Carissimi lettori, con questo quinto e ultimo articolo
proseguiamo con un argomento del quale ultimamente se ne
sono occupati in molti, dai mass media ai giornali, tutto
è racchiuso in una parola “Osteoporosi”
divenuta oggetto di attenzione di numerose famiglie italiane,
sarà che è un qualcosa legato principalmente
all’età delle persone stesse, sarà che
la vita media che si allunga accentua questo problema, sarà
che anche i medici oggi spesso consigliano un controllo
dello stato di questa malattia.
Ho trovato nei soliti mercatini un libro di Mariaalessandra
Panozzo dal titolo “Osteoporosi, come prevenirla,
come curarla”. L’autrice del libro affronta
a 360 gradi tutto quanto ruota intorno a questa malattia,
ne da un quadro completo e ne sdrammatizza alcuni contenuti
che spesso vengono esasperati con consigli di come prevenirla
e come curarla in assoluta serenità. I testi che
seguono sono un riassunto del libro dell’autrice,
chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse
approfondire i contenuti può acquistare il libro.
Da più di un decennio la medicina si occupa di osteoporosi,
e il fatto che una parte della popolazione possa fratturarsi
e rimanere allettata per lunghi periodi, grava economicamente
al sistema sanitario nazionale nei paesi in cui esiste (come
l'Italia), e alle assicurazioni sanitarie private negli
altri Stati (come negli Stati Uniti). Ormai per ogni patologia
vengono regolarmente conteggiati i giorni di assenza dal
lavoro che questa comporta: ogni malattia quindi ha un costo
economico per il paese e, se il costo è alto, al
paese stesso conviene stimolare la ricerca scientifica e
cercare una soluzione al problema. L’osteoporosi è
una malattia dall'alto costo sociale: pertanto i congressi,
le pubblicazioni, i libri sull'argomento sono ormai tantissimi,
le industrie farmaceutiche producono sempre nuovi farmaci,
sempre più costosi, educazione a un'alimentazione
e a uno stile di vita corretti sarebbero un ottimo modo
per non far ammalare tante per¬sone, ma non farebbe
guadagnare le multinazionali dei farmaci: quindi i soldi
vengono spesi nel cercare il farmaco per curare ciò
che forse si sarebbe potuto prevenire.
Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, il calo di estrogeni
dovuto alla menopausa produce un aumento del riassorbimento
dell'osso che non è compensato da un aumento della
formazione dello stesso. Il risultato è che la mancanza
di estrogeni può aumentare il rischio di osteoporosi,
e per tale motivo la prima terapia sperimentata e utilizzata
per diminuire il rischio di fratture ossee nelle donne in
menopausa è stata la HRT (hormon replacement therapy),
cura che consiste nell'assunzione di estrogeni e progesterone.
Le vie di somministrazione della HRT sperimentate sono varie,
ma il risultato è praticamente sovrapponibile. Se
qualcuno vi dice che il gel fa meno male delle capsule o
che l'ovulo danneggia meno il fegato non credetegli: la
HRT funziona solo se si raggiunge una certa quantità
di tasso ormonale nel circolo sanguigno, se poi questi estrogeni
passano prima dalla cute piuttosto che dallo stomaco non
cambia molto; il fegato è sempre in prima fila per
metabolizzarli, il rene per eliminarli, e gli effetti collaterali
sono sovrapponibili.
La somministrazione di estrogeni blocca la perdita ossea
in menopausa, le donne che ne fanno uso sono meno a rischio
di fratture sia al femore che alla colonna vertebrale. In
realtà la parte efficace della terapia è quella
estrogenica, ma l'estrogeno dato da solo aumenta notevolmente
il rischio di cancro all'utero, e quindi deve essere controbilanciato
dall'utilizzo del progesterone, che però è
il responsabile dei molti effetti collaterali legati al
sistema cardiocircolatorio. La HRT agisce anche sui sintomi
della menopausa: diminuiscono vampate e secchezza vaginale,
ma meno sicuri sono gli effetti sull'umore e il desiderio
sessuale.
II sonno a volte migliora, la pelle rimane più elastica
e più idratata. Tutti questi effetti finiscono però
quando si sospende la terapia. In quel momento l'osso riperde
la sua densità e i sintomi della menopausa riappaiono.
Quindi, se si vuole fare una vera prevenzione all'osteoporosi,
l'HRT andrebbe continuata almeno fino ai 75 anni, età
in cui av¬vengono le temibili fratture ossee. Ma una
terapia così prolungata non è possibile da
mettere in atto essendoci molte controindicazioni.
Con la medicina naturale invece il quadro generale dei tempi
della terapia cambia completamente.
