NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"La gioia di vivere - Quinta parte"
di Piero Marenco

Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci. In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso, l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare nel nostro tessuto mentale i tracciati della consuetudine alla gioia. Poiché più che dagli eventi esterni, la gioia e la tristezza dipendono dalla nostra mente. Nonostante tutto, al di là del grigiore che così spesso ci opprime, esiste l'altro polo, quello positivo, senza il quale il mondo non sarebbe. È sempre possibile mettersi in sintonia con le eterne cose buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”, porti il lettore a far parte di “quel gruppo” di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse approfondire i contenuti può acquistare il volume in libreria.
Se un uomo vivesse normalmente, non dovrebbe avere, come molti hanno, un viso tormentato, inquieto. Non dovrebbe essere continuamente preoccupato ed ansioso. Non dovrebbe prendere il suo lavoro tanto seriamente, e non dovrebbe dare l'impressione che l'intero universo dipenda dal risultato delle sue azioni.
Non molto tempo fa udii un giovane sacerdote predicare in modo così serio, così triste, che tutti gli uditori si sentirono poi melanconici e depressi. Non c'era nulla di elevante, di incoraggiante, e che stimolasse a più nobili sforzi. La gente non uscì dalla chiesa, decisa a tentare un po' più fermamente di prima a fare qualche cosa di meritevole, ma se n'andò con una triste espressione dipinta sul viso. Non c'era stato nulla d'incoraggiante nelle parole del sacerdote; tuttavia non c'è nulla nella religione vera che sia pessimista, dolente o tetro. La sua vera essenza è gaiezza, speranza. La sua missione è di sollevare, incoraggiare, esaltare e mai di deprimere.
L'uomo ha bisogno di aumentare la fede in se stesso, nella natura umana, nel suo Dio. Chi non sa ridere ed essere allegro dovrebbe studiare se stesso. Dovrebbe digiunare e pregare finché il suo viso s'illumini. Una lieta ricreazione ha un'efficace influenza sulla nostra abilità, che è innalzata e moltiplicata. Pare che dal buon umore, dallo svago, si sprigioni un fluido sottile che penetra nel nostro essere, inondi tutte le nostre facoltà mentali, e spazzi via dal cervello e dai muscoli esausti le scorie e le ceneri. Tutti abbiamo esperimentato quanto trasformi, ristori, rinnovi, ringiovanisca il sano e buon divertimento.
Prendetevi il vostro divertimento ogni giorno della vostra vita. Non rimandate la vostra felicità.
Qualcuno comincia a riconoscere d'aver preso la vita troppo seriamente. Molti uomini d'affari riconoscono l'inutilità di lavorare tante ore al giorno: prima pensavano di dover spendere la maggior parte della giornata nel lavoro; l'intensa applicazione agli affari era divenuta quasi una religione. Ma ora essi cominciano ad imparare che sono l'efficienza, il vigore mentale, la freschezza di niente e di corpo a fare le cose, e non lunghe ore d'applicazione, e che il vigore mentale, la freschezza e l'energia che producono efficiente lavoro, sono impossibili quando il corpo è spossato ed il cervello affaticato, e che robustezza mentale significa robustezza fisica; La vita ci è stata data per godere, non per una lunga, strenua, spossante lotta nell'arido sforzo di mettere insieme il denaro; guadagnarsi la vita doveva essere solo un semplice incidente nella più larga vita di miglioramento, di libertà, di espansione dell'anima, di ampliamento della mente.
Gli uomini potrebbero ricavare gioia anche dai loro affari, se solo sapessero come e, liberandosi dagli strapazzi e dagli stenti, non solo sarebbero più felici, ma sarebbero anche più prosperi.
È un vero dovere essere allegri e la sua violazione dovrebbe essere punita con multa e prigionia. Che diritto abbiamo di andare in mezzo al prossimo con viso dolorante, tormentato, lacrimoso, e l'aspetto distratto? Che diritto abbiamo di distribuire i bacilli della depressione, della tristezza, della disperazione? Un tale può avere calli, cerotti, ascessi, orzaiuoli, corni acustici, ed una totale assenza di appetito, ma non deve versare i suoi mali nell'orecchio di ogni involontario ascoltatore, povera vittima cui, dopo, sembrerà di aver visitato tutto un ospedale di "incurabili".
Sorridete e sorridete sempre. Non gemete, non piagnucolate, non lamentatevi, non brontolate. Dite che vi sentite bene, allegri, sani, come non mai nella vostra vita. Ridete, ridete forte. Tenete i vostri fastidi per voi soli! Voi non siete i soli disgraziati in questo mondo. Smettete di seminare amarezze e di creare una barriera sociale di nebbia vischiosa e soffocante. Seminate a piene mani della luce. Nessuno ci si opporrà. Tutti prenderanno quel che darete loro.
Le preoccupazioni ci avvicinano alla tomba ma ogni risata ce ne allontana.
Il fato stesso concede molte cose all'uomo allegro. Poter scacciare con una risata i propri fastidi, è una fortuna più grande che possedere le miniere di re Salomone. Ed è anche una fortuna alla portata di tutti coloro che hanno il coraggio e la nobiltà d'animo di tenere i loro visi rivolti alla luce. Una delle lezioni più difficili della vita è l'imparare che noi siamo in gran parte il prodotto dei nostri pensieri; che il nostro ambiente, la nostra educazione, i nostri pensieri abituali hanno molto più a che fare con i risultati della nostra vita che l'eredita¬rietà. Molte persone credono che il cervello non sia suscettibile di grandi cambiamenti, ma sia limitato, fissato dall'ereditarietà. Pure vi sono numerosi esempi di persone che hanno completamente mutato porzioni del loro cervello. Facoltà che erano deboli dalla nascita o deficienti per mancanza di esercizio, sono state rinvigorite.
Prendete, per esempio, il coraggio. Chi ora possiede coraggio, magari da bambino era completamente mancante di questa qualità, sì da averne minacciata la carriera, ma il coraggio fu rinforzato mediante una intelligente educazione, cioè coltivando la fiducia nelle proprie forze, avendo sempre in mente la suggestione del coraggio e l'esempio di azioni coraggiose.
È una gran cosa il coltivare l'arte della felicità in modo da trarre piacere dalle comuni esperienze di ogni giorno.
L'abitudine della felicità è tanto necessaria al nostro benes¬sere come l'abitudine del lavoro, dell'onestà, della probità.
Molte persone infelici sono divenute tali facendo gradatamente l'abitudine all'infelicità. L'abitudine di compiangere, di criticare, di trovare a ridire o di brontolare su inezie, l'abitudine di cercare le ombre, è una delle più infelici da contrarre, specialmente in gioventù, poiché in breve la vittima ne diventa schiava. Tutti gli impulsi si pervertono, finché la tendenza al pessimismo, al cinismo, diviene cronica.
Qualunque cosa siate chiamati a fare nella vita, mettetevi in mente che ad ogni costo dovete trarre il maggior possibile godimento da ogni giorno, che accrescerete la vostra capacità di godere la vita cercando di vedere il lato sereno e chiaro di ogni esperienza giornaliera. Decidete risolutamente di vedere il lato umoristico delle cose. Per quanto duro o insopportabile vi paia il vostro ambiente, c'è in esso un lato bello, solo che lo sappiate vedere. La facoltà di generare allegria anche in sfavorevoli circostanze, vale più della ricchezza, per un giovane che incominci la vita. Mettetevi in mente che sarete degli ottimisti, che non ci sarà nulla di pessimista in voi, che porterete con voi la vostra serenità ovunque andiate.
Se vivessimo una vita perfettamente normale e naturale, porteremmo la giovinezza fino alla vecchiaia. E non ci sarebbero capelli precocemente grigi o segni di vecchiaia nei nostri volti giovanili.
L'allegria è tanto naturale nel cuore d'un uomo dalla salute robusta, come la freschezza sulle sue guance; e ovunque ci sia abituale tristezza, ci deve pur essere aria viziata, cibo insalubre, lavoro esagerato o errate abitudini di vita.
Possiamo educare talmente la volontà, da far convergere i pensieri sul lato bello delle cose e su ciò che eleva l'anima, for¬mando così un'abitudine di felicità e di bontà che arricchirà la vita intera. La felicità dovrebbe esser cercata come un dovere verso gli altri per il bene nostro, e verso noi stessi per il bene degli altri. La felicità dovrebbe essere uno scopo importantissimo. Senza una coscienza retta, una buona condotta, non c'è felicità.
