NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"L’osteoporosi - Prima parte"
di Piero Marenco

Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento del quale ultimamente se ne sono occupati in molti, dai mass media ai giornali, tutto è racchiuso in una parola “Osteoporosi” divenuta oggetto di attenzione di numerose famiglie italiane, sarà che è un qualcosa legato principalmente all’età delle persone stesse, sarà che la vita media che si allunga accentua questo problema, sarà che anche i medici oggi spesso consigliano un controllo dello stato di questa malattia.

Ho trovato nei soliti mercatini un libro di Mariaalessandra Panozzo dal titolo “Osteoporosi, come prevenirla, come curarla”. L’autrice del libro affronta a 360 gradi tutto quanto ruota intorno a questa malattia, ne da un quadro completo e ne sdrammatizza alcuni contenuti, in assoluta serenità, che spesso vengono esasperati con consigli di come prevenirla e come curarla. I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro dell’autrice, chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse approfondire i contenuti può acquistare il volume in libreria.

Partirei da quanto l’autrice scrive nelle conclusioni finali del libro per farvi subito capire il suo pensiero riguardo alcuni aspetti della nostra vita legata al passare del tempo, aspetti con i quali mi trovo perfettamente d’accordo.
Cosa possiamo quindi fare per le nostra ossa? Possiamo preservarne la resistenza con una buona alimentazione e buona attività fisica fin dall'infanzia, e possiamo ricordarci che siamo nate per vivere al sole e all'aria aperta. Possiamo evitare di utilizzare farmaci chimici e cercare il più possibile di curarci con il riposo, la pazienza, il cibo e le medicine non convenzionali.
Possiamo evitare le cose che ci fanno ammalare: il fumo, i cibi grassi, la vita sedentaria, la tristezza e la rabbia. Possiamo vivere preservando la nostra salute invece che curando le malattie. Possiamo ricordarci che siamo fatte di corpo, mente e spirito e sforzarci di fare delle scelte che ci rendano felici, senza rinunciare mai ai nostri sogni e senza smettere mai di amare noi stesse.
Possiamo fare la MOC e i controlli medici necessari a valutare il nostro stato di salute ricordandoci che la medicina è una scienza imperfetta, e i medici non sono certamente un'entità superiore.
Possiamo quindi decidere, se malate, di curarci con la medicina convenzionale o con quella "alternativa" ma senza delegare a medici o a chicchessia la nostra malattia: siamo solo noi le protagoniste della nostra salute e abbiamo l'obbligo di essere informate e di poter scegliere ciò che è giusto per noi.
Possiamo quindi prendere le medicine, accettando di avere un corpo imperfetto e amandolo ugualmente. E poi possiamo invecchiare, con serenità. invecchiare non vuoi dire ammalarsi, vuoi dire solo che il nostro corpo diventa sempre più fragile per far crescere l'anima dentro di noi. Quando nasciamo abbiamo tanto corpo e poco spirito, non siamo per nulla consapevoli di noi stessi e del mondo che ci circonda. Crescendo, poi, sviluppiamo consapevolezza e coscienza, e a metà della vita il nostro corpo è sviluppato quanto la nostra anima.
Nella vecchiaia, piano piano, perdiamo la forza del corpo, che si prepara alla morte, e acquistiamo maggiore saggezza: maggiore anima perché alla fine del nostro percorso sulla Terra saremo solo spirito.
Se avremo la fortuna di diventare vecchie, innanzitutto dovremo ringraziare la vita che ci è stata concessa (invece di lamentarci per gli acciacchi), e dovremo essere delle anziane serene: non entusiaste, non piene di vita, non scattanti e piene di cose da fare, ma semplicemente serene, con i tempi semplici e tranquilli degli anziani. Non credo nel mito dell'eterna giovinezza, non credo che sia sano diventare delle vecchiette sempre di corsa e piene di impegni: la mia vecchiaia me la immagino diversa e ricca di cose importanti. Gli affetti per prima cosa: la solitudine è la malattia più grave dell'anziano, e la presenza o meno nella nostra vita di persone a cui voler bene dipende solo da noi. Può essere molto importante, se ne abbiamo la fortuna, avere ancora il nostro compagno e i figli vicini, ma non è sufficiente. Gli amici, i conoscenti, la possibilità di coltivare degli interessi con persone anche al di fuori della nostra famiglia sono fondamentali e dobbiamo saper costruirci questa occasione ben prima di diventare vecchie. Poi, basilari sono gli interessi, gli hobby, le curiosità: mantenere viva la nostra mente, avere dei desideri da soddisfare, dei sogni nel cassetto da realizzare, non metterci mai le pantofole, non accontentarci della televisione. Infine il corpo: amarlo e rispettarlo, capirlo nella sua fragilità, nella sua stanchezza e coccolarlo con del buon cibo, con tanta vita all'aria aperta, con un po' di movimento ogni giorno e se possiamo con qualche massaggio, che rigenera non solo il corpo ma anche l'anima.
