NON SOLO PLEIN AIR - ARGOMENTI SUI QUALI RIFLETTERE
"Integratori alimentari - Terza parte"
di Piero Marenco


Nel precedente articolo ho illustrato la funzione, l'utilizzo e la reperibilità di alcuni importanti integratori alimentari come la "Colina", le vitamine del gruppo "B", l'importanza dei bioflavonoidi, la vitamina "K" a seguire, troverete altri importanti integratori alimentari per la nostra nutrizione.

INTEGRATORI DI VITAMINA "C"
Cinorrodonti, Actinidia, Acerola
La vitamina C è stata identificata chimicamente come acido ascorbico circa cinquant'anni fa, ma già oltre un secolo prima era stata osservata la presenza di una sostanza antiscorbutica nel succo di arancia e di limone.
La vitamina C ha delle funzioni biochimiche estremamente ricche e complesse e rappresenta il più attivo agente riducente presente nei tessuti viventi. Nell'organismo umano, uno dei tessuti più ricchi di vitamina C è lo strato corticale delle ghiandole surrenali: ogni stimolazione della corteccia surrenalica provocata da stress, processi tossici e/o infettivi induce una brusca scomparsa di questa vitamina che viene rapidamente consumata; questa reazione ha alimentato il sospetto che la vitamina C abbia una parte importante nella risposta dell'organismo allo stress. Anche negli altri tessuti ad intensa attività metabolica, la concentrazione di acido ascorbico è alta. La vitamina C migliora l'assorbimento intestinale del ferro, inibisce la formazione delle nitrosamine (cancerogene) dai nitriti contenuti negli alimenti (salami, prosciutti, mortadelle, wurstel, carne in scatola), accelera il tono generale dell'organismo, abbassa il tasso di colesterolo sanguigno, stimola la risposta immunitaria contro le infezioni da batteri o virus, ha un effetto di risparmio su molte vitamine, garantisce l'integrità dei globuli rossi ed è indispensabile per la salute del collagene, la sostanza cementante intercellulare che "tiene insieme" tutte le cellule del nostro corpo.
Poiché la vitamina C è una sostanza facilmente alterabile (calore, ossigeno dell'aria), non sono infrequenti forme latenti di ipovitaminosi, legate soprattutto al tipo di alimentazione, povera di frutta e verdura fresca.
La carenza di vitamina C si segnala con debolezza fisica, inappetenza, irritabilità, diminuzione della resistenza alle malattie infettive (in modo particolare nei bambini), ritardi dei processi di cicatrizzazione, raffreddori frequenti, dolori alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli, disturbi digestivi, emorragie cutanee, anemia, alterazioni delle mucose.
La somministrazione di supplementi di vitamina C all'inizio della stagione invernale è utile per prevenire le malattie da raffreddamento (raffreddori, influenze, ecc.).
Un insufficiente apporto di acido ascorbico (e bioflavonoidi) indebolisce le pareti dei capillari che hanno in questa sostanza il loro più potente alleato. Un'attenta indagine dietetica può agevolmente confermare il sospetto di uno stato di ipovitaminosi C. Negli adulti, l'accurato studio della dieta deve essere finalizzato ad appurare se l'alimentazione è prevalentemente a base di farinacei, priva di frutta e verdura fresche e fondata sull'impiego abituale di cibi conservati.
Nei bambini, può essere determinata da allattamento artificiale, da lunga bollitura del latte e da assoluta mancanza di succhi di frutta.
L'assorbimento e l'utilizzazione metabolica di questa preziosissima vitamina sono ostacolati dal fumo di sigaretta, dagli antibiotici, dal cortisone, dal caffé, dallo stress e dalla febbre alta, mentre risultano migliorati dalla presenza di bioflavonoidi, dal calcio, dal magnesio e dalle vitamine E, A e B.
Buone quantità di acido ascorbico si trovano nel prezzemolo, nei peperoni (rossi, gialli, verdi), nel rafano, nei cavoli, nelle foglie di rapa, negli spinaci, negli agrumi (arance, limoni e pompelmi), nei pomodori, nel ribes, nelle fragole, nelle verze.
Il fabbisogno di vitamina C aumenta nelle malattie infettive e febbrili, in gravidanza, nell'allattamento e negli ipertiroidei, ma si deve rammentare che un consumo esagerato di vitamina C può favorire la formazione di calcoli urinari di acido ossalico, oltre a determinare intolleranza intestinale con episodi diarroici.
Tra i vegetali ve ne sono alcuni che, per la elevata concentrazione di vitamina C, si prestano assai bene per ricoprire efficacemente il ruolo di integratori vitaminici (rosa canina, actinidia o kiwi, acerola).
I cinorrodonti sono i frutti della rosa di macchia (Rosa canina). Hanno una forma ovoidale, sono rossi a maturità, carnosi, lisci, il loro odore è soave e il sapore acidulo.
Fin dal 1934, sono stati condotti in Unione Sovietica degli studi per valutare il contenuto di vitamina C dei frutti della rosa di macchia: essi hanno un tenore di vitamina 12 volte più elevato di quello delle migliori qualità di ribes, da 60 a 90 volte più dì quello dell'arancia e del limone.
L'actinidia o Kiwi è una liana originaria dell'estremo oriente (Tibet, Giappone, Cina, Vietnam), è una pianta che produce bacche ovoidi, lunghe 6?8 cm e larghe 3?4 del peso di 25?30 g, provviste di gusto gradevole e commestibili.
Spetta ancora ai Sovietici il merito di aver fatto conoscere, nel 1937, il valore vitaminico dell'actinidia.
I frutti di actinidia latifoglia contengono circa 300 mg di vitamina C per 100 g di prodotto, risultando sei volte più ricchi di acido ascorbico del limone e dell'arancia.
L'Acerola è la denominazione spagnola riservata ad un arbusto indigeno dell'America tropicale e subtropicale che produce un frutto rosso a maturità dal gusto acidulo ma gradevole. Il frutto ha un peso di circa 5 grammi ed un contenuto altissimo di vitamina C: da 1000 a 4000 mg di acido ascorbico per 100 g di prodotto. Questi valori collocano l'acerola tra i frutti più ricchi di vitamina C fino ad ora studiati.

