Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento
particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare
gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci.
In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso,
l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare
nel nostro tessuto mentale i tracciati della consuetudine
alla gioia. Poiché più che dagli eventi esterni,
la gioia e la tristezza dipendono dalla nostra mente. Nonostante
tutto, al di là del grigiore che così spesso
ci opprime, esiste l'altro polo, quello positivo, senza
il quale il mondo non sarebbe. È sempre possibile
mettersi in sintonia con le eterne cose buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di
G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”,
porti il lettore a far parte di “quel gruppo”
di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro
dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà
o volesse approfondire i contenuti può acquistare
il volume in libreria.
Se un uomo vivesse normalmente, non dovrebbe avere, come
molti hanno, un viso tormentato, inquieto. Non dovrebbe
essere continuamente preoccupato ed ansioso. Non dovrebbe
prendere il suo lavoro tanto seriamente, e non dovrebbe
dare l'impressione che l'intero universo dipenda dal risultato
delle sue azioni.
Non molto tempo fa udii un giovane sacerdote predicare in
modo così serio, così triste, che tutti gli
uditori si sentirono poi melanconici e depressi. Non c'era
nulla di elevante, di incoraggiante, e che stimolasse a
più nobili sforzi. La gente non uscì dalla
chiesa, decisa a tentare un po' più fermamente di
prima a fare qualche cosa di meritevole, ma se n'andò
con una triste espressione dipinta sul viso. Non c'era stato
nulla d'incoraggiante nelle parole del sacerdote; tuttavia
non c'è nulla nella religione vera che sia pessimista,
dolente o tetro. La sua vera essenza è gaiezza, speranza.
La sua missione è di sollevare, incoraggiare, esaltare
e mai di deprimere.
L'uomo ha bisogno di aumentare la fede in se stesso, nella
natura umana, nel suo Dio. Chi non sa ridere ed essere allegro
dovrebbe studiare se stesso. Dovrebbe digiunare e pregare
finché il suo viso s'illumini. Una lieta ricreazione
ha un'efficace influenza sulla nostra abilità, che
è innalzata e moltiplicata. Pare che dal buon umore,
dallo svago, si sprigioni un fluido sottile che penetra
nel nostro essere, inondi tutte le nostre facoltà
mentali, e spazzi via dal cervello e dai muscoli esausti
le scorie e le ceneri. Tutti abbiamo esperimentato quanto
trasformi, ristori, rinnovi, ringiovanisca il sano e buon
divertimento.
Prendetevi il vostro divertimento ogni giorno della vostra
vita. Non rimandate la vostra felicità.
Qualcuno comincia a riconoscere d'aver preso la vita troppo
seriamente. Molti uomini d'affari riconoscono l'inutilità
di lavorare tante ore al giorno: prima pensavano di dover
spendere la maggior parte della giornata nel lavoro; l'intensa
applicazione agli affari era divenuta quasi una religione.
Ma ora essi cominciano ad imparare che sono l'efficienza,
il vigore mentale, la freschezza di niente e di corpo a
fare le cose, e non lunghe ore d'applicazione, e che il
vigore mentale, la freschezza e l'energia che producono
efficiente lavoro, sono impossibili quando il corpo è
spossato ed il cervello affaticato, e che robustezza mentale
significa robustezza fisica; La vita ci è stata data
per godere, non per una lunga, strenua, spossante lotta
nell'arido sforzo di mettere insieme il denaro; guadagnarsi
la vita doveva essere solo un semplice incidente nella più
larga vita di miglioramento, di libertà, di espansione
dell'anima, di ampliamento della mente.
Gli uomini potrebbero ricavare gioia anche dai loro affari,
se solo sapessero come e, liberandosi dagli strapazzi e
dagli stenti, non solo sarebbero più felici, ma sarebbero
anche più prosperi.
È un vero dovere essere allegri e la sua violazione
dovrebbe essere punita con multa e prigionia. Che diritto
abbiamo di andare in mezzo al prossimo con viso dolorante,
tormentato, lacrimoso, e l'aspetto distratto? Che diritto
abbiamo di distribuire i bacilli della depressione, della
tristezza, della disperazione? Un tale può avere
calli, cerotti, ascessi, orzaiuoli, corni acustici, ed una
totale assenza di appetito, ma non deve versare i suoi mali
nell'orecchio di ogni involontario ascoltatore, povera vittima
cui, dopo, sembrerà di aver visitato tutto un ospedale
di "incurabili".
