NORME E LEGGI - VARIE
"Diritti e doveri"

La tentazione, certe volte, è di fare giustizia da sé, di passare a vie di fatto, oppure di trasgredire a qualunque costo ed a qualunque ora con la scusa che… siamo in vacanza.
Quante volte è capitato di cogliere al volo fatti e fattacci dei quali chi pratica il turismo all’aria aperta è colpevole autore o vittima quasi sacrificale.
In molti casi, dopo un primo momento di arrabbiatura, prevale il buon senso: vi è sempre, fra di noi, il paciere che, dopo averci preso a braccetto, pronuncia la fatica frase:” Lascia perdere, fra un po’ si deve tornare a lavorare, andiamo a bere qualcosa…”.
Eppure anche la vita da turisti itineranti nel terzo millennio possiede delle regole precise, una sorta di tavola delle leggi, non scritte, ma che ognuno conosce, anche se certe volte finge di ignorare.

I DIRITTI

Il principale, che non può essere messo in discussione, che discende dalla Carta Costituzionale e dal patto scritto tra i Paesi della Comunità Europea, è quello alla libertà.
Sembra ovvio, ma non lo è poi tanto, se certe volte capita di essere maltrattati, ripresi, redarguiti senza nulla aver commesso, solo perché qualche agente si è “fatto da solo” leggi e regolamenti o qualche sindaco si è “montato la testa” perché, dopo l’elezione diretta, si sente “unto dal Signore”.
In uno Stato di diritto, il nostro lo è, gli altri dell’Europa lo sono, tutto ciò che non è espressamente vietato, è ammesso.
Le regole ed i divieti debbono essere scritti, visibili, a conoscenza di tutti: non valgono tradizioni, usi, costumi o prassi, sono necessari segnali, cartelli, avvisi, leggi.
Questo fatto rappresenta la base sulla quale poggia non solo il turismo itinerante, ma tutta la società civile, occorre tenerlo ben presente.
Da questo, dalla nostra Costituzione e dall’accordo di Schenghen, deriva un altro diritto importante ed imprescindibile, quello alla mobilità.
Nessun cittadino europeo può essere limitato nel diritto a muoversi liberamente tra Stato e Stato, nessuna città è vietata o “chiusa”, nulla è segreto o interdetto se non in presenza di specifiche indicazioni limitate alcune nello spazio, altre nel tempo e giustificate da ragioni valide e comprensibili, che vanno dalla tutela della sicurezza (pubblica o privata) alla salute.
Insomma, se si vuole interdire l’ingresso o la sosta in una determinata zona pubblica vi debbono essere esplicite motivazioni di sicurezza (un’epidemia, il pericolo di contagio, un insediamento militare…) o di pubblica incolumità (manifestazioni, eventi atmosferici, pericolo imminente o temuto): in ogni caso il cittadino deve essere opportunamente informato e deve essere a conoscenza del perché si trova di fronte un divieto.
Il diritto all’informazione è il terzo in ordine gerarchico ed è assolutamente importante.
Non dimentichiamoci che con una sua sentenza, la Corte Costituzionale rivoluzionò un principio prima sacro, quello in base al quale nessuno poteva dirsi ignorante di fronte alla legge, sancendo invece il diritto ad esserlo se non si era stati opportunamente e preventivamente informati.
Lo Stato italiano, con la legge 241 del 1990, ha sancito in modo chiaro il diritto all’informazione, anche se molte pubbliche amministrazioni fingono troppo spesso di dimenticarsi di questa importante norma.
Un altro diritto, proprio di tutti i cittadini, è quello della tutela del consumatore. Sembra una ovvietà, ma non lo è proprio: quando si paga per acquistare un bene o usufruire di un servizio si ha l’assoluto diritto ad essere rispettati e tutelati, questo spesso non avviene.
Intere trasmissioni televisive e pagine di giornali e riviste sono dedicate a “bidonate” più o meno grandi delle quali i consumatori sono riamasti vittime: quanti praticano il turismo all’aria aperta non sfuggono a questa regola.
