Tempo fa ho letto un bellissimo libro di Amadeus Voldben
dal titolo "La via segreta alla serenità"
che mi ha colpito molto, per questo ho pensato di proporre
in questa rubrica alcuni concetti espressi dall'autore che
condivido pienamente sperando che possano incuriosirvi e
farvi meditare un poco sul loro contenuto.
L'autore afferma che il contenuto del libro vuole portare
luce dov'è ombra, rischiarando ciò che è
buio, e dare fiducia ad ogni lettore. La serenità
è l'aspirazione di tutti ed è anche la condizione
ideale per qualsiasi lavoro proficuo; essa è alla
portata di tutti coloro che applicheranno i suggerimenti
proposti dell'Autore.
La stragrande maggioranza di noi uomini vive la propria
giornata tra ansie e preoccupazioni: timori, apprensioni
e incertezze di ogni genere, agitazioni e inquietudini interne
sono il tessuto ordinario della vita e delle relazioni umane
in quest'epoca tormentata, che non ha riscontro con altre
del passato.
Solo le medicine morali, elaborate dall'antica saggezza
possono aiutare i nostri contemporanei a ritrovare l'equilibrio
smarrito.
L'autore consiglia di leggere le pagine del libro lentamente,
scorrendole velocemente non lasceranno traccia; i concetti
espressi dovranno penetrare in noi goccia a goccia per trarne
alimento per la nostra anima.
L'antica saggezza sembra dimenticata dagli uomini di oggi,
offuscati dall'orgoglio di ritenersi più progrediti
solo perché hanno inventato le macchine che non riescono
più a fermare.
Il viandante, patetica figura romantica di un mondo scomparso,
bastone alla mano, casacca a tracolla e la pace nel cuore,
è un ricordo lontano. La strada era la sua vita.
Portava con sé la fiducia in Dio, la carità
del prossimo che lo soccorreva, del pane, non importa anche
se duro.
L'uomo di oggi non sa più andare, corre, inseguito
dalla sua paura. L'ansia, la fretta, la diffidenza lo hanno
invasato.
Ognuno ha un problema, il suo problema, quello particolare,
del momento, diverso da quello degli altri che lo spinge,
l'assilla, lo tormenta.
Sono le necessità di ogni giorno, nelle quali affoga
la maggior parte degli uomini, incapaci di sollevarsi al
di sopra delle meschinità quotidiane.
Poi, vi sono i grandi problemi, i problemi di tutti, comuni
a ogni mortale.
Il progresso delle scienze ha eliminato molto dolore fisico
dalla vita umana, ma non vi è scienza che possa eliminare
i dolori morali, più gravi e abbondanti di quelli
della carne.
Per le malattie di carattere morale, il medico non si può
essere che se stessi, applicando le regole della scienza
dello spirito.
Tutta la difficoltà, in questo, è nella pratica
che richiede applicazione e sforzo più che in ogni
comune disciplina.
Ma gli uomini ignorano l'arte dì vivere e non si
curano di apprenderne i segreti. Si applicano a mille cose
inutili mentre trascurano l'essenziale. Eppure, potrebbero
avere la gioia di godere della sola felicità possibile
sulla terra, la serenità, anche in mezzo alle vicende
più tristi.
Milioni di persone sono assillate da un nemico segreto che
provoca da solo più sciagure e sofferenze di qualsiasi
altro malanno: la preoccupazione. Essa, come i medici sanno,
può indurre uno stato patologico, consuma la nostra
energia, compromette la salute, rende la vita un tormento
intollerabile e l'accorcia di anni.
La vita meccanizzata di oggi tende a portare al proprio
ritmo ogni cosa, esige di correre sempre di più per
arrivare non si sa dove, la corsa e l'affanno prendono la
nostra anima.
L'uomo è impegnato a far presto, a saltare da un
luogo all'altro, come inseguito, non si sa da chi, ma certamente
da se stesso, sostando. Il virus dell'ansia è entrato
in tutti: il senso di provvisorietà e lo scontento
sembra abbiano invasato il mondo.
