Carissimi lettori, con questo quarto articolo proseguiamo
con un argomento del quale ultimamente se ne sono occupati
in molti, dai mass media ai giornali, tutto è racchiuso
in una parola “Osteoporosi” divenuta oggetto
di attenzione di numerose famiglie italiane, sarà
che è un qualcosa legato principalmente all’età
delle persone stesse, sarà che la vita media che
si allunga accentua questo problema, sarà che anche
i medici oggi spesso consigliano un controllo dello stato
di questa malattia.
Ho trovato nei soliti mercatini un libro di Mariaalessandra
Panozzo dal titolo “Osteoporosi, come prevenirla,
come curarla”. L’autrice del libro affronta
a 360 gradi tutto quanto ruota intorno a questa malattia,
ne da un quadro completo e ne sdrammatizza alcuni contenuti
che spesso vengono esasperati con consigli di come prevenirla
e come curarla in assoluta serenità. I testi che
seguono sono un riassunto del libro dell’autrice,
chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse
approfondire i contenuti può acquistare il libro.
Continuiamo in questo articolo la descrizione di tutto quanto
porterà beneficio alle nostre ossa.
La vitamina D ha una funzione fondamentale nel metabolismo
dell'osso. Da studi recenti risulta che questa vitamina
stimola la formazione degli osteoblasti, e la sua carenza
determina un minore assorbimento intestinale del calcio
alimentare. I raggi ultravioletti B trasformano la provitamina
in vitamina D3 che, venendo metabolizzata da fegato e rene,
diventa attiva e interagisce con i recettori dell'intestino
tenue migliorando l'assorbimento del calcio.
Visto che prendiamo questa importante vitamina soprattutto
dal sole, la principale carenza è legata alla mancata
esposizione solare. Per noi che viviamo in Italia è
difficile che durante l'estate e l'autunno non si prenda
abbastanza sole da garantirci un buon livello ematico di
vitamina D, ma nei mesi che vanno da gennaio ad aprile con
le giornate più brevi, e il freddo che ci fa restare
in casa o uscire molto coperte accade che facilmente ci
manchi questa vitamina, avendone esaurito le scorte accumulate
nell'estate.
Un discorso a parte è quello per le persone anziane,
che spesso escono poco e si alimentano in modo insufficiente:
numerosi studi hanno dimostrato grandi carenze di vitamina
D negli ultrasessantenni che sono a rischio di fratture
proprio per l'età avanzata. La mancanza di questa
vitamina, inoltre, comporta difficoltà motorie e
un aumentato rischio di cadute proprio negli anziani.
Recenti studi hanno però dimostrato come bassi livelli
ematici di vitamina D siano a volte correlati a una sintomatologia
dolorosa a livello muscolare.
E’ bene ricordare, inoltre, che la vitamina D serve
ad assorbire il calcio degli alimenti; se il valore ematico
è regolare non serve utilizzare integratori di calcio.
Sono sufficienti 15 minuti al giorno di esposizione al sole
le per avere una buona quantità di vitamina D nel
sangue.
La vitamina D la troviamo anche nel tonno, nel salmone,
(in piccole quantità) nel tuorlo d'uovo, nel succo
d'arancio e nell'olio di fegato di merluzzo.
Gran parte dei prodotti in commercio, anche naturali, sono
composti da numerose vitamine e sali minerali associati
a una certa quantità di vitamina D.
Importante dunque scegliere accuratamente l'integratore,
usarlo sotto controllo di un medico naturopata e, come per
tutte le terapie, utilizzarlo solo a cicli (per esempio
in inverno), per brevi periodi e cambiando spesso tipo di
prodotto: si eviteranno così eventuali effetti collaterali
non ancora conosciuti nell'uso di una sostanza per lunghi
periodi oppure l’assuefazione dello stesso.
L’importanza della vitamina K nel metabolismo osseo
è una recente scoperta. Numerosi studi sono ancora
in corso per stabilire meglio la correlazione fra le fratture
ossee e lo scarso utilizzo di alimenti ricchi di vitamina
K. Ma vediamo più in dettaglio quello che finora
conosciamo. La vitamina K è contenuta:
- nell'avena, il grano intero e i semi di soia.
- nel tè verde, ma la migliore fonte naturale è
rappresentata dall'erba medica (alfa-alfa).
- Un'importante quota di vitamina K è prodotta dalla
flora batterica dell'intestino, che deve essere quindi in
equilibrio.
Come per altre sostanze fondamentali per la nostra salute,
anche per questa vitamina è importante avere una
buona funzionalità intestinale.
A cosa serve:
- È essenziale nella sintesi di una proteina che
favorisce la coagulazione del sangue. Contribuisce quindi
a prevenire le emorragie interne ed esterne, e aiuta a ridurre
il flusso mestruale abbondante.
- Agisce sul metabolismo del calcio: la sua presenza riduce
il rischio di calcificazione delle arterie, e aumenta la
densità dell'osso; serve a far andare il calcio nel
posto giusto (ossa) e non in quello sbagliato (arterie),
dove può indurre l'indurimento dei vasi, cioè
1' arteriosclerosi.
Recenti studi hanno evidenziato come la vitamina K collabori
con la vitamina D nella formazione dell'osso.
Un'alimentazione con scarsa presenza di vitamina K è
associata a un maggior rischio di osteoporosi nelle donne.
