Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento
particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare
gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci.
In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso,
l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare
nel nostro tessuto mentale i tracciati della consuetudine
alla gioia. Poiché più che dagli eventi esterni,
la gioia e la tristezza dipendono dalla nostra mente. Nonostante
tutto, al di là del grigiore che così spesso
ci opprime, esiste l'altro polo, quello positivo, senza
il quale il mondo non sarebbe. È sempre possibile
mettersi in sintonia con le eterne cose buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di
G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”,
porti il lettore a far parte di “quel gruppo”
di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro
dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà
o volesse approfondire i contenuti può acquistare
il volume in libreria.
Una volta un mago s'impietosì di un topo che aveva
in casa e che viveva in perpetuo timore del gatto, e lo
trasformò in un gatto. Ma questo subito cominciò
ad avere paura del cane, ed il mago lo trasformò
in un cane. Questo viveva in costante terrore di una tigre
che era in casa ed il mago lo trasformò in una tigre.
Ed i mali non finirono qui perché l'animale aveva
paura di un cacciatore. Finalmente il mago disgustato lo
trasformò di nuovo in topo dicendogli: “Siccome
hai solo il coraggio di un topo, è impossibile aiutarti
dandoti il corpo di un animale più nobile”.
Molte persone pare che non siano mai capaci di liberare
la loro mente dalla paura. Quando sono povere pensano che
se avessero denaro e salute non avrebbero mai più
paura o preoccupazioni. Immaginano che se avessero questo
o quello, se fossero in un ambiente o in condizioni differenti
si libererebbero dall'ansietà, ma quando raggiungono
quel che desideravano, lo stesso vecchio nemico, sebbene
in forma differente, li perseguita ancora.
Non ci sono nemici più terribili, per la felicità,
della paura e della preoccupazione.
La paura è una vecchissima nemica, e la preoccupazione
è la sua odiosa complice. Abbiamo sempre avuto la
paura primitiva, ma la preoccupazione è la tipica
malattia della nostra età.
Il timore uccide la speranza, la preoccupazione e l'ansietà
schiacciando la fiducia, distruggono il potere di concentrarsi,
e paralizzano l'iniziativa. Il timore è l'avversario
fatale di ogni successo.
Molte persone hanno sempre paura di qualche cosa. Veramente,
esse non hanno abbastanza coraggio per godere la vita. Sono
codardi, ed i codardi non sono mai felici.
Fummo creati per dominare il nostro ambiente. I nostri più
grandi nemici sono nei nostri cervelli, nella nostra immaginazione,
nelle nostre errate idee della vita. Era inteso che fossimo
dei conquistatori, invece che degli schiavi, e non c'è
schiavitù peggiore della schiavitù a una convinzione
o superstizione che ci renda codardi.
Si è calcolato che ci sono più di cinquemila
differenti forme di paura. In molte persone lo spavento
di qualche male latente è sempre presente. Le tormenta
fin nei momenti più lieti. La loro gioia ne è
così avvelenata che non possono mai trovare piacere
reale o conforto in nulla. Questa paura segreta è
il fantasma che appare sempre in mezzo alla loro gioia.
La paura della malattia distrugge la felicità di
una gran moltitudine di persone. Esse immaginano gli orribili
sintomi di qualche spaventevole malattia che sono sicuri
di sviluppare nel loro sistema, e questo costante timore
deteriora la nutrizione, indebolisce il potere difensivo
del corpo, e tende ad incoraggiare o sviluppare ogni possibile
infezione ereditaria o tendenza a malattia che possa esserci
nel loro sistema.
D'altra parte tutto ciò che ci fa felici, o che eccita
una gradevole emozione, rilassa il nostro sistema nervoso
e non solo.
I bambini che vivono in un'atmosfera di timore avranno uno
sviluppo stentato; non crescono naturalmente. La paura inaridisce
la sorgente stessa della vita, mentre l'amore, che scaccia
via il timore, ha proprio il risultato opposto.
