NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"La via segreta alla serenità- Prima parte"
di Piero Marenco

Tempo fa ho letto un bellissimo libro di Amadeus Voldben dal titolo "La via segreta alla serenità" che mi ha colpito molto, per questo ho pensato di proporre in questa rubrica alcuni concetti espressi dall'autore che condivido pienamente sperando che possano incuriosirvi e farvi meditare un poco sul loro contenuto.
L'autore afferma che il contenuto del libro vuole portare luce dov'è ombra, rischiarando ciò che è buio, e dare fiducia ad ogni lettore. La serenità è l'aspirazione di tutti ed è anche la condizione ideale per qualsiasi lavoro proficuo; essa è alla portata di tutti coloro che applicheranno i suggerimenti proposti dell'Autore.
La stragrande maggioranza di noi uomini vive la propria giornata tra ansie e preoccupazioni: timori, apprensioni e incertezze di ogni genere, agitazioni e inquietudini interne sono il tessuto ordinario della vita e delle relazioni umane in quest'epoca tormentata, che non ha riscontro con altre del passato.
Solo le medicine morali, elaborate dall'antica saggezza possono aiutare i nostri contemporanei a ritrovare l'equilibrio smarrito.
L'autore consiglia di leggere le pagine del libro lentamente, scorrendole velocemente non lasceranno traccia; i concetti espressi dovranno penetrare in noi goccia a goccia per trarne alimento per la nostra anima.
L'antica saggezza sembra dimenticata dagli uomini di oggi, offuscati dall'orgoglio di ritenersi più progrediti solo perché hanno inventato le macchine che non riescono più a fermare.
Il viandante, patetica figura romantica di un mondo scomparso, bastone alla mano, casacca a tracolla e la pace nel cuore, è un ricordo lontano. La strada era la sua vita. Portava con sé la fiducia in Dio, la carità del prossimo che lo soccorreva, del pane, non importa anche se duro.
L'uomo di oggi non sa più andare, corre, inseguito dalla sua paura. L'ansia, la fretta, la diffidenza lo hanno invasato.
Ognuno ha un problema, il suo problema, quello particolare, del momento, diverso da quello degli altri che lo spinge, l'assilla, lo tormenta.
Sono le necessità di ogni giorno, nelle quali affoga la maggior parte degli uomini, incapaci di sollevarsi al di sopra delle meschinità quotidiane.
Poi, vi sono i grandi problemi, i problemi di tutti, comuni a ogni mortale.
Il progresso delle scienze ha eliminato molto dolore fisico dalla vita umana, ma non vi è scienza che possa eliminare i dolori morali, più gravi e abbondanti di quelli della carne.
Per le malattie di carattere morale, il medico non si può essere che se stessi, applicando le regole della scienza dello spirito.
Tutta la difficoltà, in questo, è nella pratica che richiede applicazione e sforzo più che in ogni comune disciplina.
Ma gli uomini ignorano l'arte dì vivere e non si curano di apprenderne i segreti. Si applicano a mille cose inutili mentre trascurano l'essenziale. Eppure, potrebbero avere la gioia di godere della sola felicità possibile sulla terra, la serenità, anche in mezzo alle vicende più tristi.
Milioni di persone sono assillate da un nemico segreto che provoca da solo più sciagure e sofferenze di qualsiasi altro malanno: la preoccupazione. Essa, come i medici sanno, può indurre uno stato patologico, consuma la nostra energia, compromette la salute, rende la vita un tormento intollerabile e l'accorcia di anni.
La vita meccanizzata di oggi tende a portare al proprio ritmo ogni cosa, esige di correre sempre di più per arrivare non si sa dove, la corsa e l'affanno prendono la nostra anima.
L'uomo è impegnato a far presto, a saltare da un luogo all'altro, come inseguito, non si sa da chi, ma certamente da se stesso, sostando. Il virus dell'ansia è entrato in tutti: il senso di provvisorietà e lo scontento sembra abbiano invasato il mondo.
Abbiamo perduto il piacere della sosta e il godimento che ne deriva. Si vede tutto in superficie; correndo, si pensa solo al domani, mai all'oggi; si sfiora ogni cosa, ma non si guarda; siamo informati ma non conosciamo veramente niente. Appena compiuta un'impresa, se ne annuncia un'altra. Ma non è l'operosità di chi crea con amore, è la frenesia di coloro che sono spinti ad agitarsi per sfuggire se stessi.
Esasperatamente sofisticati, abbiamo perduta la poesia del filo d'erba, e della vita. Non si ha tempo di vivere, ma solo di agitarsi. La mente va oltre, sorpassa, senza soffermarsi a godere la gioia del momento.
Mai come oggi è stato maggiore il numero delle invenzioni che fanno risparmiare tempo. Eppure pensate, mai come oggi non si trova il tempo per fare tante cose pur necessarie.
