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di Greta Pirovano
Da Shan-hai-kwan, nel golfo di Liao-Tung, al passo di Kia-gu, presso
il Tibet, il confine settentrionale della Repubblica Cinese è
formato dalla Wan-li Ch’eng, ovvero la “Muraglia dei
diecimila lî”.
Nota al mondo intero come Grande Muraglia cinese, è una delle
più imponenti, se non la più grandiosa, tra le costruzioni
prodotte dall'ingegno e dal lavoro umano.
I cinesi la chiamano così perchè in Cina il li è
un'unità di misura di lunghezza, nota anche come "miglio
cinese", che attualmente viene fatto corrispondere ai nostri
500 metri.
In linea d’aria l’opera copre una distanza di 2.019
Km; se a questi si aggiungono i 400 chilometri sviluppati in lunghezza
da altre parti o diramazioni addizionali si ottiene una lunghezza
totale di almeno 2.400 Km.
L’opera possiede ancora 20.000 torri e 10.000 posti di vedetta.
Si pensi che, posta in una regione a noi più vicina, la Muraglia
si estenderebbe da Berlino al Caucaso; però, il fatto straordinario
è che, se alla sua lunghezza si aggiungesse quella delle
altre numerose muraglie esistenti in Cina in quanto fatte erigere
dai regni precendenti e poi fatte collegare all'originaria muraglia,
si supererebbe il diametro della terra, per un totale di circa 7.000
Km! L' altezza oscilla tra i quattro e i nove metri; lo spessore
è di oltre sette metri alla base e quattro alla sommità.
La Grande Muraglia inizia ad Ovest dal Passo di Jiayuguan, raggiungendo
ad Est il fiume Yalujiang e attraversando in totale nove province.
E' stata costruita seguendo i pendii dei monti, attraversando deserti,
praterie e paludi, con una struttura molto complessa: a seconda
della situazione del terreno, i costruttori hanno adottato diverse
strutture.
La costruzione della grandiosa muraglia cominciò nel 221
a.C. sotto Shih-Huang-Ti (nome che significa "Primo Imperatore")
il quale, dopo aver attribuito a tutta l’estensione di quel
nuovo impero il nome del suo antico staterello Tsin, da cui deriva
il nome attuale Cina, si dedicò maniacalmente alla difesa
del territorio su cui dominava, ricorrente preda degli invasori
provenienti dal Nord.
E' proprio a scopi difensivi che l'imperatore decise di erigere
un’opera di una grandiosità senza pari, che avrebbe
dovuto frenare le continue incursioni da parte dei popoli stanziati
a Nord della Cina.
In verità si può dire che la megalomania edile, propria
dei monarchi assoluti, assalì il Primo Imperatore, favorita
dalla necessità di porre un rimedio efficace alle invasioni:
“Non aver paura della tigre del Sud, guardati dal gallo del
Nord”, così recita un antico motto cinese evidentemente
preso alla lettera da Shih-Huang-Ti.
Inoltre, alla sua decisione pare fosse collegato un sogno profetico
che avvertì il monarca del pericolo che incombeva dal Nord.
Data la grandiosità della costruzione, l'imperatore mobilitò
un terzo dei suoi sudditi di sesso maschile, i quali difficilmente
seppero resistere ai disagi, alle fatiche, alla pena di quel lavoro
bestiale e sarebbe stato documentato che i deboli e gli inadatti
venissero uccisi e le loro salme venissero gettate sotto le pietre
che costituivano le fondamenta.
L'imperatore quindi da un lato manifestò grande coraggio
nell’intraprendere l’immane costruzione, dall’altro
si rese responsabile di gesti alquanto crudeli.
Del resto se, come afferma un proverbio cinese, “la distruzione
di una generazione ha prodotto la salvezza di altre”, è
pur vero che la Grande Muraglia è “il cimitero più
lungo del mondo”, come molti l'hanno definita.
Secondo i piani, il costo umano della costruzione era giustificato
dal fatto che avrebbe dovuto impedire che altro sangue si versasse
nei secoli successivi, garantendo alla Cina l’inespugnabilità
da parte delle popolazioni nordiche.
Purtroppo la Grande Muraglia, sorta come opera militare difensiva,
si rivelò, quando fu necessario far ricorso ad essa, una
qualsiasi linea Maginot: non riuscì ad esempio a fermare
le truppe di Gengis Kan.
I posteri sanno bene infatti che non basta una grande muraglia per
difendere un paese quando i suoi abitanti non posseggono un animo
più saldo della stessa difesa approntata; e, oltretutto,
i Cinesi non hanno fama di essere stati in passato formidabili guerrieri.
Inoltre la Grande Muraglia non mostrava in ogni sua parte uguale
compattezza: in certi punti è costituita solamente da un
terrapieno formato da terra di riporto trovata sul luogo, innalzata
per lo spessore di circa otto metri e ricoperta sui fianchi di pietre
e mattoni, facilmente espugnabile dagli invasori.