Un'importante ricerca ha evidenziato come l'utilizzo frequente
di lattuga nell'alimentazione (più volte la settimana)
diminuisca il rischio di fratture del femore nelle donne
in menopausa.
Come sempre una buona alimentazione sarebbe sufficiente
a metterci al riparo dalle carenze di vitamina K; potrebbe
bastare anche soltanto possedere una buona flora batterica
intestinale. Purtroppo la vita che facciamo spesso non ci
aiuta a fare le cose più semplici (mangiare spesso
la lattuga, per esempio), e così dobbiamo a volte
spendere soldi e tempo per comprarci un integratore alimentare.
Molti prodotti in commercio contengono la vitamina K; cerchiamone
uno che utilizzi vitamina K naturale, estratta dall'erba
medica. Si trovano in commercio prodotti composti da vitamina
K, vitamina D e sali minerali.
Calcio sì, calcio no. Gli integratori di calcio sono
sicuramente i prodotti più pubblicizzati e venduti
per l’osteoporosi. Che si tratti di sali sintetizzati
chimicamente o di prodotti naturali, le erboristerie e le
farmacie sono piene di questo tipo di integratori. Le persone
che ne fanno uso e i medici che li prescrivono sono convinti
che sia sufficiente aumentare il calcio assunto affinchè
questo venga assorbito dalle ossa. Ovvero: se una sostanza
ci manca, allora prendiamone tanta, così risolviamo
il problema. Ma i meccanismi dell'organismo umano non sono
così semplicistici: come abbiamo visto.
Il nostro corpo regola l'assorbimento delle sostanze nutritive
in modo molto articolato e una piccola quantità dì
sostanza può finire con l'essere assorbita meglio
di una grande quantità. Il problema degli integratori
di calcio, è inoltre ancora più complesso.
Se il calcio che introduciamo non viene assorbito dalle
ossa (per esempio perché ci manca la vitamina D o
la K), resterà in circolo e si depositerà
nei reni e nella cistifellea, dando origine a calcoli. Oppure
finirà nelle articolazioni producendo artrosi e dolori
articolari. Molte ricerche mediche hanno dimostrato per
esempio che alcune donne sofferenti di osteoporosi avevano
le arterie indurite da microcalcificazioni: cioè
il calcio, invece di andare nelle ossa, si depositava nei
vasi sanguigni danneggiandoli e mettendo la donna a rischio
di ipertensione e infarto. È evidente come in questo
caso un'assunzione di sali di calcio sarebbe rischiosa.
Come integratore vengono consigliati 500-600 mg al dì
di calcio citrato o carbonato; il calcio deve essere assunto
durante i pasti che ne facilitano l'assorbimento. I rischi
connessi a questa terapia sono legati alla formazione di
calcoli renali e biliari, e la stipsi è inoltre un
importante effetto collaterale.
Diverso è il risultato di uno studio newyorkese.
Sono state selezionate più di 3000 donne autosufficienti
di 70 o più anni con almeno uno dei fattori di rischio
di frattura dell'anca: basso peso corporeo, precedenti fratture,
presenza di familiari con osteoporosi, abitudine al fumo.
Circa metà delle pazienti ha aggiunto gli integratori
di calcio e vitamina D, l'altra metà ha ricevuto
informazioni su come prevenire le cadute e sulla possibilità
di assumere il calcio attraverso l'alimentazione. Dopo due
anni di osservazione non vi erano diversità fra i
due gruppi sul numero di cadute e di fratture. Il senso
di queste ricerche porta a dimostrare che l'uso di integratori
ha una sua efficacia quando effettivamente ci sia una carenza
alimentare non risolvibile, una attività motoria
impossibile, o delle malattie croniche che non consentono
un buon metabolismo del calcio; negli altri casi l'integrazione
risulta inutile, oltre che dannosa.
Inoltre, perché il calcio possa espletare al meglio
la sua funzione, deve essere accompagnato da magnesio, fosforo
e dalle vitamine A, C, D e possibilmente dalla E. È
evidente, dunque, come sarà più semplice trovare
questo elemento nelle piante: dove le sostanze minerali
e le vitamine si integrano e si relazionano al fine di permettere
l'assorbimento del calcio in modo efficace. Integrate il
calcio, dunque, solo nelle situazioni di effettiva necessità
e utilizzando fìtoterapici adatti.
La medicina convenzionale affronta la malattia come se l'organo
malato fosse separato da tutto il resto del corpo. Se soffriamo
di dolori articolari ci verranno dati antinfiammatori che
a lungo andare ci procureranno dei danni alla mucosa gastrica;
la gastrite verrà curata con farmaci che però
alterano la funzione intestinale e allora potremo prendere
dei lassativi che però produrranno facilmente delle
coliche da cui potremo guarire utilizzando antispastici
e cosi via
Il modo di lavorare della medicina convenzionale spezzetta
l'essere umano in piccole parti e perdendo di vista l'intero
organismo spesso utilizza farmaci meravigliosi nella cura
di un organo ma che fanno ammalare (a volte gravemente)
un'altra parte del corpo.
Come vedremo più avanti, L’Omeopatia e le medicine
non convenzionali invece agiscono considerando l'essere
umano un tutto unico, fatto di corpo, mente e spirito, e
lavorano sull'intero sistema non su una sua parte soltanto.
……. al prossimo ed ultimo articolo sull’argomento.