INTEGRATORI DI FIBRA VEGETALE
La fibra alimentare comprende quella parte di sostanza vegetale presente nella nostra alimentazione che non è degradata dagli enzimi del tratto gastro intestinale dell'uomo. Essa non viene né digerita né, pertanto, metabolizzata come fonte di energia (cioè non apporta calorie all'organismo).
Studiosi del corpo umano, analizzando il diverso comportamento alimentare di alcune comunità afro asiatiche abituate ad una dieta ricca di fibre vegetali, avevano riscontrato in queste popolazioni primitive l'assenza di malattie gastrointestinali, di calcoli, di ernie, di vene varicose e persino una bassa incidenza di aterosclerosi. Dimostrarono, con argomentazioni solide e ben documentate, che tale "immunità" andava ricercata nel fatto che l'alimentazione di queste popolazioni era ricca di fibre vegetali le quali, producendo una voluminosa massa intestinale, esercitano importanti funzioni meccaniche e metaboliche, giungendo anche a influenzare la flora batterica dell'intestino.
Le proprietà chimico fisiche dei singoli componenti della fibra alimentare provocano effetti fisiologici differenti: alla capacità di assorbire acqua, tipica della cellulosa, sono da riportare un'accelerazione del transito intestinale, l'aumento della massa fecale, la diminuzione della pressione a livello del colon, alla proprietà di formare un gel colloidale.
Così, in generale, la cellulosa ha delle indicazioni gastroenterologiche (stipsi, coliti, diverticoliti), mentre le pectine, le gomme e i polisaccaridi hanno delle indicazioni metaboliche (diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia).
La frutta contiene fibre prevalentemente sotto forma di pectine, le verdure e la crusca come cellulosa. La fonte migliore di fibra alimentare è il pane integrale poiché è preparato con farina di grano intera, compresa la crusca.
Proprietà generali delle fibre vegetali
Le fibre non sono digerite dagli enzimi dell'apparato gastro intestinale dell'uomo ed hanno un potere igroscopico più o meno grande, cioè tendono ad assorbire volumi maggiori o minori di acqua.
Le proprietà principali delle fibre vegetali possono essere un effetto anti?fame, un effetto meccanico sull'intestino e un "effetto barriera" nei confronti dei nutrienti.