Nonostante i retroscena non conferiscano grandi onori all'ideatore
del progetto e tanto meno alle sue modalità di attuazione,
attualmente la Muraglia è un sito archeologico molto ammirato,
soprattutto da parte dei turisti: se ne contano circa quattro milioni
ogni anno! Tecnicamente la Muraglia, con i suoi quasi quattromila
Km visitabili e grazie anche all'inserimento nella World Heritage
List fin dal 1987, è un esemplare di quello che si definisce
“ipersito”.
Infatti è entrata nell'immaginario turistico per via della
sua eccellenza ed unicità che il turista desidera vedere
con i propri occhi camminandoci sopra.
Gli ingenti flussi turistici che interessano la Muraglia sono richiamati
dalla consapevolezza che la Muraglia sia il più grande manufatto
umano, la più lunga struttura archeologica, la più
imponente costruzione militare e... il monumento più visibile
del pianeta.
Su quest'ultima affermazione i dubbi di infondatezza si rincorrono
da molto tempo: si dice che la Muraglia sia l'unico manufatto visibile
ad occhio nudo dalla Luna; peccato che questa leggenda metropolitana
si sia originata ben prima che qualsiasi uomo mettesse piede sulla
Luna e sia poi stata smentita da chi sulla Luna ci è stato:
a smentirla sono non solo voci americane ma anche testimonianze
di astronauti cinesi.
Tuttavia la definizione è accettata per vera persino dall'Unesco,
un ente autorevole delle cui informazioni nessuno oserebbe dubitare.
Ma anche per i Cinesi la Muraglia è un manufatto altamente
simbolico: abbiamo detto che è una fortificazione atta a
difendere la Cina dai nemici nordici; non è un caso che essa
infatti corra lungo l'isoieta dei 300 mm di precipitazioni annue,
una sorta di confine naturale che separa le zone della cerealicoltura
dalle praterie e dalle steppe nelle quali vivevano le popolazioni
nomadi.
Da questo punto di vista dunque il monumento rappresenta l'identità
nazionale cinese, formando una barriera non solo territoriale ma
anche culturale che delimita i confini della civiltà e difende
i costumi cinesi dalle minacce barbare.
Non è semplicemente un muro, bensì l'oggetto viene
antropizzato e caricato di significati simbolici, come appunto quello
di essere il protettore dell'identità cinese.
Quanto i Cinesi del XXI secolo si identifichino nel monumento è
poi tutto da valutare, un po' come quando si pensa che gli Italiani
si identifichino nel Colosseo, monumento anch'esso dai significati
e dalle funzioni anni luce lontani dai valori (ammesso che ce ne
siano di condivisi) dell' odierna società civile.
Non per niente infatti la Muraglia, come il Colosseo e come tanti
altri manufatti in tutto il mondo, è oggetto in tempi recenti
di una serie di processi di ri-significazione che si manifestano
nel concreto quando vediamo la Muraglia come sfondo di eventi pubblicitari
e mediatici quali sfilate di moda di griffe occidentali, piuttosto
che competizioni sportive.
La vitalità del sito dal punto di vista turistico non prescinde
quindi dalla trasformazione simbolica del luogo originario in luogo-evento
e l'inclusione dunque di esso nei circuiti della cultura globale.
D'altra parte la Grande Muraglia è agli occhi del mondo innanzitutto
un brand turistico mondiale e, come tale, sfruttabile sotto il profilo
commerciale: ecco dunque che alle grandi iniziative mediatiche di
risonanza mondiale come quelle pocanzi citate, si affiancano iniziative
di minor spessore nonchè di minore senso, come il gemellaggio
con la Muraglia promosso dall'ente gestore del Parco delle Cinque
Terre, basato su una presunta ma alquanto risibile assonanza in
quanto ad estensione e sforzo umano tra i chilometri di muretti
a secco che caratterizzano i terrazzamenti necessari per rendere
possibile la coltivazione delle isole liguri e la Muraglia.
Creare delle reti di rapporti turistici a livello internazionale
in ogni caso sembra la ricetta migliore per il futuro prossimo della
Muraglia e della Cina, come di molti altri siti archeologici che,
in fondo, senza le frotte di turisti che abitualmente vi si riversano,
probabilmente non avrebbero la stessa elevata considerazione che
attualmente vantano; ma soprattutto il turismo in questo sito come
in altri, se da un lato rappresenta una pratica spesso demonizzata
a causa dell'eccessiva pressione antropica che vi esercita, d'altro
canto potrebbe essere uno dei pochi e più potenti catalizzatori
di opere di recupero e tutela del monumento, nonchè dei territori
lungo cui corre.
Insomma, senza essere troppo scontati nel riprendere un pensiero
di Mao Tse Tung, pare che...
“Colui che non ha scalato la Grande Muraglia
non è un vero uomo”.
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