Abbiamo perduto il piacere della sosta e il godimento che
ne deriva. Si vede tutto in superficie; correndo, si pensa
solo al domani, mai all'oggi; si sfiora ogni cosa, ma non
si guarda; siamo informati ma non conosciamo veramente niente.
Appena compiuta un'impresa, se ne annuncia un'altra. Ma
non è l'operosità di chi crea con amore, è
la frenesia di coloro che sono spinti ad agitarsi per sfuggire
se stessi.
Esasperatamente sofisticati, abbiamo perduta la poesia del
filo d'erba, e della vita. Non si ha tempo di vivere, ma
solo di agitarsi. La mente va oltre, sorpassa, senza soffermarsi
a godere la gioia del momento.
Mai come oggi è stato maggiore il numero delle invenzioni
che fanno risparmiare tempo. Eppure pensate, mai come oggi
non si trova il tempo per fare tante cose pur necessarie.
La fretta non serve. La ragione è che correndo, ansimando,
sospinti, dall'insaziabilità, non si arriva mai ad
appagarsi. Appena toccata una meta, anziché quietarsi
e riposarsi, si è da quella pungolati a correre ancora
di più. Sarebbe tollerabile questo se le mete non
fossero cosi banali come quelle che generalmente gli uomini
si pongono. E si affrettano a vuoto. I mezzi per risparmiare
tempo sono divenuti i loro padroni e i loro torturatori.
La società dei consumi è la società
dell'urgenza e dell'ansia. Si spinge a consumare per poter
produrre sempre e dì più, senza sosta. La
premura è esasperata per mantenere la produzione,
per guadagnare maggiormente. Questo è, in sostanza,
lo scopo di tutto: il denaro, messo sull'altare, idolo di
tutto il mondo.
La cupidigia di benessere, con l'adorazione del denaro,
sono la malattia acuta di cui soffrono coloro che hanno
dimenticato i valori più alti.
Gli uomini non sanno vivere nell'eterno. Inchiodati, come
sono, nel tempo, e schiavi di questo, ne portano il distintivo
al polso: l'orologio. Sempre in lotta con i minuti, gli
occhi di continuo alle lancette. Ma la maggioranza è
inconsapevole di questa menomazione, anzi, si arriva perfino
a trarre importanza da questo che è ritenuto progresso.
Ogni volta che l'uomo affronta una difficoltà, ha
bisogno della forza necessaria per superarla. Allora, qualcosa
si muove in lui, un'ansia stimolante come lo slancio di
chi prende la rincorsa per saltare un ostacolo. Quest'ansia
è normale, propria dell'uomo nel cammino della vita
e del rinnovamento che caratterizza l'avventura umana. Un'ansia
benefica in cui è presente la fiducia, perché
desta energie, provoca atti volitivi positivi, eccita vigore,
produce attività e dà potenza.
Ma vi è anche un'ansia che è agitazione e
urgenza: l'affannarsi della vita di oggi. Questa è
ansia negativa. C'è, pure, un'ansia patologica, quella
debilitante che si sviluppa dinanzi a ostacoli, che l'uomo,
anche inconsciamente, ritiene di non poter superare.
Questa sensazione può essere anche vaga e indeterminata,
senza che egli si renda conto dell'esatto riferimento, ma
può essere un accumulo avvenuto nel subcosciente,
che trova sfogo, poi, in quello stato negativo che getta
l'uomo nella prostrazione.
L'ansia può arrivare a causare vere e proprie malattie
per il mutamento nella chimica e nella struttura organica
nel fisico di persone che erano normalissime. Tutto era
in ordine prima, ma da quando lo choc emotivo o il trauma
ha percosso la persona per un fatto spiacevole, cominciano
i disturbi. I disordini di origine emotiva, sono il punto
di partenza.