Importante: cerchiamo di vivere da sane, non con lo spettro delle malattie future, né con la paura della morte che non ci consente di goderci la vita che abbiamo.
Secondo un detto, se noi ci siamo non c'è la morte, e se c'è la morte non ci siamo noi. Saper invecchiare bene vuoi dire anche questo: non solo fare prevenzione per il nostro corpo, ma anche passare molto tempo a nutrire l'anima, fin da giovani.
L’osso è un organo che dà forma al corpo, ne sostiene il peso e ne facilita la locomozione fornendo ai muscoli l'inserzione per agire come leve. È inoltre in grado di reagire elasticamente alle forze meccaniche e, se si rompe, ripara se stesso riacquistando la sua forma originaria.
Protegge inoltre i nostri visceri: il cuore e i polmoni sono riparati da eventuali traumi dalle costole e dallo sterno; le ossa del bacino proteggono utero e ovaie; la scatola cranica risulta così dura per preservare un organo importante e delicato come il cervello.
L’osso è composto nel 70% circa da una sostanza minerale a base di calcio, nel 5-8% da acqua e nel 22-25% da una matrice organica, soprattutto collagene. Questi componenti formano una rete tridimensionale che da robustezza all'osso e la sua capacità di sostenerci nei movimenti. All'interno della struttura ossea ci sono, inoltre, cellule specializzate nella deposizione e nella rimozione del calcio. Esistono tre tipi principali di ossa che compongono lo scheletro umano: le ossa piatte (es. costole, cranio): formate soprattutto da una sostanza detta "compatta" (che essendo densa, non va incontro a osteoporosi); le ossa lunghe (es. ossa della gamba): formate da una sostanza compatta esternamente e dal midollo osseo al loro interno; le ossa corte (es. vertebre): formate da un rivestimento di sostanza compatta e da una struttura spugnosa all'interno.
Sono queste le ossa che possono diventare fragili con gli anni; l'osteoporosi agisce infatti sulla struttura spugnosa indebolendola.
L’osteoporosi è il disordine scheletrico caratterizzato da una compromissione della resistenza dell'osso che predispone a un aumentato rischio di fratture. La resistenza dell'osso è data dalla massa ossea e dalla qualità dell'osso stesso; questa è la definizione del termine "osteoporosi". Le ossa dunque si indeboliscono nella loro struttura interna (spugnosa). L’attività delle cellule che tolgono il calcio dalle ossa è superiore a quella delle cellule che formano l’osso: quindi il nostro scheletro si demineralizza nella parte centrale delle ossa corte, cioè nelle vertebre e nella zona finale delle ossa lunghe (collo del femore e polso).
Tutto questo processo è il fisiologico modo di invecchiare dell'apparato scheletrico: ovvero l’osteoporosi non è di per sé una malattia, ma la normale evoluzione dell'osso con il passare degli anni.
La vera malattia è la frattura ossea, cioè quando l'osso diventa così debole che si rompe al minimo sforzo. La frattura avviene di solito dopo i 70 anni e il rischio aumenta con l'età. La paura delle donne che fanno la densitometria (M.O.C.) e trovano scritto "osteoporosi" è quella di rompersi: la sensazione è che potrebbe succedere improvvisamente una specie di disintegrazione dello scheletro.
In realtà le fratture ossee riguardano piccoli settori: da anziane le vertebre si possono incrinare producendo un calo di altezza, o un ingobbimento della colonna vertebrale. Il collo del femore e il polso si possono fratturare in caso di cadute banali, ma tutto ciò avviene di solito in tarda età e l'osteoporosi non è la sola causa di queste fratture. Una scarsa densità ossea deve essere considerata solo uno dei tanti fattori possibili di rischio di sviluppare la vera patologìa: la frattura di alcune strutture scheletriche in tarda età.
