NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"L’osteoporosi - Quinta parte"
di Piero Marenco

Carissimi lettori, con questo quinto e ultimo articolo proseguiamo con un argomento del quale ultimamente se ne sono occupati in molti, dai mass media ai giornali, tutto è racchiuso in una parola “Osteoporosi” divenuta oggetto di attenzione di numerose famiglie italiane, sarà che è un qualcosa legato principalmente all’età delle persone stesse, sarà che la vita media che si allunga accentua questo problema, sarà che anche i medici oggi spesso consigliano un controllo dello stato di questa malattia.
Ho trovato nei soliti mercatini un libro di Mariaalessandra Panozzo dal titolo “Osteoporosi, come prevenirla, come curarla”. L’autrice del libro affronta a 360 gradi tutto quanto ruota intorno a questa malattia, ne da un quadro completo e ne sdrammatizza alcuni contenuti che spesso vengono esasperati con consigli di come prevenirla e come curarla in assoluta serenità. I testi che seguono sono un riassunto del libro dell’autrice, chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse approfondire i contenuti può acquistare il libro.
Da più di un decennio la medicina si occupa di osteoporosi, e il fatto che una parte della popolazione possa fratturarsi e rimanere allettata per lunghi periodi, grava economicamente al sistema sanitario nazionale nei paesi in cui esiste (come l'Italia), e alle assicurazioni sanitarie private negli altri Stati (come negli Stati Uniti). Ormai per ogni patologia vengono regolarmente conteggiati i giorni di assenza dal lavoro che questa comporta: ogni malattia quindi ha un costo economico per il paese e, se il costo è alto, al paese stesso conviene stimolare la ricerca scientifica e cercare una soluzione al problema. L’osteoporosi è una malattia dall'alto costo sociale: pertanto i congressi, le pubblicazioni, i libri sull'argomento sono ormai tantissimi, le industrie farmaceutiche producono sempre nuovi farmaci, sempre più costosi, educazione a un'alimentazione e a uno stile di vita corretti sarebbero un ottimo modo per non far ammalare tante per¬sone, ma non farebbe guadagnare le multinazionali dei farmaci: quindi i soldi vengono spesi nel cercare il farmaco per curare ciò che forse si sarebbe potuto prevenire.
Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, il calo di estrogeni dovuto alla menopausa produce un aumento del riassorbimento dell'osso che non è compensato da un aumento della formazione dello stesso. Il risultato è che la mancanza di estrogeni può aumentare il rischio di osteoporosi, e per tale motivo la prima terapia sperimentata e utilizzata per diminuire il rischio di fratture ossee nelle donne in menopausa è stata la HRT (hormon replacement therapy), cura che consiste nell'assunzione di estrogeni e progesterone.
Le vie di somministrazione della HRT sperimentate sono varie, ma il risultato è praticamente sovrapponibile. Se qualcuno vi dice che il gel fa meno male delle capsule o che l'ovulo danneggia meno il fegato non credetegli: la HRT funziona solo se si raggiunge una certa quantità di tasso ormonale nel circolo sanguigno, se poi questi estrogeni passano prima dalla cute piuttosto che dallo stomaco non cambia molto; il fegato è sempre in prima fila per metabolizzarli, il rene per eliminarli, e gli effetti collaterali sono sovrapponibili.
La somministrazione di estrogeni blocca la perdita ossea in menopausa, le donne che ne fanno uso sono meno a rischio di fratture sia al femore che alla colonna vertebrale. In realtà la parte efficace della terapia è quella estrogenica, ma l'estrogeno dato da solo aumenta notevolmente il rischio di cancro all'utero, e quindi deve essere controbilanciato dall'utilizzo del progesterone, che però è il responsabile dei molti effetti collaterali legati al sistema cardiocircolatorio. La HRT agisce anche sui sintomi della menopausa: diminuiscono vampate e secchezza vaginale, ma meno sicuri sono gli effetti sull'umore e il desiderio sessuale.
II sonno a volte migliora, la pelle rimane più elastica e più idratata. Tutti questi effetti finiscono però quando si sospende la terapia. In quel momento l'osso riperde la sua densità e i sintomi della menopausa riappaiono. Quindi, se si vuole fare una vera prevenzione all'osteoporosi, l'HRT andrebbe continuata almeno fino ai 75 anni, età in cui av¬vengono le temibili fratture ossee. Ma una terapia così prolungata non è possibile da mettere in atto essendoci molte controindicazioni.
Con la medicina naturale invece il quadro generale dei tempi della terapia cambia completamente.