È cosa strana che dopo tanti secoli di esperienza
e di progresso, la razza umana non abbia imparato che la
paura non è altro che un fantasma dell'immaginazione,
e non abbia stabilito di rifiutarsi assolutamente di essere
torturata da questi nemici della felicità. Parrebbe
che la razza avrebbe potuto da molti secoli liberarsi in
qualche modo da queste inutili sofferenze; eppure noi siamo
ancora spaventati dagli stessi fantasmi di paura e di preoccupazione
che tormentarono i nostri antenati. Essi potrebbero esser
facilmente distrutti o neutralizzati cambiando semplicemente
il pensiero, l'attitudine mentale.
Per tanti secoli la Chiesa insegnò una tale errata
e falsa idea della morte. La morte è naturale come
la nascita. È semplicemente il passare attraverso
un'altra porta sul percorso della vita, è solamente
l'entrare in un altro stato di consapevolezza. La trasformazione
della morte è naturale, come la trasformazione del
bruco in crisalide, del verme in farfalla. È semplicemente
un nuovo stadio di sviluppo.
“La morte non è che un ponte coperto Che conduce
da una luce all'altra'”.
Moltissime persone hanno sviluppato una tale paura della
morte, sono così terrorizzate al solo pensiero di
essa, che godono ben poco della vita presente e di quello
che essa potrebbe offrire.
Certe persone sembra che stiano sempre preparandosi per
la morte. Questa attitudine mentale, questo vivere all'ombra
della morte, è demoralizzante. Vi sono parecchi uomini
che, da quando oltrepassarono l'età media della loro
vita, sono andati costantemente preparandosi alla fine mettendo
in ordine i loro affari, facendo il loro testamento, stabilendo
l'avvenire delle loro proprietà dopo la loro morte.
Tutti i nobili caratteri hanno avuto questa irremovibile
fede nella verità dell'essere, nella realtà
dell'amore e nei fini supremi della vita.
La vita prenderà un nuovo significato quando si verrà
a realizzare la nostra comunione col grande Principio creatore
dell'Universo. L'idea che c'è un solo principio nell'Universo,
una sola Vita, una sola Verità, una sola Realtà,
che questa forza è divinamente benefica e che noi
siamo veramente in una grande corrente diretta a Dio, al
ciclo, è una delle convinzioni più ispiratrici,
incoraggianti e distruttrici di paura che siano mai entrate
nella mente umana.
La convinzione che nella verità del nostro essere
noi siamo una parte di questo grande, divino Principio,
una necessaria e inseparabile parte di esso, e che non possiamo
essere annientati più che non lo possano le leggi
matematiche; che dobbiamo partecipare di tutte le qualità
del nostro Creatore; che dobbiamo essere perfetti ed immortali
perché fummo creati dalla Perfezione, siamo parte
del Principio immortale, risolve i più grandi misteri
della vita e ci da un senso di sicurezza e di contento che
null'altro ci può dare.
Tutti dovrebbero essere capaci di dominare la propria mentalità,
di essere sempre padroni della propria mente.
Le menti di molti uomini sono così prese dall'ansietà
e dalla paura che qualche cosa stia per accadere loro, sono
così turbate da presentimenti, che il loro giudizio
non può essere retto. Quando la paura sopravviene,
il buon senso, il buon giudizio se ne vanno.
Ma quando guardiamo la nostra vita passata e vediamo quel
che la paura e la preoccupazione hanno fatto alla nostra
digestione, alle funzioni del nostro corpo, ai nostri nervi,
e come sono state perniciose alla nostra vita d'ogni giorno,
siamo spaventati del loro potere.
Migliaia di persone muoiono annualmente per depressione
di spirito, speranze deluse, ambizioni frustrate e precoce
esaurimento. Non abbiamo ancora imparato a raggiungere quella
elevata letizia che si trova nelle grandi anime che confidano
nelle loro forze d'origine divina, quella superba gaiezza
che è il gran preventivo dei mali dell'umanità.