La fretta non serve. La ragione è che correndo, ansimando, sospinti, dall'insaziabilità, non si arriva mai ad appagarsi. Appena toccata una meta, anziché quietarsi e riposarsi, si è da quella pungolati a correre ancora di più. Sarebbe tollerabile questo se le mete non fossero cosi banali come quelle che generalmente gli uomini si pongono. E si affrettano a vuoto. I mezzi per risparmiare tempo sono divenuti i loro padroni e i loro torturatori.
La società dei consumi è la società dell'urgenza e dell'ansia. Si spinge a consumare per poter produrre sempre e dì più, senza sosta. La premura è esasperata per mantenere la produzione, per guadagnare maggiormente. Questo è, in sostanza, lo scopo di tutto: il denaro, messo sull'altare, idolo di tutto il mondo.
La cupidigia di benessere, con l'adorazione del denaro, sono la malattia acuta di cui soffrono coloro che hanno dimenticato i valori più alti.
Gli uomini non sanno vivere nell'eterno. Inchiodati, come sono, nel tempo, e schiavi di questo, ne portano il distintivo al polso: l'orologio. Sempre in lotta con i minuti, gli occhi di continuo alle lancette. Ma la maggioranza è inconsapevole di questa menomazione, anzi, si arriva perfino a trarre importanza da questo che è ritenuto progresso.
Ogni volta che l'uomo affronta una difficoltà, ha bisogno della forza necessaria per superarla. Allora, qualcosa si muove in lui, un'ansia stimolante come lo slancio di chi prende la rincorsa per saltare un ostacolo. Quest'ansia è normale, propria dell'uomo nel cammino della vita e del rinnovamento che caratterizza l'avventura umana. Un'ansia benefica in cui è presente la fiducia, perché desta energie, provoca atti volitivi positivi, eccita vigore, produce attività e dà potenza.
Ma vi è anche un'ansia che è agitazione e urgenza: l'affannarsi della vita di oggi. Questa è ansia negativa. C'è, pure, un'ansia patologica, quella debilitante che si sviluppa dinanzi a ostacoli, che l'uomo, anche inconsciamente, ritiene di non poter superare.
Questa sensazione può essere anche vaga e indeterminata, senza che egli si renda conto dell'esatto riferimento, ma può essere un accumulo avvenuto nel subcosciente, che trova sfogo, poi, in quello stato negativo che getta l'uomo nella prostrazione.
L'ansia può arrivare a causare vere e proprie malattie per il mutamento nella chimica e nella struttura organica nel fisico di persone che erano normalissime. Tutto era in ordine prima, ma da quando lo choc emotivo o il trauma ha percosso la persona per un fatto spiacevole, cominciano i disturbi. I disordini di origine emotiva, sono il punto di partenza.
Se l'agitarsi, interno ed esterno, portasse qualche beneficio, sarebbe giustificato. Al contrario, gli effetti che produce sono talmente rovinosi e i danni tanto gravi, che s'impone l'urgente necessità di imparare la calma.
Non c'è agitazione che possa mutare una realtà spiacevole. Per cambiare qualcosa che non va, è senza dubbio necessario agire e provvedere, ma questo deve essere fatto con pacatezza, proprio per ottenere il risultato desiderato.
Un uomo inquieto e agitato è come un porcospino raggomitolato alla rovescia, che si tortura con le sue stesse spine, un tormento di carattere psichico che ha ripercussioni sul corpo, tanto che gli effetti sono risentiti da tutto l'essere.
Nessuna giustificazione ha, quindi, lo stato ansioso, perché, oltre a non aiutarci a risolvere nessun problema della vita, è anzi esso stesso un grave problema che aggrava gli altri.
Peggio avviene quando si lasci che questo sentimento malefico divenga cronico. Una preoccupazione prolungata mina l'organismo, perché, alterando la psiche, sconvolge le funzioni organiche.
Il corpo e la psiche non vanno considerati come entità a sé stanti, senza rapporti fra di loro. Le due parti sono strettamente connesse e si influenzano reciprocamente. Ogni modifica nello stato dell'una è risentita sull'altra.
Il bambino che arrossisce, impacciato, e balbetta, quando viene rimproverato, dimostra quanto il timore sia capace d'introdurre disfunzione negli organi.
Se pensiamo a cibi gustosi, abbiamo subito un aumento di salivazione.
Cosi pensieri, parole, letture possono stimolare gli organi sessuali, far venire la pelle d'oca, far rabbrividire. Il corpo partecipa ad ogni stato emotivo. Anche il nostro lavoro mentale risente dello stato del nostro corpo, così il nostro umore e la nostra capacità di pensiero sono ben diversi, a seconda che lo stato di salute sia buono o cattivo, le condizioni esterne siano favorevoli o contrarie. Vi sono malattie che, nel loro inspiegabile apparire e nel repentino sparire, sono indizio della loro natura psicosomatica.
Questa azione reciproca fra la psiche e il corpo è ormai universalmente riconosciuta. Il legame strettissimo fra di loro deve essere ben attentamente considerato per gli effetti nella vita dell'uomo.
Le preoccupazioni tolgono la freschezza non solo allo spirito, ma al cuore.