I campeggi devono essere rispettosi delle normative, le tariffe in regola col mercato ed opportunamente esposte, i mezzi rispondenti a quanto risulta dal materiale pubblicitario, i pedaggi autostradali, le linee di navigazioni, le agenzie di viaggio debbono comportarsi con serietà e rispetto.
Altro diritto è quello alla salute, sotto tutte le sue forme.
Qui il discorso si allarga non solo alla difesa ed alla tutela del territorio, ma anche allo stato ed alla condizione delle aree ove si sosta ed alla tipologia dei mezzi adibiti al turismo di movimento.
Pensiamo soltanto ai campeggi irrispettosi delle più elementari norme di sicurezza: assenza di colonnine col salvavita, spine triple appoggiate sul manto erboso, cavi che corrono lungo le stradine interne, mancanza di estintori e di bocchettoni per gli idranti, assenza di un campanello interno alla struttura per l’emergenza durante la notte.
Ricordiamoci quante volte ci è capitato di entrare in campeggi con bagni fatiscenti, docce al limite della decenza, con cassonetti per l’immondizia puzzolenti e svuotati chissà quanto tempo prima: una situazione in alcuni casi drammatica che si perpetua ormai da anni senza che le autorità comunali e le aziende sanitarie abbiano fatto alcunché.
Ragionamento del tutto simile va fatto per i mezzi adibiti al turismo: bomboloni per il gas privi di vaso d’espansione, prese d’aria poste a ridosso di quelle di scarico dell’anidride carbonica del frigorifero, pesi alle stelle, pneumatici dalla portata risibile, aerazione insufficiente, cattiva coibentazione rappresentano pochi esempi che debbono far meditare seriamente quanti costruiscono i mezzi, coloro che li commercializzano ed anche gli acquirenti che non possono sempre celarsi dietro un facile “non sapevo” o accettare per buona la scusa quasi mai valida del rapporto qualità - prezzo.
Ultimo diritto, sicuramente non per importanza, è quello al rispetto: sono in tanti a non tener conto di questo fattore.
Il turista non è una sorta di pollo da spennare e cucinare per benino, né un barbone del terzo millennio da marginare, ma un importante fattore di progresso economico e sociale e sotto questa luce deve essere visto.
Pubbliche amministrazioni e privati troppo spesso finiscono col commettere gli stessi abusi e si pongono sullo stesso piano: non si contano le mancanze anche gravi e gli atteggiamenti inaccettabili oltre, addirittura, a provvedimenti assunti in palese violazione delle leggi.
Cosa fare a tutela dei nostri diritti?
La strada della legalità è sempre ed in ogni caso l’unica percorribile, scorciatoie in questo settore non ve ne possono essere.
Le associazioni svolgono un ruolo di tutela importantissimo: è necessario che si formino nelle aree ancora sguarnite, che crescano, che prendano coscienza della propria importanza, che diventino sempre più professionali.
Esistono poi i canali ufficiali: a volte può essere sufficiente una lettera indirizzata alla Procura della Repubblica o alla competente ASL per sbloccare la situazione.
Ricordiamoci che le pubbliche amministrazioni hanno tempi certi ed obbligati per rispondere alle nostre istanze: di norma non più di trenta giorni.
Approfittiamo della legge 241 del 1990 per scrivere ai comuni, per chiedere conto dei provvedimenti adottati, per sollecitare interventi utili ed indifferibili ricordandoci di chiedere sempre, per scritto, di conoscere immediatamente il funzionario cui la nostra pratica è stata affidata, poche righe a volte sono sufficienti per smuovere un macigno.
Perdersi d’animo è sempre sbagliato, quasi sempre tirare fuori le unghie, senza mai uscire dalla legalità e comportandosi comunque educatamente, è utile.
La difesa dei nostri diritti è importante ed irrinunciabile, anche se questa non può essere disgiunta dai precisi obblighi che, quali cittadini, abbiamo.
Si tratta, in pratica, della parte meno piacevole, ma ugualmente importante, quella dei

