NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"La gioia di vivere - Sesta parte"
di Piero Marenco

Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci. In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso, l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare nel nostro tessuto mentale i tracciati della consuetudine alla gioia. Poiché più che dagli eventi esterni, la gioia e la tristezza dipendono dalla nostra mente. Nonostante tutto, al di là del grigiore che così spesso ci opprime, esiste l'altro polo, quello positivo, senza il quale il mondo non sarebbe. È sempre possibile mettersi in sintonia con le eterne cose buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”, porti il lettore a far parte di “quel gruppo” di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse approfondire i contenuti può acquistare il volume in libreria.
Una volta un mago s'impietosì di un topo che aveva in casa e che viveva in perpetuo timore del gatto, e lo trasformò in un gatto. Ma questo subito cominciò ad avere paura del cane, ed il mago lo trasformò in un cane. Questo viveva in costante terrore di una tigre che era in casa ed il mago lo trasformò in una tigre. Ed i mali non finirono qui perché l'animale aveva paura di un cacciatore. Finalmente il mago disgustato lo trasformò di nuovo in topo dicendogli: “Siccome hai solo il coraggio di un topo, è impossibile aiutarti dandoti il corpo di un animale più nobile”.
Molte persone pare che non siano mai capaci di liberare la loro mente dalla paura. Quando sono povere pensano che se avessero denaro e salute non avrebbero mai più paura o preoccupazioni. Immaginano che se avessero questo o quello, se fossero in un ambiente o in condizioni differenti si libererebbero dall'ansietà, ma quando raggiungono quel che desideravano, lo stesso vecchio nemico, sebbene in forma differente, li perseguita ancora.
Non ci sono nemici più terribili, per la felicità, della paura e della preoccupazione.
La paura è una vecchissima nemica, e la preoccupazione è la sua odiosa complice. Abbiamo sempre avuto la paura primitiva, ma la preoccupazione è la tipica malattia della nostra età.
Il timore uccide la speranza, la preoccupazione e l'ansietà schiacciando la fiducia, distruggono il potere di concentrarsi, e paralizzano l'iniziativa. Il timore è l'avversario fatale di ogni successo.
Molte persone hanno sempre paura di qualche cosa. Veramente, esse non hanno abbastanza coraggio per godere la vita. Sono codardi, ed i codardi non sono mai felici.
Fummo creati per dominare il nostro ambiente. I nostri più grandi nemici sono nei nostri cervelli, nella nostra immaginazione, nelle nostre errate idee della vita. Era inteso che fossimo dei conquistatori, invece che degli schiavi, e non c'è schiavitù peggiore della schiavitù a una convinzione o superstizione che ci renda codardi.
Si è calcolato che ci sono più di cinquemila differenti forme di paura. In molte persone lo spavento di qualche male latente è sempre presente. Le tormenta fin nei momenti più lieti. La loro gioia ne è così avvelenata che non possono mai trovare piacere reale o conforto in nulla. Questa paura segreta è il fantasma che appare sempre in mezzo alla loro gioia.
La paura della malattia distrugge la felicità di una gran moltitudine di persone. Esse immaginano gli orribili sintomi di qualche spaventevole malattia che sono sicuri di sviluppare nel loro sistema, e questo costante timore deteriora la nutrizione, indebolisce il potere difensivo del corpo, e tende ad incoraggiare o sviluppare ogni possibile infezione ereditaria o tendenza a malattia che possa esserci nel loro sistema.
D'altra parte tutto ciò che ci fa felici, o che eccita una gradevole emozione, rilassa il nostro sistema nervoso e non solo.
I bambini che vivono in un'atmosfera di timore avranno uno sviluppo stentato; non crescono naturalmente. La paura inaridisce la sorgente stessa della vita, mentre l'amore, che scaccia via il timore, ha proprio il risultato opposto.
È cosa strana che dopo tanti secoli di esperienza e di progresso, la razza umana non abbia imparato che la paura non è altro che un fantasma dell'immaginazione, e non abbia stabilito di rifiutarsi assolutamente di essere torturata da questi nemici della felicità. Parrebbe che la razza avrebbe potuto da molti secoli liberarsi in qualche modo da queste inutili sofferenze; eppure noi siamo ancora spaventati dagli stessi fantasmi di paura e di preoccupazione che tormentarono i nostri antenati. Essi potrebbero esser facilmente distrutti o neutralizzati cambiando semplicemente il pensiero, l'attitudine mentale.
Per tanti secoli la Chiesa insegnò una tale errata e falsa idea della morte. La morte è naturale come la nascita. È semplicemente il passare attraverso un'altra porta sul percorso della vita, è solamente l'entrare in un altro stato di consapevolezza. La trasformazione della morte è naturale, come la trasformazione del bruco in crisalide, del verme in farfalla. È semplicemente un nuovo stadio di sviluppo.
“La morte non è che un ponte coperto Che conduce da una luce all'altra'”.
Moltissime persone hanno sviluppato una tale paura della morte, sono così terrorizzate al solo pensiero di essa, che godono ben poco della vita presente e di quello che essa potrebbe offrire.
Certe persone sembra che stiano sempre preparandosi per la morte. Questa attitudine mentale, questo vivere all'ombra della morte, è demoralizzante. Vi sono parecchi uomini che, da quando oltrepassarono l'età media della loro vita, sono andati costantemente preparandosi alla fine mettendo in ordine i loro affari, facendo il loro testamento, stabilendo l'avvenire delle loro proprietà dopo la loro morte. Tutti i nobili caratteri hanno avuto questa irremovibile fede nella verità dell'essere, nella realtà dell'amore e nei fini supremi della vita.