Molte piante possono essere utilizzate per migliorare la densità dell'osso. La maggior parte sono state sperimentate nelle fratture e hanno dimostrato la capacità di accelerare la ricostruzione del callo osseo, ma prima di vedere i diversi fitoterapici utilizzabili, bisogna fare una premessa.
"Naturale" non significa assenza di rischio al 100%: molte persone credono che i prodotti naturali siano comunque e sempre innocui, come se alla parola "naturale" si abbinasse un concetto di scarsa efficacia e quindi di scarsa tossicità. In realtà le piante hanno effetti anche potenti e possono essere tossiche se usate in quantità eccessive, o dannose se somministrate a persone che presentano patologie particolari. Inoltre, se le potenzialità di una pianta possono essere incrementate dall'uso di altre piante (sinergismo), anche i suoi effetti collaterali possono andare a sommarsi a quelli dell'altra pianta. Quindi è estremamente importante non fare associazioni di fitoterapici che non siano stati consigliati dal medico o dall'erborista. L’uso delle erbe è comunque un atto terapeutico e va intrapreso solo di fronte a una reale necessità e soltanto attraverso una consulenza qualificata. Importante è anche come e dove le piante sono state coltivate. Il principio attivo di una sostanza nel fitoterapico varia a seconda della stagione di raccolta, del luogo, del clima, del tipo di terreno, e persino dell'ora della giornata. Le ditte più serie controllano accuratamente la provenienza dei loro prodotti, soprattutto verificano che non siano contaminate da metalli pesanti, pesticidi o altri inquinanti. Bisogna inoltre ricorda¬re che gli studi sull'uso delle erbe sono abbastanza recenti, e spesso sono limitati a pochi casi. Non esistendo il brevetto per una particolare pianta non esistono nemmeno ditte che ne sponsorizzano la ricerca. Purtroppo infatti la gran parte della ricerca clinica medica è sovvenzionata dalle ditte farmaceutiche che pubblicizzano così i loro prodotti. La ricerca scientifica, per essere davvero obiettiva, dovrebbe essere sganciata da interessi economici e finanziata da strutture sanitarie pubbliche nonché dai Ministero della salute; ma questo succede raramente.
L’industria dei farmaci condiziona gran parte della nostra vita, come pazienti ma anche come medici. Da anni ormai viene riconosciuto lo strapotere delle grandi multinazionali del farmaco, che non hanno come scopo la salute dell'umanità, ma essenzialmente il guadagno di sem¬pre maggiori quantità di denaro.
Un movimento sotterraneo ma sempre più diffuso sta cercando di modificare questa cultura così poco etica: dalle organizzazioni di volontariato, alle associazioni in difesa dei consumatori, dalla Banca Etica, ai giornalisti che scoprono e denunciano le situazioni più gravi, si stanno muovendo energie e persone per iniziare la costruzione di un mondo migliore attento prima di tutto ai bisogni dell'essere umano e non al denaro.
Per andare avanti in questo processo di "umanizzazione" sociale ognuno di noi può fare alcune cose molto semplici: ragionare con la propria testa, informarsi e fare delle scelte di vita basate sui propri valori etici e non sulle mode o sulle convenzioni. Anche ai medici è arrivato, da fonti autorevoli, l'invito a riflettere e a prendere decisioni autonome sulla prescrizione dei farmaci, e la rivista per medici "La Professione" ha pubblicato un articolo di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, che scrive: “la visione che abbiamo del farmaco è enormemente ottimistica rispetto alla realtà....I farmaci vengono approvati a livello nazionale quando sono ancora "immaturi" perché carenti di molte conoscenze che saranno forse disponibili in tempi futuri”, cioè noi pazienti facciamo da cavie sui farmaci nuovi e im¬messi da poco sul mercato.
Inoltre, scrive sempre Garattini: “i 30.000 informatori farmaceutici che ogni giorno incontrano i medici, sono portatori delle informazioni che hanno ricevuto dalla azienda a cui appartengono; l'industria spende notevoli risorse non per beneficenza, ma per aumentare le vendite”. si mette in guardia i medici dal prestare troppa fiducia agli informatori farmaceutici che peraltro, per molti colleghi oberati dagli eccessivi orari di lavoro, sono le uniche fonti di aggiornamento di cui riescono a usufruire.