Se l'agitarsi, interno ed esterno, portasse qualche beneficio,
sarebbe giustificato. Al contrario, gli effetti che produce
sono talmente rovinosi e i danni tanto gravi, che s'impone
l'urgente necessità di imparare la calma.
Non c'è agitazione che possa mutare una realtà
spiacevole. Per cambiare qualcosa che non va, è senza
dubbio necessario agire e provvedere, ma questo deve essere
fatto con pacatezza, proprio per ottenere il risultato desiderato.
Un uomo inquieto e agitato è come un porcospino raggomitolato
alla rovescia, che si tortura con le sue stesse spine, un
tormento di carattere psichico che ha ripercussioni sul
corpo, tanto che gli effetti sono risentiti da tutto l'essere.
Nessuna giustificazione ha, quindi, lo stato ansioso, perché,
oltre a non aiutarci a risolvere nessun problema della vita,
è anzi esso stesso un grave problema che aggrava
gli altri.
Peggio avviene quando si lasci che questo sentimento malefico
divenga cronico. Una preoccupazione prolungata mina l'organismo,
perché, alterando la psiche, sconvolge le funzioni
organiche.
Il corpo e la psiche non vanno considerati come entità
a sé stanti, senza rapporti fra di loro. Le due parti
sono strettamente connesse e si influenzano reciprocamente.
Ogni modifica nello stato dell'una è risentita sull'altra.
Il bambino che arrossisce, impacciato, e balbetta, quando
viene rimproverato, dimostra quanto il timore sia capace
d'introdurre disfunzione negli organi.
Se pensiamo a cibi gustosi, abbiamo subito un aumento di
salivazione.
Cosi pensieri, parole, letture possono stimolare gli organi
sessuali, far venire la pelle d'oca, far rabbrividire. Il
corpo partecipa ad ogni stato emotivo. Anche il nostro lavoro
mentale risente dello stato del nostro corpo, così
il nostro umore e la nostra capacità di pensiero
sono ben diversi, a seconda che lo stato di salute sia buono
o cattivo, le condizioni esterne siano favorevoli o contrarie.
Vi sono malattie che, nel loro inspiegabile apparire e nel
repentino sparire, sono indizio della loro natura psicosomatica.
Questa azione reciproca fra la psiche e il corpo è
ormai universalmente riconosciuta. Il legame strettissimo
fra di loro deve essere ben attentamente considerato per
gli effetti nella vita dell'uomo.
Le preoccupazioni tolgono la freschezza non solo allo spirito,
ma al cuore.
La decadenza precoce del corpo viene come naturale conseguenza
di una vita di contrasti, di lotte e di ansie. Gli eccessi
di tensione emotiva sono dannosi alla salute e favoriscono
malattie di ogni genere e l'arteriosclerosi. Ogni emozione
negativa restringe le arterie coronarie, agendo sui nervi
del cuore.
Il sistema neuro-vegetativo è sottoposto a continui
stimoli, a innumerevoli sollecitazioni che giungono da ogni
parte. Ogni stimolo emotivo è una scossa che, a lungo
andate, incide profondamente sui singoli organi e ne altera
le funzioni con danno per tutto l'organismo. Questo finisce,
poi, con l'ammalarsi.
Molte persone afflitte da disturbi e da malanni vanno da
un medico ad un altro, spesso senza risultato. Non riescono
a sapere che cosa hanno. Se non si arriva alla giusta diagnosi,
nessuna cura servirà, perché non va al punto
giusto.
I medici che sanno vedere oltre l'organismo fisico e riescono
a trovare la causa dei disturbi si accorgono che all'origine
vi è un fatto doloroso, un avvenimento spiacevole,
vero e proprio trauma psichico che ha ferito nel profondo.
Forse il fatto può essere stato perfino dimenticato,
ma l'orma è restata nell'animo.
La concezione psico-biologica della vita va attentamente
considerata. Poiché la salute del corpo è
strettamente collegata allo stato di salute dell'anima,
la malattia è stata definita un difetto dell'anima.