La vita prenderà un nuovo significato quando si verrà a realizzare la nostra comunione col grande Principio creatore dell'Universo. L'idea che c'è un solo principio nell'Universo, una sola Vita, una sola Verità, una sola Realtà, che questa forza è divinamente benefica e che noi siamo veramente in una grande corrente diretta a Dio, al ciclo, è una delle convinzioni più ispiratrici, incoraggianti e distruttrici di paura che siano mai entrate nella mente umana.
La convinzione che nella verità del nostro essere noi siamo una parte di questo grande, divino Principio, una necessaria e inseparabile parte di esso, e che non possiamo essere annientati più che non lo possano le leggi matematiche; che dobbiamo partecipare di tutte le qualità del nostro Creatore; che dobbiamo essere perfetti ed immortali perché fummo creati dalla Perfezione, siamo parte del Principio immortale, risolve i più grandi misteri della vita e ci da un senso di sicurezza e di contento che null'altro ci può dare.
Tutti dovrebbero essere capaci di dominare la propria mentalità, di essere sempre padroni della propria mente.
Le menti di molti uomini sono così prese dall'ansietà e dalla paura che qualche cosa stia per accadere loro, sono così turbate da presentimenti, che il loro giudizio non può essere retto. Quando la paura sopravviene, il buon senso, il buon giudizio se ne vanno.
Ma quando guardiamo la nostra vita passata e vediamo quel che la paura e la preoccupazione hanno fatto alla nostra digestione, alle funzioni del nostro corpo, ai nostri nervi, e come sono state perniciose alla nostra vita d'ogni giorno, siamo spaventati del loro potere.
Migliaia di persone muoiono annualmente per depressione di spirito, speranze deluse, ambizioni frustrate e precoce esaurimento. Non abbiamo ancora imparato a raggiungere quella elevata letizia che si trova nelle grandi anime che confidano nelle loro forze d'origine divina, quella superba gaiezza che è il gran preventivo dei mali dell'umanità. Non abbiamo ancora imparato che il dolore, l'ansietà e la paura sono i grandi nemici della vita umana e dovrebbero essere combattuti come si combatte la peste. Senza allegria non c'è sana azione fisica, mentale o morale, perché quella è l'atmosfera morale del nostro essere.
L'abitudine alle medicine è uno dei sintomi più pericolosi dei tempi moderni. Esse sono avvolte in tali forme attraenti, così comode da prendere e da portare in tasca, che il loro consumo è grandemente aumentato. L'uso di questi sedativi e delle panacee, si ripercuote seriamente sulla maniera in cui viviamo e lavoriamo oggigiorno.
Qualunque cosa che liberi dai fastidi e sollevi dallo sforzo della preoccupazione e dall'ansietà, qualunque cosa che porti pace alla mente, è ciò che l'umanità turbata, addolorata ed ansiosa va cercando.
Non c'è peggior tiranno del demonio della preoccupazione, ma è un padrone che noi stessi ci scegliamo, perché non può imporci il suo dominio contro la nostra volontà.
Ci sono, è vero, certi eventi che ci sorprendono impreparati, certi stati fisici che non possiamo prevedere o sfuggire. Ma appena siamo consci di questo stato, possiamo dominarlo. Possiamo convertire in felicità le più sfavorevoli evenienze. Non c'è gioia paragonabile a quella di vincere le amarezze, di superare i dolori. In tale vittoria troviamo una felicità superiore a tutti i nostri sogni di felicità.
Ci fu una volta un brillante e simpatico giovane che si mise in mente di dedicare la prima metà della sua vita a guadagnare molto denaro, e l'altra metà ad un suo illimitato godimento. Risolse di sacrificare ogni desiderio contrastante il conseguimento della meta prefissa, fece tacere la sua passione per la musica e sacrificò il desiderio dell'anima sua per il bello, per l'arte, finché non avesse ottenuto i mezzi per soddisfare questi prepotenti bisogni della sua natura. Più tardi, egli ne era sicuro, avrebbe goduto pienamente l'arte e la musica.
Ma quando questo giovane ebbe fatto il primo milione, trovò che la sua ambizione ne pretendeva un altro, ed allora decise di lavorare ancora fino a guadagnare due milioni. Quando raggiunse questa meta però, la sua ambizione era cresciuta smisuratamente e domandava sempre di più. Decise allora di fermarsi e di godere quello che aveva accumulato, ma presto si accorse quanto era diventato schiavo dell'ambizione, e continuò a lavorare sacrificando la parte migliore della sua natura, finché un giorno si con¬templò allo specchio. E fu scosso a vedere i suoi capelli grigi, le sue rughe, la persona curva. Per un momento non potè credere ai suoi occhi; ma la verità divenne presto penosamente evidente, e decise li per lì di smettere la caccia al denaro, e di incominciare quella al piacere.
Quando incominciò a viaggiare, fu sorpreso che i grandi capolavori di architettura, pittura e scultura ch'egli aveva pensato gli avrebbero dato tanto piacere, erano libri chiusi per la sua mente, perché le sue facoltà estetiche si erano talmente atrofizzate che non rispondevano più agli stimoli. Allora decise di fare in modo di circondarsi d'amici per il resto della sua vita. Ma le sue facoltà per l'amicizia erano pure scomparse per la mancanza di esercizio. Egli aveva sacrificato le sue amicizie per inseguire il denaro, aveva perduto ogni potere per il godimento, cosicché il suo denaro era solo uno scherno per lui. Egli aveva sacrificato giovinezza, salute, i suoi amici, il suo gusto per la musica, per l'arte, per la letteratura, ed era rimasto come un gran grattacielo distrutto dal fuoco, un vecchio uomo sfinito con del denaro, ma senza il potere di goderlo. Egli aveva denaro ma null'altro.
…….al prossimo ed ultimo articolo su questo argomento

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