Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento
del quale ultimamente se ne sono occupati in molti, dai
mass media ai giornali, tutto è racchiuso in una
parola “Osteoporosi” divenuta oggetto di attenzione
di numerose famiglie italiane, sarà che è
un qualcosa legato principalmente all’età delle
persone stesse, sarà che la vita media che si allunga
accentua questo problema, sarà che anche i medici
oggi spesso consigliano un controllo dello stato di questa
malattia.
Ho trovato nei soliti mercatini un libro di Mariaalessandra
Panozzo dal titolo “Osteoporosi, come prevenirla,
come curarla”. L’autrice del libro affronta
a 360 gradi tutto quanto ruota intorno a questa malattia,
ne da un quadro completo e ne sdrammatizza alcuni contenuti,
in assoluta serenità, che spesso vengono esasperati
con consigli di come prevenirla e come curarla. I testi
che seguono sono un piccolo riassunto del libro dell’autrice,
chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse
approfondire i contenuti può acquistare il volume
in libreria.
Partirei da quanto l’autrice scrive nelle conclusioni
finali del libro per farvi subito capire il suo pensiero
riguardo alcuni aspetti della nostra vita legata al passare
del tempo, aspetti con i quali mi trovo perfettamente d’accordo.
Cosa possiamo quindi fare per le nostra ossa? Possiamo preservarne
la resistenza con una buona alimentazione e buona attività
fisica fin dall'infanzia, e possiamo ricordarci che siamo
nate per vivere al sole e all'aria aperta. Possiamo evitare
di utilizzare farmaci chimici e cercare il più possibile
di curarci con il riposo, la pazienza, il cibo e le medicine
non convenzionali.
Possiamo evitare le cose che ci fanno ammalare: il fumo,
i cibi grassi, la vita sedentaria, la tristezza e la rabbia.
Possiamo vivere preservando la nostra salute invece che
curando le malattie. Possiamo ricordarci che siamo fatte
di corpo, mente e spirito e sforzarci di fare delle scelte
che ci rendano felici, senza rinunciare mai ai nostri sogni
e senza smettere mai di amare noi stesse.
Possiamo fare la MOC e i controlli medici necessari a valutare
il nostro stato di salute ricordandoci che la medicina è
una scienza imperfetta, e i medici non sono certamente un'entità
superiore.
Possiamo quindi decidere, se malate, di curarci con la medicina
convenzionale o con quella "alternativa" ma senza
delegare a medici o a chicchessia la nostra malattia: siamo
solo noi le protagoniste della nostra salute e abbiamo l'obbligo
di essere informate e di poter scegliere ciò che
è giusto per noi.
Possiamo quindi prendere le medicine, accettando di avere
un corpo imperfetto e amandolo ugualmente. E poi possiamo
invecchiare, con serenità. invecchiare non vuoi dire
ammalarsi, vuoi dire solo che il nostro corpo diventa sempre
più fragile per far crescere l'anima dentro di noi.
Quando nasciamo abbiamo tanto corpo e poco spirito, non
siamo per nulla consapevoli di noi stessi e del mondo che
ci circonda. Crescendo, poi, sviluppiamo consapevolezza
e coscienza, e a metà della vita il nostro corpo
è sviluppato quanto la nostra anima.
Nella vecchiaia, piano piano, perdiamo la forza del corpo,
che si prepara alla morte, e acquistiamo maggiore saggezza:
maggiore anima perché alla fine del nostro percorso
sulla Terra saremo solo spirito.
Se avremo la fortuna di diventare vecchie, innanzitutto
dovremo ringraziare la vita che ci è stata concessa
(invece di lamentarci per gli acciacchi), e dovremo essere
delle anziane serene: non entusiaste, non piene di vita,
non scattanti e piene di cose da fare, ma semplicemente
serene, con i tempi semplici e tranquilli degli anziani.
Non credo nel mito dell'eterna giovinezza, non credo che
sia sano diventare delle vecchiette sempre di corsa e piene
di impegni: la mia vecchiaia me la immagino diversa e ricca
di cose importanti. Gli affetti per prima cosa: la solitudine
è la malattia più grave dell'anziano, e la
presenza o meno nella nostra vita di persone a cui voler
bene dipende solo da noi. Può essere molto importante,
se ne abbiamo la fortuna, avere ancora il nostro compagno
e i figli vicini, ma non è sufficiente. Gli amici,
i conoscenti, la possibilità di coltivare degli interessi
con persone anche al di fuori della nostra famiglia sono
fondamentali e dobbiamo saper costruirci questa occasione
ben prima di diventare vecchie. Poi, basilari sono gli interessi,
gli hobby, le curiosità: mantenere viva la nostra
mente, avere dei desideri da soddisfare, dei sogni nel cassetto
da realizzare, non metterci mai le pantofole, non accontentarci
della televisione. Infine il corpo: amarlo e rispettarlo,
capirlo nella sua fragilità, nella sua stanchezza
e coccolarlo con del buon cibo, con tanta vita all'aria
aperta, con un po' di movimento ogni giorno e se possiamo
con qualche massaggio, che rigenera non solo il corpo ma
anche l'anima.
