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di Piero Marenco
Ho ricevuto via e-mail da Roberto Muccioli una storia interessante
e che vi farà certamente riflettere e far pensare di come
può cambiare la qualità psicologica (ed a seguire
quella fisica) della nostra vita operando la scelta giusta al cospetto
dei vari avvenimenti della nostra esistenza.
Jerry era un tipo di persona che si ama o si odia. Era sempre di
buon umore ed aveva sempre qualcosa di positivo da dire. Quando
qualcuno gli domandava come stava, rispondeva "Se stessi meglio
scoppierei".
Era un manager unico, con un gruppo di camerieri che lo seguivano
ogni volta che prendeva la gestione di un nuovo ristorante. Il motivo
per cui i camerieri lo seguivano era che Jerry aveva un grande atteggiamento
positivo.
Era un motivatore naturale; se un dipendente aveva la luna storta
Jerry era lì per spiegargli come guardare al lato positivo
della situazione.
Trovavo il suo stile molto strano e quindi un giorno gli dissi "Adesso
basta! Spiegami come fai ad essere così positivo, qualunque
cosa succeda".
Lui mi rispose: "Vedi io sono così, quando mi sveglio
alla mattina mi dico:
oggi hai una scelta da fare, puoi decidere di essere di buono o
di cattivo umore e scelgo di essere di buon umore. Tutti i giorni
mi capita qualcosa di spiacevole: posso fare la vittima oppure imparare
qualcosa dai problemi, io scelgo di imparare. Ogni giorno qualcuno
viene da me a lamentarsi: io posso scegliere di subire passivamente
le sue lamentele o di trovare il lato positivo della cosa.
Beh, io scelgo sempre il lato positivo della vita".
"Sì, va bene", dissi io "ma non è mica
sempre così facile!".
"Sì, invece" mi rispose Jerry, "la vita è
tutta fatta di scelte. A parte le necessità più o
meno fisiologiche in ogni situazione c'è una scelta da fare.
Sei tu a scegliere come reagire in tutte le situazioni, a decidere
come la gente può influire sul tuo umore. Sei tu che scegli
di essere di buono o di cattivo umore e quindi, in definitiva, sei
tu che scegli come vivere la tua vita".
Per molto tempo, dopo quell'incontro, ripensai a quello che Jerry
aveva detto. Poi un giorno lasciai il business della ristorazione
e mi dedicai ad un'altra attività in proprio. Mi persi di
vista con Jerry ma spesso ripensai a lui quando mi trovavo nella
situazione di scegliere nella vita invece di subirla.
Diversi anni dopo, venni a sapere che Jerry aveva commesso un errore
imperdonabile per un gestore di ristorante: una mattina aveva lasciato
la porta posteriore del ristorante aperta ed era stato attaccato
da tre rapinatori armati. Mentre cercava di aprire la cassaforte,
le sue mani sudate e tremanti dalla paura non riuscivano a trovare
la combinazione ed i rapinatori, presi dal panico, gli avevano sparato
ferendolo gravemente.
Fortunatamente Jerry era stato soccorso rapidamente ed immediatamente
portato al pronto soccorso. Dopo 18 ore di intervento chirurgico
ed alcune settimane di osservazione, Jerry era stato dimesso dall'ospedale
con frammenti di pallottole ancora nel suo corpo.
Incontrai Jerry circa sei mesi dopo l'incidente. Quando gli chiesi
come andava, mi disse "Se stessi meglio scoppierei. Vuoi dare
un'occhiata alle cicatrici?".
Declinai l'invito, ma gli chiesi che cosa gli era passato per la
testa durante la terribile esperienza. "La prima cosa che pensai
fu che avrei dovuto chiudere la porta posteriore del ristorante"
mi disse Jerry, "poi, quando ero già stato colpito e
mi trovavo per terra, mi ricordai che avevo due scelte: potevo scegliere
di vivere o di morire".
"Ma non avevi paura? Non sei svenuto?" gli chiesi. Jerry
raccontò "Gli infermieri furono bravissimi, continuavano
a dirmi che andava tutto bene. Ma fu quando mi portarono sulla barella
in sala operatoria e vidi le espressioni sulle facce dei dottori
e degli assistenti che mi spaventai veramente. Potevo leggere nei
loro occhi "quest'uomo è già morto"....
Dovevo assolutamente fare qualcosa!".
"E cosa hai fatto?" gli domandai.
"C'era un'infermiera veramente grassa, mi raccontò Jerry
"che continuava a farmi domande e mi chiese se ero allergico
a qualcosa.
"Sì!", rispose Jerry, e a quel punto tutti i dottori
e le assistenti si fermarono ad aspettare che finisse la risposta.
Jerry allora prese un respiro profondo e con tutte le sue forze
le gridò "Sono allergico alle pallottole...!" e
mentre ancora ridevano aggiunse "sto scegliendo di vivere,
operatemi come se fossi un vivo, non come fossi già morto".
Jerry è sopravvissuto grazie alle capacità dei chirurgi,
ma anche grazie al suo atteggiamento positivo. Ho imparato da lui
che tutti i giorni abbiamo la possibilità di vivere pienamente.
Un atteggiamento positivo alla fine vale più di tutto il
resto.
Roberto Muccioli
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