Per non dimenticare

27 gennaio 1945, per non dimenticare. Ecco perchè è doveroso celebrare la Giornata della Memoria
La Giornata della Memoria, istituita in Italia con legge 211/2000, si celebra il 27 gennaio, data in cui le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Il suo significato è far luce sul passato affinchè non si compia mai più un simile scempio

Istituita in Italia nel 2000 con legge 211 del 20 luglio 2000, la Giornata della Memoria si celebra il 27 gennaio, data in cui le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”) apparve l’inferno e il mondo vide, allora, per la prima volta, quel che era successo, conoscendo lo sterminio in tutta la sua realtà. Il significato della Giornata della Memoria, d’altronde, è proprio questo: far luce sul passato perché non si compia mai più un simile scempio.

Si compiono nel 2016 settant’anni dalla liberazione dei prigionieri del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. In questa circostanza non è possibile fare a meno di tornare con la memoria al dramma che lì ebbe luogo, tragico frutto di un odio programmato. In questi giorni occorre ricordare i vari milioni di persone che senza alcuna colpa sopportarono sofferenze disumane e vennero annientati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Difficile trovare le parole per descrivere le sensazioni che abbiamo provato nel vedere, in quegli stessi luoghi, qualcuno che vi è stato davvero rinchiuso e che ha oggi la fortuna, toccata a pochissimi, di poterlo raccontare. Ed altrettanto eloquenti sono le foto, i disegni, le scritte, i cumuli ancora conservati degli oggetti appartenenti ai prigionieri poi sterminati: mucchi di valigie, mucchi di occhiali, mucchi di vestiti, ed ancora di protesi, di capelli; angosciante. Oggi che abbiamo visto con i nostri occhi, ancora più di prima siamo dell’opinione che tutti, in particolare le giovani generazioni dovrebbero per una volta visitare un simile luogo e rendersi conto dove si può arrivare, semplicemente cominciando dall’odio e dall’intolleranza verso chi è diverso da noi per razza, per religione o colore della pelle.

Nel campo di sterminio di Auschwitz, tra il 1942 e il 1945 trovarono la morte circa due milioni di esseri umani, uomini, donne, bambini, per il novanta per cento ebrei (ma non si scordino le migliaia di vittime tra gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici).
Perché l'orrore non si ripeta mai più, torna ogni anno il giorno della memoria, un momento per ripensare alle vittime dell'Olocausto, alla violenza cieca che ha portato allo sterminio di milioni di persone, uomini donne e bambini.
Shoah, in ebraico, significa distruzione.
Ed è un termine preferito a Olocausto (utilizzato per primo, poco dopo la fine della guerra, da Elie Wiesel, altro grande testimone dell'immane tragedia).
Indica il genocidio di un popolo: sei milioni di ebrei (un milione e mezzo i bambini) trucidati dai nazisti solo perché tali. Una catastrofe che oggi l'Europa, il mondo intero, ricordano perché: "non accada mai più".

"Auschwitz non deve diventare un peso della memoria, ma deve costituire un motivo di fratellanza"

di Heinrich Böll

Parole tratte dal messaggio del Papa Karol Woityla in occasione delle celebrazioni del 60° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

«A nessuno è lecito, davanti alla tragedia della Shoà, passare oltre. Quel tentativo di distruggere in modo programmato tutto un popolo si stende come un’ombra sull’Europa e sul mondo intero; è un crimine che macchierà per sempre la storia dell’umanità. Valga questo, almeno oggi e per il futuro, come un monito: non si deve cedere di fronte alle ideologie che giustificano la possibilità di calpestare la dignità umana sulla base della diversità di razza, di colore della pelle, di lingua o di religione. Questo appello è rivolto a tutti, e particolarmente a coloro che nel nome della religione ricorrono alla sopraffazione e al terrorismo»

 

Pensieri sulla Giornata della Memoria che aiutano a riflettere e a combattere tutte le ingiustizie che ancora oggi  sono  presenti nel mondo.

Le origini del totalitarismo - Hannah Arendt
"I lager sono i laboratori dove si sperimenta la trasformazione della natura umana. Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l'impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell'interesse egoistico, dell'avidità, dell'invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l'amicizia perdonare, la legge punire"

Auschwitz è di tutti - Marta Ascoli
"Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni"

Edith Bruck
 "Noi sopravvissuti alla shoah siamo inchiodati: vorremmo liberarci dal peso insopportabile di ciò che è stato e invece siamo costretti a riviverlo ogni volta. Delegati a testimoniare da chi avrebbe avuto il dovere di evitarcelo: quest'Europa che cancella i suoi sensi di colpa per lo sterminio degli ebrei non parlandone, e scaricando su noi vittime la responsabilità e il dolore della memoria. Una vera follia"

Il diario di Anna Frank - Anna Frank
"È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo".

"Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare" - Se questo è un uomo - Primo Levi
"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate, tornando a sera, il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa, andando per via, coricandovi, alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi"

La variante di Luneberg - Paolo Maurensig
"Mentre, liberatomi infine dalla mia lercia divisa e indossati panni civili, puliti, senza alcun contrassegno infamante, mi allontanavo da Bergen Belsen su un camion della Croce Rossa, capii che altrove, in una dimensione a me preclusa, si era giocata una partita a scacchi la cui posta e le cui perdite erano incalcolabili. Mi stupii che tutt’attorno la natura fosse rimasta indifferente, e che ci fosse ancora un maggio come quelli della mia infanzia. Per la prima volta il sole non era più offuscato dal fumo dei forni crematori e, tra le basse dune di sabbia, la brezza riavviava i radi cespugli di erica della landa di Luneburg"

Il silenzio dei vivi - Elisa Springer
"La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno, in questo senso, è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. È un dovere verso i milioni di ebrei ‘passati per il camino', gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere… I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo"

 Testimonianza di Mario Rigoni Stern
"La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita"

Nel giorno della memoria - Silvana Stremiz
"Nel Giorno della Memoria, ricordiamoci di guerre assurde senza senso, di forni accesi pronti a uccidere anime innocenti. Nel Giorno della Memoria, ricordiamoci di urla non ascoltate, di quell'indifferenza al dolore di chi è morto ingiustamente. Nel Giorno della Memoria, ricordiamo di quanto l'uomo sia una vera bestia, di quella morale persa a combattere. Nel Giorno della Memoria, ricordiamoci dell'atrocità di ogni assurdo gesto compiuto, di quelle vite che non ci sono più. Nel Giorno della Memoria, ricordiamoci dei fatti, di quegli orrori compiuti, di chi non c'è più. Di vite colpite senza colpe"

L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafón

"Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall’indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato"