Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento
particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare
gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci.
In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso,
l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare
nel nostro tessuto mentale i trac¬ciati della consuetudine
alla gioia. Poiché più che dagli eventi ester¬ni,
la gioia e la tristezza dipendo¬no dalla nostra mente.
Nonostante tutto, al di là del gri¬giore che
così spesso ci opprime, esiste l'altro polo, quello
positivo, senza il quale il mondo non sareb¬be. È
sempre possibile mettersi in sintonia con le eterne cose
buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di
G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”,
porti il lettore a far parte di “quel gruppo”
di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro
dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà
o volesse approfondire i contenuti può acquistare
il volume in libreria.
Considerate ogni giorno, poiché esso è Vita,
vera Vita della Vita. Nel suo corso fugace, questo giorno
racchiude tutte le varietà, tutte le realtà
della vostra esistenza: la felicità, la gloria dell'azione,
lo splendore della bellezza. Poiché Ieri non è
che un sogno, e Domani non è che una visione. Ma
l'Oggi, bene vissuto, dovete fare d'ogni giorno trascorso
un sogno di felicità, dovete fare d'ogni giorno futuro
una visione di speranza. Perciò considerate questo
giorno come il saluto dell'Alba.
Oliver Wendell Holmes, in età avanzata, rese noto
il suo debito di gratitudine verso la governante della sua
fanciullezza, che gli insegnò ad ignorare gli spiacevoli
incidenti. Se egli si sbucciava il calcagno o si graffiava
il ginocchio, o picchiava il naso, la gover¬nante non
permetteva mai alla sua mente di fermarsi sul male tem¬poraneo,
ma attirava la sua attenzione su qualche piacevole oggetto,
su qualche storia attraente, o su qualche ricordo gradito.
A lei, egli diceva, era largamente debitore della serenità
della sua lunga vita. È una lezione facilmente imparata
nella fanciullezza, ma raramente nella media età,
e mai nella vecchiaia.
Si dovrebbe insegnare al bambino come neutralizzare tutti
i nemici della sua felicità, la paura, la preoccupazione,
l'ansietà, la gelosia, l'invidia, l'egoismo. Gli
si dovrebbe insegnare che nulla cambierà così
presto un carattere amorevole in uno odioso, un carattere
dolce in uno aspro, come l'abitudine di ospitare pensieri
di odio, di vendetta, d'invidia; ch'egli non svilupperà
disposizioni amabili finché avrà pensieri
non generosi.
I futuri istruttori sapranno come insegnare la scienza della
for¬mazione della mente, come prevenire e correggere
le debolezze, le fissazioni; come trasformare in forza la
debolezza ed eliminare gli ostacoli che ora intralciano
tante vite.
Non c'è certamente nulla di più necessario
dell'educare gli individui, specialmente i bambini, nell'arte
della felicità, l'arte che ogni essere umano “cerca”
di mettere in pratica.
È facile dirigere la mente di un bambino verso la
felicità, inse¬gnargli a guardare verso il lato
luminoso della vita, così come è facile guidarlo
verso il lato oscuro e tetro di essa.
Verrà il tempo in cui l'uomo sarà educato,
dalla culla fino alla tomba, all'abitudine della felicità.
La sua mente ci si abituerà tanto, che la felicità
gli sarà naturale come il respiro. Essa non sarà
considerata come un fine marginale della vita, ma come uno
dei suoi scopi più grandi. In avvenire si insegnerà
al fanciullo che la sua efficienza, la sua riuscita nella
vita, la sua longevità, la sua influenza, il suo
potere nel mondo, dipenderanno principalmente dalla sua
felicità, dalla sua armonia mentale.
