l’unità di misura della distanza che separa un luogo da un altro e dunque solo in termini chilometrici è possibile definire quanto una località di partenza è distante da quella fissata come punto di arrivo.
Avete naturalmente ragione, nel senso che questa è la definizione più comune del concetto di “distanza” o, per meglio dire, la definizione oggettiva della parola: i chilometri infatti sono la misura lineare che intercorre tra due punti della superficie terrestre.
Tornando all’esempio di qualche riga fa, possiamo dire che l’Australia è distante dall’Italia circa 20.000 Km, una distanza oggettiva e oltretutto fissa, cioè che non varia nel tempo. In questo caso quindi è una distanza espressa in termini oggettivi, cioè in termini di spazio.
In realtà però ci sono altri modi, meno usuali ma più curiosi di intendere la distanza.
Uno di questi è la distanza misurata in termini di tempo che si impiega per muoversi da un punto all’altro del globo terrestre. Ai nostri giorni si misurano le distanze a livello internazionale facendo riferimento sempre o quasi all’aereo, il mezzo di trasporto attualmente più diffuso, più utilizzato e solitamente più celere di qualsiasi altro mezzo. Però bisogna considerare il fatto che l’aereo è un’invenzione relativamente recente e che prima della sua comparsa i mezzi di trasporto disponibili erano di tutt’altra natura: pensiamo per esempio al treno che viaggiava sulla strada ferrata, la via di comunicazione migliore, almeno fino alla metà del ‘900 oppure alla navigazione, che permetteva ai viaggiatori di muoversi per mare piuttosto che via terra a bordo solitamente dei piroscafi che solcavano gli oceani oppure, andando ancora più a ritroso nel tempo, la carrozza, prima senza sospensioni poi da fine ‘800 dotata di esse. Pensate a quanto dovesse essere lungo il viaggio di un tedesco che si recava in Italia per il famoso Grand Tour oppure di un inglese che ad aprile partiva alla volta della Riviera per svernare lontano dalla patria d’oltremanica e pensate alle asperità che si presentavano loro all’accesso in Italia, possibile solo attraverso i valichi alpini, molto pericolosi se percorsi con mezzi di locomozione precari. Per raggiungere la Riviera ci avrebbero impiegato circa una settimana in carrozza oppure 24 ore in treno.
Senza contare comunque che l’aereo fino a pochi decenni fa era un mezzo di trasporto utilizzato solo da una certa elite benestante, motivo per cui si parla spesso di “jet-set”, espressione coniata appunto quando l’aereo era il mezzo utilizzato dai ricchi e famosi personaggi dello spettacolo, quelli che oggi noi definiamo obbrobriosamente “vip”.
Tornando ai viaggiatori normali, di certo forse l’alternativa migliore per tutti era proprio il viaggiare per mare, anche perché le strade terrestri non si presentavano certo in buono stato e non erano particolarmente curate: questa pecca nella cura stradale è sempre stata un cruccio per viaggiatori di ogni tempo, a partire dagli antichi Greci che non a caso si muovevano preferibilmente per mare, navigando anche per giorni e giorni senza mai toccar terra.
Naturalmente noi oggi non ci poniamo minimamente questi problemi, possiamo anche dall’oggi al domani decidere di partire per una capitale europea: bastano due ore scarse di aereo e siamo già ai piedi del Big Ben, a goderci una visita a Londra! Sembra un fatto del tutto inusuale, tuttavia solo un secolo fa sarebbe sembrato pura fantascienza!
Si tratta quindi in tal caso di una distanza espressa in termini non più solo di spazio, bensì di spazio-tempo: stiamo parlando quindi non più di una misura fissata una volta per tutte e che non varia nel tempo, bensì di una misura assolutamente variabile dal punto di vista cronologico. La distanza può variare a seconda del mezzo utilizzato ma anche del progresso tecnologico nelle diverse fasi storiche che, permettendo di applicare ai mezzi di trasporto continue migliorie, li rende sempre più efficaci in termini di tempo impiegato a percorrere un tragitto.
Infine, un altro modo per misurare la distanza si ha quando questa viene espressa in termini di spazio-costo: in questo caso infatti il viaggiatore considera la distanza tra un luogo e un altro facendo riferimento a quanto deve pagare per poter usufruire di un mezzo di trasporto, pubblico o proprio che sia, che lo conduce a destinazione.
Riferendoci ancora all’esempio dell’Australia, si può considerare che attualmente un volo Roma – Sydney costa tasse incluse circa € 900, ma cinquanta anni fa sarebbe costato quasi dieci volte tanto probabilmente.
La distanza in senso spazio-costo si può esprimere non solamente riferendoci al prezzo del trasporto, bensì anche al prezzo del soggiorno o dei servizi turistici di cui vogliamo (e dobbiamo, essendo lontani da casa!) usufruire.