L’esposizione al sole, il tipo di alimentazione, la quantità di movimento e lo sviluppo della muscolatura sono alcune delle situazione che, insieme all'osteoporosi, influiscono, o meno, sul rischio di fratture ossee. Inoltre l'ansia creata dall'esame (e spesso dai medici) può essere molto controproducente: la paziente, infatti, vedendo scritta la diagnosi di osteoporosi, può sentirsi così a rischio da aver paura di muoversi troppo, per il terrore di cadere e fratturarsi; diminuisce in tal modo proprio quell'attività fisica così importante per migliorare la densità ossea. L’osteoporosi quindi non deve essere considerata una malattia, ma solo un'indicazione a lavorare di più e meglio per preservare il nostro osso.
I dati della letteratura medica indicano che “in Italia il 23% delle donne dopo i 40 anni e il 14% degli uomini sopra i 60 anni è affetto da questa malattia
Una finta malattia : perché, se davvero così fosse, vorrebbe dire che una donna su quattro si frattura il femore o il braccio. In realtà è chiaro a tutte noi che non è questa la percentuale di donne anziane ammalate che conosciamo.
II problema sta nel considerare l'osteoporosi una malattia e nel dare dei dati che possono terrorizzare la popolazione femminile...
Vi sono alcune situazioni genetiche, patologiche o legate al vivere quotidiano che possono essere un rischio per il nostro metabolismo osseo. In molti casi saperlo ci aiuta a prestare maggiore attenzione a quello che alla fine risulta essere il nostro "punto debole". La familiarità è per esempio una questione molto importante e che va ben capita. Avere una mamma o una nonna con una grave osteoporosi è certamente una condizione di rischio: geneticamente il nostro organismo potrebbe aver ereditato quel particolare deficit nel metabolismo osseo. Ma dobbiamo attentamente valutare se si tratta di un vero rischio genetico. Innanzitutto un'anziana con una reale osteoporosi è una donna con fratture vertebrali (gobba, accorciamento in altezza, dolori a livello della spina lombare) o che si è fratturata facilmente il polso o il femore.
Avere una parente che dagli esami risulta osteoporotica ma, pur essendo oltre i 70 anni, non ha segni di fratture, non vuoi dire avere una condizione di rischio genetico. Un’osteoporosi, come già detto, non è di per sé né una malattia né una condizione di rischio: la reale malattia sono le fratture ossee che nei nostri parenti anziani devono essere presenti per parlare di una reale patologia. Altra considerazione da fare è sullo stile di vita delle nostre mamme e nonne: una tendenza alle fratture ossee può essere collegata non tanto a una predisposizione genetica quanto a certe condizioni patologiche presenti nella vita della nostra parente (obesità, malattie intestinali o abuso di farmaci); è ovvio che in tal caso non esiste alcuna predisposizione familiare di cui preoccuparci.
Ma se effettivamente riscontriamo nella nostra famiglia questa debolezza nel metabolismo osseo possiamo aver cura in modo speciale di questa nostra zona fragile: fare particolarmente attenzione all'alimentazione, al movimento, all'esposizione al sole, e una MOC (mineralografìa ossea computerizzata) dopo 2 anni dalla fine del flusso mestruale. Molti farmaci possono far perdere calcio alle ossa: il più temibile è il cortisone. Le donne che per patologie croniche (asma, allergie, dolori articolari) utilizzano spesso cicli cortisonici per bocca o in spray sono estremamente a rischio osteoporosi e dovrebbero cercare di affrontare la loro patologia con la medicina non convenzionale, per poter, almeno, ridurre la quantità di farmaci assunti. Anche la tiroxina sintetica quando somministrata a dosaggi tali da bloccare la funzione della ghiandola tiroidea provoca un maggior rischio di fratture in tarda età.
Stesso effetto negativo è causato dagli ansiolitici che con tanta leggerezza, vengono dati per qualsiasi problema psicologico, come se i nostri problemi ce li risolvessero i farmaci. Anche diverse patologie croniche possono portare a un deficit di calcificazione. L’anoressia, con il suo scarso apporto nutritivo e con il blocco ovarico che ne consegue, è una condizione di rischio solo se prolungata negli anni.
Le patologie croniche intestinali o altri gravi malassorbimenti rendono difficile l'assimilazione dei sali minerali e possono diventare per questo motivo un problema per la salute del nostro osso.
…….al prossimo articolo

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