Cosa possiamo quindi fare per le nostra ossa? Possiamo preservarne la resistenza con una buona alimentazione e buona attività fisica fin dall'infanzia, e possiamo ricordarci che siamo nate per vivere al sole e all'aria aperta. Possiamo evitare di utilizzare farmaci chimici e cercare il più possibile di curarci con il riposo, la pazienza, il cibo e le medicine non convenzionali.
Possiamo evitare le cose che ci fanno ammalare: il fumo, i cibi grassi, la vita sedentaria, la tristezza e la rabbia. Possiamo vivere preservando la nostra salute invece che curando le malattie. Possiamo ricordarci che siamo fatte di corpo, mente e spirito e sforzarci di fare delle scelte che ci rendano felici, senza rinunciare mai ai nostri sogni e senza smettere mai di amare noi stesse.
Possiamo fare la MOC e i controlli medici necessari a valutare il nostro stato di salute ricordandoci che la medicina è una scienza imperfetta, e i medici non sono certamente un'entità superiore.
Possiamo quindi decidere, se malate, di curarci con la medicina convenzionale o con quella "alternativa" ma senza delegare a medici o a chicchessia la nostra malattia: siamo solo noi le protagoniste della nostra salute e abbiamo l'obbligo di essere informate e di poter scegliere ciò che è giusto per noi. Possiamo quindi prendere le medicine, accettando di avere un corpo imperfetto e amandolo ugualmente. E poi possia¬mo invecchiare, con serenità.
Invecchiare non vuoi dire ammalarsi, vuoi dire solo che il nostro corpo diventa sempre più fragile per far crescere l'anima dentro di noi. Quando nasciamo abbiamo tanto corpo e poco spirito, non siamo per nulla consapevoli di noi stessi e del mondo che ci circonda. Crescendo, poi, sviluppiamo consapevolezza e coscienza, e a metà della vita il nostro corpo è sviluppato quanto la nostra anima. Nella vecchiaia, piano piano, perdiamo la forza del corpo, che si prepara alla morte, e acquistiamo maggiore saggezza: maggiore anima perché alla fine del nostro percorso sulla Terra saremo solo spirito.
Se avremo la fortuna di diventare vecchie, innanzitutto dovremo ringraziare la vita che ci è stata concessa (invece di lamentarci per gli acciacchi), e dovremo essere delle anziane serene: non entusiaste, non piene di vita, non scattanti e piene di cose da fare, ma semplicemente serene, con i tempi semplici e tranquilli degli anziani. Non credo nel mito dell'eterna giovinezza, non credo che sia sano diventare delle vecchiette sempre di corsa e piene di impegni: la mia vecchiaia me la immagino diversa e ricca di cose importanti. Gli affetti per prima cosa: la solitudine è la malattia più grave dell'anziano, e la presenza o meno nella nostra vita di persone a cui voler bene dipende solo da noi. Può essere molto importante, se ne abbiamo la fortuna, avere ancora il nostro compagno e i figli vicini, ma non è sufficiente. Gli amici, i conoscenti, la possibilità di coltivare degli interessi con persone anche al di fuori della nostra famiglia sono fondamentali e dobbiamo saper costruirci questa occasione ben prima di diventare vecchie. Poi, basilari sono gli interessi, gli hobby, le curiosità: mantenere viva la nostra niente, avere dei desideri da soddisfa¬re, dei sogni nel cassetto da realizzare, non metterci mai le pantofole, non accontentarci della televisione. Infine il corpo: amarlo e rispettarlo, capirlo nella sua fragilità, nella sua stanchezza e coccolarlo con del buon cibo, con tanta vita all'aria aperta, con un po' di movimento ogni giorno e se possiamo con qualche massaggio, che rigenera non solo il corpo ma anche l'anima.
Importante: cerchiamo di vivere da sane, non con lo spettro delle malattie future, né con la paura della mone che non ci consente di goderci la vita che abbiamo.
Secondo un detto, se noi ci siamo non c'è la morte, e se c'è la morte non ci siamo noi. Saper invecchiare bene vuoi dire anche questo: non solo fare prevenzione per il nostro corpo, ma anche passare molto tempo a nutrire l'anima, fin da giovani.
Termina con questo quinto articolo il tema trattato da Mariaalessandra Panozzo nel suo libro “Osteoporosi, come prevenirla, come curarla”.
Se vi ho incuriosito, se vi ho fatto riflettere su questa “malattia” vi consiglio la lettura completa del libro dove sono tra l’altro riportati altri argomenti e la descrizione più dettagliata dei cibi, dei farmaci naturali o allopatici ecc in modo che possiate avere un quadro più completo dell’argomento trattato.
Ai prossimi articoli.

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