La decadenza precoce del corpo viene come naturale conseguenza di una vita di contrasti, di lotte e di ansie. Gli eccessi di tensione emotiva sono dannosi alla salute e favoriscono malattie di ogni genere e l'arteriosclerosi. Ogni emozione negativa restringe le arterie coronarie, agendo sui nervi del cuore.
Il sistema neuro-vegetativo è sottoposto a continui stimoli, a innumerevoli sollecitazioni che giungono da ogni parte. Ogni stimolo emotivo è una scossa che, a lungo andate, incide profondamente sui singoli organi e ne altera le funzioni con danno per tutto l'organismo. Questo finisce, poi, con l'ammalarsi.
Molte persone afflitte da disturbi e da malanni vanno da un medico ad un altro, spesso senza risultato. Non riescono a sapere che cosa hanno. Se non si arriva alla giusta diagnosi, nessuna cura servirà, perché non va al punto giusto.
I medici che sanno vedere oltre l'organismo fisico e riescono a trovare la causa dei disturbi si accorgono che all'origine vi è un fatto doloroso, un avvenimento spiacevole, vero e proprio trauma psichico che ha ferito nel profondo. Forse il fatto può essere stato perfino dimenticato, ma l'orma è restata nell'animo.
La concezione psico-biologica della vita va attentamente considerata. Poiché la salute del corpo è strettamente collegata allo stato di salute dell'anima, la malattia è stata definita un difetto dell'anima. Ogni tensione si ripercuote sempre negativamente sulla salute.
Il meccanismo di ripercussione è abbastanza semplice. Lo stimolo emotivo agisce sul cervello. Cosi ogni apprensione, ogni paura, sono scosse che subisce la psiche, per mezzo del cervello, il quale per reazione, impartisce ordini di difesa, di tutela, di salvezza ai nervi; ordini che arrivano a tutti i visceri. Questi, come atteggiamento difensivo, si contraggono perché il timore è contrazione, restringimento, chiusura.
"Mi manca il fiato, il cuore mi martella, ho avuto una stretta al cuore", sono espressioni che si sentono di frequente da coloro che sono sottoposti a questi disturbi. Soffrono pure di vertigini, di tremori e di svenimenti.
Alcuni hanno la pressione troppo alta o troppo bassa. La frequente ripetizione determina l'usura. Le conseguenze di tutti gli stati negativi, mentre si riflettono sulla salute, covano i mille mali che sfociano in malattie impensate.
Il contrario avviene quando l'uomo è inondato da sentimenti di gioia. Il suo polso ha il battito più vivo, l'afflusso del sangue nel cuore è abbondante, e tutti gli organi si espandono, un'effusione che causa allargamento perché la gioia è fiducia e abbandono che dà all'uomo espansione, riposo, quasi spinta a comunicare agli altri l'esperienza gradevole. Si determinano, in questi casi, modificazioni in meglio in tutto l'organismo, che derivano da uno stato felice della psiche.
Tutte le emozioni sgradevoli, essendo, invece, urti e scosse, si possono esprimere in malattie fisiche. La maggior parte dei malanni odierni può derivare da cause psichiche o nervose, dato il crescente ritmo emotivo della vita di oggi.
Non è tanto il lavoro fisico che logora e consuma, quanto il pensiero fisso, la tensione.
La preoccupazione ha le sue fondamenta, spesso su elementi futili, ma è pericolosa per le sue conseguenze.
Per evitare tanti mali, dobbiamo amare la calma. Sia questa uno dei nostri ideali preferiti: ne avremo immenso giovamento per la nostra evoluzione.
La calma è la nostra salute: la calma esteriore dei gesti misurati, non i movimenti impulsivi. Ma soprattutto occorre amare la calma interiore, quella che ci fa rimanere sereni in ogni circostanza, in mezzo a qualunque tempesta.
Niente e nessuno potrà mai penetrare in noi, se noi sapremo rimanere sereni, cioè internamente calmi. Se la vita ci chiama alla lotta, non dobbiamo esitare. Ma dentro, dobbiamo rimanere sereni, pur nelle vicende avverse.
La vita non ci deve niente. Siamo noi che dobbiamo conquistarla. Coltiviamo la calma, cerchiamo di restare sempre tranquilli: una vita trepidante, stanca. Il turbamento abbrevia la vita e le toglie la sua efficienza.
Ogni avvenimento possiede il suo significato esoterico. Cerchiamo di comprenderlo. Solo allora, diventeremo sereni. Il destino ci può toccare, ma non può aprire i nostri occhi senza la nostra collaborazione.
Ricordiamo: vivere è una scienza, vivere bene è un'arte.
Camminare sempre con i freni tirati sarebbe, per un'auto, cosa a lungo impossibile. Eppure, molti, nella vita, vanno sempre con i freni stretti, cioè con quella tensione inconscia che li fa diffidenti, guardinghi, duri, con i muscoli contratti, la grinta cagnesca, col respiro sospeso e i denti serrati. Quelli che camminano così frenati, devono imparare a procedere naturalmente.
Al prossimo articolo per altri interessanti argomenti proposti dall'autore del libro "La via segreta alla felicità".

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