I bambini dovrebbero essere tenuti estranei alle ansietà,
alla riflessione ed agli umori imposti e riflessi. Le loro
vite dovrebbero essere leggere, luminose, vivaci, gaie e
piene di gioia. Essi dovreb¬bero essere incoraggiati
a ridere e a giocare a loro piacimento. Il lato serio della
vita verrà fin troppo presto; facciamo il possibile
per prolungare l'infanzia. Vediamo visi tristi e malinconici
dapper¬tutto, senza tracce di gioia, segnati da un precoce
invecchiamento. La giovinezza deve continuare avanti con
gli anni, o questi saranno aridi, secchi, sterili. Sono
i succhi della giovinezza, la gioia e la leti¬zia portate
attraverso gli anni laboriosi, che rendono la vecchiaia
tollerabile. Un eminente scrittore dice: “I bambini
senza allegria non riusciranno mai troppo bene. Gli alberi
senza gemme non frut¬teranno mai”.
II gioco è necessario allo sviluppo perfetto del
bambino come la luce del sole allo sviluppo perfetto di
una pianta. L'infanzia che non ha gemme e fiori, o solo
uno sviluppo parziale dei suoi petali, non darà altro
che frutti imperfetti e contorti. La necessità del
gioco proprio al principio dello sviluppo di un bambino,
è dimostrata dal fatto che l'istinto del gioco è
foltissimo in ogni giovane vita, com¬preso tutto il
regno animale.
Dappertutto vediamo uomini e donne scontenti e infelici
per¬ché non ci fu gioco nella loro infanzia,
e quando la giovane creta si è indurita, non si adatta
più ad un recipiente più largo.
Ci può essere qualche cosa di più incongruo
in questa bella e gaia terra, dell'immagine di un bimbo
preoccupato, un bimbo dal viso triste, un bocciolo umano
distrutto prima di avere l'occasione di aprire i suoi petali
e di sprigionare la sua bellezza e la sua fragranza?
L'infanzia deve essere radiosa. Le nubi non le appartengono.
Gioia, bellezza, esuberanza, entusiasmo, vivacità,
appartengono alla fanciullezza. Un bambino triste, preoccupato,
un bambino senza fanciullezza, è una disgrazia per
la civiltà.
Lasciate che i bambini diano sfogo a tutto ciò che
è gioioso e felice nella loro natura, ed essi sbocceranno
in validi uomini e valide donne invece che in pacati, oppressi,
tristi e malinconici individui. La spontaneità, la
vivacità, l'effervescenza degli spiriti, valgono
quanto ogni altro mezzo di educazione. I bambini che sono
incoraggiati ad esprimere il loro istinto del divertimento,
saranno i migliori uomini d'affari, i migliori professionisti,
i migliori uomini e donne in qualsiasi carriera della vita.
Essi riusciranno meglio ed avranno migliore influenza nel
mondo di quelli che sono stati oppressi.
Molti pensano che non sia dignitoso dare sfogo al proprio
istinto di divertimento, che si debba essere pensierosi,
sobri di mente, molto dignitosi, se si vuole avere autorità
nel mondo e non essere considerati leggeri e frivoli.
Se a tutti i bambini s'insegnasse la filosofia della gioia,
ci sarebbero relativamente poche infelicità, malattie
o delitti. Pare che si pensi sia molto necessario abituare
la mente a principi di affari, a esercitare certe facoltà
nel fare speciali cose, ma che non sia necessario esercitare
le facoltà gioiose.
Eppure non c'è educazione più necessaria al
bambino che la formazione dell'abitudine alla letizia. Questo
dovrebbe esser rite¬nuto il primo elemento della preparazione
alla vita: volgere la mente verso la luce, sviluppando ogni
possibilità della facoltà dell'allegria.
Che disgrazia per il mondo se la ricchezza potesse produrre
la felicità che molti credono possa produrre! Se
la ricchezza fosse una cosa essenziale, se un uomo dovesse
essere ricco per essere felice, l'agiato sarebbe sempre
felice, ed il povero infelice.