Importante: cerchiamo di vivere da sane, non con lo spettro
delle malattie future, né con la paura della morte
che non ci consente di goderci la vita che abbiamo.
Secondo un detto, se noi ci siamo non c'è la morte,
e se c'è la morte non ci siamo noi. Saper invecchiare
bene vuoi dire anche questo: non solo fare prevenzione per
il nostro corpo, ma anche passare molto tempo a nutrire
l'anima, fin da giovani.
L’osso è un organo che dà forma al corpo,
ne sostiene il peso e ne facilita la locomozione fornendo
ai muscoli l'inserzione per agire come leve. È inoltre
in grado di reagire elasticamente alle forze meccaniche
e, se si rompe, ripara se stesso riacquistando la sua forma
originaria.
Protegge inoltre i nostri visceri: il cuore e i polmoni
sono riparati da eventuali traumi dalle costole e dallo
sterno; le ossa del bacino proteggono utero e ovaie; la
scatola cranica risulta così dura per preservare
un organo importante e delicato come il cervello.
L’osso è composto nel 70% circa da una sostanza
minerale a base di calcio, nel 5-8% da acqua e nel 22-25%
da una matrice organica, soprattutto collagene. Questi componenti
formano una rete tridimensionale che da robustezza all'osso
e la sua capacità di sostenerci nei movimenti. All'interno
della struttura ossea ci sono, inoltre, cellule specializzate
nella deposizione e nella rimozione del calcio. Esistono
tre tipi principali di ossa che compongono lo scheletro
umano: le ossa piatte (es. costole, cranio): formate soprattutto
da una sostanza detta "compatta" (che essendo
densa, non va incontro a osteoporosi); le ossa lunghe (es.
ossa della gamba): formate da una sostanza compatta esternamente
e dal midollo osseo al loro interno; le ossa corte (es.
vertebre): formate da un rivestimento di sostanza compatta
e da una struttura spugnosa all'interno.
Sono queste le ossa che possono diventare fragili con gli
anni; l'osteoporosi agisce infatti sulla struttura spugnosa
indebolendola.
L’osteoporosi è il disordine scheletrico caratterizzato
da una compromissione della resistenza dell'osso che predispone
a un aumentato rischio di fratture. La resistenza dell'osso
è data dalla massa ossea e dalla qualità dell'osso
stesso; questa è la definizione del termine "osteoporosi".
Le ossa dunque si indeboliscono nella loro struttura interna
(spugnosa). L’attività delle cellule che tolgono
il calcio dalle ossa è superiore a quella delle cellule
che formano l’osso: quindi il nostro scheletro si
demineralizza nella parte centrale delle ossa corte, cioè
nelle vertebre e nella zona finale delle ossa lunghe (collo
del femore e polso).
Tutto questo processo è il fisiologico modo di invecchiare
dell'apparato scheletrico: ovvero l’osteoporosi non
è di per sé una malattia, ma la normale evoluzione
dell'osso con il passare degli anni.
La vera malattia è la frattura ossea, cioè
quando l'osso diventa così debole che si rompe al
minimo sforzo. La frattura avviene di solito dopo i 70 anni
e il rischio aumenta con l'età. La paura delle donne
che fanno la densitometria (M.O.C.) e trovano scritto "osteoporosi"
è quella di rompersi: la sensazione è che
potrebbe succedere improvvisamente una specie di disintegrazione
dello scheletro.
In realtà le fratture ossee riguardano piccoli settori:
da anziane le vertebre si possono incrinare producendo un
calo di altezza, o un ingobbimento della colonna vertebrale.
Il collo del femore e il polso si possono fratturare in
caso di cadute banali, ma tutto ciò avviene di solito
in tarda età e l'osteoporosi non è la sola
causa di queste fratture. Una scarsa densità ossea
deve essere considerata solo uno dei tanti fattori possibili
di rischio di sviluppare la vera patologìa: la frattura
di alcune strutture scheletriche in tarda età.
L’esposizione al sole, il tipo di alimentazione, la
quantità di movimento e lo sviluppo della muscolatura
sono alcune delle situazione che, insieme all'osteoporosi,
influiscono, o meno, sul rischio di fratture ossee. Inoltre
l'ansia creata dall'esame (e spesso dai medici) può
essere molto controproducente: la paziente, infatti, vedendo
scritta la diagnosi di osteoporosi, può sentirsi
così a rischio da aver paura di muoversi troppo,
per il terrore di cadere e fratturarsi; diminuisce in tal
modo proprio quell'attività fisica così importante
per migliorare la densità ossea. L’osteoporosi
quindi non deve essere considerata una malattia, ma solo
un'indicazione a lavorare di più e meglio per preservare
il nostro osso.
I dati della letteratura medica indicano che “in Italia
il 23% delle donne dopo i 40 anni e il 14% degli uomini
sopra i 60 anni è affetto da questa malattia
Una finta malattia : perché, se davvero così
fosse, vorrebbe dire che una donna su quattro si frattura
il femore o il braccio. In realtà è chiaro
a tutte noi che non è questa la percentuale di donne
anziane ammalate che conosciamo.
II problema sta nel considerare l'osteoporosi una malattia
e nel dare dei dati che possono terrorizzare la popolazione
femminile...
Vi sono alcune situazioni genetiche, patologiche o legate
al vivere quotidiano che possono essere un rischio per il
nostro metabolismo osseo. In molti casi saperlo ci aiuta
a prestare maggiore attenzione a quello che alla fine risulta
essere il nostro "punto debole". La familiarità
è per esempio una questione molto importante e che
va ben capita. Avere una mamma o una nonna con una grave
osteoporosi è certamente una condizione di rischio:
geneticamente il nostro organismo potrebbe aver ereditato
quel particolare deficit nel metabolismo osseo. Ma dobbiamo
attentamente valutare se si tratta di un vero rischio genetico.
Innanzitutto un'anziana con una reale osteoporosi è
una donna con fratture vertebrali (gobba, accorciamento
in altezza, dolori a livello della spina lombare) o che
si è fratturata facilmente il polso o il femore.
Avere una parente che dagli esami risulta osteoporotica
ma, pur essendo oltre i 70 anni, non ha segni di fratture,
non vuoi dire avere una condizione di rischio genetico.
Un’osteoporosi, come già detto, non è
di per sé né una malattia né una condizione
di rischio: la reale malattia sono le fratture ossee che
nei nostri parenti anziani devono essere presenti per parlare
di una reale patologia. Altra considerazione da fare è
sullo stile di vita delle nostre mamme e nonne: una tendenza
alle fratture ossee può essere collegata non tanto
a una predisposizione genetica quanto a certe condizioni
patologiche presenti nella vita della nostra parente (obesità,
malattie intestinali o abuso di farmaci); è ovvio
che in tal caso non esiste alcuna predisposizione familiare
di cui preoccuparci.
Ma se effettivamente riscontriamo nella nostra famiglia
questa debolezza nel metabolismo osseo possiamo aver cura
in modo speciale di questa nostra zona fragile: fare particolarmente
attenzione all'alimentazione, al movimento, all'esposizione
al sole, e una MOC (mineralografìa ossea computerizzata)
dopo 2 anni dalla fine del flusso mestruale. Molti farmaci
possono far perdere calcio alle ossa: il più temibile
è il cortisone. Le donne che per patologie croniche
(asma, allergie, dolori articolari) utilizzano spesso cicli
cortisonici per bocca o in spray sono estremamente a rischio
osteoporosi e dovrebbero cercare di affrontare la loro patologia
con la medicina non convenzionale, per poter, almeno, ridurre
la quantità di farmaci assunti. Anche la tiroxina
sintetica quando somministrata a dosaggi tali da bloccare
la funzione della ghiandola tiroidea provoca un maggior
rischio di fratture in tarda età.
Stesso effetto negativo è causato dagli ansiolitici
che con tanta leggerezza, vengono dati per qualsiasi problema
psicologico, come se i nostri problemi ce li risolvessero
i farmaci. Anche diverse patologie croniche possono portare
a un deficit di calcificazione. L’anoressia, con il
suo scarso apporto nutritivo e con il blocco ovarico che
ne consegue, è una condizione di rischio solo se
prolungata negli anni.
Le patologie croniche intestinali o altri gravi malassorbimenti
rendono difficile l'assimilazione dei sali minerali e possono
diventare per questo motivo un problema per la salute del
nostro osso.
…….al prossimo articolo