La felicità è il più gran paradosso della natura. Può crescere in ogni anima, vivere in ogni condizione. Essa sfida l'ambiente. E viene dall'intimo nostro; è la rivelazione delle profondità della vita interiore come la luce e il calore rivelano il sole da cui irradiano. La felicità non consiste nell'avere, ma nell'essere; non nel possedere, ma nel godere. È la calda luce di un cuore in pace con se stesso. L'uomo è il creatore della propria felicità, aroma di una vita vissuta in armonia con alti ideali. Per ciò che un uomo ha, può dipendere da altri; per ciò che è, dipende da sé solo. Ciò che ottiene nella vita è solo un acquisto, ciò che consegue con le proprie forze è accrescimento. La felicità è la gioia dell'anima nel possesso dell'intangibile.
Ci curiamo meno di essere felici che di apparirlo.
È dovere di tutti coltivare un carattere felice, gioioso, un'espressione gentile, il potere di irradiare benevolenza verso il prossimo. Ciò non solo illuminerà la vita degli altri, ma l'azione riflessa di tale gentile sforzo aiuterà pure a sviluppare quella squisita personalità, quella bellezza di carattere e di equilibrio dell'anima, quella serenità che è la più grande ricchezza che si conosca.
Non permettetevi di leggere, di udire o vedere nulla che produca disarmonia o turbi la pace della vostra mente.
«Trovate al più presto, ciò che potete far meglio, fatelo con tutta la vostra forza, e abbiate la certezza di riuscire qualunque ostacolo possiate incontrare. Coltivate una vena filosofica di pensiero. Se non avete ciò che vi piacerebbe, apprezzate quel che avete finché non potrete cambiare il vostro ambiente.
Non sciupate la vostra vitalità odiando la vostra vita; trovate qualche cosa in essa che vi possa piacere e vi faccia godere, mentre continuate fermamente a lavorare per conseguire ciò che desiderate. Siate felici per qualche cosa, ogni giorno, perché il cervello vive di abitudine, e non potrete insegnargli improvvisamente ad essere felice se gli permettete di essere infelice per degli anni.
Non dovremmo lasciare una triste, buia immagine nella nostra mente come non lasceremmo un ladro nella nostra casa. Dovremmo ricordare che certi pensieri sono peggio dei ladri, perché rubano il nostro benessere, la nostra felicità, la nostra pace. Questi neri nemici, questi ospiti portatori di discordia, lasciano le loro cicatrici, le loro macchie e il loro vischio sul bell'edificio della nostra mente. È quasi impossibile escluderli, una volta entrati, ma è relativamente facile tenerli fuori quando impariamo il segreto per tenerli lontani.
Molte delle abilità naturali sono rese inefficienti perché uomini e donne non sanno che la disarmonia, causata dal timore, dalla preoccupazione, dall'egoismo, dall'odio o dalla gelosia, è distruggitrice di salute, di felicità e di efficienza. Molti uomini sciupano più vitalità ed energia mentale in pochi minuti di irritazione, che nel corso normale dei loro affari durante parecchi giorni.
L'uomo che è abitualmente triste e cupo, è tale perché i pensieri corrispondenti predominano nella sua mente. Con i pensieri opposti egli può produrre il risultato opposto. La felicità, com'è provato da secoli di esperienza umana, è semplicemente la musica di una vita ben ordinata ed ogni volta che voi offendete una legge del corpo, della mente o dell'anima, detraete tanto dalla possibilità della felicità, quanto ogni volta che rompete un organo, distruggete la possibilità di produrre musica.
Possiamo coltivare l'abitudine di guardare sempre al lato bello delle cose. Tutti abbiamo il potere di esercitare la volontà in modo da dirigere i pensieri sopra cose che pensiamo ci fruttino felicità e miglioramento, piuttosto che l'opposto.
Se cerchiamo sempre di apparire felici e soddisfatti, che lo siamo o no, lo sforzo diverrà gradualmente un'abitudine in noi.
Possiamo farci quest'abitudine alla felicità col prendere il più possibile dai piccoli piaceri, senza aspettare le gioie straordinarie.
Non c'è mistero nella felicità, e non è neppure questione di fortuna, come qualcuno vorrebbe far credere. Invece è una delle cose più pratiche del mondo e chi ha imparato ad approfittare di tutte le piccole benedizioni di ogni giorno, si è impadronito del suo più gran segreto.
Coltivate dunque la felicità come un'arte o una scienza.
…….al prossimo articolo

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