Sorridete e sorridete sempre. Non gemete, non piagnucolate,
non lamentatevi, non brontolate. Dite che vi sentite bene,
allegri, sani, come non mai nella vostra vita. Ridete, ridete
forte. Tenete i vostri fastidi per voi soli! Voi non siete
i soli disgraziati in questo mondo. Smettete di seminare
amarezze e di creare una barriera sociale di nebbia vischiosa
e soffocante. Seminate a piene mani della luce. Nessuno
ci si opporrà. Tutti prenderanno quel che darete
loro.
Le preoccupazioni ci avvicinano alla tomba ma ogni risata
ce ne allontana.
Il fato stesso concede molte cose all'uomo allegro. Poter
scacciare con una risata i propri fastidi, è una
fortuna più grande che possedere le miniere di re
Salomone. Ed è anche una fortuna alla portata di
tutti coloro che hanno il coraggio e la nobiltà d'animo
di tenere i loro visi rivolti alla luce. Una delle lezioni
più difficili della vita è l'imparare che
noi siamo in gran parte il prodotto dei nostri pensieri;
che il nostro ambiente, la nostra educazione, i nostri pensieri
abituali hanno molto più a che fare con i risultati
della nostra vita che l'eredita¬rietà. Molte
persone credono che il cervello non sia suscettibile di
grandi cambiamenti, ma sia limitato, fissato dall'ereditarietà.
Pure vi sono numerosi esempi di persone che hanno completamente
mutato porzioni del loro cervello. Facoltà che erano
deboli dalla nascita o deficienti per mancanza di esercizio,
sono state rinvigorite.
Prendete, per esempio, il coraggio. Chi ora possiede coraggio,
magari da bambino era completamente mancante di questa qualità,
sì da averne minacciata la carriera, ma il coraggio
fu rinforzato mediante una intelligente educazione, cioè
coltivando la fiducia nelle proprie forze, avendo sempre
in mente la suggestione del coraggio e l'esempio di azioni
coraggiose.
È una gran cosa il coltivare l'arte della felicità
in modo da trarre piacere dalle comuni esperienze di ogni
giorno.
L'abitudine della felicità è tanto necessaria
al nostro benes¬sere come l'abitudine del lavoro, dell'onestà,
della probità.
Molte persone infelici sono divenute tali facendo gradatamente
l'abitudine all'infelicità. L'abitudine di compiangere,
di criticare, di trovare a ridire o di brontolare su inezie,
l'abitudine di cercare le ombre, è una delle più
infelici da contrarre, specialmente in gioventù,
poiché in breve la vittima ne diventa schiava. Tutti
gli impulsi si pervertono, finché la tendenza al
pessimismo, al cinismo, diviene cronica.
Qualunque cosa siate chiamati a fare nella vita, mettetevi
in mente che ad ogni costo dovete trarre il maggior possibile
godimento da ogni giorno, che accrescerete la vostra capacità
di godere la vita cercando di vedere il lato sereno e chiaro
di ogni esperienza giornaliera. Decidete risolutamente di
vedere il lato umoristico delle cose. Per quanto duro o
insopportabile vi paia il vostro ambiente, c'è in
esso un lato bello, solo che lo sappiate vedere. La facoltà
di generare allegria anche in sfavorevoli circostanze, vale
più della ricchezza, per un giovane che incominci
la vita. Mettetevi in mente che sarete degli ottimisti,
che non ci sarà nulla di pessimista in voi, che porterete
con voi la vostra serenità ovunque andiate.
Se vivessimo una vita perfettamente normale e naturale,
porteremmo la giovinezza fino alla vecchiaia. E non ci sarebbero
capelli precocemente grigi o segni di vecchiaia nei nostri
volti giovanili.
L'allegria è tanto naturale nel cuore d'un uomo dalla
salute robusta, come la freschezza sulle sue guance; e ovunque
ci sia abituale tristezza, ci deve pur essere aria viziata,
cibo insalubre, lavoro esagerato o errate abitudini di vita.
Possiamo educare talmente la volontà, da far convergere
i pensieri sul lato bello delle cose e su ciò che
eleva l'anima, for¬mando così un'abitudine di
felicità e di bontà che arricchirà
la vita intera. La felicità dovrebbe esser cercata
come un dovere verso gli altri per il bene nostro, e verso
noi stessi per il bene degli altri. La felicità dovrebbe
essere uno scopo importantissimo. Senza una coscienza retta,
una buona condotta, non c'è felicità.