Effetto anti fame
Le fibre hanno la proprietà di gonfiarsi notevolmente in presenza di acqua formando un gel viscoso. Questa massa gelatinosa riempie la cavità gastrica, ne distende le pareti e ne riduce la peristalsi, cioè i movimenti di avanzamento e di rimescolamento degli alimenti nello stomaco. Il risultato finale di queste molteplici azioni consiste in un stimolazione del centro di sazietà e in una riduzione della fame.
L'effetto anti?fame dei prodotti ricchi di fibre grezze li rende particolarmente indicati come coadiuvanti nelle diete dimagranti.

Effetto meccanico sull'intestino
Un corretto funzionamento dell'intestino richiede tassativamente un giusto apporto di fibre grezze.
Infatti, le funzioni intestinali sono facilitate se nel tubo digerente vi sono delle scorie, cioè delle sostanze vegetali inattaccabili dai succhi gastrici ed enterici, che percorrono inalterate tutto il tubo digerente. Le fibre vegetali, assorbendo acqua, formano una massa colloidale voluminosa, che, aumentando la quantità del contenuto intestinale, ne stimola in modo fisiologico la peristalsi. Chi introduce una quantità adeguata di fibre (15 g circa al giorno) avrà, rispetto a chi ne mangia in modo insufficiente, un bolo intestinale più voluminoso, scorrevole, ben idratato che permette di correggere in modo naturale la motilità del colon, oggi spesso alterata da diete che, dopo la digestione dei cibi, lasciano trascurabili volumi di scorie. I benefici saranno immediati, evidenti e non mancheranno di produrre una sensazione di benessere fisico: un transito più veloce del cibo nell'intestino e la formazione di feci facilmente evacuabili. L'effetto lassativo è così conseguente ad una azione meccanica delle fibre ed è, per questo, efficace, fisiologico e sicuro.
Un minor tempo di permanenza del materiale fecale nell'intestino riduce la probabilità che insorgano numerose malattie oggi largamente diffuse proprio perché legate alle nostre abitudini alimentari e allo stile di vita: emorroidi, diverticoliti, stitichezza, calcolosi biliare, cancro al colon e al retto. Questo effetto di protezione della fibra vegetale dimostra che essa svolge un ruolo importante nella fisiopatologia dell'apparato digerente. Un'esperienza condotta in Canada ha dimostrato che, con sole due settimane di privazione di carne, una dieta ricca, invece, di fibre vegetali può ridurre al minimo le sostanze mutagene che, se rimangono a lungo a contatto con le pareti intestinali, possono provocare danni tumorali ai tessuti su cui agiscono.
Un giusto apporto di fibra alimentare consente, dunque, di prevenire numerosi disturbi a carico del tubo digerente, che affliggono con sempre maggiore frequenza strati via via più estesi dì popolazione dei paesi a standard socioeconomico elevato.