Ogni tensione si ripercuote sempre negativamente sulla salute.
Il meccanismo di ripercussione è abbastanza semplice.
Lo stimolo emotivo agisce sul cervello. Cosi ogni apprensione,
ogni paura, sono scosse che subisce la psiche, per mezzo
del cervello, il quale per reazione, impartisce ordini di
difesa, di tutela, di salvezza ai nervi; ordini che arrivano
a tutti i visceri. Questi, come atteggiamento difensivo,
si contraggono perché il timore è contrazione,
restringimento, chiusura.
"Mi manca il fiato, il cuore mi martella, ho avuto
una stretta al cuore", sono espressioni che si sentono
di frequente da coloro che sono sottoposti a questi disturbi.
Soffrono pure di vertigini, di tremori e di svenimenti.
Alcuni hanno la pressione troppo alta o troppo bassa. La
frequente ripetizione determina l'usura. Le conseguenze
di tutti gli stati negativi, mentre si riflettono sulla
salute, covano i mille mali che sfociano in malattie impensate.
Il contrario avviene quando l'uomo è inondato da
sentimenti di gioia. Il suo polso ha il battito più
vivo, l'afflusso del sangue nel cuore è abbondante,
e tutti gli organi si espandono, un'effusione che causa
allargamento perché la gioia è fiducia e abbandono
che dà all'uomo espansione, riposo, quasi spinta
a comunicare agli altri l'esperienza gradevole. Si determinano,
in questi casi, modificazioni in meglio in tutto l'organismo,
che derivano da uno stato felice della psiche.
Tutte le emozioni sgradevoli, essendo, invece, urti e scosse,
si possono esprimere in malattie fisiche. La maggior parte
dei malanni odierni può derivare da cause psichiche
o nervose, dato il crescente ritmo emotivo della vita di
oggi.
Non è tanto il lavoro fisico che logora e consuma,
quanto il pensiero fisso, la tensione.
La preoccupazione ha le sue fondamenta, spesso su elementi
futili, ma è pericolosa per le sue conseguenze.
Per evitare tanti mali, dobbiamo amare la calma. Sia questa
uno dei nostri ideali preferiti: ne avremo immenso giovamento
per la nostra evoluzione.
La calma è la nostra salute: la calma esteriore dei
gesti misurati, non i movimenti impulsivi. Ma soprattutto
occorre amare la calma interiore, quella che ci fa rimanere
sereni in ogni circostanza, in mezzo a qualunque tempesta.
Niente e nessuno potrà mai penetrare in noi, se noi
sapremo rimanere sereni, cioè internamente calmi.
Se la vita ci chiama alla lotta, non dobbiamo esitare. Ma
dentro, dobbiamo rimanere sereni, pur nelle vicende avverse.
La vita non ci deve niente. Siamo noi che dobbiamo conquistarla.
Coltiviamo la calma, cerchiamo di restare sempre tranquilli:
una vita trepidante, stanca. Il turbamento abbrevia la vita
e le toglie la sua efficienza.
Ogni avvenimento possiede il suo significato esoterico.
Cerchiamo di comprenderlo. Solo allora, diventeremo sereni.
Il destino ci può toccare, ma non può aprire
i nostri occhi senza la nostra collaborazione.
Ricordiamo: vivere è una scienza, vivere bene è
un'arte.
Camminare sempre con i freni tirati sarebbe, per un'auto,
cosa a lungo impossibile. Eppure, molti, nella vita, vanno
sempre con i freni stretti, cioè con quella tensione
inconscia che li fa diffidenti, guardinghi, duri, con i
muscoli contratti, la grinta cagnesca, col respiro sospeso
e i denti serrati. Quelli che camminano così frenati,
devono imparare a procedere naturalmente.
Al prossimo articolo per altri interessanti argomenti proposti
dall'autore del libro "La via segreta alla felicità".