La felicità è il più gran paradosso
della natura. Può crescere in ogni anima, vivere
in ogni condizione. Essa sfida l'ambiente. E viene dall'intimo
nostro; è la rivelazione delle profondità
della vita interiore come la luce e il calore rivelano il
sole da cui irradiano. La felicità non consiste nell'avere,
ma nell'essere; non nel possedere, ma nel godere. È
la calda luce di un cuore in pace con se stesso. L'uomo
è il creatore della propria felicità, aroma
di una vita vissuta in armonia con alti ideali. Per ciò
che un uomo ha, può dipendere da altri; per ciò
che è, dipende da sé solo. Ciò che
ottiene nella vita è solo un acquisto, ciò
che consegue con le proprie forze è accrescimento.
La felicità è la gioia dell'anima nel possesso
dell'intangibile.
Ci curiamo meno di essere felici che di apparirlo.
È dovere di tutti coltivare un carattere felice,
gioioso, un'espressione gentile, il potere di irradiare
benevolenza verso il prossimo. Ciò non solo illuminerà
la vita degli altri, ma l'azione riflessa di tale gentile
sforzo aiuterà pure a sviluppare quella squisita
personalità, quella bellezza di carattere e di equilibrio
dell'anima, quella serenità che è la più
grande ricchezza che si conosca.
Non permettetevi di leggere, di udire o vedere nulla che
produca disarmonia o turbi la pace della vostra mente.
«Trovate al più presto, ciò che potete
far meglio, fatelo con tutta la vostra forza, e abbiate
la certezza di riuscire qualunque ostacolo possiate incontrare.
Coltivate una vena filosofica di pensiero. Se non avete
ciò che vi piacerebbe, apprezzate quel che avete
finché non potrete cambiare il vostro ambiente.
Non sciupate la vostra vitalità odiando la vostra
vita; trovate qualche cosa in essa che vi possa piacere
e vi faccia godere, mentre continuate fermamente a lavorare
per conseguire ciò che desiderate. Siate felici per
qualche cosa, ogni giorno, perché il cervello vive
di abitudine, e non potrete insegnargli improvvisamente
ad essere felice se gli permettete di essere infelice per
degli anni.
Non dovremmo lasciare una triste, buia immagine nella nostra
mente come non lasceremmo un ladro nella nostra casa. Dovremmo
ricordare che certi pensieri sono peggio dei ladri, perché
rubano il nostro benessere, la nostra felicità, la
nostra pace. Questi neri nemici, questi ospiti portatori
di discordia, lasciano le loro cicatrici, le loro macchie
e il loro vischio sul bell'edificio della nostra mente.
È quasi impossibile escluderli, una volta entrati,
ma è relativamente facile tenerli fuori quando impariamo
il segreto per tenerli lontani.
Molte delle abilità naturali sono rese inefficienti
perché uomini e donne non sanno che la disarmonia,
causata dal timore, dalla preoccupazione, dall'egoismo,
dall'odio o dalla gelosia, è distruggitrice di salute,
di felicità e di efficienza. Molti uomini sciupano
più vitalità ed energia mentale in pochi minuti
di irritazione, che nel corso normale dei loro affari durante
parecchi giorni.
L'uomo che è abitualmente triste e cupo, è
tale perché i pensieri corrispondenti predominano
nella sua mente. Con i pensieri opposti egli può
produrre il risultato opposto. La felicità, com'è
provato da secoli di esperienza umana, è semplicemente
la musica di una vita ben ordinata ed ogni volta che voi
offendete una legge del corpo, della mente o dell'anima,
detraete tanto dalla possibilità della felicità,
quanto ogni volta che rompete un organo, distruggete la
possibilità di produrre musica.
Possiamo coltivare l'abitudine di guardare sempre al lato
bello delle cose. Tutti abbiamo il potere di esercitare
la volontà in modo da dirigere i pensieri sopra cose
che pensiamo ci fruttino felicità e miglioramento,
piuttosto che l'opposto.
Se cerchiamo sempre di apparire felici e soddisfatti, che
lo siamo o no, lo sforzo diverrà gradualmente un'abitudine
in noi.
Possiamo farci quest'abitudine alla felicità col
prendere il più possibile dai piccoli piaceri, senza
aspettare le gioie straordinarie.
Non c'è mistero nella felicità, e non è
neppure questione di fortuna, come qualcuno vorrebbe far
credere. Invece è una delle cose più pratiche
del mondo e chi ha imparato ad approfittare di tutte le
piccole benedizioni di ogni giorno, si è impadronito
del suo più gran segreto.
Coltivate dunque la felicità come un'arte o una scienza.
…….al prossimo articolo