Molte piante possono essere utilizzate per migliorare la
densità dell'osso. La maggior parte sono state sperimentate
nelle fratture e hanno dimostrato la capacità di
accelerare la ricostruzione del callo osseo, ma prima di
vedere i diversi fitoterapici utilizzabili, bisogna fare
una premessa.
"Naturale" non significa assenza di rischio al
100%: molte persone credono che i prodotti naturali siano
comunque e sempre innocui, come se alla parola "naturale"
si abbinasse un concetto di scarsa efficacia e quindi di
scarsa tossicità. In realtà le piante hanno
effetti anche potenti e possono essere tossiche se usate
in quantità eccessive, o dannose se somministrate
a persone che presentano patologie particolari. Inoltre,
se le potenzialità di una pianta possono essere incrementate
dall'uso di altre piante (sinergismo), anche i suoi effetti
collaterali possono andare a sommarsi a quelli dell'altra
pianta. Quindi è estremamente importante non fare
associazioni di fitoterapici che non siano stati consigliati
dal medico o dall'erborista. L’uso delle erbe è
comunque un atto terapeutico e va intrapreso solo di fronte
a una reale necessità e soltanto attraverso una consulenza
qualificata. Importante è anche come e dove le piante
sono state coltivate. Il principio attivo di una sostanza
nel fitoterapico varia a seconda della stagione di raccolta,
del luogo, del clima, del tipo di terreno, e persino dell'ora
della giornata. Le ditte più serie controllano accuratamente
la provenienza dei loro prodotti, soprattutto verificano
che non siano contaminate da metalli pesanti, pesticidi
o altri inquinanti. Bisogna inoltre ricorda¬re che gli
studi sull'uso delle erbe sono abbastanza recenti, e spesso
sono limitati a pochi casi. Non esistendo il brevetto per
una particolare pianta non esistono nemmeno ditte che ne
sponsorizzano la ricerca. Purtroppo infatti la gran parte
della ricerca clinica medica è sovvenzionata dalle
ditte farmaceutiche che pubblicizzano così i loro
prodotti. La ricerca scientifica, per essere davvero obiettiva,
dovrebbe essere sganciata da interessi economici e finanziata
da strutture sanitarie pubbliche nonché dai Ministero
della salute; ma questo succede raramente.
L’industria dei farmaci condiziona gran parte della
nostra vita, come pazienti ma anche come medici. Da anni
ormai viene riconosciuto lo strapotere delle grandi multinazionali
del farmaco, che non hanno come scopo la salute dell'umanità,
ma essenzialmente il guadagno di sem¬pre maggiori quantità
di denaro.
Un movimento sotterraneo ma sempre più diffuso sta
cercando di modificare questa cultura così poco etica:
dalle organizzazioni di volontariato, alle associazioni
in difesa dei consumatori, dalla Banca Etica, ai giornalisti
che scoprono e denunciano le situazioni più gravi,
si stanno muovendo energie e persone per iniziare la costruzione
di un mondo migliore attento prima di tutto ai bisogni dell'essere
umano e non al denaro.
Per andare avanti in questo processo di "umanizzazione"
sociale ognuno di noi può fare alcune cose molto
semplici: ragionare con la propria testa, informarsi e fare
delle scelte di vita basate sui propri valori etici e non
sulle mode o sulle convenzioni. Anche ai medici è
arrivato, da fonti autorevoli, l'invito a riflettere e a
prendere decisioni autonome sulla prescrizione dei farmaci,
e la rivista per medici "La Professione" ha pubblicato
un articolo di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto
di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano,
che scrive: “la visione che abbiamo del farmaco è
enormemente ottimistica rispetto alla realtà....I
farmaci vengono approvati a livello nazionale quando sono
ancora "immaturi" perché carenti di molte
conoscenze che saranno forse disponibili in tempi futuri”,
cioè noi pazienti facciamo da cavie sui farmaci nuovi
e im¬messi da poco sul mercato.
Inoltre, scrive sempre Garattini: “i 30.000 informatori
farmaceutici che ogni giorno incontrano i medici, sono portatori
delle informazioni che hanno ricevuto dalla azienda a cui
appartengono; l'industria spende notevoli risorse non per
beneficenza, ma per aumentare le vendite”. si mette
in guardia i medici dal prestare troppa fiducia agli informatori
farmaceutici che peraltro, per molti colleghi oberati dagli
eccessivi orari di lavoro, sono le uniche fonti di aggiornamento
di cui riescono a usufruire.
Cosa possiamo quindi fare per le nostra ossa? Possiamo preservarne
la resistenza con una buona alimentazione e buona attività
fisica fin dall'infanzia, e possiamo ricordarci che siamo
nate per vivere al sole e all'aria aperta. Possiamo evitare
di utilizzare farmaci chimici e cercare il più possibile
di curarci con il riposo, la pazienza, il cibo e le medicine
non convenzionali.
Possiamo evitare le cose che ci fanno ammalare: il fumo,
i cibi grassi, la vita sedentaria, la tristezza e la rabbia.
Possiamo vivere preservando la nostra salute invece che
curando le malattie. Possiamo ricordarci che siamo fatte
di corpo, mente e spirito e sforzarci di fare delle scelte
che ci rendano felici, senza rinunciare mai ai nostri sogni
e senza smettere mai di amare noi stesse.
Possiamo fare la MOC e i controlli medici necessari a valutare
il nostro stato di salute ricordandoci che la medicina è
una scienza imperfetta, e i medici non sono certamente un'entità
superiore.
Possiamo quindi decidere, se malate, di curarci con la medicina
convenzionale o con quella "alternativa" ma senza
delegare a medici o a chicchessia la nostra malattia: siamo
solo noi le protagoniste della nostra salute e abbiamo l'obbligo
di essere informate e di poter scegliere ciò che
è giusto per noi. Possiamo quindi prendere le medicine,
accettando di avere un corpo imperfetto e amandolo ugualmente.
E poi possia¬mo invecchiare, con serenità.
Invecchiare non vuoi dire ammalarsi, vuoi dire solo che
il nostro corpo diventa sempre più fragile per far
crescere l'anima dentro di noi. Quando nasciamo abbiamo
tanto corpo e poco spirito, non siamo per nulla consapevoli
di noi stessi e del mondo che ci circonda. Crescendo, poi,
sviluppiamo consapevolezza e coscienza, e a metà
della vita il nostro corpo è sviluppato quanto la
nostra anima. Nella vecchiaia, piano piano, perdiamo la
forza del corpo, che si prepara alla morte, e acquistiamo
maggiore saggezza: maggiore anima perché alla fine
del nostro percorso sulla Terra saremo solo spirito.
Se avremo la fortuna di diventare vecchie, innanzitutto
dovremo ringraziare la vita che ci è stata concessa
(invece di lamentarci per gli acciacchi), e dovremo essere
delle anziane serene: non entusiaste, non piene di vita,
non scattanti e piene di cose da fare, ma semplicemente
serene, con i tempi semplici e tranquilli degli anziani.
Non credo nel mito dell'eterna giovinezza, non credo che
sia sano diventare delle vecchiette sempre di corsa e piene
di impegni: la mia vecchiaia me la immagino diversa e ricca
di cose importanti. Gli affetti per prima cosa: la solitudine
è la malattia più grave dell'anziano, e la
presenza o meno nella nostra vita di persone a cui voler
bene dipende solo da noi. Può essere molto importante,
se ne abbiamo la fortuna, avere ancora il nostro compagno
e i figli vicini, ma non è sufficiente. Gli amici,
i conoscenti, la possibilità di coltivare degli interessi
con persone anche al di fuori della nostra famiglia sono
fondamentali e dobbiamo saper costruirci questa occasione
ben prima di diventare vecchie. Poi, basilari sono gli interessi,
gli hobby, le curiosità: mantenere viva la nostra
niente, avere dei desideri da soddisfa¬re, dei sogni
nel cassetto da realizzare, non metterci mai le pantofole,
non accontentarci della televisione. Infine il corpo: amarlo
e rispettarlo, capirlo nella sua fragilità, nella
sua stanchezza e coccolarlo con del buon cibo, con tanta
vita all'aria aperta, con un po' di movimento ogni giorno
e se possiamo con qualche massaggio, che rigenera non solo
il corpo ma anche l'anima.
Importante: cerchiamo di vivere da sane, non con lo spettro
delle malattie future, né con la paura della mone
che non ci consente di goderci la vita che abbiamo.
Secondo un detto, se noi ci siamo non c'è la morte,
e se c'è la morte non ci siamo noi. Saper invecchiare
bene vuoi dire anche questo: non solo fare prevenzione per
il nostro corpo, ma anche passare molto tempo a nutrire
l'anima, fin da giovani.
Termina con questo quinto articolo il tema trattato da Mariaalessandra
Panozzo nel suo libro “Osteoporosi, come prevenirla,
come curarla”.
Se vi ho incuriosito, se vi ho fatto riflettere su questa
“malattia” vi consiglio la lettura completa
del libro dove sono tra l’altro riportati altri argomenti
e la descrizione più dettagliata dei cibi, dei farmaci
naturali o allopatici ecc in modo che possiate avere un
quadro più completo dell’argomento trattato.
Ai prossimi articoli.