DOVERI

Il primo ci riguarda tutti quanto, come cittadini, è il rispetto delle leggi, delle norme e dei provvedimenti che da queste discendono.
Sembra ovvio, ma non lo è poi tanto. Quante volte, non condividendo (confessiamolo, soprattutto per convenienza) certe norme e certi provvedimenti, tendiamo ad ignorarli, se non addirittura a violarli apertamente?
Scagli la prima pietra chi non lo ha mai fatto, cercando oltretutto di giustificare il proprio comportamento adducendo pretesti anche risibili!
Ricordo, alcuni anni fa, in Norvegia il mio vano tentativo di spiegare ad un esterrefatto proprietario di bar che si affacciava su una piazza assolutamente vuota sulla quale faceva ottima mostra di sé un cartello di divieto di sosta, l’italico atteggiamento in una circostanza simile.
Innanzi tutto si annusa la situazione, ci si guarda intorno, si cerca complicità e poi si domanda al primo passante o al negoziante del posto se proprio occorre rispettare tale imposizione.
“In Italia, raccontai, il divieto di sosta di norma si fa in tre, esiste il “vietato” (di scarsa importanza), il tassativamente vietato (vedi prima) e l’assolutamente vietato (ci si inizia a preoccupare) ”.
Taccio sul sorriso incredulo del mio interlocutore e sulla sua scarsa considerazione nel verificare che comunque avevo ugualmente sostato, anche se per poco tempo, nella piazza vietata.
Il rispetto di leggi, regolamenti ed ordinanze è alla base della civile convivenza e costituisce, comunque, la piattaforma essenziale dalla quale partire per far valere i propri diritti ed al limite invocare modifiche e revoche del provvedimenti ritenuto ingiusto.
Riuscire ad imporre ad una pubblica autorità la rimozione di un divieto o la revoca di un provvedimento parte dal rispetto della norma stessa, dalla raccolta e dall’analisi delle ragioni contrarie e dall’attivazione di una corretta azione volta ad ottenere una revisione.
Quante ordinanze si sono dovuti rimangiare in questi anni certi sindaci! Sempre e comunque utilizzando la forza della ragione, facendo bene attenzione a non passare dalla parte del torto.
Altro preciso dovere è quello di tipo comportamentale che a volte coincide col rispetto del codice penale, altre scalfisce solo la buona educazione.
Gruppi di camperisti vocianti dopo aver parcheggiato su una pubblica piazza, incuranti di quanti dormono nei palazzi vicini, scarichi selvaggi dove capita, magari a pochi chilometri da un’area attrezzata, fuochi sulle spiagge ed immondizia abbandonata senza ritegno alcuno: quante volte, per colpa di pochi, sono stati tanti a doverne subire le spiacevoli conseguenze!
E’ capitato, alcune volte, dopo aver lavorato per lungo tempo per convincere un sindaco a realizzare un’area di sosta, magari in riva al mare, di vederla chiudere in malo modo a causa della presenza di pochi sconsiderati che hanno provveduto a combinare cose inenarrabili.
Un po’ di scuola di comportamento non guasterebbe, anzi gioverebbe a tutta la categoria. Devono essere innanzi tutto i club ad agire su questo piano, senza timori reverenziali, disposti ad allontanare chi trasgredisce in modo evidente le regole del civile comportamento.
Scendendo poi nella sfera più squisitamente privata un altro dovere è quello al rispetto per se stessi e per gli altri.
Troppe volte accade di assistere a scene sconfortanti cui sono protagoniste persone che praticano il turismo all’aria aperta.
Verande, tende, camper e caravan non posseggono muri: quello che si dice (o spesso si urla) all’interno viene sentito a parecchi metri di distanza.
Scenatacce familiari con toni alti, a volte magari accompagnate da minacce (se non peggio) è meglio lasciale da parte, sicuramente non depongono bene e chi occasionalmente si trova a transitare bei pressi non è certamente interessato ai fatti nostri.
Rispetto per noi stessi e per gli altri vuol anche dire scordarsi quello che purtroppo (a volte anche con toni adirarti) alcuni sono soliti pronunciare: ”Pago le tasse, pago il bollo… faccio quello che mi pare!”.
Con lo stesso ragionamento dovremmo accettare senza reagire una famigliola accampata nell’androne di casa intenta a banchettare o qualche improvvisato atleta che invece di frequentare una palestra per allenarsi alle scalate prediligesse la facciata del nostro condominio.
Insomma l’educazione ed il buon senso debbono essere ben presenti nella nostra mente e nelle azioni che ci accingiamo a compiere.
Il rispetto per gli altri è talmente ovvio che non meriterebbe nemmeno un accenno: gli scarichi selvaggi, gli accampamenti vocianti in piazze ed aree pubbliche, l’abbandono di immondizia o gli schiamazzi notturni appartengono ad un tipo di comportamento incivile, teniamolo bene a mente.
Ultimo dovere è quello alla tolleranza: in questo settore certe volte si trovano le maggiori difficoltà, sembra strano a dirlo.
L’umanità è composta da una somma di minoranze (per colore, lingua, tradizioni, religione, hobby, cultura, ceto, credo politico, attitudini, tendenze sessuali e chi più ne ha ne metta), eppure ognuno di noi è convinto di essere “maggioranza” quindi autorizzato a certi comportamenti.
Il turismo itinerante è l’essenza del rispetto, viaggiando si incontrano persone diverse tra di loro, si scopre chi sta meglio e chi sta peggio, chi è più bello e chi è più brutto: da questo dovrebbe derivare uno spirito di accettazione e quindi anche di comprensione per quanto ci ricorda.
A volte sono invece sufficienti pochi e tollerabili contrattempi per farci ribollire, per indurci a pronunciare male parole, per farci rifiutare colui del quale magari siamo ospiti o nella cui città ci stiamo trovando.
Un viaggiatore del mondo che non sia disposto a tollerare, che non voglia capire, che non sappia immedesimarsi ha sicuramente sbagliato hobby: per lui è meglio si aprano le porte del villaggio vacanze e si chiudano definitivamente quelle del paese visto dal di dentro, con gli occhi di chi veramente vi vive e non con l’immaginazione dell’animazione, anche se divertente e con un’ottima regia.
Poche regole dunque, sia per individuare i diritti, sia per ricordare i doveri: si tratta di comportamenti che sono del tutto simili per ogni cittadino che voglia correttamente vivere intessendo un buon rapporto con il prossimo.
Se poi questo cittadino ha la fortuna di possedere un mezzo adibito a turismo di movimento e quindi può andare dove vuole, entrare nella casa degli altri, scoprire usi e costumi diversi, ebbene essere corretti ed ottenere rispetto rappresentano qualcosa di più di una questione di principio.
Splendida estate a tutti.

Da Caravan e Camper di luglio 2000.

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