Non abbiamo ancora imparato che il dolore, l'ansietà
e la paura sono i grandi nemici della vita umana e dovrebbero
essere combattuti come si combatte la peste. Senza allegria
non c'è sana azione fisica, mentale o morale, perché
quella è l'atmosfera morale del nostro essere.
L'abitudine alle medicine è uno dei sintomi più
pericolosi dei tempi moderni. Esse sono avvolte in tali
forme attraenti, così comode da prendere e da portare
in tasca, che il loro consumo è grandemente aumentato.
L'uso di questi sedativi e delle panacee, si ripercuote
seriamente sulla maniera in cui viviamo e lavoriamo oggigiorno.
Qualunque cosa che liberi dai fastidi e sollevi dallo sforzo
della preoccupazione e dall'ansietà, qualunque cosa
che porti pace alla mente, è ciò che l'umanità
turbata, addolorata ed ansiosa va cercando.
Non c'è peggior tiranno del demonio della preoccupazione,
ma è un padrone che noi stessi ci scegliamo, perché
non può imporci il suo dominio contro la nostra volontà.
Ci sono, è vero, certi eventi che ci sorprendono
impreparati, certi stati fisici che non possiamo prevedere
o sfuggire. Ma appena siamo consci di questo stato, possiamo
dominarlo. Possiamo convertire in felicità le più
sfavorevoli evenienze. Non c'è gioia paragonabile
a quella di vincere le amarezze, di superare i dolori. In
tale vittoria troviamo una felicità superiore a tutti
i nostri sogni di felicità.
Ci fu una volta un brillante e simpatico giovane che si
mise in mente di dedicare la prima metà della sua
vita a guadagnare molto denaro, e l'altra metà ad
un suo illimitato godimento. Risolse di sacrificare ogni
desiderio contrastante il conseguimento della meta prefissa,
fece tacere la sua passione per la musica e sacrificò
il desiderio dell'anima sua per il bello, per l'arte, finché
non avesse ottenuto i mezzi per soddisfare questi prepotenti
bisogni della sua natura. Più tardi, egli ne era
sicuro, avrebbe goduto pienamente l'arte e la musica.
Ma quando questo giovane ebbe fatto il primo milione, trovò
che la sua ambizione ne pretendeva un altro, ed allora decise
di lavorare ancora fino a guadagnare due milioni. Quando
raggiunse questa meta però, la sua ambizione era
cresciuta smisuratamente e domandava sempre di più.
Decise allora di fermarsi e di godere quello che aveva accumulato,
ma presto si accorse quanto era diventato schiavo dell'ambizione,
e continuò a lavorare sacrificando la parte migliore
della sua natura, finché un giorno si con¬templò
allo specchio. E fu scosso a vedere i suoi capelli grigi,
le sue rughe, la persona curva. Per un momento non potè
credere ai suoi occhi; ma la verità divenne presto
penosamente evidente, e decise li per lì di smettere
la caccia al denaro, e di incominciare quella al piacere.
Quando incominciò a viaggiare, fu sorpreso che i
grandi capolavori di architettura, pittura e scultura ch'egli
aveva pensato gli avrebbero dato tanto piacere, erano libri
chiusi per la sua mente, perché le sue facoltà
estetiche si erano talmente atrofizzate che non rispondevano
più agli stimoli. Allora decise di fare in modo di
circondarsi d'amici per il resto della sua vita. Ma le sue
facoltà per l'amicizia erano pure scomparse per la
mancanza di esercizio. Egli aveva sacrificato le sue amicizie
per inseguire il denaro, aveva perduto ogni potere per il
godimento, cosicché il suo denaro era solo uno scherno
per lui. Egli aveva sacrificato giovinezza, salute, i suoi
amici, il suo gusto per la musica, per l'arte, per la letteratura,
ed era rimasto come un gran grattacielo distrutto dal fuoco,
un vecchio uomo sfinito con del denaro, ma senza il potere
di goderlo. Egli aveva denaro ma null'altro.
…….al prossimo ed ultimo articolo su questo
argomento