NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"La gioia di vivere - Terza parte"
di Piero Marenco

Carissimi lettori, affrontiamo questa volta un argomento particolare, ma che in questi ultimi anni ha visto allontanare gli esseri umani da principi semplici ma reali ed efficaci. In un mondo illuminato sempre meno dalla luce del sorriso, l’argomento che tratterrò ci mostra come riattivare nel nostro tessuto mentale i trac¬ciati della consuetudine alla gioia. Poiché più che dagli eventi ester¬ni, la gioia e la tristezza dipendo¬no dalla nostra mente. Nonostante tutto, al di là del gri¬giore che così spesso ci opprime, esiste l'altro polo, quello positivo, senza il quale il mondo non sareb¬be. È sempre possibile mettersi in sintonia con le eterne cose buone della Vita.
Mi auguro che la lettura di questi articoli del libro di G.S.Marden dal titolo “La gioia di vivere”, porti il lettore a far parte di “quel gruppo” di chi nel mondo cerca di vivere in armonia con l’infinito.
I testi che seguono sono un piccolo riassunto del libro dell’autore, chi fosse incuriosito da quanto leggerà o volesse approfondire i contenuti può acquistare il volume in libreria.
Considerate ogni giorno, poiché esso è Vita, vera Vita della Vita. Nel suo corso fugace, questo giorno racchiude tutte le varietà, tutte le realtà della vostra esistenza: la felicità, la gloria dell'azione, lo splendore della bellezza. Poiché Ieri non è che un sogno, e Domani non è che una visione. Ma l'Oggi, bene vissuto, dovete fare d'ogni giorno trascorso un sogno di felicità, dovete fare d'ogni giorno futuro una visione di speranza. Perciò considerate questo giorno come il saluto dell'Alba.
Oliver Wendell Holmes, in età avanzata, rese noto il suo debito di gratitudine verso la governante della sua fanciullezza, che gli insegnò ad ignorare gli spiacevoli incidenti. Se egli si sbucciava il calcagno o si graffiava il ginocchio, o picchiava il naso, la gover¬nante non permetteva mai alla sua mente di fermarsi sul male tem¬poraneo, ma attirava la sua attenzione su qualche piacevole oggetto, su qualche storia attraente, o su qualche ricordo gradito. A lei, egli diceva, era largamente debitore della serenità della sua lunga vita. È una lezione facilmente imparata nella fanciullezza, ma raramente nella media età, e mai nella vecchiaia.
Si dovrebbe insegnare al bambino come neutralizzare tutti i nemici della sua felicità, la paura, la preoccupazione, l'ansietà, la gelosia, l'invidia, l'egoismo. Gli si dovrebbe insegnare che nulla cambierà così presto un carattere amorevole in uno odioso, un carattere dolce in uno aspro, come l'abitudine di ospitare pensieri di odio, di vendetta, d'invidia; ch'egli non svilupperà disposizioni amabili finché avrà pensieri non generosi.
I futuri istruttori sapranno come insegnare la scienza della for¬mazione della mente, come prevenire e correggere le debolezze, le fissazioni; come trasformare in forza la debolezza ed eliminare gli ostacoli che ora intralciano tante vite.
Non c'è certamente nulla di più necessario dell'educare gli individui, specialmente i bambini, nell'arte della felicità, l'arte che ogni essere umano “cerca” di mettere in pratica.
È facile dirigere la mente di un bambino verso la felicità, inse¬gnargli a guardare verso il lato luminoso della vita, così come è facile guidarlo verso il lato oscuro e tetro di essa.
Verrà il tempo in cui l'uomo sarà educato, dalla culla fino alla tomba, all'abitudine della felicità. La sua mente ci si abituerà tanto, che la felicità gli sarà naturale come il respiro. Essa non sarà considerata come un fine marginale della vita, ma come uno dei suoi scopi più grandi. In avvenire si insegnerà al fanciullo che la sua efficienza, la sua riuscita nella vita, la sua longevità, la sua influenza, il suo potere nel mondo, dipenderanno principalmente dalla sua felicità, dalla sua armonia mentale.