Effetto barriera
Le fibre vegetali, per la presenza di pectine, lignina e gomme formano, a contatto con la componente acquosa dei succhi gastrico ed enterico, delle dispersioni colloidali aventi una viscosità elevata. Esse hanno la capacità di "intrappolare" fra le maglie del reticolo di questo gel viscoso molti principi nutritivi degli alimenti interferendo, in tal modo, con il loro assorbimento. Anche la frazione in cellulosa, concorre a produrre questo effetto di inibizione dell'assorbimento dei nutrienti poiché tali sostanze legano, in percentuale differente, gli acidi biliari rendendoli indisponibili a svolgere la loro funzione: quella di emulsionare i grassi alimentari per consentirne l'assimilazione.
Le pectine e le gomme sono in grado di legarsi ad una certa quota di grassi e amidi alimentari. Le pectine si sono rivelate capaci di interferire nell'assorbimento intestinale dei grassi, anche l'assorbimento del colesterolo risulta rallentato.
Le sostanze più attive in questo senso sono le pectine estratte dalla polpa e dalla buccia di molti frutti (per esempio, il limone) e la gomma Guar ottenuta dai semi di una leguminosa esotica
Il ruolo delle pectine e delle gomme nel diabete è stato sottolineato già da molti anni, suggerendo altresì che un'alimentazione povera di fibre può favorire l'insorgenza del diabete senile, soprattutto nelle società evolute, nelle quali l'alimentazione è iperglucidica. Queste sostanze, rallentando la velocità di assorbimento del glucosio, diminuiscono la richiesta di insulina. Le fibre alimentari interferiscono anche con la digestione delle proteine.

Crusca di frumento
La crusca dei cereali comprende gli strati esterni della cariosside fino allo strato interno compreso
La composizione della crusca mette in evidenza che è semplicistico vedere questo prodotto unicamente come una fonte di fibra vegetale: essa, al contrario, contiene sostanze di grande valore nutritivo che possono essere convenientemente utilizzate dall'uomo.
La crusca di frumento contiene circa il 40% di fibre vegetali, in gran parte costituite da cellulosa. Questo primo dato ci può giustamente suggerire che questo principio nutritivo ha indicazioni che interessano soprattutto il tubo gastroenterico. La crusca, a contatto con il succo gastrico, si idrata rigonfiandosi fino ad aumentare di circa 6 volte rispetto il proprio volume iniziale. Se presa in dosi opportune, è in grado di distendere le pareti gastriche e di aumentare il tempo di permanenza del cibo nello stomaco, prolungando il senso di sazietà.
A livello dell'intestino, la crusca forma una massa di consistenza morbida e scorrevole che aumenta la velocità di transito dei residui alimentari (effetto lassativo); mantiene entro valori fisiologici la pressione entro l'intestino crasso prevenendo l'insorgenza di diverticolosi, provocate da una pressione esagerata al suo interno; riequilibra la composizione della flora intestinale che, normalizzandosi, acquista la capacità autonoma di ostacolare la moltiplicazione di germi patogeni nel tubo digerente.
Gli effetti metabolici della crusca sono, invece, modesti. La sua capacità di interferire con ì nutrienti è piuttosto scarsa: lega a sé piccole quantità di acidi biliari (2-3 %) riducendo blandamente l'assorbimento dei lìpidi alimentari. Non va dimenticato che la crusca sequestra il ferro e numerosi altri metalli e il suo uso, pertanto, non deve essere protratto per un tempo indefinito in quanto può favorire l'insorgenza di carenze minerali.
La crusca può anche provocare disturbi intestinali a causa del suo contenuto in cellulosa. Mentre nell'intestino sano la cellulosa non è attaccata dai succhi digestivi, in quello compromesso da qualche malattia essa viene aggredita da una flora intestinale anomala per subire un processo di fermentazione che porta alla produzione di e gas (anidride carbonica, idrogeno e metano) generati dal metabolismo dei batteri. I prodotti della fermentazione produrranno così flatulenza, gonfiore addominale, dolori colici, stitichezza o diarrea, aggravando quei disturbi che si intendevano correggere.
Nel prossimo articolo passerò alla descrizione d'altri integratori alimentari poco conosciuti ma che hanno un'importanza fondamentale nell'equilibrio della salute per il nostro corpo, gli integratori minerali, descrivendo in che alimenti sono contenuti e come utilizzarli

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