Ragionando in questi termini immagino non vi stupireste se asserissi per esempio che oggi Roma è molto più vicina a Marsa Alam che non a Sanremo: innanzitutto il tempo che si impiega per raggiungere per via aerea la località sul Mar Rosso non è di molto superiore a quello impiegato per raggiungere la città dei fiori in automobile; ma soprattutto bisogna considerare che il prezzo di un soggiorno di una settimana a Sanremo in struttura alberghiera di media categoria per una famiglia è in molti casi, se non in tutti, di molto superiore rispetto alla spesa che la stessa famiglia affronterebbe se decidesse di trascorrere una settimana a Marsa Alam.
Si può facilmente comprendere dunque quali conseguenze ha comportato un simile “avvicinamento”: il minor spazio-costo e il minor spazio-tempo hanno permesso in primo luogo un incremento ingente e rapido del numero di turisti a cui si è aperta la possibilità di essere tali e di esserlo anche più volte nel corso dell’anno, non solo nella stagione estiva. E’ questo che ha permesso l’avvento del turismo nella sua dimensione di massa, dunque la democratizzazione del turismo e di mete ora divenute di massa ma che fino a pochi anni fa risultavano riservate ad una ristretta elite di viaggiatori con capacità di spesa tendenzialmente molto elevata. Basti pensare agli Stati Uniti d’America o le isole dell’Indiano e del Pacifico.
Non solo, ma ha anche fatto sì che il turismo divenisse sempre più destagionalizzato, cioè non più concentrato nei mesi estivi (la cosiddetta alta stagione), ma più diluito nel corso dell’anno: insomma, diverse occasioni di vacanza in un anno, ciascuna della durata più breve. Il classico esempio a riguardo è costituito dagli short-break, letteralmente “piccole pause”, ossia quelle occasioni di viaggio magari in corrispondenza di ponti o anche di semplici week-end, che capitano più volte in qualsiasi periodo dell’anno e sono caratterizzate da soggiorni di tre/quattro giorni.
In secondo luogo, e qui viene quello che per gli studiosi è il bello del turismo e per gli imprenditori il brutto del turismo: meno distanza spazio-costo e meno distanza spazio-tempo implicano una differente configurazione della concorrenza tra località turistiche, assetto per altro dinamico, cioè costantemente soggetto a mutamenti e che quindi determina maggiori difficoltà per ogni località turistica di stare sul mercato, cioè di essere e di rimanere a lungo competitiva nella sua offerta rispetto ai suoi concorrenti.
E’ accaduto infatti che due regioni di turismo passivo anche molto distanti tra loro e dunque apparentemente non concorrenti tra loro si siano invece trovate a “farsi guerra” (in senso commerciale naturalmente!) per accaparrarsi la maggiore quota di mercato e dunque di clienti.
E’ ciò che successe alla Riviera ligure che seppe imporsi presso i turisti europei proprio in virtù della minore distanza dalle regioni di provenienza dei turisti, rispetto ad altre località marittime del Mediterraneo meridionale e orientale. Una tendenza che negli ultimi decenni ha subito una quasi netta inversione: località italiane di turismo balneare sono state surclassate da emergenti località turistiche del Mediterraneo, quali soprattutto Spagna e Grecia, ma anche Egitto e Tunisia.
Non dimentichiamo poi che fenomeni come il low-cost hanno contribuito ulteriormente ad avvicinare luoghi prima distanti, dal punto di vista dello spazio-costo.
Possiamo affermare quindi che negli ultimi anni la geografia del turismo è stata costantemente ridisegnata, al punto che ormai non esiste più una regione turistica migliore o più frequentata o più importante di un’altra, ma l’intera superficie terrestre è un’unica regione turistica, dato che ogni lembo di essa o quasi può dirsi interessato in misura e modalità diverse dal fenomeno turistico.
Si parla così di accessibilità, un vero e proprio fattore critico di successo per ogni località che si vuole imporre sul mercato turistico e calamitare su di sé una certa quantità di turisti.
Naturalmente, non bisogna dimenticare la distanza intesa dal punto di vista culturale: se solo trent’anni fa i turisti non conoscevano nulla in merito a terre lontane ed extracontinentali, oggi queste ultime sono divenute mete turistiche di massa anche perchè il turista è sempre più facilitato, grazie soprattutto alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, a reperire informazioni su di esse e dunque anche a formarsi culturalmente e a creare un patrimonio di conoscenze in merito a luoghi fino a pochi anni fa semi-sconosciuti
Infine è bene non tralasciare che la minore distanza percepita dipende anche dal livello di disagio che il viaggio comporta e anche dalla sicurezza in termini soprattutto di rischio sanitario o terroristico.
E se di distanza si è parlato, vi lascio con una citazione di Jack Kerouac, l’autore che, nel suo “On the road”, mai come nessun’altro ha saputo tessere le lodi dell’emozione di percorrere la strada, ovunque essa porti…

“Avevamo altro e più lungo cammino da percorrere
ma non importa, la strada è vita.
C'è sempre qualcosa di più,
un po' più in là:
non finisce mai”…

 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net