I bambini dovrebbero essere tenuti estranei alle ansietà, alla riflessione ed agli umori imposti e riflessi. Le loro vite dovrebbero essere leggere, luminose, vivaci, gaie e piene di gioia. Essi dovreb¬bero essere incoraggiati a ridere e a giocare a loro piacimento. Il lato serio della vita verrà fin troppo presto; facciamo il possibile per prolungare l'infanzia. Vediamo visi tristi e malinconici dapper¬tutto, senza tracce di gioia, segnati da un precoce invecchiamento. La giovinezza deve continuare avanti con gli anni, o questi saranno aridi, secchi, sterili. Sono i succhi della giovinezza, la gioia e la leti¬zia portate attraverso gli anni laboriosi, che rendono la vecchiaia tollerabile. Un eminente scrittore dice: “I bambini senza allegria non riusciranno mai troppo bene. Gli alberi senza gemme non frut¬teranno mai”.
II gioco è necessario allo sviluppo perfetto del bambino come la luce del sole allo sviluppo perfetto di una pianta. L'infanzia che non ha gemme e fiori, o solo uno sviluppo parziale dei suoi petali, non darà altro che frutti imperfetti e contorti. La necessità del gioco proprio al principio dello sviluppo di un bambino, è dimostrata dal fatto che l'istinto del gioco è foltissimo in ogni giovane vita, com¬preso tutto il regno animale.
Dappertutto vediamo uomini e donne scontenti e infelici per¬ché non ci fu gioco nella loro infanzia, e quando la giovane creta si è indurita, non si adatta più ad un recipiente più largo.
Ci può essere qualche cosa di più incongruo in questa bella e gaia terra, dell'immagine di un bimbo preoccupato, un bimbo dal viso triste, un bocciolo umano distrutto prima di avere l'occasione di aprire i suoi petali e di sprigionare la sua bellezza e la sua fragranza?
L'infanzia deve essere radiosa. Le nubi non le appartengono. Gioia, bellezza, esuberanza, entusiasmo, vivacità, appartengono alla fanciullezza. Un bambino triste, preoccupato, un bambino senza fanciullezza, è una disgrazia per la civiltà.
Lasciate che i bambini diano sfogo a tutto ciò che è gioioso e felice nella loro natura, ed essi sbocceranno in validi uomini e valide donne invece che in pacati, oppressi, tristi e malinconici individui. La spontaneità, la vivacità, l'effervescenza degli spiriti, valgono quanto ogni altro mezzo di educazione. I bambini che sono incoraggiati ad esprimere il loro istinto del divertimento, saranno i migliori uomini d'affari, i migliori professionisti, i migliori uomini e donne in qualsiasi carriera della vita. Essi riusciranno meglio ed avranno migliore influenza nel mondo di quelli che sono stati oppressi.
Molti pensano che non sia dignitoso dare sfogo al proprio istinto di divertimento, che si debba essere pensierosi, sobri di mente, molto dignitosi, se si vuole avere autorità nel mondo e non essere considerati leggeri e frivoli.
Se a tutti i bambini s'insegnasse la filosofia della gioia, ci sarebbero relativamente poche infelicità, malattie o delitti. Pare che si pensi sia molto necessario abituare la mente a principi di affari, a esercitare certe facoltà nel fare speciali cose, ma che non sia necessario esercitare le facoltà gioiose.
Eppure non c'è educazione più necessaria al bambino che la formazione dell'abitudine alla letizia. Questo dovrebbe esser rite¬nuto il primo elemento della preparazione alla vita: volgere la mente verso la luce, sviluppando ogni possibilità della facoltà dell'allegria.
Che disgrazia per il mondo se la ricchezza potesse produrre la felicità che molti credono possa produrre! Se la ricchezza fosse una cosa essenziale, se un uomo dovesse essere ricco per essere felice, l'agiato sarebbe sempre felice, ed il povero infelice.
