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OPINIONE DI FEBBRAIO 2012 SU TURISMO ALL’ARIA
APERTA
Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell'allegria”.
Così Gianni Rodari canta in poesia il “suo” carnevale,
perché, sia pure tra crisi, preoccupazioni, difficoltà,
paure, ansie siamo arrivati al mese più pazzo dell’anno
ed è giusto scriverne.
Un carnevale diverso, quello che ci apprestiamo a vivere, ma anche
molto più consapevole della realtà delle cose e della
necessità di essere un tantino più seri anche nel
momento delle burle e delle maschere.
Il turismo ha bisogno del carnevale, non solo per le tante manifestazioni
che mette in campo, per i sapori e gli odori che offre, per la moltitudine
di persone che sa muovere, ma anche, o forse soprattutto, perché
questa è la festa della diversità del nostro Paese,
della sua capacità di coinvolgere la gente ed anche di creare
i presupposti per sinergie vere che fanno molto bene all’industria
del tempo libero e quindi all’economia italiana.
E’ sufficiente recarsi nel borghi, anche nei più piccoli,
per vedere una moltitudine di volontari all’opera, che si
danno da fare per ricreare antiche tradizioni, ma anche per innovarsi
e per proporle, con qualche novità, ai turisti ed alla popolazione.
Perché il carnevale rappresenta una “festa vera”
nella quale usi, costumi, tradizioni, momenti di vita, di cultura
si uniscono in una grande festa di popolo.
Rappresenta, questa festa, l’esaltazione della capacità
di trasformarsi per offrire una realtà diversa, ma non posticcia
delle nostre città.
Non mi riferisco solo ai “grandi carnevali” quelli che
occupano pagine dei giornali e spazi in televisione, ma anche a
quelli piccoli, egualmente interessanti, identicamente importanti
per il loro intrinseco valore e per la capacità di saper
creare sinergia con il mondo produttivo e con quello culturale d’ogni
località, anche della più piccola.
Così enogastronomia, arte, ricordi, tradizioni si sposano
e formano un insieme in grado di coinvolgere le persone, di appassionarle,
di far rinascere quella voglia di “turismo genuino”
che anni di posticcio e di virtuale avevano cercato, invano, di
cancellare.
Certo, la crisi batte e le preoccupazioni sono forti: ma chi ha
detto che il carnevale è solo allegria?
E’ anche presa di coscienza, capacità di mettersi in
discussione, elemento d’approfondimento sociologico e culturale
per una comunità.
Il turismo all’aria aperta di questo è assolutamente
conscio e é per questo che da sempre ha nel carnevale il
proprio momento d’avvio e di ripresa dopo le feste di fine
anno.
Tra le mimose che fioriscono e le maschere che impazzano, i veicoli
ricreazionali si muovono in spazi nuovi, alla ricerca delle novità,
ma anche del riconoscimento pieno della funzione che svolgono: un
valore aggiunto per l’economia nazionale in grado di aiutare
il settore a riprendersi su basi nuove, più concrete, assolutamente
meno posticce.
Allora il carnevale non è solo il “carpe diem”
d’Orazio che invita a godere “del giorno che passa,
confidando meno che puoi nel domani”, ma diviene un elemento
per costruire quel “nuovo turismo” che poi
altro non è che il riconoscimento della funzione del territorio
in tutte le sue stagioni, in tutti i suoi momenti reali di vita.
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