Ma le ricchezze non fanno l'uomo felice o benedetto. Il
denaro, per far felice un uomo, deve servire alla parte
più alta del suo animo, allo sviluppo del buono in
lui o in altri, e non soddisfare ciò che rivela in
lui l'animale. La ricchezza, nelle mani degli igno¬ranti,
di chi ha gusti rozzi e bassi ideali, non contribuisce alla
vera felicità. Le qualità brute respingono
la felicità. Nessuno può essere realmente
felice se non ha un alto ideale ed un alto scopo nella vita.
Molte persone sono ingannate dall'idea che la felicità
consista nel soddisfacimento dei propri desideri. Esse non
sanno che “il desiderio è insaziabile come
l'oceano, e strepita più forte quanto più
è soddisfatto”. “Non c'è sazietà
di ricchezze “ disse un filo¬sofo romano; una
delle più grandi delusioni delle persone ricche è
il vedere che non sono state capaci di procurarsi la felicità
con le loro ricchezze. Chi cerca la felicità nel
denaro è come un uomo che cer¬chi la salvezza
su un fluttuante pezzo di ghiaccio che galleggia in balia
dell'onda certamente verso l'alto mare. Ciò che il
denaro soddisfa solo una piccola parte di un essere immortale.
Egli non può nutrirsi di solo pane.
Noi tutti conosciamo persone che non hanno mai accumulato
ricchezze, ma che hanno edificato un magnifico baluardo
dì carat¬tere, una superba personalità;
che non hanno mai guadagnato milioni, ma sono divenuti milionari
di carattere, hanno accumulato inaudite ricchezze in amicizie
inestimabili e sono state accolte come in un santuario in
molti cuori affezionati.
Esse non sono ricche di denaro, ma ricche di qualcosa di
più degno che la ricchezza non può comprare.
Esse hanno arricchito centinaia di altre vite col loro incoraggiamento,
la loro ispirazione, la loro nobilitante influenza.
Esser ricchi di denaro e poveri in ogni altra cosa, è
essere veramente poveri.
La maggior parte delle persone esagera il valore della ric¬chezza
materiale. Essa non è paragonabile al valore di una
mente soddisfatta, di una raffinata, lieta personalità.
Se vi sono tante cose desiderabili nella ricchezza, essa
è pure piena di tentazioni, specialmente per i caratteri
deboli, superficiali, vani. La ricchezza porta con sé
molti nemici che tentano di farci fare tante cose con¬trarie
al nostro miglior interesse, e che deteriorano la nostra
salute e demoralizzano il nostro carattere.
Emerson dice: “Se possedete terreni, i terreni possiedono
voi“. La proprietà significa sempre assorbimento
di tempo e di energia. L'accrescimento della ricchezza porta
sempre con sé molti nuovi obblighi, tenta ad indulgere
nell'agiatezza, nella “bella vita“ in ogni sorta
di piaceri, nel soddisfacimento dei sensi e dei desideri.
La gran ricchezza è nemica della vita semplice, e
noi siamo costituiti in modo che una vita complessa non
è favorevole al nostro benessere o alla nostra più
grande felicità.
Una delle peggiori idee in circolazione è quella
che la vera felicità sia in cose materiali invece
che in una speciale condizione di mente. Nella nostra ignoranza,
noi roviniamo la nostra capacità di una felicità
vera, nel cercare le cose materiali che crediamo risolvano
i nostri problemi e ci rendano felici. Più si ha,
più si vor¬rebbe avere. Invece di colmare un
vuoto, se ne fa uno nuovo. Una grossa somma in banca non
può mai far felice un uomo. È la mente che
arricchisce il corpo. Per quanto denaro o terreno uno possegga,
se ha un cuore povero non può essere felice.
È impossibile per l'egoista gustare la più
alta felicità, come per il cieco apprezzare le bellezze
di un tramonto.
Un uomo non potrà mai ottenere una completa, persistente
felicità, finché non entra nella corrente
diretta al Ciclo, a Dio, poi¬ché tutto, nella
vita materiale, è transitorio e mutevole. Non c'è
nulla di permanente, nulla di persistente in ciò
che possono dare le cose materiali.
Questa è la vera arte di vivere nell'oggi.
…….al prossimo articolo