Ma le ricchezze non fanno l'uomo felice o benedetto. Il denaro, per far felice un uomo, deve servire alla parte più alta del suo animo, allo sviluppo del buono in lui o in altri, e non soddisfare ciò che rivela in lui l'animale. La ricchezza, nelle mani degli igno¬ranti, di chi ha gusti rozzi e bassi ideali, non contribuisce alla vera felicità. Le qualità brute respingono la felicità. Nessuno può essere realmente felice se non ha un alto ideale ed un alto scopo nella vita.
Molte persone sono ingannate dall'idea che la felicità consista nel soddisfacimento dei propri desideri. Esse non sanno che “il desiderio è insaziabile come l'oceano, e strepita più forte quanto più è soddisfatto”. “Non c'è sazietà di ricchezze “ disse un filo¬sofo romano; una delle più grandi delusioni delle persone ricche è il vedere che non sono state capaci di procurarsi la felicità con le loro ricchezze. Chi cerca la felicità nel denaro è come un uomo che cer¬chi la salvezza su un fluttuante pezzo di ghiaccio che galleggia in balia dell'onda certamente verso l'alto mare. Ciò che il denaro soddisfa solo una piccola parte di un essere immortale. Egli non può nutrirsi di solo pane.
Noi tutti conosciamo persone che non hanno mai accumulato ricchezze, ma che hanno edificato un magnifico baluardo dì carat¬tere, una superba personalità; che non hanno mai guadagnato milioni, ma sono divenuti milionari di carattere, hanno accumulato inaudite ricchezze in amicizie inestimabili e sono state accolte come in un santuario in molti cuori affezionati.
Esse non sono ricche di denaro, ma ricche di qualcosa di più degno che la ricchezza non può comprare. Esse hanno arricchito centinaia di altre vite col loro incoraggiamento, la loro ispirazione, la loro nobilitante influenza.
Esser ricchi di denaro e poveri in ogni altra cosa, è essere veramente poveri.
La maggior parte delle persone esagera il valore della ric¬chezza materiale. Essa non è paragonabile al valore di una mente soddisfatta, di una raffinata, lieta personalità. Se vi sono tante cose desiderabili nella ricchezza, essa è pure piena di tentazioni, specialmente per i caratteri deboli, superficiali, vani. La ricchezza porta con sé molti nemici che tentano di farci fare tante cose con¬trarie al nostro miglior interesse, e che deteriorano la nostra salute e demoralizzano il nostro carattere.
Emerson dice: “Se possedete terreni, i terreni possiedono voi“. La proprietà significa sempre assorbimento di tempo e di energia. L'accrescimento della ricchezza porta sempre con sé molti nuovi obblighi, tenta ad indulgere nell'agiatezza, nella “bella vita“ in ogni sorta di piaceri, nel soddisfacimento dei sensi e dei desideri. La gran ricchezza è nemica della vita semplice, e noi siamo costituiti in modo che una vita complessa non è favorevole al nostro benessere o alla nostra più grande felicità.
Una delle peggiori idee in circolazione è quella che la vera felicità sia in cose materiali invece che in una speciale condizione di mente. Nella nostra ignoranza, noi roviniamo la nostra capacità di una felicità vera, nel cercare le cose materiali che crediamo risolvano i nostri problemi e ci rendano felici. Più si ha, più si vor¬rebbe avere. Invece di colmare un vuoto, se ne fa uno nuovo. Una grossa somma in banca non può mai far felice un uomo. È la mente che arricchisce il corpo. Per quanto denaro o terreno uno possegga, se ha un cuore povero non può essere felice.
È impossibile per l'egoista gustare la più alta felicità, come per il cieco apprezzare le bellezze di un tramonto.
Un uomo non potrà mai ottenere una completa, persistente felicità, finché non entra nella corrente diretta al Ciclo, a Dio, poi¬ché tutto, nella vita materiale, è transitorio e mutevole. Non c'è nulla di permanente, nulla di persistente in ciò che possono dare le cose materiali.
Questa è la vera arte di vivere nell'oggi.
…….al prossimo articolo

 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net